Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2024 Qui - Girato bene e con una fotografia ammaliante che esalta le belle scenografie, cosa che da subito aggancia lo spettatore nonostante una sceneggiatura non proprio precisa che si capisce subito dove voglia andare e quando ci arriva non soddisfa appieno. Bravissimo Barry Keoghan (come ne Il Sacrificio del Cervo Sacro, il suo personaggio è inquietante, disturbante/disturbato, estremamente furbo, manipolativo e sottilmente sopra le righe), alla guida di un cast in stato di grazia, punto in più a favore del film, che colpisce più per loro che per i dettagli fintamente morbosi (compresa la sequenza finale) inseriti a forza per farne parlare (con profitto). Un cinema curato, molto estetico, ma vacuo quando si ripensa a tutte le svolte. A differenza di Una donna promettente che, ricordo, aveva un qualcosa di davvero insolito e innovativo (a sua stessa volta diretto da qui presente regista Emerald Fennell), qui si mescolano un po' le carte di vari cliché. Tuttavia tirando le somme il film mi è piaciuto, anche se non credo meriti tutto questo clamore che lo sta circondando. Voto: 6 [Prime Video]
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venerdì 29 marzo 2024
Saltburn (2023)
Labels:
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Emerald Fennell,
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Richard E. Grant,
Rosamund Pike,
Thriller drammatico
sabato 30 luglio 2022
I Care a Lot (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Un film che vuol essere quasi uno "J'accuse" nei confronti della
situazione sanitaria americana, riguardante soprattutto il modus
operandi utilizzato nei confronti degli anziani più abbienti. Un
interessante thriller dai risvolti comici, che non scade troppo nella
violenza gratuita (al massimo si vede utilizzare il teaser), con una
Rosamund Pike talmente nella parte da risultare odiosa (come d'altronde
sa fare). Non vi sono buoni, dal momento che sono tutti cattivi, ma in
virtù di quanto scritto sopra viene da tifare per il mafioso russo,
interpretato da un Peter Dinklage inedito e ben calato nella parte. I
Care a Lot (di J Blakeson) faceva presagire qualcosa di buono, vanificato da una
sceneggiatura che dopo le premesse inziali manda tutto in vacca. Il
contentino degli ultimi minuti, sembra buttato li per il pubblico e
migliora la qualità della pellicola, ma non basta, la sensazione è di bicchiere mezzo vuoto. Voto: 5,5
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martedì 3 marzo 2020
7 giorni a Entebbe (2018)
Titolo Originale: Entebbe
Anno e Nazione: Regno Unito 2018
Genere: Thriller, Drammatico, Storico, Azione
Produttore: Tim Bevan, Eric Fellner, Ron Halpern
Kate Solomon, Michelle Wright
Regia: José Padilha
Sceneggiatura: Gregory Burke
Cast: Daniel Brühl, Rosamund Pike, Eddie Marsan, Ben Schnetzer
Denis Ménochet, Nonso Anozie, Mark Ivanir
Lior Ashkenazi, Omar Berdouni
Durata: 95 minuti
Presentato fuori concorso a Berlino, un dramma a sfondo politico sul dirottamento nel 1976 del volo Air France 139 e la liberazione degli oltre 200 passeggeri.
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Thriller drammatico
martedì 11 febbraio 2020
L'uomo dal cuore di ferro (2017)
Titolo Originale: HHhH o The Man with the Iron Heart
Anno e Nazione: Francia, Regno Unito, Belgio, USA 2017
Genere: Thriller, Drammatico, Guerra, Biografico
Produttore: Daniel Crown
Regia: Cédric Jimenez
Sceneggiatura: Audrey Diwan, David Farr, Cédric Jimenez
Cast: Jason Clarke, Geoff Bell, Enzo Cilenti, Thomas M. Wright, Steve Evets
Noah Jupe, Stephen Graham, Mia Wasikowska, Jack Reynor
Rosamund Pike, Jack O'Connell, Volker Bruch, Gilles Lellouche
Durata: 115 minuti
Jason Clarke e Rosamund Pike nell'adattamento del romanzo di Laurent Binet.
