Visualizzazione post con etichetta Gugu Mbatha-Raw. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gugu Mbatha-Raw. Mostra tutti i post

martedì 14 dicembre 2021

Motherless Brooklyn - I segreti di una città (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/12/2021 Qui - La New York degli anni '50 è ricostruita alla perfezione nelle mani di scenografi e direttori della fotografia al servizio di Edward Norton, alla sua seconda prova in cabina di regia e a diciannove anni di distanza dal precedente film. Un giallo di tutto rispetto, che non lesina momenti di grande cinema. Purtroppo il problema è nello script, le vicende narrate sono infatti tante e particolareggiate ma rendono difficile la trasposizione causa pesantezza e confusione della sceneggiatura. La lunghezza del film un po' eccessiva alla fine annoia nonostante la prova recitativa di Norton tornato a grandi livelli. Nonostante il resto del cast sia di prima scelta rimane un film non perfettamente riuscito, magari se la sceneggiatura fosse stata affidata a qualcun altro sarebbe stato meglio, Norton troppo ambizioso. Qualche tic e qualche minuto in meno avrebbero giovato ma riconosciamogli uno stile e dei dialoghi abbastanza ricercati. Motherless Brooklyn, sorta di omaggio al noir degli anni '50 con una storia non troppo originale di corruzione urbanistica venata di razzismo e una sottotrama sentimentalistica un po' accomodata per affiancare la vicenda principale, a conti fatti apprezzabile. Voto: 6

venerdì 16 luglio 2021

The Cloverfield Paradox (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - Dopo Cloverfield, esperimento mokukaiju riuscitissimo e 10 Cloverfield Lane, di difficile collocazione in un genere e a mio parere riuscito anche questo, arriva The Cloverfield Paradox, che sceglie di percorrere la strada della fantascienza mista a orrore. La sceneggiatura è quasi maldestra ma la messinscena e alcune sequenze (la donna intrappolata dentro una parete) lasciano il segno. Meno potente rispetto ai due film che lo precedono, è comunque un gioiellino d'intrattenimento che sa il fatto suo. Certo, alcune cose risultano alquanto confuse e non ben sviluppate, ma alla fine risulta senza infamia e senza lode, onesto nella sua non originalità. La pellicola, che si salva anche grazie (appunto) ad una impeccabile realizzazione tecnica e ad una convincente prova degli attori (da Gugu Mbatha-Raw a Daniel Brühl, fino a tutti gli altri), cerca di dare una pseudo spiegazione dell'apparizione del gigantesco mostro protagonista del primo capitolo, ma vi riesce solo in parte ed in maniera anche un po' forzata (cosa comunque comprensibile dato che inizialmente non doveva essere collegato agli altri), ma nonostante questo si lascia seguire fino al suo finale ad effetto. Voto: 6

venerdì 14 agosto 2020

Fast Color (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/08/2020 Qui - Un film che si inserisce a pieno diritto nel filone dei supereroi, ma lo fa in modo del tutto originale e inaspettato, qua infatti si parla di donne (tre generazioni di donne, e tutte ben interpretate, nonna Lorraine Toussaint, figlia Gugu Mbatha-Raw e nipote Saniyya Sidney) che hanno quasi sempre dovuto nascondere i propri poteri per non essere oggetti di studio o fenomeni da baraccone (nel resto del cast da citare David Strathairn). Non solo, il film parla anche del rapporto profondo tra la capacità di portare grandi cambiamenti e la paura che accompagna questo grande potere, e lo fa utilizzando il linguaggio della maternità e della responsabilità di una nuova vita. Insomma qualcosa di diverso dal solito, ma neanche di così tanto riuscito, però certamente particolare è questa pellicola inizialmente confusa, si faticano a comprendere i poteri della donna, ma via via abbastanza lineare. Forse per questo prevedibile, ma comunque capace di coinvolgere. Giacché questo film di fantascienza è pure ambientato in un prossimo futuro devastato da una terribile siccità globale, e fa in qualche modo impressione (il senso di catastrofe imminente è dato da particolari sullo sfondo, come il prezzo altissimo dell'acqua, trasportata in contenitori di recupero). Gli effetti speciali sono limitati, dato il budget medio/basso del film (diretto da Julia Hart), ma quando vengono usati questo avviene con grande eleganza e con soluzioni visive assolutamente spettacolari. Niente di mirabile certo, anche nel complesso, ma discretamente apprezzabile sì. Voto: 6

