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giovedì 9 febbraio 2023

Glass Onion - Knives Out (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/02/2023 Qui - Purtroppo film molto più debole del (fantastico) primo che era un giallo classico alla Agatha Christie con trovate astute e dal mood dark al punto giusto (sorprendente Cena con delitto). Questo è un film sin dall'inizio trasformato in un grande "gioco" alla Cluedo con situazioni, luoghi e personaggi inverosimili. Oltre a essere uno dei gialli con il killer più ovvio e telefonato che abbia mai visto (anche nel primo film si poteva intuire prima, ma qui è proprio conclamato). Da apprezzare quasi solo la prova di Daniel Craig (e pochissimi altri) calato sempre benissimo nel personaggio e divertito in un ruolo più leggero rispetto al film precedente, che però in termini complessivi si prendeva tranquillamente un distinto pieno, questo a fatica arriva alla sufficienza per me. Inspiegabile la candidatura per la migliore sceneggiatura non originale a Rian Johnson (anche regista), ma in ogni caso gustoso filmetto. Voto: 6

lunedì 2 dicembre 2019

This Is Where I Leave You (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/12/2019 Qui
Tema e genere: Commedia agrodolce basata sul romanzo Portami a casa (This Is Where I Leave You) di Jonathan Tropper, che ha curato anche la sceneggiatura.
Trama: Quando il loro padre muore, quattro fratelli adulti di origini ebree (ognuno schiacciato dalla propria esistenza) sono costretti a tornare alla loro casa di infanzia e a vivere sotto lo stesso tetto per una settimana insieme alla madre e a un assortimento vario di coniugi, ex e occasioni mancate. Confrontando le loro storie e gli status delle loro relazioni, ritroveranno loro stessi in mezzo al caos, all'umorismo, all'angoscia e ai pentimenti, che solo una famiglia può generare.
Recensione: Ricorda in parte e con le dovute proporzioni "Il grande freddo" e altri simili. In America il funerale è un evento celebrato in modo più intenso, più evocativo rispetto alle nostre convenzioni. I parenti più stretti e gli amici più intimi, fanno un discorso in cui si parla del defunto, se ne raccontano gesta, episodi, aneddoti e quant'altro. Poi si fa un pranzo sontuoso che è quasi come quello nuziale. Naturalmente in tali occasioni si possono incontrare e rivedere persone che si sono perse di vista da tempo e qui scattano perversi ed arcani meccanismi. Ci possono essere chiarimenti o al contrario emergono rancori sopiti, possono riproporsi amori mai dimenticati o ci si può accorgere di non amare più, insomma è in qualche modo il momento della verità o la resa dei conti che dir si voglia. Questo film è tutto questo e altro. Questo film sembrerebbe quindi la classica trama vista e rivista che percorre binari ampiamente sfruttati fino allo sfinimento dal cinema. Dov'è la novità allora? Per come viene raccontata la storia, per l'umanità e allo stesso tempo la malinconia che riesce a trasmette, per il modo in cui vengono affrontati i legami tra i personaggi, tutti più o meno disillusi ma allo stesso tempo decisi come non mai a dare sterzate definitive alle loro vite, per la perfetta alternanza tra situazioni comiche ed ironiche ad altre più serie. Ma soprattutto gran parte del merito è del cast corale, perfettamente assortito dove tra tutti spicca la maschera ironica e amara di Jason Bateman. Accanto a lui brilla tutto il resto del cast, da Jane Fonda a Tina Fey, dalla bravura e istrionismo di Adam Driver, alla bellezza candida di Rose Byrne, da Corey Stoll a Timothy Olyphant, da Kathryn Hahn ad Abigail Spencer. Insomma un buon film, che seppur esagera in certe (anche troppe) occasioni, si fa sufficientemente apprezzare.

