Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2024 Qui - La seconda parte di "Dune" conserva sia i meriti sia i difetti del primo capitolo. La narrazione, che ruota attorno al personaggio di Paul Atreides, adotta toni messianici e veicola un messaggio anticolonialista attraverso un esoterismo palese. Denis Villeneuve stupisce con una perizia tecnica poco comune a Hollywood, ma alcune carenze nella sceneggiatura evidenziano la difficoltà e l'inefficacia nel trasporre la complessità dell'opera originale. Rimangono notevoli la fotografia camaleontica e la colonna sonora di Hans Zimmer. Un film non rivoluzionario, ma con elementi di spicco e grande impatto. Voto: 7 [Infinity Plus]
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Dave Bautista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dave Bautista. Mostra tutti i post
mercoledì 31 luglio 2024
Dune - Parte due (2024)
Labels:
Austin Butler,
Avventura epica,
Charlotte Rampling,
Dave Bautista,
Denis Villeneuve,
Florence Pugh,
Javier Bardem,
Josh Brolin,
Rebecca Ferguson,
Sci-fi,
Stellan Skarsgård,
Timothée Chalamet,
Zendaya
venerdì 22 dicembre 2023
Bussano alla porta (2023)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/12/2023 Qui - E gli oppressi salveranno il mondo e il genere umano. M. Night Shyamalan dirige con mano sicura un film (adattamento cinematografico del romanzo La casa alla fine del mondo) che però appare poco avvincente, pregno di significati ma già tutti abbastanza sdoganati, interpretato degnamente ma poco propenso a coinvolgere emotivamente in maniera sentita e totale. Dopo una prima parte interlocutoria si arriva per gradi, non senza qualche lieve fastidio, a un finale quasi memorabile ma comunque di valido impatto. Non siamo di fronte ad un filmone, ma comunque fila via liscio tenendo botta. Mi aspettavo qualcosa in più, ma Bussano alla porta resta un prodotto vedibile, sufficientemente valido. Un passo indietro però rispetto ad Old. Voto: 6
Labels:
Abby Quinn,
Ben Aldridge,
Dave Bautista,
Jonathan Groff,
Kristen Cui,
M. Night Shyamalan,
Nikki Amuka-Bird,
Romanzo,
Rupert Grint,
Thriller fantascientifico
giovedì 26 ottobre 2023
Guardiani della Galassia Vol. 3 (2023)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/10/2023 Qui - Poco da fare, James Gunn è tutta un'altra musica rispetto agli altri. Questo Volume 3 dei "Guardiani" è un altra galassia rispetto a tutti gli ultimi film Marvel. Ed è quello che gli studi Marvel hanno forse un po' perso nell'ultimo periodo. Se anche autori blasonati dirigono i rispettivi film con il freno a mano tirato, James Gunn non lo fa, anche per lo status che si è conquistato. Il film è abbastanza slegato dal MCU (dopo l'introspettivo secondo capitolo, sono successe un po' di cose, c'è stato pure uno speciale natalizio), molto autoconclusivo ed estremamente semplice nella struttura, ma riesce nella sua solidità narrativa ad essere molto equilibrato nei miscelare momenti puramente comici a forti toni drammatici. I momenti comici fanno ridere e i momenti drammatici riescono ad essere anche discreti pugni nello stomaco (il passato di Rocket non è certo una passeggiata di salute). Inoltre ha un tasso violento molto superiore agli altri film. Dopotutto quando hai un autore capace di far resuscitare una creatura morta come la DC (delirante Suicide Squad), la concorrente Marvel gli ha dato mano libera su tutto o quasi. I risultati si vedono. Due ore e passa di grandi visual e di emozioni. Impossibile non piangere. Voto: 8
Labels:
Action fumettistico,
Avventura fantasy,
Bradley Cooper,
Chris Pratt,
Dave Bautista,
James Gunn,
Karen Gillan,
Linda Cardellini,
Marvel,
MCU,
Pom Klementieff,
Sylvester Stallone,
Will Poulter,
Zoe Saldana
giovedì 9 febbraio 2023
