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venerdì 30 giugno 2023

The King's Man - Le origini (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2023 Qui - Ho amato il primo film originale (un po' tanto meno il secondo) e ho visto questo (prequel e terzo) episodio sulle origini con poche aspettative, ma la presenza in regia di Matthew Vaughn garantiva fiducia. C'è la Storia (sì la Storia, quella che si studia sui libri), una sceneggiatura non brillante ma capace di tenere alto ritmo/azione/divertimento. Un film che intrattiene e che riserva una paio di sorprese, si avvale di discrete interpretazioni (con Ralph Fiennes a tirare la carretta per tutti) e di qualche scena ben realizzata (la cura negli aspetti tecnici poi è decisamente alta, costumi e scenografie Top). E tuttavia il capitolo più debole della trilogia, si notano infatti alcune ingenuità nella trama, ma ampiamente alla portata del coinvolgimento che sapevano produrre i primi due film, con adrenalina e spettacolarità d'azione che nascondono i difetti (che qui sono: eccesso di patriottismo e rappresentazione a tratti troppo macchiettistica di alcuni popoli) e ne esaltano l'aspetto visivo, portandolo a ottenere, piuttosto agevolmente, una valutazione positiva. Voto: 6+

giovedì 9 febbraio 2023

Niente di nuovo sul fronte occidentale (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/02/2023 Qui - Niente di nuovo sul fronte cinematografico, per quanto questo film (una specie di sequel del bellissimo 1917, che tra l'altro ho apprezzato di più) meriti ugualmente visione. Un film bello a livello visivo, degno delle migliori produzioni ad alto budget. Tiene più sullo sfondo le ragioni storiche del conflitto per scandagliare l'animo di chi combatte e muore inutilmente al servizio di fini bellici più idealistici che realistici. Se è vero che a livello di contenuti non aggiunge niente di particolarmente rilevante, è altrettanto vero che certi concetti bisogna sempre ribadirli. Cast tedesco (di buon livello) e una produzione Netflix sicuramente ambiziosa per questa terza trasposizione del romanzo di Erich Maria Remarque. La regia di Edward Berger sfrutta fotografia e sonoro per donare potenza a un narrato che, come detto, non può certo lavorare sul fattore novità e che frequenta il terreno dell'immersività (e lo fa davvero bene). La denuncia di una guerra inutile si innesta su un cameratismo che passa dal cieco ardore alla disillusione. Niente di nuovo sul fronte occidentale è questo, la sinfonia del sacrificio senza vincitori né vinti. Ci sono forse troppi minuti e un certo didascalismo, ma fa comunque il suo sporco lavoro. Per quanto tuttavia (ma senza voler togliere indubbi meriti) sembrano eccessive le 9 candidature agli Oscar 2023, tra cui quella per il miglior film. Voto: 6,5

venerdì 16 luglio 2021

The Cloverfield Paradox (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - Dopo Cloverfield, esperimento mokukaiju riuscitissimo e 10 Cloverfield Lane, di difficile collocazione in un genere e a mio parere riuscito anche questo, arriva The Cloverfield Paradox, che sceglie di percorrere la strada della fantascienza mista a orrore. La sceneggiatura è quasi maldestra ma la messinscena e alcune sequenze (la donna intrappolata dentro una parete) lasciano il segno. Meno potente rispetto ai due film che lo precedono, è comunque un gioiellino d'intrattenimento che sa il fatto suo. Certo, alcune cose risultano alquanto confuse e non ben sviluppate, ma alla fine risulta senza infamia e senza lode, onesto nella sua non originalità. La pellicola, che si salva anche grazie (appunto) ad una impeccabile realizzazione tecnica e ad una convincente prova degli attori (da Gugu Mbatha-Raw a Daniel Brühl, fino a tutti gli altri), cerca di dare una pseudo spiegazione dell'apparizione del gigantesco mostro protagonista del primo capitolo, ma vi riesce solo in parte ed in maniera anche un po' forzata (cosa comunque comprensibile dato che inizialmente non doveva essere collegato agli altri), ma nonostante questo si lascia seguire fino al suo finale ad effetto. Voto: 6

martedì 3 marzo 2020

7 giorni a Entebbe (2018)

