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lunedì 23 dicembre 2024

I film del mese (Dicembre 2024)

Post pubblicato su Pietro Saba World il 23/12/2024 Qui - Da una piattaforma all'altra per cercare soprattutto di vedere e recuperare film in tempo per le classifiche finali prossimamente in arrivo. Visionare in particolar modo pellicole inderogabili (soprattutto una, Fidanzata in affitto, scaduta dal catalogo di Prime Video il 20 di questo mese) o semplicemente da non perdere, per finire in bellezza quest'anno cinematografico. Ci sono riuscito, anche se tanti ne mancano che avrei voluto vedere, ed anche se solo 10 sono state le caselle a mia disposizione, giacché 7 posti erano già stati occupati da film di Natale che inevitabilmente in questo Dicembre vedere si deve. Poco male, per tutto, tempo il prossimo anno.

[Disney Plus] Deadpool & Wolverine (Azione/Commedia 2024) - Divertente, stupido e violento, esattamente quello che ti aspetti. Tuttavia, Deadpool 3 è il più debole della serie, con l'effetto sorpresa ormai svanito. La trama non riesce a essere interessante, e l'espediente del "Multiverso" per riportare in pista supereroi scomparsi è diventato banale. La coppia Reynolds-Jackman funziona bene, e i camei sono divertenti ma non sorprendono più. La villain "Cassandra Nova" poteva essere sfruttata meglio. Alcune sequenze e gag sono riuscite, e il film è politicamente scorretto, con schizzi di sangue e splatter a volontà, ma non è memorabile come i primi due capitoli. Voto: 6,5

[Disney Plus] Inside Out 2 (Animazione/Commedia/Dramma 2024) - Alla squadra principale si aggiungono nuovi elementi ed emozioni, riflettendo la crescita e le turbolenze dell'adolescenza: ansia, imbarazzo, invidia e noia. Le relazioni finiscono, portando incertezza per il futuro e paura di fallire. Il meccanismo è simile al primo capitolo, ma più complesso. L'effetto novità di Inside Out svanisce (resta l'impatto visivo notevole), ma questo secondo capitolo mantiene una buona qualità (il livello però no). Si ride, si sorride e ci si emoziona, soprattutto nel finale, emotivamente molto forte. Il minutaggio è giusto, con un buon ritmo che non corre né si ferma. Voto: 6,5

[Netflix] Pearl (Dramma/Horror 2022) - Non offre novità rispetto al primo capitolo (anche perché la genesi di una psicopatica assassina non è tra i plot più originali nel cinema di genere), ma riesce a essere intrigante, crudo e delirante al punto giusto per intrattenere e coinvolgere egregiamente, con una protagonista particolare e un cast affidabile. Non è un capolavoro, ma è dignitoso e ben girato, nonché tratteggiato, con buone musiche. Mia Goth è eccezionale, capace di reggere un monologo di dieci minuti, rendendo i titoli di coda ipnotici. Anche se non si grida al capolavoro, è un prodotto dignitoso e ben realizzato, migliore del suo "sequel". Voto: 7

[Disney Plus] Kinds of Kindness (Commedia/Dramma 2024) - Mi spiace, ma non sono riuscito ad apprezzarlo abbastanza. Come con Il Sacrificio del Cervo Sacro, l'ho trovato (troppo) strano, disturbante e assurdo per piacermi. Chi lo vede poi entusiasmato da Povere Creature (così come me) rimarrà deluso. Il film è sviluppato su tre episodi apparentemente scollegati e criptici. Il secondo episodio è il più strano e disturbante, contribuisce senz'altro anche una colonna sonora di suoni distorti e martellanti che intensificano i momenti più cupi. Non è un film facile da vedere, ricco di simbolismi e metafore, difficilmente mi verrà voglia di rivederlo. Voto: 5,5

