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mercoledì 31 agosto 2022

Ultima notte a Soho (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2022 Qui - Rispetto ad opere passate, nelle quali Edgar Wright sapeva fondere a meraviglia forma e contenuto (basti pensare a Baby Driver - Il genio della fuga), in quest'ultima la sceneggiatura non è all'altezza della vibrante regia, che regala momenti indimenticabili (soprattutto nella fascinosa ricostruzione della swinging London). Forse un po' troppo derivativo per emozionare (le influenze Argentiane sono evidenti, sia in talune scelte fotografiche sia per quanto riguarda elementi della storia) fino in fondo, ma esaltante nella scelta dei pezzi (la versione di Cilla Black del capolavoro Bindiano "Il mio mondo"). Inizia come un dramma onirico-psicologico, per poi sfociare sempre più in un thriller dal sapore sovrannaturale (ad un certo punto non si capisce bene che binari percorra). Se la storia infatti, non priva di qualche ingenuità, non è del tutto originale, la forma è assolutamente inappuntabile. E l'aspetto visivo è la migliore freccia all'arco di un film che appaga e delizia appieno l'occhio (anche per la presenza di Anya Taylor-Joy) ma che lascia un po' di amaro in bocca (convince meno sul piano narrativo per una serie di smagliature nella trama e qualche personaggio poco centrato). Buono, senza gridare al miracolo. Voto: 6

Enola Holmes (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2022 Qui - Ciò che mi ha destato l'attenzione l'occhio è il regista Harry Bradbeer, cioè lo stesso della serie Fleabag. Il meccanismo in Enola Holmes, i continui ammiccamenti e sfondamenti della quarta parete è un'espediente che viene preso pari pari da quella serie, solo che i risultati non sono certo gli stessi. Ironia all'acqua di rose invece di quella tagliente della serie. La storia, anche per come è narrata, aveva delle enormi potenzialità, che tuttavia non vengono sfruttate al meglio, si percepisce che l'opera è meno incisiva di quanto avrebbe potuto essere e non risulta del tutto realizzata. E poi, oggi va tanto di moda insistere su questo femminismo, su questo girl-power, va bene, va bene, lo abbiamo capito, ora basta! Condizionare una intera pellicola su questo argomento alla fine è solo una forzatura. Ne viene fuori un film carino e godibile (quella che funziona è la faccia tosta della giovane e bravissima protagonista Millie Bobby Brown, la quale tiene sulle sue spalle gran parte dell'opera) ma che non supera la sufficienza, avrebbe potuto essere molto meglio. Voto: 5,5

martedì 30 novembre 2021

Every Breath You Take - Senza respiro (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2021 Qui - Un buonissimo cast e un soggetto originale erano le premesse di una visione stimolante, e invece tutto si perde nei meandri di una storia piatta, senza grinta. Eppure il film meriterebbe di essere guardato, soprattutto nel caso in cui si vuol passare una serata rilassante, con un thriller psicologico che non mette ansia. È infatti un film che non indulge nella violenza oltre lo stretto necessario, e che crea la tensione e l'azione che servono senza spingersi troppo oltre. Qual è il limite di questo film? Il promettere (appunto) più di quanto riesca a mantenere. Vi sono, difatti, evidenti limiti di sceneggiatura. Tutta la narrazione si svolge sul doppio registro di ciò che appare rispetto a ciò che davvero è. Purtroppo, la costruzione del racconto e la psicologia dei personaggi non rende onore all'intuizione iniziale che avrebbe potuto portare il film (diretto comunque bene da Vaughn Stein) su binari assai coinvolgenti. I colpi di scena comunque ci sono, e alcune idee narrative sono anche piuttosto interessanti, ma il film nel suo complesso non colpisce come vorrebbe. Casey Affleck e Michelle Monaghan faticano ad emozionare lo spettatore, Sam Claflin riesce però a dare vita ad un villain sottilmente inquietante. Voto: 5+