Titolo Originale: Entebbe
Anno e Nazione: Regno Unito 2018
Genere: Thriller, Drammatico, Storico, Azione
Produttore: Tim Bevan, Eric Fellner, Ron Halpern
Kate Solomon, Michelle Wright
Regia: José Padilha
Sceneggiatura: Gregory Burke
Cast: Daniel Brühl, Rosamund Pike, Eddie Marsan, Ben Schnetzer
Denis Ménochet, Nonso Anozie, Mark Ivanir
Lior Ashkenazi, Omar Berdouni
Durata: 95 minuti

Presentato fuori concorso a Berlino, un dramma a sfondo politico sul dirottamento nel 1976 del volo Air France 139 e la liberazione degli oltre 200 passeggeri.

martedì 25 giugno 2019

Il film della Memoria: La signora dello zoo di Varsavia (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/01/2019 Qui - Si è sempre detto, anzi, è sempre stato così, che la guerra non risparmia niente e nessuno, né i bambini, né i vecchi, né i più deboli in generale, ora si scopre anche che, a soffrire dai crimini perpetrati dai nazisti (in tempo di guerra) ci son stati gli animali, oltre ovviamente a milioni di ebrei. Non a caso, tratto da una storia vera, La Signora dello Zoo di Varsavia (The Zookeeper's Wife), film del 2017 diretto da Niki Caro, racconta uno dei tanti episodi avvenuti nel corso della Seconda Guerra Mondiale legati alla persecuzione del popolo ebreo, solo che insieme a loro il film ci rende partecipi di una storia (sicuramente romanzata ma comunque molto interessante ai fini storici perché innanzitutto, fa conoscere una delle pagine terribili ed ancora poco conosciute del conflitto mondiale) che è un racconto di eroismo civile in tempo di guerra, e insieme una dichiarazione d'amore per la natura e gli animali. Il film infatti, un film che, pur aderendo alle principali caratteristiche dei numerosi lungometraggi sull'Olocausto ebreo, veicola un messaggio di speranza per la redenzione dell'umanità, che diventa possibile anche nelle situazioni più estreme, un film ispirato alla storia vera di Antonina Żabińska e di suo marito e soprattutto al romanzo Gli ebrei dello zoo di Varsavia di Diane Ackerman (che ha svelato al mondo il coraggio di questa coppia, inserita a ragione nel giardino dei Giusti dello Yad Vashem di Gerusalemme), si concentra sulle atrocità compiute dai nazisti e sul coraggio della protagonista e della sua famiglia di ribellarsi, mettendo in pericolo la loro stessa vita, per salvare non solo il loro piccolo Zoo ma anche centinaia di ebrei. I due difatti, proprietari dello zoo di Varsavia vedono le loro vite e la loro attività cambiare drasticamente durante l'invasione nazista. Lo zoo viene distrutto, la maggior parte dei bellissimi animali viene ucciso e successivamente anche i pochi superstiti abbattuti. La famiglia inoltre vede quel luogo verde e accogliente diventare una postazione per i militari tedeschi e allora decidono di escogitare un piano per aiutare le famiglie ebraiche che da lì a poco inizieranno ad essere brutalmente perseguitate. In pieno spirito di solidarietà i due decidono di adibire la parte sotterranea dello zoo a rifugio per alcune famiglie ebraiche, riuscendo così a salvarli dal ghetto e dalla persecuzione. Inizialmente solo poche decine di persone, amici di famiglia ma poi intere famiglie, spesso con bambini piccoli, riuscirono a salvarsi dalla furia nazista trovando rifugio nello zoo.