sabato 21 settembre 2019

Spider-Man - Un nuovo universo (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/09/2019 Qui
Tema e genere: Film d'animazione che vede per la prima volta l'Uomo Ragno come protagonista, film che, basato sul fumetto del Ragnoverso e sulla serie televisiva The Amazing Spider-Man, racconta di un nuovo giovane Spider-Man che dovrà salvare New York insieme ad altri uomini e donne ragno dei fumetti Marvel provenienti da universi alternativi.
Trama: Punto da un ragno radioattivo, l'adolescente Miles Morales diventa Spider-Man. Ma ce ne sono altri, finché il perfido Kingpin non li riunisce.
Recensione: Avevo già molta voglia di vederlo, già da quando seppi della vittoria all'Oscar, poi vidi L'isola dei cani ed ero curioso di scoprire del come e perché avesse battuto quel piccolo capolavoro, poi vidi Venom, anzi, i titoli di coda di quest'ultimo (una delle sue parti migliori), e il desiderio aumentava, ma è quando ho visto The LEGO Movie 2 che non vedevo l'ora di vederlo, per vedere cosa si erano già inventati gli geniali sceneggiatori Phil Lord e Christopher Miller (sceneggiatori in quell'altro e questo film), per il primo film cinematografico di animazione (dopo parecchi film "live action" e tante serie tv, dove il Ragnoverso ha fatto la sua comparsa dopo quella fumettistica) dedicato all'Uomo ragno. Ebbene, Spider-Man: Un nuovo universo, diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, co-prodotto da Columbia Pictures, Sony Pictures Animation e Marvel Entertainment, è un film a dir poco sorprendente. Non solo perché riesce a creare un nuovo mito di Spider-Man su celluloide per la contemporaneità (superando in freschezza e qualità l'intera saga di Amazing Spider-Man con Andrew Garfield e anche il recente Spider-Man: Homecoming con Tom Holland) ma anche perché dimostra molto coraggio. Giacché il protagonista questa volta non è il "solito" Peter Parker, bensì Miles Morales, che per quanto non avrà le origini e la caratterizzazione più originali di sempre (anzi, per niente), riesce a non sfigurare. Ed è così che Spider-Man: Un nuovo universo, è un gioiello davvero imperdibile per chi non ha pregiudizi sul "genere" animato: una gioia per gli occhi e per la mente, una vera goduria per i fans (che colgono ogni riferimento: e chissà quanto vanno in visibilio quando si cita il loro adorato Comic-Con, l'annuale convention/festival di San Diego) ma anche per chi conosce poco o non va matto per cinecomic e universi autoreferenziali in cui bisogna essere super preparati (e ci sono tante citazioni colte, come il più volte citato romanzo dickensiano Grandi speranze). Qui, bambini troppo piccoli esclusi (non tanto perché si spaventino, quanto perché la narrazione e lo stile sono troppo complessi), tutti possono divertirsi e appassionarsi alla vicenda, grazie a una narrazione e a una grafica moderna, mai come in questo caso debitrici del fumetto (come le didascalie per i pensieri, per i rumori, ma con colpi di genio innovativi, o per gli snodi dell'azione) ma anche autonome e ricche di invenzioni e di umorismo (il compagno di stanza al college, che ricorda peraltro Spider-Man: Homecoming). Che poggiano anche sul racconto, reiterato e legato ai fumetti, delle vicende dei singoli "eroi" e allo stile, per ognuno diverso (in bianco e nero, versione Manga o addirittura Looney Toones per il maialino Peter Porker). La "grana visiva" è un trionfo di gag, colori e soluzioni visive (i personaggi che vengono risucchiati dai loro universi) che fanno ringraziare chi ha inventato la Computer Grafica. Esaltando le infinite possibilità della fantasia e delle sue realizzazioni visive, tridimensionalità compresa pure in un universo che nasce (e non rinnega) il bidimensionale. E la colonna sonora, tra rap e hip hop, si sposa benissimo con la storia (attorno alle vicende di Miles c'è il mood giusto di un ambiente black, tra graffiti, bassifondi, inquietudini e desiderio di riscatto).

