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lunedì 31 luglio 2023

The Voices (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - Il classico topos dell'horror psicologico che vede lo psycho killer di turno sulla via della redenzione grazie all'amore (ma di rado in questi casi omnia vincit amor) è trattato secondo i dettami della commedia brillante. Il risultato è più interessante sulla carta che di fatto, ma non disprezzabile. Ryan Reynolds e i suoi animali parlanti sono spassosi, qualche gag è indovinata, ma alla fine si ha l'impressione di non aver riso abbastanza. Manca un guizzo di audacia e genialità che avrebbe colmato diversi momenti sottotono, soprattutto visivamente. Il risultato finale è insomma, e tutto sommato, gradevole, ma l'amaro in bocca resta, in quanto è questa una mezza occasione sprecata. Peccato infatti che così tante idee alla fine risultino più confuse che ficcanti. Voto: 5,5

mercoledì 5 gennaio 2022

Noelle (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/01/2022 Qui - Confusione al Polo Nord quando l'erede di Babbo Natale decide di non voler fare il mestiere e scappa a Phoenix. Sua sorella, molto più indicata di lui al ruolo, va a cercarlo causando equivoci e pasticci più che prevedibili. Una favola natalizia (di produzione Disney e diretta dal Marc Lawrence di Professore per amore) non troppo originale e dal ritmo non sempre svelto, che può però contare su una Anna Kendrick assoluta deliziosa nel ruolo, che sopperisce a evidenti carenze di sceneggiatura col suo candore naturale. Meno spazio per gli altri, compresa una Shirley MacLaine ormai troppo in là con gli anni e di poco spessore sul risultato generale. Su di un prodotto gradevole sì, da apprezzare durante le festività natalizie, ma l'uso eccessivo di CGI e la prevedibilità degli esiti narrativi (il female empowerment imperante ne è una dimostrazione) lo riducono ad un telefilm pomeridiano a tratti impersonale. Un "telefilm" che palesa poca incisività e troppa voglia di enfatizzare concetti socio culturali, vedibile ma dimenticabile. Voto: 5+

lunedì 11 gennaio 2021

Trolls World Tour (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/01/2021 Qui - Tornano i Trolls in versione extralarge e lo fanno in un film che funziona per tutta la famiglia (molto meglio comunque il primo film). Al di là dell'ovvio, visto il target, trionfo dei buoni sentimenti e di valori edificanti, le idee carine non mancano. Tecnica a parte, naturalmente di alto livello (livello ottimale per animazione, grafica e sfondi), ad essere appagati sono sia l'occhio con un trionfo di tutti cromatismi, sia le orecchie con un uso disinvolto, simpatico ed efficace della musica in tutte le sue varianti. E proprio quest'ultimo aspetto sembra essere la migliore freccia all'arco del film, a patto di accettare le tante, troppe, canzoncine, che peraltro non vantano un cast canoro italiano all'altezza come quello in originale. Voto: 6

martedì 27 ottobre 2020

Un piccolo favore (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2020 Qui - Ha le vaghe sembianze del thriller, in fondo la storia (comunque non del tutto inedita) effettivamente è un thriller, ma è solo una patina per rappresentare una commedia nera che si svilupperà specialmente nella seconda parte fino ad una parte finale vicina al farsesco. Potrebbe sembrare un film poco riuscito, eppure riesce a giocarsi bene le sue carte in primo luogo nella costruzione dei personaggi e negli attori che li interpretano, adeguati al ruolo e giocando molto sui loro stereotipi che permette di scoprire le loro ambiguità e lati nascosti (a tenere in piedi il film sono infatti e soprattutto la bravura di Anna Kendrick ed il fascino fatale di Blake Lively). La filosofia di questo film (diretto dall'esperto Paul Feig) è proprio quella di creare un'apparenza per poi andare in direzioni diverse. Non è un capolavoro, questo è certo, tuttavia da apprezzare. Voto: 6