giovedì 23 maggio 2019

Lettere da Berlino (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/05/2018 Qui - Basato sul romanzo Ognuno muore solo di Hans Fallada, a sua volta tratto dalla vera storia di Otto ed Elise HampelLettere da Berlino (Alone in Berlin), film del 2016 scritto e diretto da Vincent Pérez, è un interessante seppur atipico thriller-storico. Il film infatti, racconta di una vicenda insolita (un episodio che costituisce un antefatto degli eccidi di cui è tristemente nota la storia tedesca di quei terribili anni) che per una volta ci parla di lotta al nazismo da parte del popolo "ariano" (dalla parte dei tanti tedeschi che non hanno avuto voce né spazio), e non da parte della vessata minoranza ebrea. Lettere da Berlino difatti, ambientato agli inizi degli anni '40, quando una coppia di ceto operaio riceve la tragica notizia dal fronte che il loro figlio è rimasto ucciso durante una missione facente parte del piano di espansione territoriale imposto dal regime nazista, e che quindi in segno di "protesta" decidono di "combattere" il regime nazista iniziando una campagna di resistenza basata su delle cartoline contro Hitler (su cui ovviamente la Gestapo inizia per questo a dar loro la caccia), ci dà prova che non tutti, non proprio tutti, fossero in accordo con il regime che avrebbe cambiato il volto all'Europa intera. Tutto abbastanza "nuovo" perciò, anche se tutto forse inutile alla fine (anche perché come nella vicenda della "Rosa Bianca" di Monaco e che come quei giovani studenti finirà nello stesso modo e soprattutto solo una parte delle cartoline riuscì nel suo intento) ma principalmente (e storicamente) interessante. Proprio perché il film (al contrario delle tante pellicole che di questo periodo storico sembrano ormai inflazionate), restringe il campo su un capitolo particolare, quello della resistenza interna al regime, posta in essere dagli stessi tedeschi, che di sicuro ha fatto meno rumore di tutto il resto ma evidentemente è riuscita comunque a farsi sentire. Resistere però non vuol dire soltanto opporsi, disobbedire, significa anche rischiare, ed è per questo che durante la visione del film ci si chiede spesso se i protagonisti di questa storia siano stati degli eroi o soltanto dei folli, e ad un certo punto la risposta appare scontata.

venerdì 12 aprile 2019

Woman in Gold (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/12/2017 Qui - E' una storia vera quella portata da Woman in Gold, film del 2015 diretto da Simon Curtis, sullo schermo, con eleganza in un mosaico di misurata drammaticità intervallata da ricordi di una infanzia dolce e serena alle soglie di una guerra che tutto avrebbe cancellato. Il film infatti ripropone tematiche, epoche, luoghi, orrori che non si possono e non si devono dimenticare. Tutte cose che seppur trattate con minore intensità rispetto ad un film sulla discriminazione razziale del nazismo, riescono ad essere esplosivi e coinvolgenti grazie anche e soprattutto alla performance di un cast affidabile e credibile, ad una regia attenta e una realizzazione emozionalmente palpabile. Giacché gli eventi raccontati nel film (rappresentati comunque in forma di operetta) di Curtis, hanno spunti drammatici che fanno commuovere (9 temi degli abbandoni, delle umiliazioni subite dagli ebrei, dei sensi di colpa della sopravvivenza…) ma fanno anche sorridere e lo si vede volentieri. Anche se la lotta apparentemente impari, per recuperare ciò che apparteneva alla propria famiglia, si risolve in una vittoria che tuttavia non viene giustamente esaltata e osannata. Forse perché è difficile scoprire che a distanza di 60 anni, la shoah ed il delirio nazista non si è concluso nei campi di sterminio, perché una volta normalizzatasi la situazione, il diritto di proprietà alle opere d'arte dei legittimi proprietari diventa un'eventualità, infatti i furti perpetrati dai nazisti negli anni '40 hanno disperso gran parte dei capolavori dell'arte tra i parenti dei ladri e le grandi gallerie d'arte tedesche ed austriache. E così il ritratto di Adeele Bloch Bauer (la Gioconda d'Austria), la zia di Maria Altmann, di Gustav Klimt è conservato al museo Belvedere di Vienna. Maria, Hellen Mirren (sempre perfetta nei suoi ruoli, come già appurato in Collateral Beauty e L'ultima parola: La vera storia di Dalton Trumbo), vive negli Stati Uniti, non è mai tornata a Vienna, ma in occasione della morte della sorella decide di rivendicare il diritto alla restituzione del dipinto, e per farlo si affida ad un giovanissimo avvocato, Ryan Reynolds (non eccelso ma più che discreto e credibile, meglio che ne il mediocre Mississippi Grind), per attivare le procedure legali per richiedere il diritto di proprietà al dipinto.