martedì 16 luglio 2019

Miss Sloane - Giochi di potere (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2019 Qui
Tema e genere: Thriller politico che tramite una spietata protagonista solleva il velo sull'industria sotterranea e potente delle lobby.
Trama: Una lobbysta aggressiva e vincente abbandona la sua potente agenzia per dedicarsi (per puro interesse) a una nobile causa: la battaglia contro le armi. Sempre con il suo stile spregiudicato.
RecensioneMiss Sloane è un film inizialmente complesso (ma sempre con un ritmo veloce e ottimi dialoghi) ma pian piano si chiariscono come in un puzzle i vari elementi di una battaglia senza esclusione di colpi. La protagonista (lobbista straordinaria, la più ricercata a Washington) è una donna che ha eliminato la propria femminilità (che certo non è riscoperta, istinti a parte, negli appuntamenti a pagamento), dalla battuta sarcastica, che non guarda in faccia a nessuno per ottenere quel che vuole. Come capirà la giovane ma già esperta collega, che le confida un fatto privato e che tale dovrebbe rimanere. Infatti, la protagonista, anche attraverso sistemi non proprio eticamente irreprensibili, userà tutte le sue armi (ed assi nella manica) a disposizione per raggiungere il suo obbiettivo (che in questo caso però è sia nobile che giusto, far approvare la legge sul controllo delle armi), ma, si sa, il troppo accanimento e la sovraesposizione oltre a compromettere i rapporti umani possono portare gli avversari ad alzare il tiro: compromessa, vulnerabile e sotto inchiesta da parte del Senato, Miss Sloane potrebbe finalmente aver trovato pane per i suoi denti. Diretto dal britannico John Madden (Shakespeare in LoveMarigold Hotel, tra gli altri), Miss Sloane è un film dall'ingranaggio rodatissimo, sorretto da una Jessica Chastain ancora una volta sontuosa e supportato da un ensemble di comprimari di prim'ordine. Oscillando con buon ritmo tra il ritratto di una figura professionale borderline e ambigua (al netto di ben più di qualche stereotipo) e la cifra dello spy-thriller politico, con tanto di tecniche di sorveglianza, pedinamenti, doppiogiochismi e via dicendo, il film procede spedito verso l'obiettivo. Un intrattenimento di più che discreto livello, che ricalca in un certo modo opere tutto sommato affini come Le idi di marzo di George Clooney o format centrati sul lavoro d'equipe e sull'isteria di alcune professioni (vedi The Newsroom di Aaron Sorkin), con tanto di (prevedibile) ribaltamento finale e chiusura "con sorpresa" abbastanza forzata e a dir poco inverosimile, ma, tutto sommato, va bene anche così. Il film infatti, a un certo punto inizia ad accumulare colpi di scena, forse troppi e troppo in fretta, però si fa apprezzare, anche nel finale ad effetto, grazie a una lucidità (venata di pessimismo sulla democrazia americana) nell'affronto di temi delicati, a sceneggiatura e dialoghi scritti con grande arguzia e brillantezza, a una regia funzionale ma non piatta e a un'attrice meravigliosa come Jessica Chastain. Difatti, se nel finale alcuni colpi di scena a tamburo battente sembrano far pensare a una chiusura un po' facile e quasi trionfale della vicenda, l'epilogo amaro e dimesso riporta la storia a una dimensione non certo consolatoria, ma di duro attacco a un sistema che mostra il suo lato oscuro.