[Sky] The Fall Guy (Azione/Commedia 2024) - Forse il mio voto può sembrare esagerato, ma questo film di action-comedy è tra i migliori degli ultimi anni, sicuramente migliore di Bullet Train dello stesso David Leitch. Da un'idea originale nasce un'incredibile quantità di azione, con sequenze spettacolari e un ritmo crescente, intervallato da gag riuscite. La storia tra Colt e Jody è un po' stucchevole, ma funzionale alla trama. Un plauso alla colonna sonora: coinvolgente è dir poco. Voto: 7

lunedì 31 luglio 2023

Causeway (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - Esordio per Lila Neugebauer con questo indie drammatico che racconta il ritorno a casa di una soldatessa dall'Afghanistan dopo un grave incidente, con le conseguenze da stress post-traumatico. La vita quotidiana della ragazza (una discreta Jennifer Lawrence, che sembra più giovane della sua età) in un sobborgo della Louisiana e la sua amicizia con un meccanico con altrettanti traumi (il buon Bryan Tyree Henry, che per la sua interpretazione misurata s'è beccato una candidatura agli ultimi Oscar), fanno da sfondo a una riflessione esistenziale non troppo originale ma messa in scena con la giusta sensibilità e una buona atmosfera. Qualche leggera concessione al politically correct e un ritmo non proprio fluido, avrebbe inoltre giovato qualche cliché in meno. Voto: 5,5

lunedì 28 febbraio 2022

Don't Look Up (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - L'idiozia dei complottisti e negazionisti di ogni fatta sbertucciata da una pellicola che ha in sé qualcosa di geniale ed esilarante. Dopo aver letto ogni sorta di recensioni su questa pellicola mi son deciso a guardarla e farmi un'opinione mia. Tecnicamente c'è ben poco da eccepire, certo non tutto gira a dovere o è di prima mano, ma i momenti di grande divertimento sono numerosi oltre ad essercene qualcuno di giusta riflessione verso temi sempre più attuali riguardanti il destino del nostro povero pianeta. Don't Look Up ha un'impostazione tipica dei disaster movie degli anni '90, ma viene virata in tonalità satiriche dove la risonanza data dai vari media soffoca appunto l'essenza del messaggio. In teoria l'umanità avrebbe i mezzi per salvarsi, ma compie atti che portano alla sua completa distruzione (sono così, siamo così, e siamo fottuti). Tantissimi insomma spunti di riflessione su come, seppur in modo grottesco ed esagerato, viene dipinta la nostra società, cinica, ipocrita, opportunista e superficiale. Un'opera che si può dire quindi ben riuscita. Per quanto tuttavia, e in sostanza, il film di Adam McKay (quello di Vice - L'uomo nell'ombra) risulti imperfetto, inizialmente troppo lento e sovraccarico di attori noti (non manca proprio nessuno), di personaggi in certi casi troppo caricaturali, è senza dubbio un gran film, un film meritevole delle candidature e chissà di una statuetta. Voto: 7,5