domenica 14 luglio 2019

Hotel Transylvania 3 (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/05/2019 Qui
Tema e genere: Film d'animazione che come gli altri capitoli ripropone sempre con le stesse dinamiche il rapporto umano-mostro, cercando di proporre il solito messaggio che invita ad abbattere il muro razziale tra umani e "diversi", per promuovere l'uguaglianza e l'amore.
Trama: Dopo che la figlia ha trovato l'amore e una famiglia, adesso tocca a suo padre Dracula cercare di rifarsi una vita dopo centinaia di anni di vita sedentaria nell'Hotel. Per lo stesso motivo, la figlia Mavis organizza una grande vacanza estiva in crociera capitanata dall'umana Erika, di cui Dracula si innamora follemente. Ciò che non sa è che un acerrimo nemico è tornato a dargli la caccia.
Recensione: Trama semplice per non dire esilissima, sviluppo risibile più che comico, per Hotel Transylvania 3, film molto colorato e vivace ma poco riuscito. Il terzo episodio di Hotel Transylvania, dopo i primi due più fluidi e divertenti (qui la recensione del secondo), è infatti una delusione per un adulto pur non prevenuto verso il genere, o che anzi ami l'animazione non banale. Questo perché narrativamente parlando, Hotel Transylvania 3: Una vacanza mostruosa pone sul piatto una vicenda alquanto classica. Una vicenda decisamente prevedibile dall'inizio fino alla fine, che non regala mai colpi di scena davvero piacevoli o capaci di far sussultare lo spettatore. L'avventura si fa così seguire senza troppe pretese, riuscendo anche a intrattenere piacevolmente, peccato che alcune scene funzionino poco, talvolta fin troppo forzate o con espedienti non proprio eccellenti, che a tratti sembrano dare una sensazione di déjà-vu. Dopotutto esattamente come nei capitoli precedenti ci troveremo nella ripetitiva situazione di assistere a diversi espedienti narrativi per sottoscrivere quanto il mondo moderno viva in una gabbia mentale preistorica. La società odierna riuscirà a superare queste barriere solo con la forza dell'amore, insomma, in modo incondizionato e pure sfrontato. E insomma questo terzo capitolo di Hotel Transylvania non propone niente di più (anzi, il concetto dell'uguaglianza tra mostri e umani è fin troppo ridondante), niente di nuovo allo spettatore: sicuramente riesce ad intrattenere e divertire, anche grazie alla continua aggiunta di personaggi già dai film precedenti, ma in più occasioni risulterà sempre di assistere ad una serie di gag e sketch tutti incollati tra di loro, che vengono sorretti da una trama banale e risaputa, senza offrire particolari twist narrativi. Infatti battute ben congegnate e capaci di far scappare più di qualche sorriso (la coppia di genitori lupi mannari con centinaia di cuccioli, che scappano e si nascondono dai figli per riposarsi, unica gag di livello) fanno seguito a momenti che tentano in tutti i modi di far divertire lo spettatore portando però al risultato opposto, quasi infastidendolo. Infastidendo soprattutto il pubblico di grandi (alcune scene sono raggelanti, vuoi perché mal strutturate, vuoi a causa di un voler portare eccessivamente per le lunghe una battuta), perché i più piccoli rideranno di gusto a tutte le trovate inserite nella pellicola. Il che non sarebbe un problema, ma non sono poche le pellicole rivelatesi capaci di conquistare grandi e piccini, cosa che Hotel Transylvania non riesce minimamente a fare. Ed è un peccato, perché il lavoro tecnico che è stato possibile visionare sa farsi indubbiamente valere. E tuttavia rimane questo e comunque un buon prodotto di intrattenimento, ma qualcosa in più indubbiamente si poteva fare, anche perché considerando il fatto che in teoria dovrebbe essere il film conclusivo di questa saga, la storia poteva essere molto più innovativa di così.

lunedì 24 giugno 2019

Bad Moms 2: Mamme molto più cattive (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/01/2019 Qui - Con Bad Moms 2: Mamme molto più cattive tornano le mamme più cattive, ribelli, divertenti e oneste del grande schermo (o piccolo se lo si vede in tv): Amy, Kiki e Carla, ma la novità del secondo capitolo sempre scritto e diretto da Jon Lucas e Scott Moore (autori come ben si sa di Una notte da Leoni) è un clima frizzantino, colorato di rosso e ricco di pacchetti, nastri dorati, fiocchi di neve e incredibili (e, a volte, sgradite) sorprese: il Natale. Infatti, dopo il successo del primo Bad Moms, il franchise ritorna con un divertentissimo pretesto: la sfida delle mamme con le nonne nel periodo natalizio. Il risultato è un nuovo film, godibile anche da parte di chi non abbia visto il primo e, soprattutto, divertente non solo per il pubblico delle "mamme". Difatti la pellicola, per l'occasione ribattezzata A Bad Mom's Christmas, a parte qualche esagerazione di troppo, regala tante risate, riuscendo anche a raccontare una storia e a presentare dei personaggi ben caratterizzati e che subiscono una concreta e corretta evoluzione. Sì, perché anche se meno satiriche e meno pungenti rispetto a come ce le ricordavamo (ma comunque divertenti), questo sequel è, senza aspettarsi tanto (ma prenderlo per quello che è, un film esilarante che intrattiene benissimo), all'altezza dell'originale. Certo, non ha una morale bella come il precedente, ma qui è dosato meglio il momento "volemose bene" con quello comico. Certo, l'impresa, di lanciare l'intrepido messaggio di quanto il mondo e la società siano cambiati, di come le tradizioni si siano perse per strada, di come il vecchio dovrebbe insegnare al nuovo (e invece è il nuovo che deve tenere a freno la follia di una vecchiaia mascherata da ritrovata giovinezza) riesce solo a metà, ma questa normalissima commedia un po' sboccata, impertinente, politicamente scorretta e perfino inverosimile, si fa tranquillamente vedere.