venerdì 30 agosto 2019

Cake (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2019 Qui
Tema e genere: Un dramma intimistico che interseca due tragedie, con una brava Jennifer Aniston.
Trama: Claire Bennett è una ricca losangelina nevrastenica affetta da dolore cronico, dipendente dai farmaci e con un tragico passato alle spalle. Vive in simbiosi con la sua colf ispanica Silvana e frequenta le riunioni di un gruppo di sostegno: durante uno di questi incontri viene informata del suicidio di una conoscente, Nina. Attratta dalla vicenda, si insinua poco a poco nella famiglia della defunta.
Recensione: Una performance rilevante quella di Jennifer Aniston in Cake, che racconta la vita di una donna di Los Angeles e della sua lotta contro il dolore cronico. In questo film la famosa protagonista della serie televisiva Friends e di numerose altre commedie americane, stupisce infatti interpretando un ruolo difficile e altamente drammatico che le ha comportato anche una sorta di imbruttimento fisico, necessario ovviamente alla parte sostenuta. La parte di una persona che dice tutto ciò che le passa per la testa senza preoccuparsi della reazione degli altri. Cinica e burbera, con il suo atteggiamento fa sorridere lo spettatore più volte ma il suo è solo un modo per proteggersi, per non mostrare le sue sofferenze e le sue paure più profonde. Il film infatti presenta molti personaggi che soffrono, ognuno per un motivo diverso, ma Claire rifiuta l'idea di essere come loro reagendo con il suo "caratteraccio". E' così che il regista e lo sceneggiatore, in modo anche umoristico, si avvicinano a questioni pesanti come il suicidio, il dolore, la separazione e la dipendenza dai farmaci. Quest'ultima si evince dal modo compulsivo con cui Claire tiene sotto controllo la sua scorta di farmaci segreti o la sua abitudine di reclinare completamente indietro il sedile del passeggero perché per lei il dolore è troppo grande per sedersi normalmente. Queste ripetizioni non sono altro che indizi, che guidano appunto lo spettatore verso la verità e che mostrano l'antieroina Aniston sotto una luce più compassionevole. Solo gradualmente veniamo a conoscenza del suo passato e soprattutto del perché è così attratta dalla famiglia di una donna del suo gruppo di sostegno che si è suicidata. A proposito della Aniston, lei che in ogni respiro e cipiglio di Claire, anche se costruiti, colpisce al cuore. Azzeccata è quindi la scelta del cast (anche se è qui anche produttrice). In tal senso bellissimo e toccante è il rapporto che si sviluppa tra lei e la sua domestica Silvana che sopporta il sua comportamento maleducato e le continue richieste, ma in più di una scena sono mostrati accenni di gentilezza da parte della protagonista che rivelano quanto in fondo sia buona e fragile. Inoltre, anche il titolo del film stesso, Cake, di cui verrà svelato il significato alla fine del film, risulta quanto mai azzeccato in seno a tutta la vicenda e soprattutto quanto mai emblematico e consono alla sua stessa atmosfera. All'atmosfera di un film in cui non succede apparentemente nulla di rilevante nella sua ora e mezza, ma che riesce a colpire alquanto forte.

venerdì 12 aprile 2019

Trolls (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/12/2017 Qui - Dai registi del quarto capitolo della saga cinematografica DreamWorks dedicata all'orco ShrekMike Mitchell e Walt Dohrn, ecco Trolls, un film d'animazione del 2016 colorato e divertente che regala 80 minuti di intrattenimento leggero ed appagante. L'avvincente, coloratissima e musicale avventura dei piccoli esseri di norvegesi origini è infatti, un divertentissimo (per quanto non originalissimo) lungometraggio d'animazione in grado di regalare al contempo una grande ondata di buon umore e ottimi spunti di riflessione. Giacché dopo aver visto questo film, senza il sorriso stampato in viso, ma soprattutto nel cuore, è praticamente impossibile, perché questo film d'animazione è un'iniezione di felicità allo stato puro, che ti porta a vedere il bicchiere mezzo pieno, che ti invoglia a superare la negatività, che ti fa venire voglia di contagiare il mondo con tutta la felicità che hai dentro. Dopotutto i Trolls sono minuscoli esserini coloratissimi e "puccettosi" che amano ballare, cantare ed abbracciarsi tutto il giorno. Sono felici finché arrivano i bergers, orchi giganteschi ed orrendi che non sanno cosa sia l'amore e la felicità...sino a quando non mangiano un Troll. E qua inizia il film. E' uno spettacolo visivo, artisticamente azzeccatissimo, ed i piccoli Trolls (una delle mode più inspiegabili degli anni '90), originali e divertenti ricordano molto i Puffi per le loro caratteristiche.

