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giovedì 31 agosto 2023

Air - La storia del grande salto (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2023 Qui - Non è chiaramente un film sul mitico Michael Jordan che non compare mai in primo piano e non spiccica una parola. Ma è un film sul successo che il suo nome ha portato su di un semplice paio di scarpe. Un film che è l'ennesimo centro nella vita registica di Ben Affleck: mentre come attore continua a convincere poco (il suo presidente della Nike è un po' troppo strano ed anticonformista per sembrare credibile). La storia che racconta ha sì i classici crismi dell'American Dream ma anche la forza di esaltare la caparbietà di un uomo (un Matt Damon decisamente in parte) che aveva visto prima di altri la strada giusta da percorrere e l'intuizione di "rappresentare" il futuro campione MJ disegnandone una figura materna forte dalla chiara visione imprenditoriale (l'ottima Viola Davis). Non sarà un capolavoro di pellicola ma è un lavoro godibile, ben calato nel proprio tempo ma anche nel nostro (visto che l'impero Jordan non si è interrotto come la sua carriera cestistica, ma continua ancora oggi). Per essere un film che parla in fondo di scartoffie di mercato, di incontri e conversazioni ha un rimo travolgente che non ti lascia respiro. L'arrivare subito al punto focale senza perdersi in lungaggini è un pregio. Voto: 7

sabato 30 luglio 2022

I Care a Lot (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Un film che vuol essere quasi uno "J'accuse" nei confronti della situazione sanitaria americana, riguardante soprattutto il modus operandi utilizzato nei confronti degli anziani più abbienti. Un interessante thriller dai risvolti comici, che non scade troppo nella violenza gratuita (al massimo si vede utilizzare il teaser), con una Rosamund Pike talmente nella parte da risultare odiosa (come d'altronde sa fare). Non vi sono buoni, dal momento che sono tutti cattivi, ma in virtù di quanto scritto sopra viene da tifare per il mafioso russo, interpretato da un Peter Dinklage inedito e ben calato nella parte. I Care a Lot (di J Blakeson) faceva presagire qualcosa di buono, vanificato da una sceneggiatura che dopo le premesse inziali manda tutto in vacca. Il contentino degli ultimi minuti, sembra buttato li per il pubblico e migliora la qualità della pellicola, ma non basta, la sensazione è di bicchiere mezzo vuoto. Voto: 5,5

venerdì 17 settembre 2021

The Secret - Le verità nascoste (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2021 Qui - Anche se non proprio inedita, la tematica è interessante perché stuzzica riflessioni importanti sul labile confine tra vittime e carnefici, e tra vendetta e giustizia. Anche la tensione è quella giusta, ma purtroppo il film (che presenta delle dinamiche abbastanza scontate e si regge molto sull'interpretazione degli attori, ma se la Noomi Rapace riesce in qualche modo a reggere bene il suo ruolo, gli altri sembrano o incompleti oppure non utilizzati al loro meglio) si arena proprio sul traguardo, culminando in un epilogo insoddisfacente e frettoloso, molto vendicativo e anche molto americano, nel senso più negativo del termine. La regia (di Yuval Adler) cerca sempre di non dare approcci a delle solide certezze, instilla il dubbio ogni volta che si presenta l'occasione, ma è proprio uno dei personaggi cardine del film, quello intermedio tra vittima e carnefice che nel twist finale ha un colpo d'ala sorprendente ma francamente fuori contesto, per come si erano sviluppate tali dinamiche. Assolutamente guardabile (anche per la natura del soggetto che pone inevitabilmente pesanti interrogativi morali), ma le premesse lasciavano presagire un risultato ancora migliore. Voto: 5,5

lunedì 31 maggio 2021

Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2021 Qui - Dopo aver visto il trailer e letto alcune recensioni mi aspettavo molto di peggio, invece il film si lascia piacevolmente guardare, molto curato nella fotografia, nelle scenografie (tanti colori e kitsch esagerato, forse troppo) e nella coreografia delle scene d'azione e la Margot Robbie è l'interprete ideale del personaggio, peccato solo che non decolli, per una trama confusa e poco interessante (con personaggi macchiette e monotoni) ma soprattutto per un ritmo altalenante che alterna momenti riusciti a parti francamente noiose. L'azione a tratti sì diverte, ma è tutto il resto della cornice a mancare di brillantezza di scrittura ed equilibrio narrativo. Atmosfere insistentemente "woman power", per quanto la storia si basi su di un fumetto (pulp) della DC. Si parla sempre di Joker o di Batman senza che mai nemmeno si vedano e c'è un cattivo davvero scelto male (Ewan McGregor non funziona proprio). Le coprotagoniste (anche per quanto belle, soprattutto Mary Elizabeth Winstead e Jurnee Smollett-Bell di Lovecraft Country) non riescono proprio ad uscire dall'ombra di Margot Robbie tanto che queste Birds of Prey alla fine non se le fila nessuno (anonima la regia dell'esordiente Cathy Yan). Suicide Squad, almeno, aveva una bellissima colonna sonora. Troppa musica fracassona e invadente, seppure la scelta delle tracce non sia male. Un film guardabile e nulla più, che vorrebbe rifarsi come "Deadpool" al femminile, ma l'operazione è riuscita solo in parte (certamente lontana come livello qualitativo). Voto: 5