venerdì 3 maggio 2019

La Famiglia Fang (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2018 Qui - La Famiglia Fang (Commedia, Usa 2015): Non conoscendo il romanzo omonimo da cui è tratto il film, ho trovato l'argomento di cui parla, una specie di riflessione sulla relazione tra arte e rapporto genitori-figli, assai forzato e fuori da ogni forma di realismo. E così è, perché la pellicola, diretta e interpretata da Jason Bateman (che qui dimostra grossi limiti alla regia), per colpa appunto della storia davvero surreale, poco aderente alla realtà, disarmonica da un punto di vista narrativo, e con personaggi troppo ambigui e poco definiti, seppur si lasci guardare, non accende emozioni né intriga particolarmente. Anche perché nonostante una sufficiente fotografia molto nostalgica, che riesce a far immergere lo spettatore grazie al gusto estetico che pervade il tutto, il film a metà strada perde colpi. Il filo conduttore delle tematiche infatti si sfalda a furia di ripetersi, la componente mistery non ingrana, il soggetto diventa sempre più lineare e la conclusione scade nel prevedibile e nel retorico. Quello che difatti poteva essere un dramma dai sentimenti forti o anche una commedia esilarante, purtroppo invece ne viene fuori un prodotto piatto (poco fluido, troppo patinato e intellettualoide), quasi frettoloso che, nonostante il buon cast e alcune performance interessanti, Nicole Kidman e Christopher Walken, si fa fatica a digerire. Tuttavia vedibile, ma per i miei gusti poco entusiasmante. Voto: 5,5

domenica 28 aprile 2019

Bad Moms: Mamme molto cattive (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2019 Qui - Diretta da Jon Lucas e Scott MooreBad Moms: Mamme molto cattive (Bad Moms), commedia del 2016 sulle mamme e le difficoltà che possono accompagnare ogni donna con bambini nel corso della loro vita, che si avvale di una colonna sonora molto movimentata, racconta la (divertente e ingenua) storia di Amy Mitchell (Mila Kunis), e di altre due mamme super stressate (Kristen Bell e Kathryn Hahn) che, stufe di sentirsi richiedere la perfezione in famiglia e sul lavoro, decidono di ribellarsi alle regole diventando (prevedibilmente ad una prima occhiata), colpa dell'Associazione Insegnanti-Genitori, la presidente Gwendolyn (la brava Christina Applegate) e la sua cricca di mamme perfette, paladine indefesse di una maternità "politically correct", mamme "cattive". Il film infatti, anche se in modo forse troppo surreale per risultare credibile, offre il solito spaccato americano (e non solo) in modo prevedibile ma anche sincero, perché il film, carino e divertente, discretamente diretto e ben doppiato non è affatto un brutto film. Chiaramente non siamo davanti ad un film impegnato e nemmeno ad un teen movie, ma ad una commedia semplice che ironizza sulla vita delle giovani mamme, le milf per intenderci, e lo fa con un linguaggio spesso scurrile ma senza esagerazioni, che rispecchia molto la società odierna. Una società in cui le donne sembra abbiano davvero più responsabilità e compiti da fare rispetto agli uomini.