mercoledì 23 giugno 2021

X-Men: Dark Phoenix (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/06/2021 Qui - Film un po' deboluccio della saga X-Men. Sarà che la trama sa un po' di brodo riscaldato, dato che la storia riprende quella dell'episodio "Conflitto finale", sempre parlando dei film sugli X-Men. Sicuramente il punto di vista è diverso, gli interpreti sono diversi, e l'intreccio è diverso, ma ci sono dei punti in contatto che fanno sì che questa storia non sembri originalissima. Mettiamoci inoltre un ritmo un po' blando, la quasi assenza di momenti di grosso pathos, e i momenti clou giocati un po' male, ed ecco che questo film degli X-Men si rivela tra i più deludenti quanto meno dell'universo "prequel" (si salvano solo i toni e le atmosfere più cupe del solito, ma diversi momenti lasciano l'amaro in bocca). E' infatti un capitolo finale abbastanza deludente di una saga iniziata bene da Matthew Vaughn e proseguita con il giusto piglio dallo specialista Bryan Singer. Che poi, la CGI è accettabile, la regia modesta (dello sceneggiatore e produttore Simon Kinberg, al suo esordio dietro la macchina da presa) ma dignitosa, il vero problema risiede nella (sua) sceneggiatura (oltretutto piena di espedienti inutili, che si svolge nella maniera più piatta, lineare e anti-climatica possibile, senza un guizzo, un'idea che sia una, con annessi dialoghi banali e ripetitivi), soprattutto il personaggio di Jessica Chastain (che bionda non si può vedere) è privo di qualsiasi profondità. In realtà non aveva senso inserire una villain in questa storia, perché lo era già la protagonista stessa (Sophie Turner, che inoltre qui convince molto poco), senza mettere in mezzo improbabili alieni muta-forma. I personaggi, semplicemente non hanno caratterizzazione: non hanno fascino, non attirano simpatie/antipatie, nulla di nulla. Charles Xavier sembra posseduto da una personalità di Split, Magneto è confuso e non sa nemmeno lui cosa vuole, idem per Hank McCoy. Non ci sono nemmeno le fantastiche sequenze di Quicksilver che avevano salvato ed elevato (forse anche eccessivamente da me) Apocalisse (di cui questo film è sequel). Ci si diverte, nonostante tutto (l'intrattenimento d'altronde è garantito da una regia che sa valorizzare ogni centesimo del budget, con immagini luci e suoni che colpiscono lo spettatore, peccato che la sceneggiatura sia più modesta del solito, soprattutto nell'introspezione dei supereroi), ma era più che lecito aspettarsi di più. Voto: 5

martedì 2 luglio 2019

Red Sparrow (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/02/2019 Qui - Francis Lawrence, regista di Constantine e Io Sono Leggenda (ma anche Come l'acqua per gli elefanti), in Red Sparrow, film del 2018 diretto da lui stesso, si riunisce per la quarta volta consecutiva (dopo tre Hunger Games) a quella che è evidentemente la sua musa ispiratrice, Jennifer Lawrence (nessuna parentela fra i due, anche se è simpatica la coincidenza, visto quanto questo film sia incentrato sulla famiglia e sulla lealtà alla famiglia). Insieme a Matthew Vaugh e Bryan Singer, che la vollero nel ruolo di Mystica nella saga cinematografica degli X-Men, si deve anche e soprattutto a Lawrence (lui) la popolarità e soprattutto il nuovo status di eroina del blockbuster action che la Lawrence (lei) ha assunto negli ultimi anni (mentre l'altro grande genio cinematografico David O. Russell la lanciava nel cinema raffinato col trittico di collaborazioni Il Lato Positivo, American Hustle e Joy). Adesso che però Jennifer è cresciuta e la saga teen tratta dai romanzi di Suzanne Collins è terminata, Francis la porta nel mondo degli adulti, quello dei thriller di spionaggio, per giunta vietati ai minori, e occhio se siete impressionabili, perché ci sarà una scena davvero intensa, sì perché siamo di fronte ad un film che non si fa problemi nel mostrare anche le scene più forti. Il regista gioca infatti con il nostro stomaco mostrandoci senza troppi preamboli stupri e torture, giocando con i nostri sentimenti e con la nostra rabbia, che ci porteranno a schierarci dalla parte giusta. E il risultato, nonostante lasci un po' di amaro in bocca, è innegabilmente buono. Perché non c'è dubbio, quando Francis Lawrence e Jennifer Lawrence (regista e attrice, come detto omonimi per cognome ma non per diretta parentela) lavorano insieme, qualcosa sullo schermo funziona per ragioni che sfuggono a certe analisi presuntuose e intellettualoidi. Rielaborando il romanzo Nome in Codice: Diva (Red Sparrow) scritto dall'ex-agente segreto della CIA Jason Matthews, il film, che si basa su una sceneggiatura scritta da Justin Haythe che trasporta sul grande schermo le intrepide vicende che coinvolgono la splendida spia (non per scelta) russa Dominika Egorova, capace di intrattenere per un paio d'ore, è infatti un film sicuramente godibile e consigliato, non memorabile, ma di sicuro interesse e alquanto "innovativamente" appassionante.