lunedì 11 marzo 2019

The Hollars (2015)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2017 Qui - THE HOLLARS (Commedia Usa 2015): John Hollar (John Krasinski in veste anche di regista) è un aspirante artista di New York che alla vigilia di un delicato intervento chirurgico alla testa della madre Sally (una bravissima Margo Martindale) fa ritorno, insieme alla fidanzata Rebecca (la deliziosa Anna Kendrik di The Accountant), alla sua città natale nel centro degli States. Qui, sarà costretto a fare i conti con la sua disfunzionale famiglia (e un fratello strambo, Sharlto Copley di Hardcore!), con i compagni delle scuole superiori (e Charlie Day di Come ammazzare il capo e vivere felici), con suo padre Don (un convincente Richard Jenkins) e con un'ex che ritorna nella sua vita come un fiume in piena (anche se per un minuto solo). Questa commedia è modesta ma efficace, grazie alla buona scrittura e al cast indovinato, anche se c'è poco o nulla di originale, in The Hollars di John Krasinski (13 Hours), film pieno di umanità anche dinanzi ai propri palesi difetti. Merito di uno script che se da una parte pecca pesantemente di banalità ed esagerazioni, dall'altra ha comunque il merito di costruire rapporti emozionali tra i suoi protagonisti. Il film sa far ridere e a tratti anche commuovere, ma le situazioni non sono mai sui generis e una patina di già visto, già sentito ricopre tutto il film. Dinamiche narrative troppo spesso visibilmente forzate ed espedienti tirati per i capelli con il solo obiettivo di suscitare 'commovente' ilarità, dando così vita al classico mix di drama e comedy con il bilancino soppesato da un Krasinski tanto digeribile quanto dimenticabile. Voto: 6-

sabato 9 marzo 2019

The Accountant (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/05/2017 Qui - Parto subito dicendo che The Accountant, film del 2016 diretto da Gavin O'Connor, è un film senza molto senso ed anche troppo lungo ma che si lascia tranquillamente vedere. Dato che il film riesce a trovare la giusta commistione tra azione, thriller, disagio psichico e, in conseguenza, familiare. Infatti, The Accountant tratta un tema delicatissimo e da almeno trent'anni attualissimo, l'autismo. Ma, come è spesso avvenuto nelle finzioni cinematografiche che hanno trattato questo tema, tra tutti Rain Man (1988) di Barry Levinson, con due eccezionali e straordinari Tom Cruise e Dustin Hoffman, che ha vinto tutto quello che c'era da vincere (compreso l'Oscar 1989 come miglior Film) l'autismo assume una connotazione da super-poteri, di qualità mentali-geniali, di capacità fisiche e intellettive che pochi esseri umani posseggono, insomma, qualcosa che raramente esiste nella drammatica realtà quotidiana di una delle peggiori malattie mentali dei nostri tempi, che strappa impietosamente la persona (bambino o adulto che sia) dalle relazioni socio-familiari e relazionali-affettive, che la isolano dentro una cappa di vetro infrangibile e invalicabile. Eppure nonostante la poca credibilità questo è un discreto e originale action-thriller, grazie soprattutto alla sceneggiatura e storia, tanto originali quanto coraggiose nonché efficaci. La storia interessante, che ha molti flashback e déjà-vu, che narra di Christian Wolff (Ben Affleck), un genio matematico che ha più affinità con i numeri che con le persone, che lavora sotto copertura in un piccolo studio come contabile freelance per alcune delle più pericolose organizzazioni criminali del pianeta. E nonostante abbia la Divisione anti-crimine del Dipartimento del Tesoro alle costole, Christian accetta l'incarico di un nuovo cliente, una società di robotica dove una delle contabili ha scoperto una discrepanza nei conti di milioni di dollari. Ma non appena Christian (che ha imparato benissimo a difendersi e non solo) inizia a svelare il mistero e ad avvicinarsi alla verità, il numero delle vittime inizia e continuerà a crescere.