sabato 9 marzo 2019

Colonia (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/05/2017 Qui - Mi aspettavo un film storico/politico che raccontasse gli orrori della dittatura di Pinochet in Cile dopo il golpe del 1973, un film che raccontasse di quel periodo oppure la storia dei giovani di quel periodo, della loro voglia di libertà, un po' come fece Pablo Larraín nel bellissimo No: I giorni dell'arcobaleno, invece inaspettatamente la partenza impegnata lascia presto il posto a un film di genere (che a sorpresa convince sufficientemente), dato che Colonia, film del 2015 diretto da Florian Gallenberger, partendo dal colpo di stato successo in Cile nel 1973 racconta, attraverso la love story tra due giovani ragazzi, una delle pagine più nere della storia contemporanea, che assolutamente non conoscevo direttamente, avrò forse sentito qualcosa ma non ricordo, comunque sullo sfondo del golpe cileno il film racconta la storia di due tedeschi segregati nella Colonia Dignidad (titolo originale della pellicola), intesa come luogo di reclusione assoluta dove venivano reclusi e torturati i prigionieri del regime e dove la libertà diveniva solo un lontano ricordo ed un irraggiungibile sogno, insomma un vero lager. Colonia Dignitad infatti, che in apparenza era soltanto una setta religiosa che viveva in disparte dal resto della società seguendo dogmi diversi, gestito da un pastore tedesco, Paul Schafer detto Pius, era in realtà un luogo di tortura e imprigionamento di molti detrattori e nemici del governo dittatoriale di Pinochet. Lo stesso Pius era un ex militante nazista che trovò rifugio in Cile e collaborò con la polizia militare di Pinochet che gli procurava gli "ospiti", dapprima torturati e poi impossibilitati a lasciare la comunità-lager. Insomma qualcosa di davvero terrificante e sconvolgente, che risulterà ancor più nei titoli di coda, quando risulterà evidente la drammaticità dei fatti, dei suoi sviluppi e quello che hanno subito tante persone, tanti innocenti bambini, l'indignazione è grande.

giovedì 7 marzo 2019

Captain America: Civil War (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/04/2017 Qui - A seguito dell'acclamato Captain America: The Winter Soldier (anche se io preferisco il primo), che ha segnato un punto di svolta fondamentale per l'Universo Cinematografico Marvel, i fratelli Antony e Joe Russo tornano in cabina di regia per un sequel (il terzo capitolo) del celeberrimo Vendicatore a stelle e strisce, Captain America: Civil War (2016), ispirato (e parzialmente adattato) all'omonimo crossover del 2006 di Mark Millar e Steve McNiven, che racconta di come Captain America e Iron Man si ritrovino a capo di due opposti schieramenti di supereroi in seguito all'approvazione di una legge che regola le attività degli Avengers in seguito all'ennesimo incidente, questa volta a Lagos, che causa numerose vittime e soprattutto dopo le conseguenze del grande scontro avvenuto in Avengers: Age of Ultron, che sì salvò l'umanità dall'estinzione, ma che a sua volta distrusse e causò numerosi danni e vittime al popolo di Sokovia. È così, quindi, che le forze politiche di tutto il globo (tra cui Thaddeus Ross, alias William Hurt, segretario delle Nazioni Unite) chiedono che venga istituito un sistema di registrazione per gli Avengers, in modo che siano sotto controllo, intervenendo solo quando richiesto dal governo. Però mentre (il capitano morale) Steve Rogers/Captain America (Chris Evans) si oppone, convinto che i supereroi debbano operare in completa autonomia e assumersi le responsabilità delle loro azioni, (il capitale economico) Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.), sentendosi in colpa per una serie di errori commessi, spinge per la firma del documento mettendosi così al servizio degli enti governativi. Ma anche gli altri Avengers si trovano in contrasto tra loro, dando vita quindi a due fazioni, alcuni si schierano dalla parte di Captain America e altri da quella di Iron Man, scatenando un conflitto che avrà non poche conseguenze. Intanto, Bucky Barnes/Il Soldato d'Inverno (Sebastian Stan) è tornato, ma è ancora instabile mentalmente a causa del suo oscuro passato (che viene chiarito durante la proiezione, e che coinvolgerà direttamente il nuovo ed efficace innesto Pantera Nera e la figura del terrorista Zemo alias Daniel Bruhl, ossessionato dal desiderio di distruggere gli Avengers, e vero responsabile di tutto) nelle grinfie dell'Hydra e ha bisogno di Steve ora più che mai. Ma non tutto andrà per il meglio per tutti.