venerdì 17 settembre 2021

The Nightingale (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2021 Qui - Il film che non ci si aspettava dopo Babadook, la Jennifer Kent s'arrischia con mirabile temerarietà su tutt'altre sponde e affronta gli orrori dell'imperialismo britannico nella natia Australia (siamo in Tasmania, per la precisione) tra aborigeni massacrati e sevizie sulle donne detenute, creando al tempo stesso un ritratto storico veritiero e una riflessione sulla violenza. Rispetto a molti altri film del genere (è a tutti gli effetti un horror del sottogenere rape and revenge) i tempi sono molto più dilatati e la violenza è molto più brutale e realistica. Oltre alla violenza fisica viene mostrata anche la violenza dell'uomo bianco verso le popolazioni indigene. Ma a parte questo non c'è molto altro. Le riflessioni ci sono ma non si sentono. La narrazione non brillando per originalità va via in (scontata) scioltezza. Una certa prolissità, soprattutto nel finale (che avrebbe beneficiato di un buon taglio di forbici), non toglie comunque incisività ad un film, servito fra l'altro da un'intensa recitazione della protagonista, l'italo-irlandese Aisling Franciosi, coraggioso. Per la Kent tuttavia, dopo il precedente molto riuscito, è un netto passo indietro, nonostante questo The Nightingale resti un sufficiente film. Voto: 6

martedì 31 agosto 2021

L'ora più bella (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2021 Qui - Their Finest (tratto dal romanzo Their Finest Hour and a Half di Lissa Evans e ribattezzato in italiano L'ora più bella, da non confondere con L'ora più buia, anche se paradossalmente di Dunkerque si parla ugualmente) propone un soggetto interessante: la macchina del cinema durante il periodo bellico. La curiosità di osservare l'impostazione di certe pellicole in un momento difficile come quello della guerra, per farsi anche veicolo di propaganda. Un film (a metà tra il dramma e la commedia, regalando massicce dosi di emozionalità, non solo amorosa) che ha nella coralità del cast il suo punto forte, Gemma Arterton e Bill Nighy in primo luogo. Un film (diretto da una regia senza grosse pecche, da Lone Scherfig) mai retorico o sopra le righe (cosa per niente scontata quando si ha come sfondo la guerra), che tratta inoltre con intelligenza la tematica dell'emancipazione femminile. Però è un film che sembra perdere il suo punto focale in sotto-trame ridondanti e poco utili rispetto alle aspettative del soggetto iniziale. Si lascia guardare con piacere, ma nulla di più. Voto: 6

mercoledì 17 marzo 2021

Charlie's Angels (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2021 Qui - Visto essenzialmente per gli angeli in azione, una più bella dell'altra (Kristen StewartNaomi ScottElla Balinska, che non se la cavano affatto male in verità nella loro funzionalità/direzione action), perché dal film in questione non m'aspettavo che la mediocrità fatta a persona, e infatti ecco qui un film certamente apprezzabile visivamente ma privo di originalità e abbastanza forzato in alcune situazioni, che si guarda senza problemi e lo si dimentica con rapidità estrema. Comunque non fa schifo, anzi, complessivamente più o meno diverte e bisogna riconoscere alla Elizabeth Banks (qui sceneggiatrice, regista ed attrice) di saper imprimere un certo ritmo alla vicenda e di dirigere piuttosto bene le parti action, purtroppo la storia è troppo infantile e pecca di semplicità (dialoghi banali, il colpo di scena è abbastanza prevedibile, sprecati gli attori coinvolti in ruoli di secondaria importanza), facendo storcere più di una volta il naso (tutto questo girl power forzato è davvero irritabile, non è così che si porta avanti una lotta). E così questo sequel travestito da reboot per il rilancio del franchise, forse era meglio neanche girare, anche perché destinato al dimenticatoio, meglio i vecchi angeli. Voto: 5

venerdì 17 luglio 2020

Resta con me (2018)

Titolo Originale: Adrift
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Drammatico, Sentimentale
Produttore: Shailene Woodley, Baltasar Kormákur
Aaron Kandell, Jordan Kandell, Ralph Winter
Regia: Baltasar Kormákur
Sceneggiatura: David Branson Smith
Aaron Kandell, Jordan Kandell
Cast: Shailene Woodley, Elizabeth Hawthorne
Sam Claflin, Jeffrey Thomas, Grace Palmer
Durata: 95 minuti

