Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/12/2023 Qui - Rom-com simpatica, che parte da uno spunto alquanto originale, anche se si sa da subito che lo sviluppo sarà convenzionale. C'è sufficiente ironia nel trattare l'argomento e le differenze culturali, senza mai scadere nella grossolanità. La coppia protagonista è affiatata, entrambi in parte (ma Lily James è sempre una visione celestiale per gli occhi e il cuore) e ben supportati dai caratteristi, anche se la Emma Thompson una volta di troppo interpreta il personaggio della donna anziana invadente e stravagante (per certi versi ricorda il suo ruolo in Last Christmas). Gradevole. Voto: 6
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venerdì 22 dicembre 2023
mercoledì 27 ottobre 2021
Mister Link (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2021 Qui - Prodotto dallo studio Laika con la tecnica della stop motion, una (l'ennesima) piccola "perla" per qualità tecnica, ma stavolta, al contrario di altre (fantastiche) volte (ParaNorman dello stesso Chris Butler per esempio), non del tutto per i suoi contenuti. Certo, il film sa intrattenere piacevolmente e divertire riuscendo anche, almeno a tratti, a colpire i bersagli (edificanti) che si prefigge, ma la storia non è nuova così come i suoi sviluppi. Tuttavia, filmetto sì minore ma non disprezzabile. Si racconta di un celebre viaggiatore, sempre alla ricerca di un qualche essere leggendario, soprattutto per essere accettato così in un esclusivo club per ricconi. Che poi lui questi esseri straordinari li trova anche, ma non riesce a portare delle prove. In questa avventura avrà a che fare con un Sasquatch (bestia nota soprattutto negli USA) e i suoi lontani parenti Yeti. La grafica è particolare ma interessante, il film è sì una storiella ma ricca di humour, con qualche battuta più riuscita. Il personaggio protagonista (quello umano, intendo) è più riuscito degli altri, che invece sono molto "standard" e scontati. E anche il Sasquatch è molto indovinato, che sarebbe poi il "Mister Link" del titolo (l'originale era Missing link, l'anello mancante, ma entrambi i titoli ci possono stare). Purtroppo il film fu molto più gradito dalla critica (candidato all'Oscar, ma vinse Toy Story 4, mentre il migliore del mazzo era per me Klaus) che dal pubblico: fu un disastroso flop al botteghino, a causa anche dei grandi costi, ma non solo. Alla fine film simpatico però niente di più. Voto: 6+
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mercoledì 13 ottobre 2021
Crudelia (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/10/2021 Qui - Più che un prequel de La carica dei 101, un reboot del personaggio di Crudelia De Mon (o Cruella De Vil) ripensato come una psicotica dark lady. E' quindi questo un altro tassello riguardo la rivisitazione dei cattivi Disney, cattivi che rimangono come indole in questo film, ma cattivi anche più sfaccettati. Al pari (ma meglio) di Maleficent (di cui secondo capitolo mal riuscito) viene proposto lo stesso lavoro di origine di tale personaggio che prendendo una moda attuale (Joker di Todd Phillips), strizzando l'occhiolino al passato con il nuovo che insidia le sicurezze del vecchio come in Eva contro Eva, Emma (Stone) contro Emma (Thompson), riesce a a far quadrare piuttosto bene il cerchio, sia pure con i suoi difetti, in primis una lunghezza non necessaria. Abbastanza simpatico, ben realizzato sotto il profilo tecnico e soprattutto recitato molto bene da tutto il cast (molto ben caratterizzati i due "scagnozzi" della De Mon, molto simili agli originali animati ma meno goffi e macchiettistici, interpretati da attori di livello come Joel Fry, visto in Yesterday di Danny Boyle, e Paul Walter Hauser, splendido protagonista di Richard Jewell di Clint Eastwood) ed in specie dalle due protagoniste. Musicale quanto basta senza diventare (fortunatamente) un musical, il film si aggiudica sin d'ora