Glass Onion - Knives Out (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/02/2023 Qui - Purtroppo film molto più debole del (fantastico) primo che era un giallo classico alla Agatha Christie con trovate astute e dal mood dark al punto giusto (sorprendente Cena con delitto). Questo è un film sin dall'inizio trasformato in un grande "gioco" alla Cluedo con situazioni, luoghi e personaggi inverosimili. Oltre a essere uno dei gialli con il killer più ovvio e telefonato che abbia mai visto (anche nel primo film si poteva intuire prima, ma qui è proprio conclamato). Da apprezzare quasi solo la prova di Daniel Craig (e pochissimi altri) calato sempre benissimo nel personaggio e divertito in un ruolo più leggero rispetto al film precedente, che però in termini complessivi si prendeva tranquillamente un distinto pieno, questo a fatica arriva alla sufficienza per me. Inspiegabile la candidatura per la migliore sceneggiatura non originale a Rian Johnson (anche regista), ma in ogni caso gustoso filmetto. Voto: 6
Labels:
Commedia grottesca,
Daniel Craig,
Dave Bautista,
Edward Norton,
Janelle Monáe,
Jessica Henwick,
Kate Hudson,
Kathryn Hahn,
Leslie Odom Jr.,
Madelyn Cline,
Netflix,
Rian Johnson,
Thriller drammatico
venerdì 30 settembre 2022
Army of the Dead (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2022 Qui - Gli zombie-movie sono così, o ti piacciono o no, inutile cercare originalità, trama od altro, dopotutto difficile concepire qualcosa di nuovo in un film sui morti viventi, eppure l'idea non era neanche male, ma viene quasi del tutto svilita. Zack Snyder mette su un carrozzone di base heist movie nel bel mezzo di una apocalisse zombie, anche se come sembra, delimitata nella desertica Las Vegas. Non bastano non morti mutati velocissimi, tigre e cavallo zombie, "walking dead" classici e combattenti super armati, il film è troppo lungo per essere del genere e perde quello per cui è stato fatto, l'intrattenimento. Dave Bautista a parte, una mezza delusione. Abbastanza insoddisfacente infatti, perché la storia non regge quasi per niente, un sacco di elementi lasciati al caso e non approfonditi. Il risultato non è comunque sgradevole, effetti speciali truculenti ma efficaci, particolari e godibili i titoli di testa, però anche basta. Il regista della sua Zack Snyder's Justice League è ormai nella sua fase discendente, cercasi qualcosa di meglio e più riuscito. Voto: 5,5
Labels:
Ana de la Reguera,
Azione,
Dave Bautista,
Ella Purnell,
Hiroyuki Sanada,
Horror,
Matthias Schweighöfer,
Netflix,
Omari Hardwick,
Zack Snyder,
Zombie
lunedì 31 gennaio 2022
Dune (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2022 Qui - Avevo aspettative alte viste le recensioni, l'hype generali e il resto
(avendo io visto il deludente Dune di David Lynch e confidando nel
bravissimo Denis Villeneuve una migliore resa), sono rimasto non deluso
ma un po' perplesso. Il regista dell'ottimo Blade Runner 2049 riesce in
questo: una grande resa estetica (contemplativa e avvolgente)
irrobustita da una gestione del sonoro che lascia attoniti (lo score di
Hans Zimmer, in tal senso, è davvero evocativo). Quello che mi ha
convinto meno sono la messa in scena, un po' troppo cupa, certe scene
d'azione un po' strane girate con approssimazione, non è facile entrare
in quel mondo, talvolta la pellicola manca di profondità, ho avuto
l'impressione che il tutto (attori compresi) fosse a servizio dello
spettacolo, dello sfarzo, del fare colpo a tutti i costi. Stessa fedeltà
al romanzo (di Frank Herbert) ma film di opposta natura: debordante ed
eccessivo quello di Lynch, essenziale e quasi ascetico questo, il cui
rigore si riflette nelle forme degli edifici e delle macchine, nei
costumi e soprattutto nella palette quasi monocromatica della
fotografia. Il risultato è visivamente appagante ma il racconto stenta
ad appassionare. Rimane comunque un buon prodotto, maestoso ed epico a
suo modo, anche se alla fine mi ha lasciato un senso di vago ed
incompiuto, dopotutto s'interrompe proprio sul più bello, il che è
giustificato dal fatto che questa è la prima parte (e per fortuna la
seconda parte verrà prodotta), ma ne ho ugualmente risentito. Nel
confronto col Dune degli anni '80 (invecchiato male), questo è
sicuramente una spanna sopra, con la prima trasposizione che