domenica 7 luglio 2019

Nelle pieghe del tempo (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/03/2019 Qui - Anche la Disney può sbagliare. Lo sappiamo da sempre (è già successo, ricordate Alice attraverso lo specchio? No? Meglio) eppure si rimane ancora sconcertati di fronte alla possibilità della casa dei sogni di fallire. Questa volta poi si rischia di toccare il punto più basso del percorso cinematografico del mondo immaginifico creato agli inizi degli anni Venti, una caduta rovinosa in cui nessuno, davvero nessuno, riesce ad uscirne illeso. La colpa di tali ferite è causata dall'ultimo lungometraggio targato Disney del 2018, intitolato Nelle pieghe del tempo (A Wrinkle in Time), pellicola tratta dal romanzo omonimo del 1963 scritto da Madeleine L'Engle e diretta da Ava DuVernay, che dai fatti reali di Selma - La strada per la libertà passa all'inverosimile e all'astratto in questo suo ultimo lavoro. Un lavoro che non soddisfa (ma per niente proprio) le aspettative, dimostrandosi fallimentare sotto molteplici punti di vista. Perché sì, senza mezzi termini, Nelle Pieghe del Tempo (che va avanti tra scenari ridicoli, personaggi inutili e momenti completamente piatti) è sia un film brutto sia un film sbagliato, non c'è scampo. Anche capire da dove partire per descrivere il fallimento del film è compito arduo, perché davvero non c'è un aspetto che si salvi. Manca il grande senso di avventura e scoperta dei film per ragazzi, manca l'intrattenimento puro, con le scene allungate fino a che il già poco senso di esse non diventi autentica e inspiegabile tortura. Forse a dare più fastidio è la costante ripetitività del nulla che il film propone. I protagonisti sono sballottati avanti e indietro senza che se ne capisca il senso. Se l'emozione latita, la tensione manca totalmente, ed assistiamo ad un carrozzone di colori e CGI tirato avanti col pilota automatico. Insomma un film, che si fa quasi fatica a definirlo un vero film, davvero sconclusionato, malfatto e goffo. Un film che pecca di un'eccessiva noncuranza dei dettagli. Giocando senza logica con lo spazio e il tempo, il film dimentica spesso la basilare regola della consequenzialità causa-effetto, alternando eventi incoerenti tra loro con improbabili deus ex machina risolutivi. Tra enormi lacune narrative e mancanze para-sintattiche, la storia si snoda pertanto con fatica, rendendo la visione non eccessivamente difficile ma indubbiamente fastidiosa. A peggiorare la situazione, non manca poi il classico buonismo della Disney che, nonostante in altre pellicole sia perfettamente equilibrato, qui produce una perenne e paternalista atmosfera moraleggiante.

lunedì 27 maggio 2019

Una doppia verità (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/06/2018 Qui - Una doppia verità (Thriller, Usa 2016): The Whole Truth, diretto da Courtney Hunt (Frozen River), è un legal-movie che tratta di un classico caso di parricidio la cui soluzione sembra anche troppo ovvia. Il film infatti, sorretto in ogni caso da un buon cast (Keanu ReevesRenée ZellwegerGugu Mbatha-RawGabriel Basso e Jim Belushi), che tuttavia sembra recitare in sottrazione, è uno di quei film che procede per accumulo di colpi di scena o supposti tali (soprattutto grazie a flashback e ad una scottante rivelazione), che però si annullano l'un l'altro (quasi come in un gioco a somma zero), per poi "svelare" la banale verità finale, che era esattamente quella che vi eravate immaginati sin dall'inizio. In tal senso se avete intenzione di vederlo, non guardate il trailer, è uno di quei casi in cui mostra davvero più del dovuto. Non ci vuole né un genio, né un intuito particolare, né un guizzo di fantasia difatti per capire dove questo "intricato" thriller psicologico porti, ovvero ad un prodotto che seppur per buona parte del film coinvolge lo spettatore, nella seconda, dopo il finale fiacco e banale, delude. Una doppia verità è difatti un film senz'anima, con situazioni prevedibili che, alla ricerca di quel (patetico) colpo di scena si sfalda. E alla fine quello che ne vien fuori è un film da dimenticatoio, con una forzatissima sceneggiatura che di certo non aiuta a salvare la pellicola dalla mediocrità. Voto: 5

sabato 4 maggio 2019

Free State of Jones (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2018 Qui - E' un film che mi è piaciuto, Free State of Jones, film del 2016 scritto e diretto da Gary Ross. Il film infatti, nonostante alcuni difetti che in ogni caso non ne pregiudicano la sua lodevole riuscita, e raccontandoci una storia del tutto sconosciuta ai più (un fatto storico per troppo tempo seppellito e distorto e un personaggio intenso e carismatico, magistralmente interpretato dal premio Oscar Matthew McConaughey), quella incredibile e vera del contadino Newton Knight che durante la guerra di secessione americana guidò una rivolta che portò la contea di Jones alla separazione dagli Stati della Confederazione, si fa moderatamente apprezzare. Giacché questo è un film davvero bello, teso e diretto come la traiettoria di una freccia tesa al bersaglio, il bersaglio della vergogna e della disperazione di chi, per secoli si è visto negare i diritti più elementari. Free State of Jones non è però solo una storia di ribellione o di schiavitù, è soprattutto un'aperta denuncia nei confronti di pregiudizi che ancor oggi offuscano la mentalità di un'America in cui il Ku Klux Klan non è purtroppo solo un ricordo. La lotta intrapresa da Knight è una battaglia in difesa di una libertà e di diritti troppo spesso ignorati o violati. A sottolineare ulteriormente questo aspetto, nel film affianca e completa la narrazione il processo del 1948 dello Stato del Mississipi contro Davis Knight che, in quanto discendente di Newt Knight e della sua seconda compagna, la schiava Afroamericana Rachel, è considerato per un ottavo nero e quindi colpevole per aver sposato una donna bianca e aver così violato la legge sui matrimoni misti. Questo caso, inserito nella storia principale attraverso il sapiente uso di flashforward, mette in luce come, a 85 anni di distanza dalla rivolta di Newt, vengano violati gli stessi diritti per i quali lui stesso si era battuto.