la nomination agli Oscar per i costumi che sono senz'altro l'elemento che spicca. Purtroppo la pellicola, a mio avviso, non si eleva oltre nella valutazione per via della lunghezza eccessiva di cui sopra (100 minuti dovevano essere il massimo consentito), inoltre vi sono scene davvero eccessive nel tamarrismo ed alcune sequenze in CGI stonano con la bontà complessiva degli effetti speciali, basti pensare al finale sulla scogliera. Vincente comunque la scelta di Craig Gillespie (quello del riuscitissimo Tonya), autore di una regia elegante e ritmata che sfrutta al meglio l'ambientazione variegata ed atipica. Gradevole la colonna sonora per un film riuscito, anche se certamente derivativo. Nel complesso non male comunque. Voto: 6+
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lunedì 4 gennaio 2021
Last Christmas (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/01/2021 Qui - Commedia romantica (d'ambientazione natalizia) che è una sorta di variazione del tema dickensiano, sviluppata intorno al testo di "Last Christmas" degli Wham! La Emilia Clarke (mai così convincente come questa volta sul grande schermo) è perfetta nel ruolo della giovane donna problematica (in alcuni tratti in termini di goffaggine ricorda Bridget Jones) che deve dare un senso alla propria esistenza. Discreta la sceneggiatura (leggera ma non troppo banale che non si prende sul serio fino in fondo, tranne che nel finale strappalacrime) della Emma Thompson (in veste di attrice si cuce addosso un personaggio curiosissimo) dal forte sentore britannico (soprattutto per il senso dell'umorismo). Le canzoni di George Michael sono un'ottima cornice per una buona commedia. Una commedia che inizia in sordina, con la sfigata di turno belloccia e combina guai, per poi prendere corpo pian piano rivelando una trama semplice, commovente e spiazzante. Il clima natalizio qui non è caramelloso come in certe produzioni americane, c'è una Londra che fa da sfondo in maniera poco appariscente ma, a suo modo, magica. E c'è anche qualche spruzzata di argomentazioni impegnate che non guastano. Un film passabile quello di Paul Feig (anche pelino migliore di Un piccolo favore, precedente a questo), una visione che a Natale (ma non solo dopotutto) ci sta benissimo. Voto: 6,5
martedì 5 maggio 2020
Men in Black: International (2019)
Titolo Originale: Men in Black: International
Anno e Nazione: USA 2019
Genere: Azione, Fantascienza, Commedia, Avventura
Produttore: Laurie McDonald, Walter F. Parkes
Regia: F. Gary Gray
Sceneggiatura: Art Marcum, Matt Holloway
Cast: Chris Hemsworth, Tessa Thompson, Liam Neeson
Emma Thompson, Rebecca Ferguson, Les Twins
Spencer Wilding, Ariana Grande, Rafe Spall
Emma Thompson, Rebecca Ferguson, Les Twins
Spencer Wilding, Ariana Grande, Rafe Spall
Durata: 105 minuti
Chris Hemsworth e Tessa Thompson nel quarto capitolo della saga.
Molly
corona il sogno di entrare nell'agenzia segreta. Al fianco di un collega
deve smascherare una spia nella filiale di Londra.
martedì 28 aprile 2020
The Children Act - Il verdetto (2017)
Titolo Originale: The Children Act
Anno e Nazione: Regno Unito 2017
Genere: Drammatico
Regia: Richard Eyre
Sceneggiatura: Ian McEwan
Cast: Emma Thompson, Stanley Tucci, Fionn Whitehead
Ben Chaplin, Eileen Walsh, Anthony Calf
Ben Chaplin, Eileen Walsh, Anthony Calf
Durata: 98 minuti
Emma Thompson e Stanley Tucci nel dramma tratto dal romanzo di Ian McEwan.
Un giudice affronta il caso di un ragazzo malato che rifiuta una trasfusione di sangue per motivi religiosi.
martedì 30 luglio 2019
Johnny English colpisce ancora (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2019 Qui
Tema e genere: Terzo episodio della saga comico-spionistica sull'agente segreto più imbranato del mondo.
Trama: Un hacker ha smascherato l'identità di tutti gli agenti segreti britannici. Occorre richiamare Johnny English in vista di un importante incontro internazionale.