1942: due paracadutisti cecoslovacchi sono incaricati di uccidere il turpe ufficiale nazista Reinhard Heydrich.
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mercoledì 18 settembre 2019
A Private War (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2019 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico dell'articolo Marie Colvin's Private War, uscito nel 2012 su Vanity Fair, scritto da Marie Brenner.
Tema e genere: Adattamento cinematografico dell'articolo Marie Colvin's Private War, uscito nel 2012 su Vanity Fair, scritto da Marie Brenner.
Trama: Vita e morte di Marie Colvin, giornalista americana dell'inglese Sunday Times specializzata nel coprire i conflitti più sanguinosi (anche se spesso dimenticati) del mondo.
Recensione: A Private War, come anticipato, costituisce l'autobiografia della statunitense Marie Colvin che esercitò la professione di reporter di guerra per il quotidiano Sunday Times dal 1985 sino però al 2012, anno della sua morte ad Homs, in Siria, nel corso di un bombardamento aereo. E la pellicola ovviamente presenta la figura di questa abile e coraggiosa donna, donna che rischiò la propria vita molteplici volte nel corso della sua carriera di inviata speciale: sempre presente nei luoghi in cui si verificavano scontri bellici, quali quelli in Sri Lanka, Cecenia, Iraq, Afghanistan, ed ultimo in Siria, ella dimostrò di avere coraggio battendosi e denunciando in prima persona con i suoi articoli le crudeltà, le violenze, ed i raggiri politici a discapito delle popolazioni inermi, vittime innocenti di guerre cruente ed inammissibili. Insignita di molti riconoscimenti per il suo operato e famosa per indossare costantemente una benda "da pirata" sull'occhio sinistro perso durante un attacco in Sri Lanka, in quest'opera cinematografica ella viene presentata non solo dal punto di vista professionale, ma anche da quello della propria vita privata. Lo spettatore, così, viene ad apprendere della sua relazione sentimentale (poi terminata) con un collega giornalista/scrittore, dei suoi svariati incontri occasionali dovuti al suo continuo viaggiare e mai risiedere a lungo in un luogo, la sua collaborazione, ma soprattutto la sua profonda amicizia, con il britannico fotografo freelance Paul Conroy, incontrato "casualmente" in Afghanistan, il suo desiderio, purtroppo per lei mai realizzato, di diventare madre e la sua propensione a bere talvolta qualche bicchiere di troppo. Insomma, A Private War, come biopic, risulta, dunque, una pellicola completa e non soltanto meramente biografica, forse, probabilmente anche un poco romanzata da parte del suo regista Matthew Heineman, ma assai interessante per le molteplici sfaccettature che egli presenta sullo schermo di questo affascinante ed intelligente personaggio femminile (simile ma diverso da una delle più importanti figure del ruolo, Martha Gellhorn), dal cui ritratto emerge soprattutto che, accanto alla natura ed al carattere forte e coraggioso, esisteva anche una parte profondamente umana e quanto mai reale di donna provvista di debolezze, d'inquietudini e di saltuari scatti d'ira, una donna dalla vita complessa e a tratti contraddittoria, ma realmente mossa dal desiderio di servire la verità e, in questo, cercare di cambiare le cose. È davvero "privata" la guerra di Marie, perché è una guerra anche con se stessa.