paradossalmente aveva il pregio di finire già, completando tutto il
percorso. Bello ma non bellissimo, mi aspettavo di più. Voto: 7
Labels:
Avventura,
Dave Bautista,
Denis Villeneuve,
Fantascienza,
Jason Momoa,
Javier Bardem,
Josh Brolin,
Oscar Isaac,
Rebecca Ferguson,
Romanzo,
Stellan Skarsgård,
Thriller drammatico,
Timothée Chalamet,
Zendaya
venerdì 2 luglio 2021
Hotel Artemis (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Un film connubio tra azione e fantascienza, con alcune buone idee alla base, la cui resa non corrisponde però alle premesse. Le sequenze d'azione sono ordinaria amministrazione, e c'è sì una certa suspense, ma il film stenta a decollare e prenderti, indeciso fra curare maggiormente i personaggi o privilegiare maggiormente la parte thriller. Cercando palesemente di stupire lo spettatore con il gioco dei contrasti (le scenografie claustrofobiche commiste alle mirabolanti capacità della medicina robotica, un luogo di rifugio e di cura, ma solo per gangster e pregiudicati), il regista Drew Pearce al suo esordio cerca probabilmente anche di produrre qualcosa di originale (però tutti gli elementi della società criminale, così come la clinica, somigliano fin troppo, anche se privo della sua dinamicità, al mondo di John Wick), ma il film alla fine risulta zoppicante, non solo nella costruzione dei personaggi ma anche nello sviluppo, quest'ultimo prevedibile e blando. Finale movimentato (fortunatamente), ma che lascia l'amaro in bocca, soprattutto per quello che il film poteva essere e non è stato. Il cast (comprendente una Sofia Boutella più sexy che in Climax) offre una buona prestazione collettiva, anche in considerazione del buon livello qualitativo degli attori (Jodie Foster e Jeff Goldblum ma non solo), nel complesso godibile, ma con la sensazione netta del bicchiere mezzo vuoto. Voto: 5,5
Labels:
Azione,
Brian Tyree Henry,
Charlie Day,
Dave Bautista,
Drew Pearce,
Jeff Goldblum,
Jenny Slate,
Jodie Foster,
Kenneth Choi,
Sci-fi,
Sofia Boutella,
Sterling K. Brown,
Zachary Quinto
lunedì 31 agosto 2020
Stuber - Autista d'assalto (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2020 Qui - Visto sostanzialmente per Kumail Nanjiani, il simpatico protagonista della gradevole commedia The Big Sick - Il matrimonio si può evitare... l'amore no, ma né lui, né Drax alias Dave Bautista, né l'uomo da menare Iko Uwais, né la rediviva Mira Sorvino e neanche tre belle donne quali Natalie Morales, Betty Gilpin (Debbie in GLOW) e Karen Gillan (presente nel MCU ma non solo), riescono ad innalzare il livello di una commedia action mediocre come questa. Un buddy cop movie che, seppur aggiornato, non si salva col citazionismo e il meta-citazionismo dai troppi e celebri precursori. Un film che, inesorabilmente eccede. Una commedia sciocca, che non fa ridere ed a tratti pure inutilmente sboccata. E giunti al termine della visione di questo film (diretto da Michael Dowse), la sensazione è quella di aver insomma passato un'ora e mezza in macchina con un autista (di Uber, che diventa, suo malgrado, co-protagonista in un'operazione di polizia) che non sa bene come arrivare a destinazione: al netto di alcuni duetti simpatici tra i due attori principali, il meccanismo comico si inceppa abbastanza rapidamente, e quello action va incontro a un destino simile. Peccato. Voto: 5+
giovedì 30 gennaio 2020
Bushwick (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2020 Qui
Tema e genere: Un action diretto a quattro mani piuttosto bene, soprattutto nelle sue numerose scene action dalla coppia Cary Murnion/Jonathan Milott, con la star da blockbuster Dave Bautista che figura, oltre che come coprotagonista, anche in veste di produttore esecutivo, rivedibile però tutto il resto.
Trama: Uscendo da una fermata della metropolitana di Brooklyn, Lucy scopre che il suo quartiere è sotto attacco da parte di alcuni militari vestiti di nero. Stupe, un ex componente dei marine, la aiuterà a malincuore a sopravvivere alla guerra civile scatenata dal tentativo di secessione del Texas dagli Stati Uniti.