venerdì 30 agosto 2019

Cake (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2019 Qui
Tema e genere: Un dramma intimistico che interseca due tragedie, con una brava Jennifer Aniston.
Trama: Claire Bennett è una ricca losangelina nevrastenica affetta da dolore cronico, dipendente dai farmaci e con un tragico passato alle spalle. Vive in simbiosi con la sua colf ispanica Silvana e frequenta le riunioni di un gruppo di sostegno: durante uno di questi incontri viene informata del suicidio di una conoscente, Nina. Attratta dalla vicenda, si insinua poco a poco nella famiglia della defunta.
Recensione: Una performance rilevante quella di Jennifer Aniston in Cake, che racconta la vita di una donna di Los Angeles e della sua lotta contro il dolore cronico. In questo film la famosa protagonista della serie televisiva Friends e di numerose altre commedie americane, stupisce infatti interpretando un ruolo difficile e altamente drammatico che le ha comportato anche una sorta di imbruttimento fisico, necessario ovviamente alla parte sostenuta. La parte di una persona che dice tutto ciò che le passa per la testa senza preoccuparsi della reazione degli altri. Cinica e burbera, con il suo atteggiamento fa sorridere lo spettatore più volte ma il suo è solo un modo per proteggersi, per non mostrare le sue sofferenze e le sue paure più profonde. Il film infatti presenta molti personaggi che soffrono, ognuno per un motivo diverso, ma Claire rifiuta l'idea di essere come loro reagendo con il suo "caratteraccio". E' così che il regista e lo sceneggiatore, in modo anche umoristico, si avvicinano a questioni pesanti come il suicidio, il dolore, la separazione e la dipendenza dai farmaci. Quest'ultima si evince dal modo compulsivo con cui Claire tiene sotto controllo la sua scorta di farmaci segreti o la sua abitudine di reclinare completamente indietro il sedile del passeggero perché per lei il dolore è troppo grande per sedersi normalmente. Queste ripetizioni non sono altro che indizi, che guidano appunto lo spettatore verso la verità e che mostrano l'antieroina Aniston sotto una luce più compassionevole. Solo gradualmente veniamo a conoscenza del suo passato e soprattutto del perché è così attratta dalla famiglia di una donna del suo gruppo di sostegno che si è suicidata. A proposito della Aniston, lei che in ogni respiro e cipiglio di Claire, anche se costruiti, colpisce al cuore. Azzeccata è quindi la scelta del cast (anche se è qui anche produttrice). In tal senso bellissimo e toccante è il rapporto che si sviluppa tra lei e la sua domestica Silvana che sopporta il sua comportamento maleducato e le continue richieste, ma in più di una scena sono mostrati accenni di gentilezza da parte della protagonista che rivelano quanto in fondo sia buona e fragile. Inoltre, anche il titolo del film stesso, Cake, di cui verrà svelato il significato alla fine del film, risulta quanto mai azzeccato in seno a tutta la vicenda e soprattutto quanto mai emblematico e consono alla sua stessa atmosfera. All'atmosfera di un film in cui non succede apparentemente nulla di rilevante nella sua ora e mezza, ma che riesce a colpire alquanto forte.

venerdì 3 maggio 2019

Manglehorn (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2018 Qui - Manglehorn (Drammatico, Usa 2014): La favola di redenzione dell'uomo che odia e poi si converte ha senz'altro avuto giorni migliori, perché questo film diretto da David Gordon Green e interpretato da Al PacinoHolly Hunter e Chris Messina, è un film davvero insulso, lento nel senso negativo del termine e incapace di dare un senso compiuto all'angoscia del protagonista, un protagonista che vive il suo quotidiano perennemente aggrappato al rimorso di una scelta sbagliata, una sliding door errata che lo ha sempre tormentato fino a diventare un uomo arido e misantropo, fino a quando un incontro inatteso cambierà la sua prospettiva. Non certo quella dello spettatore che si ritroverà di fronte ad una "lagna" perpetua che nemmeno un fuoriclasse come Al Pacino riesce a sollevare. Il film infatti, tedioso, risaputo, banale e per lunghi tratti davvero soporifero non fa breccia, non desta meraviglia alcuna (gli inserti onirici non aiutano) e si fa poco apprezzare. Tanto che gli interpreti, per quanto di valore compresa una sufficiente Holly Hunter, possono poco davanti a questo film che risulta inconsistente, vacuo, aleatorio, che nasce male e finisce peggio. Voto: 5

sabato 23 marzo 2019

La legge della notte (2016)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2017 Qui - La legge della notte (Drammatico, Usa 2016): Gangster movie ambizioso e che parla dell'ascesa al potere di un uomo dall'animo ambivalente, da una parte è un ribelle assetato di soldi e dall'altra una persona che sa amare e che sogna una vita tranquilla. La confezione è perfetta, fotografia, scenografie e costumi stupefacenti, le scene delle sparatorie discrete e le atmosfere noir anni 20 sono altamente affascinanti. Purtroppo a mancare è il pathos, non si entra in empatia con i personaggi, manco col protagonista mono-espressivo Ben Affleck (non particolarmente adatto per questo film, al contrario di The Accountant, bravo solo ad amoreggiare con Sienna Miller e Zoe Saldana), e il plot sembra sfilacciato in molti punti, dove la sceneggiatura (che procede accumulando tanti elementi, ma non avendo tempo per approfondirli in maniera esauriente nonostante la troppa durata) è allungata senza motivo. La trama a volte sembra girare a vuoto, non succede nulla per minuti e minuti, e questo è il più grande difetto del film. Il potenziale c'era, come il discreto (però sprecato) cast comprendente Elle FanningChris CooperBrendan Gleeson ed anche il "nostro" Remo Girone, ma non è stato sfruttato a dovere. Voto: 5,5