giovedì 28 febbraio 2019

Zona d'ombra (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2017 Qui - Il lungometraggio drammatico Zona d'ombra (Concussion), film del 2015 scritto e diretto da Peter Landesman, con protagonista Will Smith, narra la vera storia del patologo nigeriano dottor Bennet Omalu, che sfidò la fortissima e potentissima NFL, dimostrando scientificamente che il football americano, soprattutto a causa dei violentissimi impatti, tipici di questo sport, danneggia irreversibilmente il cervello, provocando L'encefalopatia traumatica cronica (CTE). Alla luce di questo drammatico racconto di cronaca autentica, che sembra avere apparentemente però un lieto fine, ci si aspetterebbe che questa disciplina sportiva sia stata abolita o quantomeno ridimensionata. Purtroppo per quello che si vede e si sente, in America perlomeno, è una pratica ancora popolarissima e i rimedi che sarebbero stati adottati sono banalissimi palliativi. D'altronde queste battaglie legali, ingaggiate da volenterosi e tenaci cittadini dotati di grande senso civico e  moralità, contro le fortissime lobby, tipo quella del tabacco sono durissime, si pensi a quali studi legali si possono affidare, con i mezzi economici che si possono permettere e dunque destinate il più delle volte al fallimento. Ogni tanto qualcuno riesce ad ottenere un iperbolico indennizzo, ma le cose sostanzialmente non cambiano.

giovedì 31 gennaio 2019

Il luogo delle ombre (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/10/2016 Qui - Il luogo delle ombre (Odd Thomas) è un atipico e alquanto inusuale thriller horror del 2013 diretto da Stephen Sommers (La mummia 1 e 2, Van Helsing), adattamento cinematografico de Il luogo delle ombre di Dean R. Koontz, primo romanzo della serie Odd Thomas. Il protagonista, un ragazzo di venti anni che conduce la propria esistenza nella città desertica di Pico Mundo, in California, è interpretato dal compianto Anton Yelchin (qui davvero bravo) prematuramente scomparso poco tempo fa. Lui però che sembrerebbe un ragazzo come tanti altri, ha un dono speciale, può percepire la presenza dei defunti con qualcosa di sospeso e non solo. I defunti infatti con i quali però non può parlare ma, nel caso siano deceduti per morte violenta, può cercare di risalire ai colpevoli, gli appaiono per aiutarlo a risolvere i crimini di cui sono stati vittime ed aiutarlo per prevenire future carneficine. Un giorno però nella tavola calda dove lavora, appare un misterioso uomo, che Odd soprannomina "Fungus Man" (a causa della sua carnagione che ricorda la muffa e del suo bizzarro taglio di capelli), seguito da un grande sciame di Bodachs, creature oscure che appaiono solamente durante i periodi antecedenti a morti e carneficine (una variante del goblin o del bogeyman). E grazie al suo dono soprannaturale, Odd intuisce che il misterioso uomo è collegato da un'imminente catastrofe che sta per abbattersi sulla città, ma Odd avrà solo 24 ore di tempo per sventarla. In questa sua missione sarà aiutato dalla sua giovanissima e bellissima fidanzata Stormy (la meravigliosa Addison Timlin) di cui è follemente innamorato a cui è legata dal destino. I due credono negli ideali idealissimi, e Odd, accompagnato da una figura paterna sostitutiva quale è il capo della polizia locale (interpretato da un William Dafoe comunque sempre bravo anche se un po' alleggerito dalle sue parti solitamente drammatiche), ha tutte le carte in regola per essere il poliziotto giustiziere paranormale della cittadina, che deve difendere dal male imminente e ovviamente ci riuscirà, non senza danni collaterali.