Recensione: Non mi è molto piaciuta quest'opera, che di fatto si limita a seguire i due protagonisti in fuga attraverso il quartiere sconvolto dai combattimenti, tra scontri a fuoco e incontri a volte positivi a volte negativi. Le sequenze d'azione sono accettabili, anche se scarsamente realistiche. La protagonista femminile (interpretata da Brittany Snow) acquisisce un'ottima mira in poche ore di uso delle armi da fuoco, e, insieme "all'energumeno" (appunto l'ex wrestler Dave Bautista), riesce per parecchio a sfuggire ai colpi sparati dai nemici, in numero molto maggiore, ed estremamente "professionalizzati". La trama sembra poco più di un espediente per sostenere quanto mostrato su schermo, anche l'intreccio è di scarso interesse. Un paio di colpi di scena (nel mezzo e nel suo finale) non salvano la situazione (non aiuta né lo scarso doppiaggio né la sceneggiatura poco originale). Gli attori interpretano con poca convinzione personaggi piuttosto stereotipati.
martedì 30 luglio 2019
Escape Plan 2 (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2019 Qui
Tema e genere: Prison movie sequel del film del 2013 Escape Plan - Fuga dall'inferno.
Trama: Anni dopo essere riuscito ad evadere da una prigione dalla quale era considerato impossibile scappare via, Ray Breslin ha messo in piedi un nuovo team di esperti di massima sicurezza. Quando però uno dei componenti della squadra scompare all'interno di una struttura ultra tecnologica, Breslin insieme a Trent DeRosa dovrà trovare un modo per accedere a quella che è considerata la prigione meglio nascosta del mondo, trovare il suo uomo e portarlo al sicuro.
Recensione: Nel 2013 fece la sua comparsa un film intitolato Escape Plan diretto da Mikael Håfström, un titolo che poteva benissimo finire nel dimenticatoio, se non fosse per la sua peculiarità, protagonisti del film erano infatti Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger, per la prima volta insieme come coppia buddy style in un film, nel suo insieme la pellicola divertì il pubblico ed ecco quindi arrivare anni dopo un sequel, Escape Plan 2 - Ritorno all'Inferno (Escape Plan 2: Hades), un sequel che però non ha nulla in comune col suo abbastanza riuscito e (più o meno) convincente predecessore. Nel primo avevamo una storia articolata ma (abbastanza) convincente e godibile dove il peso della trama non ricadeva per forza sul piano action e sugli scontri corpo a corpo sfruttando così l'intelligenza e le capacità di adattamento dei due reclusi protagonisti che devono mettere dettagliatamente a punto un piano per evadere da un carcere di massima sicurezza. In questo secondo capitolo (di una purtroppo già confermata trilogia, anzi, il terzo è già al cinema) invece, diretto non più da Hafstrom ma da Steven C. Miller (regista anche del mediocre Extraction, evitati tutti gli altri usciti dopo), abbiamo una trama debolissima che ricalca e ricopia quella del primo film (con detenuto, Shu, in carcere di massima sicurezza munita dei più ingegnosi sistemi high tech dalla quale è impossibile evadere) ma mancano gli ingredienti essenziali che la rendano una storia godibile ed apprezzabile, manca il pathos, manca l'originalità, la suspense e mancano specialmente dei protagonisti carismatici ai quali affezionarsi e connettersi su livello emotivo. Il finale è sin troppo scontato e prevedibile e non riscatta affatto i minuti preceduti neanche con l'entrata in scena di Stallone che salva il suo team come un vero deus ex machina e svela il funzionamento dell'inespugnabile prigione nell'atto finale. Escape Plan 2 si riduce così ad essere soltanto un prodotto muscoloso e muscolare che fa leva sugli appassionati di arti marziali e delle lotte corpo a corpo, le quali certamente non mancano, ma fatica a convincere o appagare il resto del pubblico, anche quello con aspettative bassissime. Non aiuta nemmeno l'ambientazione low cost troppo statica, scura e buia dove si svolge il 90% dell'azione, scandita da fastidiose luci al neon verdi e rosse che poco centrano con la ricostruzione di un carcere seppur di stampo moderno e super tecnologico. Come commentare poi la scelta dei personaggi secondari che gravitano attorno al già indifferente Shu? Inespressivi, monotoni, disinteressati, scialbi e annoiati. Si ritorna allora a ribadire il concetto che al film manca il pathos e la convinzione necessaria a voler creare un prodotto mediocre ma decoroso in segno di rispetto per gli attori stessi (prima) e il pubblico (poi). Peccato.