Recensione: Terzo capitolo della saga con protagonista il celebre comico britannico Rowan Atkinson, famoso per la serie televisiva Mr. Bean (1990-1995), questa nuova avventura conferma i limiti dei precedenti episodi della trilogia, abbastanza distanziati nel tempo dal 2003 a oggi, senza ulteriori sussulti né scossoni. A farla ancora una volta da padrone è l'elementare, per quanto simpatica, comicità british dell'attore, tutta giocata su mimiche facciali basiche e strizzate d'occhio pirotecniche e avvitate su stesse, ma l'efficacia di molte situazioni ridanciane è ai minimi storici (si veda la sprecata sequenza in discoteca) e l'ironia del film, per quanto in partenza gradevole, fatica a mascherare la pochezza sfilacciata dell'insieme, in gran parte accomodato sulla base di scenette cucite insieme a fatica. Rowan Atkinson è come sempre sornione nell'incarnare direttamente una parodia vivente di Bond e degli spy movie, dalla guida goffa e l'idiozia incalcolabile, ma non bastano i tentativi di aggiornamento delle varie situazioni (i telefoni cellulari come false armi) e le location di lusso come Antibes e la Costa Azzurra, tra aragoste, tic e demenzialità spinta, per tenere in piedi la baracca. Non funziona la prevedibilità delle azioni del protagonista e l'antagonista è chiaro fin dal principio. Abbiamo la bella Ophelia, che l'agente English crede di poter sedurre, senza alcuna credibilità. L'unica scena davvero memorabile è quando Johnny prova la realtà aumentata facendo interagire realtà e virtuale. In questa situazione le capacità attoriali del protagonista sono sfruttate al meglio e la sua mimica funziona perfettamente nel paradosso. Ma nel complesso la pellicola al massimo raggiunge la mediocrità, anche perché i personaggi nuovi non convincono affatto mentre quelli già conosciuti appaiono ormai stanchi di esserci, inoltre la componente d'azione delude risultando piuttosto minimale, poco presente e del tutto priva di mordente. Ci si diverte almeno un pochino, ma obbiettivamente è ben poca cosa.
giovedì 23 maggio 2019
Lettere da Berlino (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/05/2018 Qui - Basato sul romanzo Ognuno muore solo di Hans Fallada, a sua volta tratto dalla vera storia di Otto ed Elise Hampel, Lettere da Berlino (Alone in Berlin), film del 2016 scritto e diretto da Vincent Pérez, è un interessante seppur atipico thriller-storico. Il film infatti, racconta di una vicenda insolita (un episodio che costituisce un antefatto degli eccidi di cui è tristemente nota la storia tedesca di quei terribili anni) che per una volta ci parla di lotta al nazismo da parte del popolo "ariano" (dalla parte dei tanti tedeschi che non hanno avuto voce né spazio), e non da parte della vessata minoranza ebrea. Lettere da Berlino difatti, ambientato agli inizi degli anni '40, quando una coppia di ceto operaio riceve la tragica notizia dal fronte che il loro figlio è rimasto ucciso durante una missione facente parte del piano di espansione territoriale imposto dal regime nazista, e che quindi in segno di "protesta" decidono di "combattere" il regime nazista iniziando una campagna di resistenza basata su delle cartoline contro Hitler (su cui ovviamente la Gestapo inizia per questo a dar loro la caccia), ci dà prova che non tutti, non proprio tutti, fossero in accordo con il regime che avrebbe cambiato il volto all'Europa intera. Tutto abbastanza "nuovo" perciò, anche se tutto forse inutile alla fine (anche perché come nella vicenda della "Rosa Bianca" di Monaco e che come quei giovani studenti finirà nello stesso modo e soprattutto solo una parte delle cartoline riuscì nel suo intento) ma principalmente (e storicamente) interessante. Proprio perché il film (al contrario delle tante pellicole che di questo periodo storico sembrano ormai inflazionate), restringe il campo su un capitolo particolare, quello della resistenza interna al regime, posta in essere dagli stessi tedeschi, che di sicuro ha fatto meno rumore di tutto il resto ma evidentemente è riuscita comunque a farsi sentire. Resistere però non vuol dire soltanto opporsi, disobbedire, significa anche rischiare, ed è per questo che durante la visione del film ci si chiede spesso se i protagonisti di questa storia siano stati degli eroi o soltanto dei folli, e ad un certo punto la risposta appare scontata.