giovedì 14 febbraio 2019

Mr. Right (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2016 Qui - Mr. Right, film del 2015 diretto da Paco Cabezas e scritto da Max Landis, è un inedita spy-comedy alquanto spassosa e divertente, soprattutto per niente volgare, simpatica ed eccentrica come i due attori che interpretano due personaggi, una coppia a dir poco stravagante. Una coppia formata da Martha (la deliziosa Anna Kendrick, sempre carina come anche fu in Into the woods), una giovane ragazza appena uscita da una delusione amorosa, che appare sin da subito che è totalmente fuori di testa, che si imbatte in un altro ragazzo (un bravo Sam Rockwell e comunque migliore che in Poltergeist), anche lui decisamente strano, che la conquista dicendole chiaramente di essere un assassino. Lei ovviamente prende tutto come uno scherzo e ride, finché non vede con i suoi occhi un omicidio. Poco cambia però, perché anche lei scopre di avere talento come assassina e la coppia funziona. Ma c'è diversa gente che vuol fare la pelle al killer, su tutti un suo ex collega (Tim Roth) e quindi ne succederanno di cotte e di crude. Prima di tutto Mr.Right non è un film esilarante, non è eccezionale ma è garbato e piacevole proprio perché leggero e per niente sopra le righe, anzi, è un film che ha qualche buon momento, discrete scene d'azione, due grandissimi attori, ma che poi si perde un po' con una storiella che diverte poco o nulla e che è prevedibilissima. Un film che ricorda Sette psicopatici, soprattutto per il fatto che li (Rockwell) dava un assaggio di quello che qui invece porta all'esagerazione, anche se il risultato è decisamente inferiore in qualità ed efficienza. In ogni caso è un film perfettamente salvabile anche grazie ad una perfetta colonna sonora e dei siparietti comicamente divertenti, come il messaggio del film, ovvero che ammazzare sia in fondo un gioco divertente. Certo non il massimo e sicuramente si poteva fare meglio, soprattutto con due come Roth e Rockwell, ma in minima parte è vedibile e godibile, ma non tantissimo. Voto: 5,5

domenica 13 gennaio 2019

Che cosa aspettarsi quando si aspetta (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2016 Qui - Che cosa aspettarsi quando si aspetta (What to Expect When You're Expecting) è un commedia corale (del 2012) sulle gioie e i dolori della gravidanza, della maternità e della paternità. Il film (andato in onda il 9 luglio in prima visione su Canale5), diretto da Kirk Jones, è ispirato ad un famoso manuale anglosassone dall'omonimo titolo, che presenta una serie di situazioni più o meno approfondite (una guida per futuri genitori, che dà informazioni sulla gravidanza ai futuri genitori dal concepimento fino al post partum), con la costante del sentimento e dell'ironia. Il film (non proprio adatto a tutti, dato che anche se simpatico l'argomento è indubbiamente specifico), che vanta un cast stellare, tra gli altri, Elizabeth Banks, Cameron Diaz, Anna Kendrick, Chris Rock, Brooklyn Decker, Jennifer Lopez, Rodrigo Santoro, Chace Crawford e Matthew Morrison, segue le vicende di cinque coppie alle prese con le gioie e le problematiche della gravidanza (se ancora non l'avevate capito) e dei timori nel diventare genitori. C'è chi adotta, chi partorisce e chi perde un bambino e per ogni donna che soffre o gioisce c'è un uomo a volte confuso o smemorato, perplesso ma volenteroso. Il film comunque tratta più punti, grazie soprattutto alle varie e diverse vite di ogni coppia, le gioie e i dolori dettati da una gravidanza, le difficoltà di prepararsi ad un evento che cambia inevitabilmente la vita, gli scontri tra idee contrastanti, il tema dell'adozione in modo piuttosto approfondito e l'aborto, inteso solo come naturale e non artificiale. Le vicende, sebbene abbiano in comune tutte la gravidanza, hanno 5 diversi sviluppi non proprio tanto realistici, anzi, la sceneggiatura tratteggia in maniera superficiale personaggi e situazioni, e peggio ancora non tralascia di cospargere molte scene di pesante retorica buonista. Le differenti problematiche riguardanti il periodo della gravidanza vengono raccontate in maniera piuttosto banale, sia nei pochissimi momenti seri sia quando si vorrebbe cercare di far ridere. Le vicende riguardanti le varie coppie poi sono legate da un filo narrativo sottilissimo, non tutte le storie difatti appaiono appassionanti o ben strutturate, il sentimentalismo nel finale prevale, e anche se in alcuni momenti si riesce a sorridere un po' grazie ad alcune battute al vetriolo affidate soprattutto al cast maschile, non tutto convince. La sensazione sgradevole è che si sia adoperata la tematica per costruire una serie di situazioni e scenette da commedia senza avere un quadro totale di cosa si stava realizzando.