Labels:
50 Cent,
Azione,
Dave Bautista,
Huang Xiaoming,
Jaime King,
Jesse Metcalfe,
Steven C. Miller,
Sylvester Stallone,
Thriller fantascientifico,
Titus Welliver,
Wes Chatham
venerdì 14 giugno 2019
L'uomo con i pugni di ferro (2012)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/10/2018 Qui - L'uomo con i pugni di ferro (Azione, USA, 2012): Chiariamo subito una cosa: Quentin Tarantino non c'entra niente con questo film, ha solo "prestato" il suo nome come una sorta di sponsor/garanzia e non ha in alcun modo contribuito alla realizzazione della pellicola, e si vede, aggiungo. RZA debutta in cabina di regia con un pasticcio a base di kung fu, hip-hop e combattimenti più o meno spettacolari in stile videogames. Folle e confusionario, The man with the iron fists sembra, più che un film, un prodotto partorito dalla fantasia di un bambino troppo cresciuto. Un b-movie all'ennesima potenza, dove la trama (ambientata in una stramba Cina del XIX secolo) è solo un pretesto per mettere in atto tutto quello che girava confusamente nella testa di RZA. Combattimenti pirotecnici, armi e armature a dir poco sofisticate quanto improbabili, uomini che diventano di bronzo e donne che sanno fare sia l'amore che la guerra. Pieno zeppo di citazioni e di tentativi di imitare il maestro, L'uomo con i pugni di ferro ha tanti difetti su cui passare sopra per cercare di godersi il film, senza pretendere da esso nulla di più e di nulla di meno di ciò che ha da offrire. La sceneggiatura ha più buchi di un groviera e RZA si prende troppo sul serio, sia come attore che soprattutto come regista, privando il film di quella massiccia dose di autoironia di cui avrebbe assolutamente necessitato. Apprezzabili le scene d'azione, i costumi di scena, le scenografie e l'anima della pellicola, fondamentalmente splatter, in cui si vede la mano di Eli Roth. Positiva e simpatica la prova di un Russell Crowe extra large, devoto all'alcol, all'oppio e alle puttane. Il suo Jack Knife è senza dubbio il personaggio più riuscito, eroe sgradevole ma irresistibile che conquista subito il pubblico e che conferma, qualora ce ne fosse bisogno, la sua capacità di rendere credibile ogni personaggio che interpreta. Poco sfruttata ma sempre brava e bella Lucy Liu, anche se la sua Madame Blossom sembra uscita direttamente da Kill Bill. Maluccio invece RZA, forse un giorno diventerà un vero regista (anche se la scelta di legare il rap alle scene d'azione si è rivelata pessima), ma come attore lasciamo perdere (non ha abbastanza carisma per reggere il ruolo da protagonista, con gli altri membri del cast a rubargli costantemente la scena, Dave Bautista compreso). Nel complesso, L'uomo con i pugni di ferro è un film (che incredibilmente ha anche un seguito) sgangherato e fine a sé stesso, che si lascia vedere e che si dimentica all'istante. Voto: 5
Labels:
Azione,
Byron Mann,
Daniel Wu,
Dave Bautista,
Eli Roth,
Film wuxia,
Jamie Chung,
Lucy Liu,
Russell Crowe,
RZA,
Splatter,
Zhu Zhu
domenica 26 maggio 2019
Blade Runner 2049 (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/06/2018 Qui - Sarò sincero, avevo il fucile puntato quando ho saputo del sequel di Blade Runner (d'altronde i sequel di certi capolavori come lo fu quello di Ridley Scott, non vengono visti di buon occhio). In seguito, alla notizia che Denis Villeneuve (soprattutto dopo aver, l'anno scorso, l'anno precedente e in questo, visto alcuni dei suoi straordinari lavori) avrebbe diretto il film, il dito sul grilletto si è allentato. Villeneuve è un regista con i fiocchi e la recente escursione fantascientifica di Arrival me lo ha confermato. Certamente mi sono detto, chi glielo fa fare ad impelagarsi in un film del genere, entrato nell'immaginario mitico della settima arte. Ha molto da