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domenica 7 luglio 2019

Nelle pieghe del tempo (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/03/2019 Qui - Anche la Disney può sbagliare. Lo sappiamo da sempre (è già successo, ricordate Alice attraverso lo specchio? No? Meglio) eppure si rimane ancora sconcertati di fronte alla possibilità della casa dei sogni di fallire. Questa volta poi si rischia di toccare il punto più basso del percorso cinematografico del mondo immaginifico creato agli inizi degli anni Venti, una caduta rovinosa in cui nessuno, davvero nessuno, riesce ad uscirne illeso. La colpa di tali ferite è causata dall'ultimo lungometraggio targato Disney del 2018, intitolato Nelle pieghe del tempo (A Wrinkle in Time), pellicola tratta dal romanzo omonimo del 1963 scritto da Madeleine L'Engle e diretta da Ava DuVernay, che dai fatti reali di Selma - La strada per la libertà passa all'inverosimile e all'astratto in questo suo ultimo lavoro. Un lavoro che non soddisfa (ma per niente proprio) le aspettative, dimostrandosi fallimentare sotto molteplici punti di vista. Perché sì, senza mezzi termini, Nelle Pieghe del Tempo (che va avanti tra scenari ridicoli, personaggi inutili e momenti completamente piatti) è sia un film brutto sia un film sbagliato, non c'è scampo. Anche capire da dove partire per descrivere il fallimento del film è compito arduo, perché davvero non c'è un aspetto che si salvi. Manca il grande senso di avventura e scoperta dei film per ragazzi, manca l'intrattenimento puro, con le scene allungate fino a che il già poco senso di esse non diventi autentica e inspiegabile tortura. Forse a dare più fastidio è la costante ripetitività del nulla che il film propone. I protagonisti sono sballottati avanti e indietro senza che se ne capisca il senso. Se l'emozione latita, la tensione manca totalmente, ed assistiamo ad un carrozzone di colori e CGI tirato avanti col pilota automatico. Insomma un film, che si fa quasi fatica a definirlo un vero film, davvero sconclusionato, malfatto e goffo. Un film che pecca di un'eccessiva noncuranza dei dettagli. Giocando senza logica con lo spazio e il tempo, il film dimentica spesso la basilare regola della consequenzialità causa-effetto, alternando eventi incoerenti tra loro con improbabili deus ex machina risolutivi. Tra enormi lacune narrative e mancanze para-sintattiche, la storia si snoda pertanto con fatica, rendendo la visione non eccessivamente difficile ma indubbiamente fastidiosa. A peggiorare la situazione, non manca poi il classico buonismo della Disney che, nonostante in altre pellicole sia perfettamente equilibrato, qui produce una perenne e paternalista atmosfera moraleggiante.

lunedì 19 novembre 2018

Selma: la strada per la libertà (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/02/2016 Qui - Selma: La strada per la libertà (Selma) è un film del 2014, che ha ricevuto 2 nomination all'Oscar e 4 nomination ai Golden Globe 2015, tra cui miglior film e regia. La stupenda e bellissima 'Glory', la canzone che accompagna la colonna sonora, ha vinto entrambi i premi, qui il video. Il film rappresenta una rievocazione delle marce da Selma a Montgomery che dal 1965 segnarono l'inizio della rivolta per i diritti civili negli Stati Uniti. Negli ultimi anni il cinema americano ha iniziato un percorso alla scoperta dei momenti fondamentali che hanno caratterizzato la storia della conquista dei diritti per le persone di colore, da Lincoln, a 12 anni schiavo e a Django Unchained. Film che hanno finalmente squarciato realtà drammatiche che per troppo tempo sono rimaste sconosciute al grande pubblico americano e non solo. Strano e spiacevole però, è anche il fatto che non ci siano film su Luther King, e la regista Ava DuVernay (miglior regista al Sundance Film Festival del 2012 per Middle of Nowhere) ha cercato con Selma di ovviare a tale mancanza storica oltre che cinematografica. Il film, narra l'intervento di Martin Luther King Jr. (David Oyelowo), carismatico leader pacifico della rivoluzione non violenta, nei tre mesi del 1965 in cui si oppose al regime bianco con una pericolosa campagna, per imporre l’imprescindibile diritto di voto anche ai neri, una delle più memorabili battaglie. Organizzò infatti una marcia pacifica in Alabama, da Selma a Montgomery, che culminò con la firma del presidente Johnson (Tom Wilkinson) del Voting Rights Act, una delle vittorie più significative per il movimento dei diritti civili, oltre che a distanza di anni con la morte di King a soli 39 anni. Il film non ha particolari meriti cinematografici, regia piatta, una narrazione con pochi sussulti emotivi, a tratti un po' lento soprattutto quando mostra i risvolti personali della vita del protagonista, ma assolutamente secondaria la sottolineatura estetica rispetto alla primaria importanza di consapevolizzare il mondo intero su un aspetto mortificante della storia, soprattutto americana. Nonostante qualche piccolo difetto il film è comunque molto interessante e ben recitato. La scenografia ci fa respirare a pieni polmoni l'atmosfera dell'America degli anni 60 dove negli stati del sud, nonostante le leggi teoricamente consentissero il voto ai neri, di fatto tutti i poteri forti concentrati nelle mani dei bianchi, cercano di negare loro questo diritto che sta alla base dell'emancipazione umana e sociale di un popolo.