lunedì 4 marzo 2019

Il sapore del successo (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/03/2017 Qui - Il protagonista de Il sapore del successo (Burnt), film del 2015 diretto da John Wells (I segreti di Osage County) e scritto da Steven Knight, è una specie di Gordon Ramsey con un passato tormentoso alle spalle. Adam Jones, questo è il suo nome, uno chef da due stelle Michelin che ha attraversato un brutto periodo, finendo in un gorgo tutto droga donne alcol. Ma, una volta liberatosi dalle sue dipendenze, torna alla ribalta con un nuovo ristorante e un solo obiettivo, ottenere la terza stella Michelin. Protagonista assoluto di questa pellicola è Bradley Cooper (credibile quanto basta), qui ancora una volta alle prese con personaggi dal carattere estremo e poco equilibrato, che si conferma un attore di talento, a cui il regista affianca la talentuosa Sienna Miller, con la quale riesce a ricreare la stessa chimica di American Sniper, interprete che riesce benissimo a tenere testa al suo comprimario. E quindi, dopo aver raccontato di una famiglia allo sbaraglio, questa volta si concentra su un cuoco anch'esso allo sbaraglio che cerca di tornare alla ribalta, e il suo talento registico si conferma, poiché riesce a rendere questo film culinario sufficientemente incisivo, delineando benissimo il suo protagonista, per cui la cucina ha un valore ben preciso, e quindi sono giustificabili le (forse troppe) inquadrature sui numerosi piatti di cucina. La regia infatti non fa altro che rafforzare il mordente della pellicola, regalando stuzzicanti inquadrature, un montaggio frenetico e accattivante, e una colonna sonora che accresce la tensione del film. Ma nonostante questo e nonostante mi sia moderatamente piaciuto, il film non è un granché, cioè intendiamoci per quanto riguarda il lato culinario è molto apprezzabile e ben girato, ma dal punto di vista della sceneggiatura e di come i personaggi evolvono stenta un po'. Quello che manca alla pellicola insomma è forse la scintilla della sorpresa, tutto difatti appare prevedibile fin dall'inizio, quando il protagonista appare con il suo atteggiamento sprezzante e la terza stella sembra già nelle sue tasche.