domenica 12 maggio 2019
Effie Gray (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/03/2018 Qui - Il motivo preciso per cui ho voluto vedere Effie Gray: Storia di uno scandalo (Effie Gray), film del 2014 diretto da Richard Laxton, proprio non lo so. Forse perché ogni tanto c'è se sempre tremendamente, e più, bisogno d'amore e il film, pur volgendo lo sguardo indietro nel tempo, ci permette una volta di più di capire quanto il sentimento per antonomasia non sia da considerare automatico e dovuto, bensì da conquistare. Prima sognato, poi bramato, conquistato un istante e a lungo assente ingiustificato, il film del regista britannico non si fa mancare nulla delle sue declinazioni ma, mentre in alcune parti è puntuale e trasparente nella sua formulazione, in altre manca dello scatto definitivo, rischiando di spiaggiarsi completamente, soprattutto quando in scena entra Riccardo Scamarcio, anche se per fortuna in modo marginale. La pellicola infatti, ambientata nella Londra vittoriana del 1840, che narra il triangolo amoroso che coinvolse il critico d'arte John Ruskin, sua moglie Euphemia "Effie" Gray (una delle prime donne a imbarcarsi in un'iniziativa malvista e ostacolata, quasi, da tutti) e l'artista John Everett Millais, è molto spesso noiosa. Tuttavia la discreta eleganza formale (seppur lapalissiana e manichea), che fotografa la posizione subordinata della donna ma anche quel fuoco interiore proprio di chi voglia conquistare la felicità, e grazie alla conferma dell'ex bambina prodigio Dakota Fanning, che sforna una prova sentita e matura (certamente migliore che in American Pastoral), essi contribuiscono alla riuscita di un film che riesce a coinvolgere e mantenere in costante interesse lo spettatore fino alla fine per scoprire come va a finire.
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martedì 7 maggio 2019
La Bella e la Bestia (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/02/2018 Qui - A nemmeno tre anni dall'apprezzabile e discreta, perché cupa, meno fiabesca e poco musical, versione francese della celebre fiaba con Vincent Cassel e Léa Seydoux, ecco l'ennesima riproposizione in salsa Disney de La Bella e la Bestia (Beauty and the Beast), il (comunque bellissimo) classico che nella versione animata giunse nel 1991 alla nomination all'Oscar come miglior film. Una riproposizione che però non sortisce in parte l'effetto voluto, perché anche se la storia ricalca fedelmente (troppo) l'originale, visto che le novità si esauriscono nell'invenzione di due piccole back story per i protagonisti e nel nuovo adattamento delle parole delle canzoni, a mancare in questa (almeno personalmente deludente) pellicola, è precisamente la magia, quella che dovrebbe rapire lo spettatore e farlo immergere in una favola senza tempo accompagnandolo nella straordinaria storia di un principe, di un incantesimo, di un odio che si trasforma in amore capace di spezzare ogni apparenza, ogni superficiale impressione, ed invece manca tutto ciò, manca un'anima a questo film che, seppur tecnicamente ineccepibile, ben girato, con le musiche passate alla storia, le scene corali, tutto molto ben fatto ma senza trasmettere nulla in più allo spettatore che si vede scorrere la pellicola senza riuscire davvero ad apprezzarne il senso, il focus, giacché non scocca quella scintilla di magia tra film e spettatore, non c'è un vero coinvolgimento, è tutto molto approssimativo, molto superficiale, quasi sbrigativo. Questo live action del 2017 infatti, diretto da Bill Condon, se tuttavia merita appunto un'ampia sufficienza grazie ad un comparto tecnico notevole, grazie a scenografie ed effetti speciali di prim'ordine, senza dimenticare gli scontati ottimi costumi, non riesce insomma a ricreare quella magia e quel coinvolgimento dovuti a film del genere, anche perché il cuore e il pathos dell'originale non si avvertono.