giovedì 30 maggio 2019

Madre! (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/07/2018 Qui - Com'è difficile parlare di questo film, francamente sono spiazzato, su di un piano emotivo l'ho trovato molto disturbante, non vedevo l'ora che finisse, su di un piano più cerebrale, si può giudicare come un'opera molto ambiziosa, che guarda molto in alto, anche se proprio quest'aspirazione, non sembra corrispondere al risultato ottenuto, un risultato tuttavia discreto. Di certo è innegabile che dopo aver assistito a Madre!, film drammatico, horror grottesco o thriller non si sa del 2017, si può tranquillamente affermare che quella concepita da Darren Aronofsky è un'opera come se ne vedono poche (un'opera incredibilmente sopra le righe che non assomiglia a niente altro), che non assomiglia a nulla di quanto realizzato dal regista in precedenza e che probabilmente lo stesso non sarà più in grado di replicare. Darren Aronofsky infatti, che dopo alcuni film tutto sommato quasi convenzionali, regista già affermatissimo e autore di pellicole importanti caratterizzate da un'insolita e caratteristica vena visionaria, che qui non rinuncia allo stile che lo ha reso celebre per questa sua ultima fatica, anzi, Mother! spinge la sua ricerca espressiva ancora più in là (forse questa volta a scapito della narrazione, che soffre di un'eccessiva frammentarietà e ridondanza), si rituffa in un film (un'opera interessantissima, di evidente impostazione psicanalitica arricchita da elementi horror, cui peraltro non manca neanche un sottile, e malato, sense of humour e su cui aleggia un'atmosfera da teatro dell'assurdo) aberrante e stravagante. Perché anche se egli ci aveva già abituati all'esplorazione delle paure e dei desideri inconfessabili che si insinuano nell'animo umano grazie a pellicole come Requiem for a Dream e Il Cigno Nero, con Madre! il regista amplifica la rappresentazione del malessere del singolo individuo e la estende a personalissimo e visionario intreccio di inquietudini e paranoie sul destino del mondo e dell'umanità. Il risultato è quindi un quadro scioccante, a tratti indecifrabile e disturbante, parrebbe sulla follia del nostro tempo, sull'insostenibilità della nostra condizione di esseri umani schiacciati dalle prospettive che gravano sul pianeta e dalle aspettative di chi ruota attorno a noi, e forse anche sulla forza dirompente dell'amore, quello che ci rende vulnerabili, quello che ci terrorizza a morte, ma è difficile capirlo con esattezza.

martedì 16 aprile 2019

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2 (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/12/2017 Qui - Dopo la mezza delusione patita con la metà precedente (che trovate qui), realizzata chiaramente al solo scopo di guadagnare qualche dollaro in più, e prima ancora del sufficiente secondo capitolo (che trovate nel link precedente), mi ero aspettato che tutto il meglio venisse riservato a questo capitolo, intitolato semplicemente Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2 (The Hunger Games: Mockingjay - Part 2), film del 2015 diretto per la terza volta da Francis Lawrence, e, in effetti, fino a quando si concentra sulle peripezie della Ghiandaia e del suo gruppo di ribelli (che hanno l'obbiettivo di liberare per sempre Panem dal giogo del presidente Snow), il film funziona ed emoziona, grazie a un'azione incessante capace di assicurare suspense e scene di notevole impatto visivo. Ero già pronto quindi ad un finale esplosivo (dopotutto ho cercato quanto prima di vederlo e ci sono riuscito entro quest'anno) e invece...proprio sul più bello, quando i protagonisti stanno per penetrare nella tana del lupo, sembra quasi che il regista (forse l'autrice del libro non saprei) sembra quasi che abbia paura a elaborare una emozionante sfida finale, e decida così di "svicolare" e saltare direttamente alla conclusione, sprecando così tutto il potenziale accumulato all'inizio. Perché anche se si cambia completamente registro rispetto al capitolo precedente, giacché lì c'era da lamentarsi per la lentezza del film e la mancanza di azione, qui, nell'ultimo capitolo della saga, per fortuna non accade affatto, e anche se pregi dell'action ed elementi kitsch-melensi ai limiti del sostenibile si bilanciano, poco in definitiva funziona davvero. Anche perché seppur l'azione e l'adrenalina tornano a farla da padrone (come detto) manca tutto il resto.

