Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/08/2022 Qui - Onesto tentativo (in parte riuscito da parte di Benni Diez) di omaggiare i Monster movie anni '80 e '90 (ero convinto che si trattasse di un qualcosa di più tradizionale, ma oltre che citazionistico, velatamente ironico). La trama è ridotta all'osso: vespe mutanti attaccano una villa di campagna e diventano sempre più grosse. Nessuno dei personaggi risulta particolarmente simpatico (protagonisti compresi), eccezion fatta per il veterano Lance Henriksen che fa piacere rivedere. Fra routine e banalità assortite, a salvare lo spettacolo sono gli SFX artigianali e molto gore, ovvero tutto ciò che ogni appassionato consapevole chiede di vedere in questo tipo di film. Semplice, ma divertente. Perché è vero che i dialoghi sembrano quasi improvvisati, vista la pochezza, è vero che alcuni momenti sono così vuoti che sembrano aggiunti per fare minutaggio, ma nel complesso l'azione ed appunto gli effetti speciali (migliori di tante altre pellicole ben più famose) aiutano a rendere interessante la visione. Niente di idilliaco ma meritevole di essere considerato nel suo genere. Voto: 5,5
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Lance Henriksen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lance Henriksen. Mostra tutti i post
sabato 20 agosto 2022
martedì 31 maggio 2022
Falling - Storia di un padre (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Con la sua opera prima da regista, Viggo Mortensen costruisce un
racconto che fa della memoria il suo punto di maggior interesse.
Muovendosi tra i caotici ricordi del suo protagonista, egli fa emergere
la complessità di certi rapporti famigliari. Insieme al quasi
contemporaneo (ma obbiettivamente migliore) The Father analizza
la
malattia
degenerativa di un genitore, ma qui il piglio è decisamente più
intimista e la diatriba tra padre e figlio è molto accentuata. Un
diverso punto di visione interessante, ma non per questo preferibile o
più incisivo. Che Falling - Storia di un padre sia un film
ambizioso
non vi sono
dubbi. Meno certezze, invece, si hanno sulla sua effettiva riuscita (non
sempre il ritmo del film si rivela all'altezza del racconto).
L'esordio di Mortensen testimonia fin da subito la sua natura di film di
poesia (in opposizione a quello di prosa), contraddistinto da un
montaggio "sensoriale" che mette in comunicazione, senza soluzione di
continuità, presente e passato. Ma, nonostante le nobili e sincere
intenzioni, il film dà la sensazione di essere un fiore bellissimo
incapace di sbocciare. E alla fine, nonostante alcune sequenze comunque
efficaci e l'ottimo apporto del cast, si rimane con l'amaro in bocca.
Voto: 5,5
lunedì 24 giugno 2019
Nicolas Cage Day - Mom and Dad: Istinto omicida (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/01/2019 Qui - Purtroppo questo thriller horror/dark comedy di Brian Taylor (di cui avevo apprezzato i due Crank) non riesce a lasciare il segno fino in fondo, intendiamoci non è un film brutto o inguardabile ma si nota l'indecisione del regista (o forse dovrei dire della sceneggiatura?) che non sa quale direzione imboccare se quella dell'horror o quella della commedia. Ne viene fuori un pastrocchio, tutto sommato anche abbastanza divertente ma che non riesce a graffiare efficacemente né a sfruttare correttamente una buona idea di fondo. Non aiutano a rendere più interessante la pellicola, alcuni aspetti della sceneggiatura poco approfonditi, eppure Mom and Dad: Istinto omicida, il nuovo film del regista, sceneggiatore e produttore, anche di Ghost Rider: Spirito di Vendetta, film presentato al Toronto Film Festival a settembre del 2017, un film con una certa originalità, cosa sempre più rara al giorno d'oggi, riesce a intrattenere a dovere. Il film infatti, un onesto thriller con Nicolas Cage (incredibilmente uno dei motivi per cui vedere il film, anche Selma Blair convince senza mezzi termini), non è affatto male e, avendo una trama abbastanza particolare, invoglia lo spettatore a guardarlo. E' ovviamente una pellicola parecchio sopra le righe, però, il regista riesce, con mestiere, a renderla verosimile. Sì perché nonostante lo svolgimento e il racconto, comunque apprezzabile, indubbiamente sconclusionato, l'eclettico regista americano, che infarcisce la pellicola di temi "moderni" (quali la voglia degli adulti di tornare giovani, i genitori si scagliano contro i propri figli, colpevoli di aver portato loro via, la giovinezza, colpevoli di un'esuberanza tecnologica che ha ucciso ogni forma di dialogo), usa un semplice escamotage, qualcosa di naturale che c'è in ognuno di noi, per parlare alle vecchie e nuove generazioni, per sovvertire le regole della natura umana e rendere il tutto più credibile.
