Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2023 Qui - Fuori Luca Marinelli dentro Giacomo Gianniotti, mossa che forse nelle intenzioni dei registi (dei Manetti Bros) avrebbe dovuto dare maggiore brio alle vicende narrate. Purtroppo il risultato finale non migliora. Il nuovo Diabolik (sia film che attore principale) continua a non convincere, anche grazie a un cast in cui non uno si salva (il livello generale della recitazione è basso, e questo fa scendere di molto il valore della pellicola). Peccato perché lo straordinario inizio con la voce incredibile di Diodato faceva presagire un risultato complessivo molto diverso da quello effettivo. In termini di qualità delude quanto (se non più) il capitolo precedente, con una sceneggiatura alquanto elementare sia nel disegno dei personaggi, sia nei risvolti narrativi avari di sorprese e colpi di scena. La regia è corretta, ma brilla meno che altrove, si apprezza invece la valida ricostruzione degli anni '60. Voto: 5,5
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Alessio Lapice. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alessio Lapice. Mostra tutti i post
giovedì 31 agosto 2023
sabato 11 gennaio 2020
Il primo Re (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/01/2020 Qui
Tema e genere: Ambientata nel 753 a.C., anno di fondazione di Roma secondo la tradizione, la pellicola (di stampo epico drammatico) è una rivisitazione del mito di Romolo e Remo.
Tema e genere: Ambientata nel 753 a.C., anno di fondazione di Roma secondo la tradizione, la pellicola (di stampo epico drammatico) è una rivisitazione del mito di Romolo e Remo.
Trama: La storia di Romolo e Remo, fratelli che si amano visceralmente e che dovranno combattersi, all'alba di un impero millenario.
Recensione: Opera coraggiosa questo Il primo Re di Matteo Rovere (già fattosi notare con il bello ed adrenalinico Veloce come il vento) che, strizzando l'occhio a Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn (ma distanziandosi da quella sua patina auto-celebrativa) e al celebre Apocalypto di Mel Gibson, confeziona un film per nulla scontato, viscerale, dalla violenta capacità espressiva, che tiene incollati alla sedia, disturbante ma attraversato da una visione del mondo e dell'uomo molto particolari. Più che un semplice film di cappa e spada (o peplum se si vuole), Il primo Re (un prodotto atipico nell'orizzonte della cinematografia italiana), grazie ad una sceneggiatura molto curata (merito anche dello stesso regista) propone un iter narrativo dove lo spettatore è posto di fronte a dilemmi tanto antichi quanto irrisolti. Il concetto di bene e male, nella sua accezione singola e universale, l'esistenza o meno di qualcosa di soprannaturale, di superiore e, nel caso vi si creda, il dilemma sulla natura di questa divinità, su quale rapporto ad essa ci leghi, se e quanto sia giusto farsi influenzare da essa. Perché al di là dei terribili combattimenti, della vita misera e oscena dell'epoca (assai lontana dai fasti hollywoodiani proposti per tanto tempo), questo film utilizza il mito, il racconto, per proporre una lettura sulla società, sull'uomo, sugli elementi fondamentali che hanno portato i nostri antenati a riconoscersi in usi, costumi e credenze comuni, a trovare un qualcosa che li unisse al di là della necessità di sopravvivenza. Il primo Re porta con sé certamente la tematica della famiglia come nucleo conflittuale, come universo ribollente di rancori e problematiche irrisolte, di passioni, tipico della filmografia di Rovere, ma riesce a coniugare il tutto nella dimensione storica, antropologica, che vede il fallimento inevitabile di un laicismo disgregante in favore di una religiosità atta a dare speranza e unità, fiducia in un futuro migliore deresponsabilizzato dalla semplice volontà dell'uomo. Film sulla storia, più che storico, Il primo Re è completamente slegato da opere parzialmente simili fatte in passato, ma soprattutto non addolcisce mai la pillola sulla terrificante realtà di quei tempi, non concede alcuna tregua nel ricordarci come la storia è scritta nel sangue e nella paura. La fede, la religione, qui è strumento di potere e morte, ma anche di unione e comunanza tra gli uomini. Il suo utilizzo come tutte le cose di questo mondo, pare dire il regista, dipende dalla mani di chi lo impugna come strumento, valeva ieri e vale oggi.
Recensione: Opera coraggiosa questo Il primo Re di Matteo Rovere (già fattosi notare con il bello ed adrenalinico Veloce come il vento) che, strizzando l'occhio a Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn (ma distanziandosi da quella sua patina auto-celebrativa) e al celebre Apocalypto di Mel Gibson, confeziona un film per nulla scontato, viscerale, dalla violenta capacità espressiva, che tiene incollati alla sedia, disturbante ma attraversato da una visione del mondo e dell'uomo molto particolari. Più che un semplice film di cappa e spada (o peplum se si vuole), Il primo Re (un prodotto atipico nell'orizzonte della cinematografia italiana), grazie ad una sceneggiatura molto curata (merito anche dello stesso regista) propone un iter narrativo dove lo spettatore è posto di fronte a dilemmi tanto antichi quanto irrisolti. Il concetto di bene e male, nella sua accezione singola e universale, l'esistenza o meno di qualcosa di soprannaturale, di superiore e, nel caso vi si creda, il dilemma sulla natura di questa divinità, su quale rapporto ad essa ci leghi, se e quanto sia giusto farsi influenzare da essa. Perché al di là dei terribili combattimenti, della vita misera e oscena dell'epoca (assai lontana dai fasti hollywoodiani proposti per tanto tempo), questo film utilizza il mito, il racconto, per proporre una lettura sulla società, sull'uomo, sugli elementi fondamentali che hanno portato i nostri antenati a riconoscersi in usi, costumi e credenze comuni, a trovare un qualcosa che li unisse al di là della necessità di sopravvivenza. Il primo Re porta con sé certamente la tematica della famiglia come nucleo conflittuale, come universo ribollente di rancori e problematiche irrisolte, di passioni, tipico della filmografia di Rovere, ma riesce a coniugare il tutto nella dimensione storica, antropologica, che vede il fallimento inevitabile di un laicismo disgregante in favore di una religiosità atta a dare speranza e unità, fiducia in un futuro migliore deresponsabilizzato dalla semplice volontà dell'uomo. Film sulla storia, più che storico, Il primo Re è completamente slegato da opere parzialmente simili fatte in passato, ma soprattutto non addolcisce mai la pillola sulla terrificante realtà di quei tempi, non concede alcuna tregua nel ricordarci come la storia è scritta nel sangue e nella paura. La fede, la religione, qui è strumento di potere e morte, ma anche di unione e comunanza tra gli uomini. Il suo utilizzo come tutte le cose di questo mondo, pare dire il regista, dipende dalla mani di chi lo impugna come strumento, valeva ieri e vale oggi.
Iscriviti a:
Post (Atom)