lunedì 1 aprile 2019

Passengers (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/10/2017 Qui - Parto subito dicendo che dal regista del buonissimo e bello The Imitation Game mi sarei aspettato di più, perché l'incipit di Passengers, film di fantascienza del 2016 diretto da Morten Tyldum e scritto da Jon Spaihts, è davvero interessante e coinvolgente. In più esso nasce da un'idea intrigante, risvegliarsi (a causa di un grave guasto nella nave, che complicherà di molto l'intera missione) completamente soli nel bel mezzo di un viaggio interstellare, a 90 anni dalla tua meta (con a disposizione una nave galattica con tutti i comfort, compresa una piscina, un barman-robot con il senso dello humour, un ristorante messicano e perché no, una donna a cui rubare la vita per non sentirsi soli). Ma nel momento in cui il film si trasforma appunto in una banale storia d'amore (quella tra i due protagonisti, Jim interpretato da Chris Pratt ed Aurora interpretata da Jennifer Lawrence) qualcosa nel meccanismo s'inceppa e la pellicola sembra iniziare a girare a vuoto, fino ad arrivare ad un finale che, francamente, non mi ha affatto convinto. Passengers infatti, è di fantascienza solamente per l'ambientazione perché la storia non è altro che una sorta di storia d'amore forzata dagli eventi e dalla deludente sceneggiatura. Lei difatti, nonostante scorra bene (seppur con alcuni cliché) e coinvolga, essa si sviluppa un po' (troppo) banalmente nella parte finale, parte che appunto è la parte (che definirei incompleta o, meglio, tagliata troppo presto) meno riuscita, se avessero infatti approfondito e ampliato maggiormente questo punto sarebbe stato eccellente, e invece no, poiché anche se la storia è bella e visivamente il film, è un piacere per gli occhi, dove il film fallisce sta proprio nel modo in cui quella storia è stata scritta. Giacché un film che tenta di affrontare argomenti filosofici, di rielaborare il tema della sopravvivenza e il dubbio morale (è giusto sacrificare qualcuno per la propria felicità?), ha bisogno di una sceneggiatura con i giusti risvolti e dialoghi brillanti quanto intensi, Passengers, purtroppo, non riesce a contare su quello. E il film quindi risulta solo un'epica storia d'amore ambientata nello spazio, senza la profondità che sembrava promettere all'inizio.