sabato 25 maggio 2019
Alien vs. Predator (2004)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/06/2018 Qui - Nel 1997 si chiudeva la celebre saga Alien con appunto Alien 4: La Clonazione mentre nel lontano 1991 terminava la serie (di soli due film) Predator. Nel 2004, il "cerchio mitologico" delle due puntate delle creature spaziali più "paurose" e di successo dello schermo, vengono riunite (forse imprudentemente, anche se la storia del cinema di genere è ricca di "contro" spesso improbabili ma tuttavia riusciti), ancora una volta, sotto la produzione della 20th Century Fox. Ne esce un crossover, anzi prequel (non canonico) della saga di Alien e spin-off di entrambe, che forse dal punto di vista cinematografico poteva essere migliore, molto migliore (dopotutto incrociare due film di cassetta non è certo garanzia di successo, semmai è indice di scarsa creatività), ma certamente un prodotto di puro intrattenimento. Un prodotto sicuramente fracassone e di bassa lega, anche perché uno che vuole vedere Alien vs. Predator deve essere preparato al peggio, tuttavia anche se il risultato di questa operazione (con gli umani a fare letteralmente la parte delle vittime sacrificali) non è proprio esaltante, ha delle frecce al suo arco. Certo, la confezione da B-movie non gliela toglie nessuno, non bastasse la presenza di Raoul Bova (poteva morire anche un po' prima di fare questo film, che poi sinceramente non capisco che ci sta a fare), si considerino gli effetti speciali (di qualità altalenante, ma, a volte, più che discreti) e la sceneggiatura che, al di là della succulenta idea di far scontrare Aliens con Predators, e gli umani come cavie, è fin troppo semplificata, quando non addirittura deprimente, ma, a parte il fatto che il film scorre via abbastanza velocemente (quindi quasi non c'è il tempo per annoiarsi), la seconda parte, a parte che si stacchi la spina cerebrale è condizione imprescindibile, offre lo spettacolo sufficientemente vibrante e truculento che ci si aspetta e quindi, in definitiva, consente al film di raggiungere, sempre nei limiti dei generi, la sufficienza.
Alien 3 (1992)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/06/2018 Qui - Il terzo capitolo della saga di Alien, datato 1992, è quello che mi è sempre piaciuto di meno, eppure si prende e si è sempre preso lo stesso un buonissimo voto, perché giunti al terzo, il regista David Fincher riesce a lasciare il suo timbro su questa saga, perché non è una ripetizione del primo Alien o del secondo, il terzo Alien in qualche modo si distingue dai primi due, e questo è molto apprezzabile. Se il primo capitolo è il più horror, e il secondo è il più action (e per certi versi il più adrenalinico), il terzo (che ha un tipo di approccio diverso dai precedenti) è decisamente il più macabro (il meno tecnologico e più cupo). Infatti anche questa volta il film riesce a non scadere nella banalità e nella ripetizione riuscendo, ancora una volta, a far "lottare per la sopravvivenza" lo spettatore contro creature sempre in evoluzione. Perché è vero che in Alien 3 la maggior parte dei personaggi sembra essere utilizzata solo come carne da macello, è vero che il fatto di eliminare personaggi sopravvissuti nel secondo capitolo, forse da una parte fa perdere una componente vincente (anche se dall'altra taglia giustamente i ponti col passato per tracciare una strada nuova), ma ritmo e tensione ci sono tutti. Inoltre la sceneggiatura (come la buona trama) si contraddistingue (oltre per la particolare scelta di rapare a zero gli attori) per l'idea di proporre una Ripley contaminata, che porta nel grembo un alieno, non dimenticando una delle cose che mi hanno sempre piacevolmente sorpreso, ovvero che Ripley e gli uomini della prigione (giacché il film è ambientato su Fiorino 161, pianeta lontanissimo della Terra dove ci sono numerosi prigionieri che devono scontare una pena e dove il sottufficiale Ripley, sempre impersonato ottimamente da Sigourney Weaver, lì giunge per "incredibilmente" sconfiggere un alieno), non avendo armi, si devono arrangiare alla buona per sopravvivere ed abbattere l'Alien.
Aliens: Scontro finale (1986)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/06/2018 Qui - Se c'è un film, un sequel quasi migliore del precedente o all'altezza dell'originale, quello è Aliens: Scontro finale. Il film infatti per forza di cose non è innovativo come il primo film, forse non ai livelli di tensione di quello di Ridley Scott, però il regista James Cameron in alcune cose, riesce a farlo diventare questo film del 1986, uscito 7 anni dopo il capolavoro originale, addirittura superiore, tipo in spettacolarità e divertimento, anche se in questo caso (nonostante il risultato comunque soddisfacente) la velata ironia di un Bill Paxton troppo esuberante e i classici stereotipi di alcuni personaggi non aiutano. Anche perché seppur l'approccio di Cameron porta in scena una dinamica dell'azione ancora più esasperata, aggressiva e quindi godibile, riuscendo comunque a conservare perfettamente "l'effetto thriller horror da astronave" che aveva reso famoso il precedente (nonostante lo stravolgimento di ottica e stile), essa si fossilizza su canoni leggermente standard. Tuttavia in questo modo da però al film un ritmo serratissimo, senza un attimo di pausa o noia, cosa che rende, nonostante tutto, questo film appunto, un ottimo action. Un action che con un uso artigianale degli effetti speciali (simili ma, forse, ulteriormente perfezionati dal precedente, un ulteriore premio Oscar a questi ne è la conferma) e tanta fantasia nel scrivere la sceneggiatura, regala sequenze particolarmente spettacolari ed emozionanti. Un sequel per questo che ha vita propria, completo e potente, giacché l'androgina Ripley (sempre eccellentemente interpretata da Sigourney Weaver) ritorna in maniera più "ampliata" e l'inserimento della bambina Newt allarga lo spettro psicologico del personaggio. Scaturisce così l'affascinante dualismo dell'eroina, fatta di acciaio e carne viva.
Iscriviti a:
Post (Atom)