giovedì 27 dicembre 2018

Into the woods (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/04/2016 Qui - Into the woods è quel genere di film che generalmente e praticamente odio, ma che inconsciamente piace, perché i musical sono fatti per divertire, per mettere allegria, con messaggi positivi e importanti o almeno i più conosciuti. Certamente però questo non è dei migliori, anzi, dal regista di Chicago (Rob Marshall), un film icona del genere e molto bello, nonostante appunto non piace, mi aspettavo qualcosa di più energico, più vivace ma soprattutto meno scemo e meno caricaturale di questo film musicale del 2014 (di produzione Disney), basato sull'omonimo musical di Stephen Sondheim (lo stesso autore del musical Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street, secondo me il migliore in assoluto, di cui hanno fatto un film con Johnny Depp che qui fa la parte del lupo cattivo abbastanza anonimamente) che si ispira a celebri fiabe tradizionali come Cenerentola, Cappuccetto Rosso e Raperonzolo dei Fratelli Grimm e Jack e la pianta di fagioli. Il film infatti intreccia queste opere situandolo in un mondo alternativo delle fiabe Grimm, e le estende per scoprire le conseguenze dei desideri e delle missioni dei personaggi, individui alle prese con le proprie scelte di vita, desideri e aspirazioni, in una moderna e favolistica versione. Comunque la storia segue le classiche vicende di queste fiabe, ma in modo originale coinvolgendo un fornaio (James Corden) e la sua bella moglie (Emily Blunt), che rendendosi conto che non possono generare figli, che il loro desiderio di formare una famiglia andrà in pezzi, a causa della maledizione di una strega (Meryl Streep), intraprendono un viaggio nel bosco per trovare gli oggetti necessari per spezzare l'incantesimo, e questo porterà loro alla conoscenza di varie forme di vita residenti nel bosco. Anche se la narrazione e la storia sembrerebbe andare in contro a sentimentalismi inutili e quant'altro di produzione Disney, sorprendentemente non è così, infatti le atmosfere dark non si annacquano, anzi, grazie anche alla convinzione degli interpreti conserva una rinfrescante dose di humour nero, la parte migliore di tutte. La morale della favola, ovviamente, resta: occhio a quel che desideri e attento, perché i bimbi ci guardano. Ma è meno stucchevole di quel che si aspetterebbe. Interessante e importante poi,  l'idea del doppio finale: si può infatti scegliere fra il primo finale, che fa terminare la storia nel classico "E vissero per sempre felici e contenti", e il secondo, che fa riflettere sulle conseguenze dei nostri desideri e sull'eredità che lasciamo ai nostri figli.

giovedì 18 ottobre 2018

50 e 50 (2011)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/11/2015 Qui - 50 e 50 è un film (del 2011) che affronta bene e con ironia e leggerezza un tema molto delicato come la malattia, alternando lacrime e risate (amare). La vita del ventisettenne Adam (interpretato splendidamente da Joseph Gordon-Levitt) scorre tranquilla, forse fin troppo, a complicare le cose arriva la peggiore delle notizie: è malato di cancro. Da quel momento entra in uno stato di passiva accettazione della malattia da cui nessuno sembra scuoterlo: non la sua ragazza che lo tradisce, non il suo migliore amico mattacchione né la sua inesperta e volenterosa terapista, che tenta con lui un approccio umano. Cercando informazioni sulla sua malattia su internet scopre di aver un cinquanta percento di possibilità di sopravvivere. Adam continua a nascondere prima di tutto a se stesso paura, rabbia, frustrazione e tutti i sentimenti che la malattia porta con sé. Passando attraverso la chemioterapia e tutte le altre fasi della cura il ragazzo comprenderà alla fine ciò che vuole più di tutto e quali sono le persone che davvero tengono a lui.