martedì 26 marzo 2019

Joy (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/09/2017 Qui - Davvero un gran bel film è Joy, film del 2015 scritto e diretto da David O. Russell, la pellicola infatti, anche grazie al regista che da risalto (con uno stile di regia molto particolare, che non ricerca chissà quali movimenti di camera ma cattura molto dei personaggi tramite un semplice primo piano) ad una storia che sulla carta non mi sarebbe dovuta interessare particolarmente, giacché solo dire che questo film parla della donna che inventò "il mocio" per sminuirne l'entusiasmo, ma il film va ben oltre questo ed il mocio è solo l'idea su cui ruota il film, film che per questo si lascia piacevolmente vedere. Il discorso difatti e fortunatamente è ben più ampio e parla del credere nei propri sogni e portare avanti un idea, e questo è sicuramente interessante per chiunque, inoltre vengono trattati temi come la parità dei sessi e la famiglia. Dopotutto il film (una pellicola coinvolgente che riesce a mischiare intelligentemente commedia e dramma e non il solito biopic un po' freddo e analitico), narrato in un modo unico cioè diverso da qualsiasi altro film biografico, poiché solo il 50% prende spunto dalla storia della famiglia di Joy Mangano, ora imprenditrice di successo, mentre gli altri elementi fanno parte del bagaglio che ha intessuto generazioni cinematografiche di donne forti e meno forti, racconta la storia di una (sgangherata) famiglia (composta dalla nonna, una sorellastra e dai due genitori) e delle sue quattro generazioni, la nonna di Joy, la madre, Joy stessa, e sua figlia. La pellicola difatti, narrata in uno stile popolaresco, che offre una storia travolgente di una self-made woman che supera ogni battuta d'arresto nel suo tentativo di realizzare e di lanciare la propria intuizione, dalla nonna della protagonista (l'unica che crede in lei), impersonata da una convincente Diane Ladd, ci fa conoscere la piccola Joy Mangano, una bambina che ha tanta fantasia e creatività e che è in grado di creare quello che immagina, almeno finché i genitori divorziano in modo piuttosto irruento e separano di fatto la famiglia.

domenica 10 marzo 2019

X-Men: Apocalisse (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/05/2017 Qui - Dell'Universo Marvel gli X-Men sono probabilmente la spina dorsale, ma io ho sempre preferito altro e preferisco ancora, soprattutto ultimamente, però dopo l'eccezionale Deadpool, facente parte del suo microcosmo (anche se a lui di far squadra proprio non va), dopo la straordinaria serie Legion, che al contrario non fa parte, anche se in futuro qualcosa in proposito sicuramente cambierà, e soprattutto dopo il riavvio della saga avvenuta prima con il discreto X-Men: L'inizio e successivamente con l'ottimo X-Men: Giorni di un futuro passato (ma anche per Wolverine e tutti i suoi film), qualcosa è cambiato in positivo, anche se come detto non sono affatto i miei preferiti, anzi, poco apprezzati e poco piaciuti, ma dopo aver visto X-Men: Apocalisse (film del 2016 diretto da Bryan Singer, alla sua quarta regia), nono film della lunga saga cinematografica dedicata agli X-Men e terzo ma (non ultimo) capitolo della saga prequel dedicata ai mutanti, che vede il ritorno, su tutti, di James McAvoy (Charles Xavier/Professor X), Michael Fassbender (Erik Lensherr/Magneto), Jennifer Lawrence (Raven Darkholme/Mystica) e Nicholas Hoult (Hank McCoy/Bestia), che in ogni caso fallisce nel suo evidente tentativo di superare il livello raggiunto dal predecessore, ritengo il suddetto più che onesto, certo con qualche pecca (forse più) ma molte cose piuttosto buone (soprattutto una), poiché per i miei gusti, il solo fatto che X-Men: Apocalypse (in originale) sfiori più volte l'orlo del kitsch, talvolta pescandovi a piene mani, e rimanga comunque un lavoro coeso, di gran gusto, stilisticamente ineccepibile perché eccessivo e ricco di trovate, lo rende a pieno diritto un film a dir poco riuscito. E pazienza se a qualcuno non è piaciuto, i gusti sono gusti.