mercoledì 10 aprile 2019

The Visit (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/12/2017 Qui - Non perde il gusto per il finale a sorpresa il buon M. Night Shyamalan, regista controverso, spesso criticato (a mio parere non sempre con ragione, anche se giustamente per i mediocri L'ultimo dominatore dell'aria e After Earth), bistrattato dai più, ma ancora una volta capace di reinventarsi e sorprendere. Giacché in The Visit, film horror del 2015, scritto e diretto dal regista di origini indiane, sperimenta applicandosi con coraggio in un classico dei tempi moderni, la ripresa diretta e poi rimontata come fosse un documentario (mockumentary). Perché anche se The Visit è difatti il classico POV, esso è dotato di una certa eleganza formale e di altro in più. Il film è infatti un found footage capace di discostarsi dal solito subdolo guazzabuglio da mal di testa. Dato che la storia semplice e neppure molto originale di due ragazzini che passano una settimana in compagnia dei nonni che non hanno mai conosciuto e dove, in un primo momento la convivenza pare idilliaca ma col passare dei giorni i nonni iniziano a comportarsi in modo strano, è ben raccontata, girata e con una notevole dose di maestria (si, malgrado si tratti di un found footage) ricorrendo ad inquadrature ricercate piuttosto che ad abili movimenti di macchina che catturano l'attenzione dello spettatore e ne aumentano notevolmente il coinvolgimento. Shyamalan infatti, anche confezionando un film più inquietante che un horror puro, dosando un crescendo di angoscia molto efficace attraverso i comportamenti leggermente bizzarri dei nonni durante il giorno, decisamente sopra le righe dopo il tramonto e con improvvise esplosioni (come la bella ed angosciante sequenza dell'inseguimento sotto la casa), riesce nel suo intento di coinvolgere e farsi apprezzare.

lunedì 1 aprile 2019

Captain Fantastic (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/10/2017 Qui - Captain Fantastic, presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2016, vincitore all'undicesima edizione della Festa del cinema di Roma e vincitore del premio alla miglior regia al Festival di Cannes 2016 (proiettato nella sezione Un Certain Regard), è un'avventura emozionante e divertente (del 2016 scritta e diretta da Matt Ross) che vede protagonista un padre fuori dagli schemi ed i suoi sei figli. Dopotutto questa è essenzialmente una commedia, che, strizzando l'occhio al genere indie, e al contempo, e soprattutto, ad una cultura hippie, mai eradicata dallo stereotipo anticonformista statunitense, tratta temi alquanto delicati e riflessivi, come quello dell'adolescenza, e di conseguenza dell'educazione, passando per borghesia e proletariato, nonché per l'economia di mercato, col suo fervente e dissonante capitalismo. Infatti la pellicola racconta di Ben (Viggo Mortensen), un padre decisamente sui generis e sopra le righe, che ha deciso assieme alla moglie Leslie di crescere i figli lontano dalla moderna civiltà consumista, nei meravigliosi boschi del Nord America. I ragazzi seguono una rigida disciplina basata sostanzialmente sulla filosofia della mens sana in corpore sano, questi sono, difatti, quotidianamente impegnanti in duri allenamenti atti a temprare ed irrobustire il loro fisico e vengono inoltre sottoposti ad una impegnativa istruzione che spazia dai testi di filosofia e di politica, a quelli di letteratura, di scienze e via dicendo. In questo modo tanto i più grandi quanto i più piccoli saranno, secondo Ben, perfettamente in grado di difendersi e di procurarsi del cibo da soli nonché di sostenere una discussione su qualsiasi argomento in maniera esaustiva e di avere una propria opinione critica negli ambiti più disparati. Questa vita apparentemente arcadica e paradisiaca però viene interrotta quando arriva la notizia che la madre dei ragazzi si è suicidata in ospedale. A quel punto, nonostante il suocero (Frank Langella) minacci di fa arrestare il padre se oserà farsi vedere al funerale, la tribù sale un vecchio scuolabus dipinto di blu e si mette in viaggio per il caldo del Nuovo Messico. Ma sarà solo l'inizio di un viaggio che porterà la famiglia a confrontarsi non solo con la società moderna ma con le loro idee e modi alquanto poco convenzionali e forse inadatti nel mondo reale.