perdere e poco da guadagnare. Una sfida coraggiosa piena di insidie e rischi, tuttavia ben ripagata (anche se sotto certi aspetti si poteva addirittura fare di meglio, e questo è veramente un peccato, vista la qualità generale e l'impegno profuso alla regia). Blade Runner 2049, film del 2017 diretto dal regista canadese classe '67, è infatti un valido e degno sequel dell'originale. Soprattutto perché la scelta di affidare appunto all'ottimo Denis Villeneuve la regia, che è stata sicuramente accorta da parte di Ridley Scott (che in questa operazione per fortuna si è ritagliato un ruolo da produttore, che da qualche tempo a questa parte sembra adattarsi meglio alle sue ambizioni, specialmente quando riesce a tenersi lontano dalla cinepresa, come visto nel deludente Alien: Covenant) si è rivelata azzeccata. Dopotutto lui è tra i registi migliori della sua generazione, è solo lui poteva garantire fedeltà (per quanto possibile) alla materia originale, e solo lui poteva al tempo stesso, con il suo sguardo originale e personale, non farsi schiacciare dal peso del confronto. Perché sì, con Blade Runner 2049, un bellissimo film, teso e pieno di spunti, egli regge, nonostante in verità non riesca a toccare quelle vette di visionarietà e di profondità esistenziale dell'originale (e dopotutto era impossibile per chiunque riuscirci), il confronto, non sfigurando quindi quasi per niente.
Labels:
Ana de Armas,
Azione,
Carla Juri,
Dave Bautista,
Denis Villeneuve,
Dramma,
Harrison Ford,
Jared Leto,
Lennie James,
Mackenzie Davis,
Ridley Scott,
Robin Wright,
Ryan Gosling,
Sylvia Hoeks,
Thriller fantascientifico
martedì 7 maggio 2019
Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/02/2018 Qui - Se il primo era stato una sorpresa, il secondo è una conferma. Perché Guardiani della Galassia Vol. 2 (Guardians of the Galaxy Vol. 2), film del 2017 scritto e diretto da James Gunn, sequel forse persino superiore del precedente, non delude affatto le aspettative, anzi, divertente, scanzonato e ironico come il primo capitolo, dalla quale riprende e migliora i punti di forza (personaggi idioti, chiari riferimenti ai mitici anni '80 e colonna sonora epica), riesce nell'arduo compito di fare addirittura meglio, cosa più unica che rara. La pellicola infatti, dove il lato migliore rimane l'alone di leggerezza che lo contraddistingue, e in cui non mancano i momenti epici e quelli commoventi (con tanto di lacrimuccia finale sulle note della bellissima Father & Son, il funerale più bello di sempre) ma il tutto senza mai prendersi troppo sul serio e mantenendo una verve comica costante e mai banale, non è soltanto un degno sequel del film originale, ma anche la sua ideale "estensione" tematica e strutturale, un colossal che incarna l'eredità del cinema delle attrazioni e la rilancia verso nuovi orizzonti. Anche perché, se l'antecedente capitolo del 2014 dei Guardiani della Galassia (rivisto per l'occasione e nuovamente adorato) si dimostrò una convincente novità dalle tinte effervescenti e giocose, Guardiani della Galassia Vol. 2 (con quel "Vol. 2" così Tarantiniano), del suo antesignano di tre anni fa, semplicemente ne conferma l'efficacia della formula, esilaranti situazioni, coloratissime atmosfere, dialoghi irriverenti, guizzanti ed a volte sboccati, una punta di sentimento ed un'azione girata con magistrale perizia (epicamente spassosi il piano-sequenza iniziale e le sequenze in slow motion), il tutto diretto dal regista del primo episodio, James Gunn, un cineasta che è stato capace di imprimere la sua delirante autorialità ad una pellicola (due se vogliamo proprio essere precisi) che va ad aggiungersi al magma indifferenziato del Marvel Cinematic Universe, in cui l'impersonale standardizzazione filmica è oramai di casa.