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sabato 13 luglio 2019
Hostiles - Ostili (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/05/2019 Qui - Si tende a ritenere il western come un genere ormai morto e sepolto, io invece non sono per nulla d'accordo. Il western non è affatto morto, è solo felicemente in pensione, pur consapevole di essere ancora in grado di donare qualcosa. Basti pensare ai titoli usciti negli ultimi anni, non solo in ambito cinematografico, per renderci conto che il genere, benché ormai minoritario, è ben lungi dal finire sottoterra. Questo qui però, grazie anche a una storia di integrazione che parla alle generazioni moderne, le ostilità che i protagonisti sono costretti ad affrontare lungo il cammino sono il segno di un film che in realtà tratta un tema attuale e molto sentito, Hostiles - Ostili (Hostiles), film del 2017 diretto da Scott Cooper, non è un western come tutti gli altri. Questo è un infatti un film diverso, almeno per quella che è l'idea comune di western. E' diverso da ogni Sentieri Selvaggi o Balla coi lupi, non ha niente a che fare con The Lone Ranger ovviamente, con nessun film di Leone, The Hateful Eight o con I Magnifici Sette. E' diverso perché alla base della storia non c'è l'azione con cavalli, fucili e frecce (anche se rende tuttavia onore ai grandi capolavori del genere), bensì il conflitto e la crescita interiore di un uomo, di un soldato, che sta vivendo personalmente il cambiamento di punto del vista nei confronti del conflitto americano-indiano. Un conflitto che nel 1892 stava cambiando pelle, in cui era difficile stabilire chi fosse nel torto fra le due parti, la brutalità e la violenza non erano risparmiate da nessuna fazione. Quelli che erano quindi giochi di potere fra lo stato americano e le tribù diventarono questioni personali, tra soldati americani e indiani. Non a caso il capitano Joseph Blocker ha passato la vita a combattere gli indiani, li considera selvaggi e crudeli e non si è mai fatto scrupoli ad usare contro di loro tutta la violenza che riteneva necessaria e che il Governo consentiva senza problemi. Per questo sembra la scorta più improbabile per il capo Falco Giallo, a cui, dopo anni di prigionia e a causa di una grave malattia, è stato concesso di andare a morire nella sua terra di origine. La situazione si complica ancora di più quando al gruppo si unisce Rosalie Quaid, una donna a cui un gruppo di indiani Comanche ha sterminato la famiglia. Donna che quindi diventerà una dei protagonisti di questo racconto di integrazione tra gli abitanti di uno stesso territorio ma dalle tradizioni differenti. Difatti il viaggio che dovranno compiere sarà più che altro metaforico, sarà un viaggio verso la tolleranza e il riconoscimento della parola "omicidio", un viaggio in cui non ci saranno vincitori ma solo vinti.
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mercoledì 29 maggio 2019
A United Kingdom: L'amore che ha cambiato la storia (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/07/2018 Qui - I politici sono pedine e la politica e il gioco che li muove in giochi di potere che si intrecciano con altre derive come lo sfruttamento del territorio e leggi razziali che tendono a dividere e annullare la democrazia. Tutti sono manovrabili, tutti hanno un prezzo. Fortunatamente ci sono persone che si ribellano a queste ingiustizie e lottano, non senza aspre conseguenze, per la libertà, l'uguaglianza e il rispetto dei popoli. E A United Kingdom: L'amore che ha cambiato la storia (A United Kingdom), film del 2016 diretto da Amma Asante, racconta la (reale e molto interessante) storia di una di queste persone che hanno lottato, e vinto, per i propri diritti e quelli di una intera nazione. E' infatti una storia vera (dopotutto il carattere biografico è molto riconoscibile nel corso del film che ci mostra una serie di avvenimenti che si estendono su un periodo di alcuni anni) quella che la regista mette in scena, raccontando le vicende di Seretse Khama (che non solo diventerà re, ma che sarà anche il primo presidente eletto del Botswana) e di sua moglie Ruth, che al marito e alla popolazione africana consacrerà la sua vita intera. Non a caso il film intreccia vicende politiche a questioni sentimentali, in una cornice forse troppo melò e patinata che rischia di lasciare perplesso lo spettatore (giacché è proprio l'immagine a disturbare l'armonia d'insieme e a prevalere troppo, creando un'allure sofisticata che non era necessaria, perché la storia era già molto importante, forte e ben diretta di suo), spettatore che tuttavia si ritroverà coinvolto in una vicenda appassionante, perché non solo essa tocca argomenti e tematiche sociali di grande impatto, ovvero il razzismo e il colonialismo, ma perché appunto il tema e il cuore della storia (se non ci si fa travolgere dal sentimentalismo in verità un po' troppo strappalacrime) hanno comunque il loro fascino. Una vicenda che in tal senso, può ricordare per certi versi The Help, dove persone dalla pelle bianca e persone dalla pelle nere s'incontrano (si scontrano anche), si confrontano e avviano il percorso verso un cambiamento. D'altronde è il cambiamento a spingere questa coppia interrazziale a non farsi sopraffare dai pregiudizi sociali e politici.