giovedì 14 febbraio 2019

Tutto può accadere a Broadway (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2016 Qui - Prima che un regista, Peter Bogdanovich, che torna dopo 12 anni sul grande schermo, è un cinefilo con una spiccata passione per le commedie scatenate, tutte equivoci e battute, della Hollywood dei tempi d'oro. E infatti, Tutto può accadere a Broadway (She's Funny That Way), film del 2014 scritto e diretto da lui stesso è una commedia degli equivoci, leggera, senza volgarità, dal gusto delicato, anche se non perfetta. Una pellicola dall'umorismo contagioso, dai dialoghi efficaci e divertenti e da una comicità genuina, mai eccessiva, mai gratuita, ma sempre frutto di idee brillanti. Regala infatti novanta minuti di divertimento leggero e assai gustoso, nonostante una trama non del tutto originale, e un soggetto semplice ma complicato al tempo stesso. Adrian, un regista teatrale con il pallino di redimere le prostitute, atterra a New York e passa la notte con una di esse, Isabella, che ha come sogno nel cassetto quello di fare l'attrice. Ma dopo averla convinta a lasciare la professione se la ritrova al casting per il nuovo lavoro, dove però recita la moglie Delta a sua volta concupita dal primattore Seth. La ragazza, figlia di chiassosi proletari, è brava e ottiene la parte, e oltre al regista susciterà anche l'interesse del commediografo di turno, che però è impegnato con una psicanalista che non ha proprio tutti i lunedì a posto, insomma un macello di relazioni. Relazioni che ovviamente vanno a costituire una serie di fili che si intrecciano fino a che, classicamente, i nodi si sciolgono in una sorta di tutti contro tutti al quale si giunge attraverso il succedersi di una serie di situazioni imbarazzanti (e perciò divertenti) che includono figuracce nei luoghi pubblici e gli immancabili balletti nei corridoi di lussuosi alberghi.

sabato 29 dicembre 2018

Tomorrowland: Il mondo di domani (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/05/2016 Qui - Tomorrowland: Il mondo di domani (Tomorrowland) è un film d'avventura fantascientifico del 2015 della Disney, scritto, diretto e prodotto da Brad Bird (Gli incredibili e Ratatouille), con protagonisti Britt Robertson (vista giorni fa in La risposta è nelle stelle qui) e George Clooney (che non ha bisogno di presentazioni). Il film racconta la storia di Frank, un ex enfant prodige ormai disilluso, e Casey (figlia di un ingegnere aerospaziale), un'adolescente ottimista e intelligente che trabocca di curiosità scientifica. La ragazza sogna un futuro di speranza e di avventura, ma dopo l'ennesimo blitz nella fabbrica del padre per impedire che venga dismessa, Casey finisce in gattabuia. Ma tra gli effetti personali trova una spilla misteriosa che, al solo tocco, la trasporta in un mondo collocato in uno spaziotempo imprecisato, Tomorrowland. Per 'colpa' e grazie all'aiuto di una misteriosa ragazzina, i due, legati da un destino comune, intraprendono così una pericolosa missione insieme, per svelare i segreti di una misteriosa ed enigmatica dimensione spazio-temporale (che esiste nella loro collettiva memoria) nota appunto come "Il mondo di domani". Le loro imprese cambieranno sia il mondo che la propria vita, per sempre. Tomorrowland è un film di quelli che lasciano un attimo perplessi anche se in parte riesce a coinvolgere. Certamente però non lo si può collocare come film di pura fantascienza, ma certo al confine di questa con il fantasy. Certe scene sono un po' troppo inverosimili anche per la fantascienza, per cui sfociano nel fantasy di conseguenza. Una parte su tutte: la torre Eiffel che ha una stanza con un mini museo delle cere di cui nessuno ha mai scoperto l’esistenza, un meccanismo di apertura della torre stessa che nessuno aveva mai notato, un’ astronave stile Verne che viaggia nell'iperspazio con un vetro semi rotto ecc. Tutto questo comunque ci può stare, vista anche la casa di produzione che propone il film. Una volta accettato il fatto che non sia fantascienza e basta, lo si può fare già durante il film, tutto diventa più verosimile. Acquista così un senso nella sua gestione dei tempi, nelle animate dinamiche action da cartoon. Gente che cade-vola-rimbalza e non solo, risultano divertenti diverse sequenze, a partire da quella che vede il bimbo-Clooney mentre testa il suo Jet pack, così come creano la giusta dose di attrazione la gadgettistica e la costruzione scenografica dell'immaginario di questa dimensione parallela ove sono raccolte le menti più ingegnose della specie. Poi, chiaro, gli effetti speciali, la CGI, e i soliti cliché conducono l'opera sui binari prevedibili che un prodotto del genere impone.