sabato 23 febbraio 2019

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1 (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2017 Qui - Il terzo episodio della saga, Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1 (The Hunger Games: Mockingjay - Part 1), film del 2014 nuovamente diretto da Francis Lawrence, nonostante le premesse è davvero poca cosa, perché seppur piacevole non è all'altezza addirittura dei primi due (qui il secondo), due orette in cui (troppo) poco accade, due ore inevitabilmente vuote poiché sembra abbastanza palese che sia solo una sorta di trailer promozionale allungato per quello che verrà (che s'immagina dia fuoco alla rivolta e a un minimo di spettacolo accettabile, finalmente). La trama infatti scorre lenta quasi senza colpi di scena o cambi di ritmo, anche se finalmente ci stacchiamo un po' dalla ripetitiva e macchinosa riproposizione delle suggestioni dei "giochi" dell'arena, e guardiamo un po' cosa c'è fuori, e cosa ne è stato e ne sarà degli abitanti più umili e indifesi dopo e durante le aberrazioni perpetuate dalla dispotica Capitol City, sotto il comando del presidente Snow, che ha rapito Peeta e vuole solamente uccidere Katniss che nel frattempo è diventata suo malgrado il simbolo (La ghiandaia imitatrice, nome non propriamente d'impatto secondo me..) di una ribellione che ben presto si trasformerà in guerra. Quest'ultimo fatto è però l'unico che riesce nel suo piccolo a offrire qualche piccolo sussulto. Poiché nel tentativo di cambiare strada qualcosa finalmente si muove, cambia e muta, anche se le stesse nuove idee spacciate per originali, sono sempre identiche con situazioni stra-note, come quella delle dinamiche rivoluzionarie, della perdita degli affetti, dello spettacolo che manovra e gestisce il popolo attraverso le sue immagini eloquenti ma fallaci. Ma oltre a questo e qualche movimento di trama interessante non c'è niente, neanche nelle interpretazioni, anche se una nota di merito la merita sia Jennifer Lawrence sempre brava ma costretta a vestire i panni di un personaggio del tutto privo di ironia ancor più che nei precedenti episodi, sia al grande Philip Seymour Hoffman, che seppur nuovamente trascurato e impiegato male riesce a salvarsi. Così come Julianne Moore (che ritroveremo dopo scorrendo la lista di film anche se ugualmente non in un film eccezionale) che riesce a rendere credibile nel particolare il suo personaggio.

Hunger Games: La ragazza di fuoco (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2017 Qui - Reputo il primo originalissimo e avvincente capitolo il migliore della saga, perché molti erano gli elementi che si distaccavano da altre pellicole ambientate in un futuro distopico post apocalittico, mentre sia nel secondo e nel terzo (diviso in due come ormai abitudine) alcuni di quegli elementi che erano rimasti fuori e che avevano fatto la fortuna del primo, tornano prepotentemente in auge, ovvero la ribellione, i sentimentalismi sempre più marcati, meno azione e la lentezza esasperante, praticamente già visto, già fatto, certo non è del tutto simile a tanti altri, ma la lotta, la guerra, in queste situazioni è il filo conduttore ormai imprescindibile. Ora non che non mi faccia piacere, intendiamoci, ma sta un po' stancando. In ogni caso, Hunger Games: La ragazza di fuoco (The Hunger Games: Catching Fire), film del 2013 diretto da Francis Lawrence, ennesimo adattamento cinematografico di un romanzo di Suzanne Collins, è un discreto e interessante film, ma niente di eccezionale. Accade difatti che in 'Hunger Games: la ragazza di fuoco', il lato sentimentale prende più spazio che nel primo film, e anche se la trama, le scene, i combattimenti e soprattutto la suspense rimangono inalterati, anzi forse addirittura superiori perché le scene nella foresta non sono statiche come nel primo film ma possiedono più azione, non tutto convince, soprattutto perché nella prima parte sembra di assistere ad un lungo déjà-vu. Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) infatti torna a casa sana e salva dopo aver vinto la 74ma edizione degli Hunger Games annuali insieme al tributo Peeta Mellark (Josh Hutcherson), ma dopo e durante aver intrapreso il "tour della vittoria" per i diversi distretti, lei si rende conto che una ribellione sta iniziando a prender corpo, nel frattempo a Capitol City il presidente Snow (Donald Sutherland), incurante della situazione, pensa all'organizzazione dei nuovi Hunger Games, un'edizione (l'ennesima e scioccante) destinata a cambiare Panem per sempre.