lunedì 28 gennaio 2019
Coppia diabolica (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/10/2016 Qui - Coppia diabolica (The Devil You Know) è un inedito e pessimo film giallo del 2013 diretto da James Oakley e scritto da Alex Michaelides. Il film infatti, che parte da uno spunto interessante, impreziosito dalla presenza di Lena Olin (famosa attrice svedese) e da Rosamund Pike, la pazza furiosa di L'amore bugiardo: Gone girl (qui in una veste quasi identica) si perde e finisce per risultare noioso, inconcludente, e neanche lontanamente interessante, con un finale che non dice niente e non va da nessuna parte. Che poi definirlo film diventa complicato dato che la sua durata effettiva è di ben 62 minuti! solo con i titoli iniziali e quelli finali (di ben 9 minuti) raggiunge i 73 nonostante i 76 in 'cartellone', davvero disprezzabile come cosa. E neanche la storia si salva, dato che questo dramma a tinte dark, che narra la storia di Kathryn Vale, ex stella del cinema, che da anni ha abbandonato la scena in seguito alla misteriosa morte del marito, non offre nessun spunto originale, nonostante l'intrigante presenza della bella Pike, attrice straordinaria, che con i suoi sguardi mette sempre in soggezione, perché non sai cosa può succedere quando c'è lei. La storia poi prende una piega inaspettata quando questa ex stella del cinema, ritirata con un terribile segreto da nascondere, proprio mentre la figlia ha deciso di fare la sua stessa carriera, vorrebbe tornare sotto i riflettori ma diventa il bersaglio di un anonimo e insospettabile ricattatore. Una serie di drammatici eventi infine la costringeranno ad affrontare una scomoda verità, che coinvolgerà lei stessa e coloro che la circondano. Insomma tutto abbastanza lineare e semplice, ma il finale (abbastanza scontato) non convince ma soprattutto risulta piatto, come quasi tutto il film, imperniato da un'aura noir dark vintage, ma senza alcun mordente, senza nessun colpo di scena, nonostante l'incipit. Coppia diabolica è perciò quello che si potrebbe definire il classico prodotto di serie B senza nessun coinvolgimento ed emozione, il classico film spazzatura, perché senza essere cattivo è davvero un film (più che altro cortometraggio) orribile, che non consiglierei neanche al mio peggior nemico. Inutile e dimenticabile. S.V.
mercoledì 17 ottobre 2018
L'amore bugiardo: Gone girl (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/11/2015 Qui - L'amore bugiardo: Gone Girl è un film del 2014 diretto da David Fincher, con protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike. La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo L'amore bugiardo, scritto nel 2012 da Gillian Flynn, che cura anche la sceneggiatura del film. Amy e Nick sono sposati da cinque anni. Belli, colti e ammirati, hanno
lasciato New York per la provincia, dove la loro relazione languisce e
l'ostilità cresce. Dietro di loro la crisi economica che ha messo in
ginocchio l'America e interrotto le loro carriere, davanti a loro nuvole
nere che minacciano tempesta e guai, grossi guai. Licenziati dalle
rispettive redazioni e dalle rispettive ambizioni, Amy e Nick provano a
ricostruirsi una vita nel Missouri. Casalinga annoiata e paranoica lei,
proprietario di un bar che chiama The Bar lui, la coppia scoppia il
giorno del loro quinto anniversario. Rientrando a casa Nick Dunne
scopre che sua moglie Amy è scomparsa, la sua sparizione riceve forte
attenzione dalla stampa, essendo Amy la musa ispiratrice di una popolare
serie di libri per bambini creata dai suoi genitori. La detective che si occupa del caso fa un sopralluogo nella loro casa e trova
segni di colluttazione celati in modo grossolano. Il sangue di lei, versato e ripulito in cucina, un tavolo rovesciato in salotto e un diario che non tarderà a essere ritrovato che portano alla conclusione che sia stata assassinata.
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