domenica 13 gennaio 2019

Intruders (2011)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2016 Qui - Intruders è un horror soprannaturale del 2011 con Clive Owen, andato in onda in seconda serata il 14 luglio su Italia Uno. La pellicola diretta da Juan Carlos Fresnadillo (regista di Intacto e 28 settimane dopo), uscita direttamente per il mercato dell'home video, presenta una buona e imprevista trama, all'inizio però si ha la sensazione di un film già visto e del solito horror ma ci sarà un importante colpo di scena, comunque non tanto spiazzante ma sicuramente interessante. La storia è quella di due famiglie che parallelamente si trovano a dover combattere con il soprannaturale. Entrambi i rispettivi figli sembrano essere spaventati ad un'entità che li perseguita. "Senza Faccia" fa loro visita per fargli del male. Ma chi è? Sono solo allucinazioni o si cela davvero qualcosa dietro questo "personaggio senza volto"? C'è qualcosa che lega i due bambini e le famiglie? Secondo Fresnadillo, Intruders riflette il suo amore per il più oscuro universo visuale, per quei demoni che sono sepolti nel nostro subconscio. Tuttavia, più che un semplice horror soprannaturale, il film è un intenso dramma psicologico che ha come tema centrale la famiglia, piuttosto che concentrarsi su gli spiriti maligni fa leva sulla paura che cresce in queste famiglie apparentemente normali e felici dove i bambini sono visitati da entità sconosciute e questo non è una cosa positiva, dato che il risultato non è affatto tra i migliori. Girato tra Londra, Madrid e Segovia, il film vanta un buon cast, con Clive Owen, Carice van Houten (Black Book) e Daniel Brühl, divenuto una superstar grazie alla prova attoriale sostenuta nel Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino. E' comunque un film carino, anche se inizialmente sembra troppo sconclusionato e non si capisce dove vada a parare. Il film, che poteva essere un pochino meno "lento" e avere più scene con senza faccia, (quest'ultimo non brilla per originalità è in apparenza un uomo senza volto), se non fosse stata per la brillante e interessante spiegazione/conclusione del film, ci saremo trovati davanti il solito horror con tutti i pro e contro che questo comporta.

giovedì 22 novembre 2018

La Spia: A most wanted man (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/02/2016 Qui - La spia: A Most Wanted Man (A Most Wanted Man) è un film del 2014 basato sul romanzo 'Yssa il buono' di John le Carré. Una spy story anomala, che all'azione preferisce l'introspezione, al dinamismo il gioco intellettuale, un thriller vecchio stile. All'azione vera e propria si preferisce infatti tutta la ricostruzione delle indagini con un'ampia panoramica su come funzionano i servizi segreti e quali metodi usano per arrivare ai loro scopi. Spesso questi metodi non spiccano per la loro legalità ma ormai dopo l'11 settembre questo sembra ormai dato per assodato. E' stato l'ultimo film del compianto Philip Seymour Hoffman. Tre degli attentatori dell'undici settembre erano di base ad Amburgo, da quel giorno la città portuale tedesca divenne un sito ad alto rischio, sorvegliato dai servizi segreti tedeschi e americani, compresi nel tentativo di anticipare un'eventuale minaccia terroristica. È in questo contesto geopolitico che si muove questo thriller politico. Un povero diavolo di origine russo-cecena, Issa Karpov, approda nel porto deciso a recuperare il denaro che suo padre, uno spietato criminale di guerra, ha accumulato impunemente. Allertati i servizi segreti tedeschi e americani, spetta a Günther Bachmann (Hoffman) scoprire se Issa Karpov è un innocente coinvolto in una storia più grande di lui o un pericoloso terrorista pronto a fare esplodere Amburgo. Intanto però sta indagando su un rispettato accademico musulmano che sta appoggiando segretamente delle attività terroristiche tramite donazioni ad una compagnia di navigazione con sede a Cipro. Bachmann, grasso, depresso, solitario ma acuto e intelligente, cinico e deluso col vizio dell'alcol e della solitudine, non può sbagliare e deve riscattare un passato e un fallimento pesante. L'uomo infatti è solo, beve ed è concentrato solo sul suo lavoro e questo ovviamente non fa che tormentarlo. Con l'aiuto di una giovane avvocatessa (Rachel McAdams), di un'astuta agente della CIA (Robin Wright), ben determinata ad ottenere ciò che vuole, con cui sembra nascere un'intesa sentimentale e professionale e di un losco banchiere (Willem Defoe), Bachmann organizza un contorto piano per incastrare il suo obiettivo.