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sabato 16 marzo 2019
Bridget Jones's Baby (2016)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2017 Qui - BRIDGET JONES'S BABY (Commedia, Gran Bretagna, 2016): Ho visto questo film perché i primi due capitoli (soprattutto il primo) all'epoca non erano male, sono stati addirittura uno dei pochi film che mia mamma ha visto interamente, ma questo ritorno a più di un decennio dall'ultimo, proprio non mi ha convinto. Difatti è praticamente la stessa storia (copione quasi identico), solo che di mezzo ci sta una "inaspettata" gravidanza (a tal proposito imbarazzante è la scena del trasporto ed "entrata" in ospedale) e tante altre complicazioni sentimentali e non, già viste ed esplorate. La vicenda certamente vuole essere attuale nel rappresentare le incertezze sentimentali di una donna come tante, come tante trovatasi ad avere un bambino ad una età ormai avanzata, senza certezze sentimentali alle spalle, ma tra scenette più o meno divertenti, i (soliti) dubbi di Bridget etc., la storia perde slancio e credibilità di minuto in minuto, fino ad afflosciarsi del tutto. Comunque ancora discreta sia l'interpretazione di Colin Firth sia quella di Renée Zellwegger, anche se visibilmente sciupata, ma ancora abbastanza sexy e brava per reggere la parte. Abbastanza maluccio invece tutti gli altri, compreso Patrick Dempsey. Unica nota lieta di una pellicola comunque meno peggio di quanto ci si potesse aspettare, in ogni caso personalmente non abbastanza interessante per appassionare, è la ginecologa interpretata da Emma Thompson, che da una ventata di freschezza e nuove risate, comunque non tantissime da raggiungere la sufficienza. Voto: 5,5
lunedì 4 marzo 2019
Il sapore del successo (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/03/2017 Qui - Il protagonista de Il sapore del successo (Burnt), film del 2015 diretto da John Wells (I segreti di Osage County) e scritto da Steven Knight, è una specie di Gordon Ramsey con un passato tormentoso alle spalle. Adam Jones, questo è il suo nome, uno chef da due stelle Michelin che ha attraversato un brutto periodo, finendo in un gorgo tutto droga donne alcol. Ma, una volta liberatosi dalle sue dipendenze, torna alla ribalta con un nuovo ristorante e un solo obiettivo, ottenere la terza stella Michelin. Protagonista assoluto di questa pellicola è Bradley Cooper (credibile quanto basta), qui ancora una volta alle prese con personaggi dal carattere estremo e poco equilibrato, che si conferma un attore di talento, a cui il regista affianca la talentuosa Sienna Miller, con la quale riesce a ricreare la stessa chimica di American Sniper, interprete che riesce benissimo a tenere testa al suo comprimario. E quindi, dopo aver raccontato di una famiglia allo sbaraglio, questa volta si concentra su un cuoco anch'esso allo sbaraglio che cerca di tornare alla ribalta, e il suo talento registico si conferma, poiché riesce a rendere questo film culinario sufficientemente incisivo, delineando benissimo il suo protagonista, per cui la cucina ha un valore ben preciso, e quindi sono giustificabili le (forse troppe) inquadrature sui numerosi piatti di cucina. La regia infatti non fa altro che rafforzare il mordente della pellicola, regalando stuzzicanti inquadrature, un montaggio frenetico e accattivante, e una colonna sonora che accresce la tensione del film. Ma nonostante questo e nonostante mi sia moderatamente piaciuto, il film non è un granché, cioè intendiamoci per quanto riguarda il lato culinario è molto apprezzabile e ben girato, ma dal punto di vista della sceneggiatura e di come i personaggi evolvono stenta un po'. Quello che manca alla pellicola insomma è forse la scintilla della sorpresa, tutto difatti appare prevedibile fin dall'inizio, quando il protagonista appare con il suo atteggiamento sprezzante e la terza stella sembra già nelle sue tasche.
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