lunedì 28 gennaio 2019

Coppia diabolica (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/10/2016 Qui - Coppia diabolica (The Devil You Know) è un inedito e pessimo film giallo del 2013 diretto da James Oakley e scritto da Alex Michaelides. Il film infatti, che parte da uno spunto interessante, impreziosito dalla presenza di Lena Olin (famosa attrice svedese) e da Rosamund Pike, la pazza furiosa di L'amore bugiardo: Gone girl (qui in una veste quasi identica) si perde e finisce per risultare noioso, inconcludente, e neanche lontanamente interessante, con un finale che non dice niente e non va da nessuna parte. Che poi definirlo film diventa complicato dato che la sua durata effettiva è di ben 62 minuti! solo con i titoli iniziali e quelli finali (di ben 9 minuti) raggiunge i 73 nonostante i 76 in 'cartellone', davvero disprezzabile come cosa. E neanche la storia si salva, dato che questo dramma a tinte dark, che narra la storia di Kathryn Vale, ex stella del cinema, che da anni ha abbandonato la scena in seguito alla misteriosa morte del marito, non offre nessun spunto originale, nonostante l'intrigante presenza della bella Pike, attrice straordinaria, che con i suoi sguardi mette sempre in soggezione, perché non sai cosa può succedere quando c'è lei. La storia poi prende una piega inaspettata quando questa ex stella del cinema, ritirata con un terribile segreto da nascondere, proprio mentre la figlia ha deciso di fare la sua stessa carriera, vorrebbe tornare sotto i riflettori ma diventa il bersaglio di un anonimo e insospettabile ricattatore. Una serie di drammatici eventi infine la costringeranno ad affrontare una scomoda verità, che coinvolgerà lei stessa e coloro che la circondano. Insomma tutto abbastanza lineare e semplice, ma il finale (abbastanza scontato) non convince ma soprattutto risulta piatto, come quasi tutto il film, imperniato da un'aura noir dark vintage, ma senza alcun mordente, senza nessun colpo di scena, nonostante l'incipit. Coppia diabolica è perciò quello che si potrebbe definire il classico prodotto di serie B senza nessun coinvolgimento ed emozione, il classico film spazzatura, perché senza essere cattivo è davvero un film (più che altro cortometraggio) orribile, che non consiglierei neanche al mio peggior nemico. Inutile e dimenticabile. S.V.

lunedì 12 novembre 2018

Una folle passione (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/01/2016 Qui - Una folle passione (Serena) è un film del 2014 diretto da Susanne Bier, ispirato al romanzo Serena dello scrittore Ron Rash e interpretato da Jennifer Lawrence e Bradley Cooper. Film in cui si narra di un ricco possidente di terreni che sposa la donna di cui è follemente innamorato e con la quale dividerà la propria attività concernente il commercio di legname, facendola prosperare in maniera considerevole. Soci, sceriffo ed 'ecologisti', ostinati a rilevare le foreste e a farne un parco, intralciano però i loro piani di gloria. Serena è una giovane donna forte, passionale e senza paura: supervisiona i taglialegna, dà la caccia a serpenti a sonagli e salva addirittura la vita di un uomo in mezzo alla natura selvaggia. Una donna con un passato tragico e il desiderio di appartenere a qualcuno nel presente, ma ambiziosa e pronta a tutto pur di tutelare il suo amore e la sua fortuna, persuade George a spingersi oltre i limiti della legalità. Forti del loro potere, dell’ascendente e del carisma che esercitano sugli altri, i Pemberton non permettono a nessuno di ostacolare il loro amore folle e le loro ambizioni. Quando Serena, però, scopre il passato segreto di George e si trova a fare i conti con il proprio ineluttabile destino, l’unione passionale dei Pemberton comincia a sgretolarsi, col tempo e per svariati motivi che comprendono la perdita di un figlio non ancora nato, la presenza di un altro figlio illegittimo concepito con una donna occasionale e la tremenda gelosia della moglie, il matrimonio si deteriora sino ad un punto di non ritorno e sino all'estremo epilogo. Cosa si arriva a fare per amore?