Shailene Woodley e Sam Claflin contro la tempesta in una pellicola tratta da una storia vera.
Durante una traversata in yacht sull'Oceano Pacifico, una coppia viene travolta da un uragano.

martedì 30 luglio 2019

Rachel (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2019 Qui
Tema e genere: Dramma romantico in costume adattamento di un famoso romanzo.
Trama: Un giovane è deciso ad avere giustizia per la morte del suo amato cugino, che si sentiva perseguitato dall'affascinante donna che aveva appena sposato. Ma quando conoscerà la vedova, ogni cosa cambierà.
Recensione: Nella sua ultima fatica Roger Michell, già regista del famoso Notting Hill, si concede al suo grande amore per i film in costume adattando il noto romanzo Mia cugina Rachele di Daphne du Maurier. L'opera era già stata trasposta nel 1952, quando Henry Koster ne aveva fatto un film con protagonisti Olivia de Havilland e Richard Burton, in questa nuova versione troviamo invece l'altrettanto brava (e bella) Rachel Weisz nei panni della femme fatale e un Sam Claflin come sempre poco convincente, che interpreta il giovane e ingenuo Philip. Il film è romanzescamente diviso in tre parti, tramite le quali si snoda una storia, che si annuncia però come prevedibilissima sin dalle prime scene. Ma non solo, anche piuttosto fredda. Il risultato è così un film romantico in costume piuttosto convenzionale e patinato, calibrato in ogni sua singola componente ma complessivamente piuttosto rigido e monocorde. Sfumato e tetro, incentrato sui tema della fascinazione, dell'idealizzazione e del desiderio a distanza, fino ad approdare a un finale ancor più cupo e mesto delle premesse, il film di Michell non si segnala per particolari guizzi, è estremamente succube tanto di una confezione imbalsamata quanto di una sorgente letteraria probabilmente di buon livello, che al cinema finisce però per risultare illustrativa tanto nelle sottolineature visive quanto nella restituzione del sentimento e delle dinamiche attrattive. Si salva unicamente appunto per la bella fotografia e la buona performance della protagonista. Sprecati gli altri attori e paradossalmente più il film calca la mano sul sentimentalismo e più lascia indifferenti. Nell'economia del film sono sbagliati e ripetitivi persino i ritmi e le situazioni del finale, sospeso e sbrigativo in una domanda che ha l'ambizione di elevarsi a metafora sulla natura umana, ma che rimane saldamente ancorata a terra, inadeguata al contesto e al livello del resto della pellicola. Un livello comunque mediocre, come la pellicola alla fine dei conti.
Regia: Dall'inizio era chiaro che si sarebbero qui mischiati elementi quali thriller, amour fou e desiderio in un intreccio possibilmente torbido e avvincente. Elementi che purtroppo Roger Michell non riesce a restituire in questa versione cinematografica, più preoccupato della forma a discapito delle emozioni, come spesso accade nel cinema inglese.

venerdì 5 aprile 2019

Il cacciatore e la regina di ghiaccio (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/11/2017 Qui - Il cacciatore e la regina di ghiaccio (Fantasy, USA, 2016): Partire dicendo che la storia non è stata mai raccontata e che racchiude in sé qualcosa di diverso e poi raccontare invece sempre la solita storia di amore (che vince sempre) e vendetta (che ti consuma dentro) non è un buon viatico per un film (una produzione che eccede per aspetti tecnici, musiche e costumi, a discapito però dell'intreccio narrativo spesso smarrito in un continuo e fantasioso carnevale fiabesco) come questo, uno strano incrocio tra il prequel del primo film e sequel/spin-off di quest'ultimo, dato che ci racconta le vicende del Cacciatore prima e dopo la conquista del trono da parte di Bella, quando incrocerà sulla sua strada due letali avversarie che ostacoleranno il suo amore per una sua coetanea "schiavizzata" sin da ragazzini. Sfortuna vuole però che poco si salvi di questo film mal riuscito, colpa soprattutto di una trama (con molti stereotipi e senza significato) discutibile (tutto scorre con discreta prevedibilità, mancano guizzi o situazioni che creino interesse o catturino l'attenzione, insomma è una storia che, così raccontata, non suscita emozioni né risveglia sentimenti). Anche perché seppur il cast accurato offre comunque tutta la propria bellezza estetica tra azione, pathos ed ironia, l'azione è davvero scarsa (pochissimi scontri degni di nota) e la parte centrale è noiosa. Giacché questo fantasy abbastanza anonimo (come il suo regista Cedric Nicolas-Troyan), con poca creatività e pochi momenti di spessore, è un film insipido, non abbastanza serio per essere credibile, non abbastanza ignorante da puntare sul trash divertente. L'unica cosa buona gli effetti speciali e il cast (soprattutto per tre straordinarie bellezze), seppur con dei personaggi poco caratterizzati. Perché anche se Charlize Theron è ipnotica al punto giusto ed Emily Blunt glacialmente credibile (dopotutto la sceneggiatura ricalca alla meno-peggio Frozen), ed anche se Jessica Chastain fa quel che può, al contrario di Chris Hemsworth che fatica anche a cambiare espressione, a non convincere è lo sviluppo narrativo di una favola potenzialmente avvincente. Il cacciatore e la regina di ghiaccio in definitiva è quindi una pellicola ben confezionata ma freddina e distante, non stuzzica né coinvolge particolarmente. Col budget e gli interpreti a disposizione infatti, a mio modo di vedere, si poteva fare molto meglio. Per me la delusione c'è stata e non lo consiglio. Voto: 5,5

giovedì 7 marzo 2019

Io prima di te (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/04/2017 Qui - Per chi mi conosce e qualcosa sa, saprà che vedere Io prima di te (Me Before You), film del 2016 diretto dalla sconosciuta Thea Sharrock, tratto dall'omonimo libro di Jojo Moyes, non è stato per me del tutto facile, anche se purtroppo il film seppur emozionante è davvero tanto banale quanto superficiale, per cui non mi ha del tutto scosso, anzi, mi ha pure un po' infastidito, non tanto per i luoghi comuni nei confronti dei disabili (passabili anche se abbastanza irritanti), quanto per le scelte, personalmente sbagliate, del protagonista e anche della regista nonché di tutto il film, che lascia secondo me un messaggio negativo più che positivo sulla vita. Questo perché il film che propone temi delicati, che racconta la storia di un ragazzo trentenne divenuto quadriplegico dopo esser stato investito da una moto che viene assistita per fargli compagnia (e fargli cambiare idea su di una drastica decisione) da una dolce tanto goffa quanto sensibile e piena di buona volontà ragazza, diviene man mano la classica (stucchevole) storiella d'amore tra un principe azzurro ricco (e belloccio) e la crocerossina povera, troppo prevedibile sin dall'inizio, anche se, cosa protesti mai trovare in una romantica commedia se non miriadi di cliché? sì è vero, ma non così, e soprattutto non con un finale (solo cinematograficamente parlando degno) che lascia secondo me un messaggio sull'amore abbastanza banale e non giustificato.

sabato 23 febbraio 2019

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1 (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2017 Qui - Il terzo episodio della saga, Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1 (The Hunger Games: Mockingjay - Part 1), film del 2014 nuovamente diretto da Francis Lawrence, nonostante le premesse è davvero poca cosa, perché seppur piacevole non è all'altezza addirittura dei primi due (qui il secondo), due orette in cui (troppo) poco accade, due ore inevitabilmente vuote poiché sembra abbastanza palese che sia solo una sorta di trailer promozionale allungato per quello che verrà (che s'immagina dia fuoco alla rivolta e a un minimo di spettacolo accettabile, finalmente). La trama infatti scorre lenta quasi senza colpi di scena o cambi di ritmo, anche se finalmente ci stacchiamo un po' dalla ripetitiva e macchinosa riproposizione delle suggestioni dei "giochi" dell'arena, e guardiamo un po' cosa c'è fuori, e cosa ne è stato e ne sarà degli abitanti più umili e indifesi dopo e durante le aberrazioni perpetuate dalla dispotica Capitol City, sotto il comando del presidente Snow, che ha rapito Peeta e vuole solamente uccidere Katniss che nel frattempo è diventata suo malgrado il simbolo (La ghiandaia imitatrice, nome non propriamente d'impatto secondo me..) di una ribellione che ben presto si trasformerà in guerra. Quest'ultimo fatto è però l'unico che riesce nel suo piccolo a offrire qualche piccolo sussulto. Poiché nel tentativo di cambiare strada qualcosa finalmente si muove, cambia e muta, anche se le stesse nuove idee spacciate per originali, sono sempre identiche con situazioni stra-note, come quella delle dinamiche rivoluzionarie, della perdita degli affetti, dello spettacolo che manovra e gestisce il popolo attraverso le sue immagini eloquenti ma fallaci. Ma oltre a questo e qualche movimento di trama interessante non c'è niente, neanche nelle interpretazioni, anche se una nota di merito la merita sia Jennifer Lawrence sempre brava ma costretta a vestire i panni di un personaggio del tutto privo di ironia ancor più che nei precedenti episodi, sia al grande Philip Seymour Hoffman, che seppur nuovamente trascurato e impiegato male riesce a salvarsi. Così come Julianne Moore (che ritroveremo dopo scorrendo la lista di film anche se ugualmente non in un film eccezionale) che riesce a rendere credibile nel particolare il suo personaggio.

domenica 4 novembre 2018

Scrivimi Ancora (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/01/2016 QuiScrivimi ancora è una commedia romantica basata sul romanzo bestseller rosa di Cecelia Ahern. Rosie e Alex sono legati da una forte amicizia sin dall'infanzia, si sono sempre raccontati tutto, compresi i sogni bizzarri di Alex (solo 2 a dir la verità e pure stupidi). La loro amicizia è già amore ma nessuno dei due riesce ad ammetterlo, e a partire da un bacio scambiato durante la festa ad alto tasso alcolico per i 18 anni di Rosie si innesca una catena di equivoci e rimandi che durerà per 12 anni. Rosie e Alex infatti fanno delle scelte sbagliate e rischiano di separarsi, ma grazie ad una fitta corrispondenza, fatta di lettere, e-mail, bigliettini, sms e cartoline riescono a preservare negli anni la loro 'amicizia'. Il regista segue tutti i canoni del genere, la storia di #ScrivimiAncora procede come una catena di fraintendimenti ed occasioni mancate, per tutto il film Rosie ed Alex si "quasibaciano", in diretto contrasto con le "scopate facili" delle recenti commedie americane che, ricorda con realismo europeo, nella realtà possono avere conseguenze assai spinose. Dialoghi freschi e divertenti, al contrario degli snodi, spesso meccanici, improbabili e gestiti facendo scomparire il personaggio di cui, in quel momento, non si vuole (o può) approfondire l'arco narrativo.

martedì 16 ottobre 2018

Posh (2014)

Mini recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/11/2015 Qui - Posh: Un gruppo di studenti (interpretati da Max Irons, Sam Claflin e Douglas Booth più Holliday Grainger e Natalie Dormer) ammessi a Oxford entrano nel club accademico più esclusivo, il Riot (che accoglie solo dieci membri destinati a "diventare delle fottute leggende"). Il film (del 2014) descrive l'ambiente sociale di una upper class spocchiosa e arrogante, convinta che il proprio posto nel sistema di caste che ancora oggi caratterizza la società inglese sia frutto di un disegno divino. La storia culmina in una lunghissima cena in cui i fraternity boys si divertono a mangiare, bere, tirare di coca, umiliare le ragazze presenti e diventare elementi di sempre maggiore disturbo per gli altri avventori e per il proprietario del locale, incarnazione perfetta (sempre secondo loro) della mediocrità borghese che verrà preso a bastonate, ma grazie al loro ceto riusciranno ad evitare dei guai, senza però pentirsi. Mi aspettavo molto di più, nessuna scena 'importante', i figli di papà non cambieranno mai. Spocchioso. Voto: 5,5