Labels:
Action fumettistico,
Anni '80,
Avventura fantasy,
Bradley Cooper,
Chris Pratt,
Dave Bautista,
Elizabeth Debicki,
Fantascienza,
James Gunn,
Kurt Russell,
Marvel,
MCU,
Sylvester Stallone,
Vin Diesel,
Zoe Saldana
venerdì 8 febbraio 2019
Bus 657 (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/11/2016 Qui - Bus 657 (Heist), film del 2015 diretto dallo sconosciuto Scott Mann, inglese di nascita, che riesce ad avere nel cast Jeffrey Dean Morgan (il freddo Negan di TWD) e il grandissimo Robert De Niro, di cui ultimamente si è parlato tanto in merito alle sue (giuste secondo me) dichiarazioni contro il neo eletto presidente statunitense Trump. Un film che racconta di un padre, Vaughn (interpretato in modo convincente da Morgan), disperato e senza mezzi economici che per far fronte ai costosi trattamenti medici di cui necessita la figlia, si unisce ad un avido individuo (Dave Bautista, ex-wrestler ma recentemente e costantemente attore discreto, già visto in Guardiani della galassia e tornerà nel secondo e Spectre) e alla sua banda nel tentativo di svaligiare proprio il casinò in cui lavora da anni. Il casinò di proprietà di un losco e senza scrupoli boss locale, interpretato discretamente da De Niro, che farà di tutto (proprio tutto) per avere indietro il bottino dagli scassinatori. Anche quando essi per sfuggirgli si ritrovano costretti a prendere in ostaggio il bus 657, un bus che sarà in prima linea.
venerdì 25 gennaio 2019
Spectre (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/09/2016 Qui - Spectre è uno spettacolare film d'azione del 2015, l'ultimo di una delle serie filmiche più longeve di sempre, quella di 007. Questo difatti è il ventiquattresimo film di James Bond, il quarto che vede protagonista Daniel Craig, che ha però già annunciato il suo ritiro come agente segreto, questo infatti è il suo ultimo film nei panni di 007. In questo nuovo episodio, oltre a Craig, nel cast ci sono anche Christoph Waltz, nel ruolo dell'antagonista Ernst Stavro Blofeld (che ritorna dopo 32 anni dall'ultima apparizione, nel film Mai dire mai interpretato da Max von Sydow), a capo dell'organizzazione criminale Spectre con cui ancora una volta il nostro eroe si scontra dopo il precedente capitolo. Infine tornano nei rispettivi ruoli del cast anche Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris e Judi Dench (in un cameo, dato che è stata uccisa in Skyfall), senza dimenticare Léa Seydoux, che interpreta la nuova bond-girl insieme a Monica Bellucci, nel ruolo di Lucia Sciarra, la bond-girl più anziana di sempre. Il film è nuovamente diretto da Sam Mendes, ex marito di Kate Winslet e discreto regista, che aveva entusiasmato nel 2012. Anche in questo lo fa ma qualcosina in meno, nonostante una partenza col botto e un finale sufficientemente accettabile. Difatti comincia con una delle scene, una delle sequenze d'apertura più belle, sia visivamente che registicamente, dell'intera saga. Quella che da un messaggio criptico (che durante la pellicola scopriremo) proveniente dal suo passato manda James Bond in missione prima a Città del Messico e poi a Roma. In Messico, durante la Festa dei Morti (una delle feste più incredibili di sempre, già ampliamente conosciuta e benissimo nel film d'animazione Il libro della vita, che se non l'avete ancora visto vi consiglio di farlo) infatti la macchina da presa comincia a seguire i movimenti di un misterioso uomo mascherato, tramite un impressionante (e bellissimo) piano sequenza di (circa) cinque minuti. La misteriosa figura si rivelerà essere il buon vecchio James che, ci delizierà con una camminata sui tetti, un'esplosione con conseguente crollo di un palazzo e un combattimento corpo a corpo all'interno di un elicottero in volo, tutto fantastico. Ma il suo colpo di testa (dove in ogni caso sventa un attentato e uccide Marco Sciarra, terrorista legato a Spectre, una misteriosa organizzazione criminale e tentacolare) gli aliena Gareth Mallory, il nuovo M alle prese con pressioni politiche e Max Denbigh (Andrew Scott), membro del governo britannico che non vede l'ora di mandare in pensione i vecchi agenti dell'MI6 e di controllare con tanti occhi le agenzie del mondo. Congedato a tempo (in)determinato, Bond prosegue la sua indagine contro il parere di Mallory (Ralph Fiennes) e con l'aiuto dei fedeli Q (Ben Whishaw) e Moneypenny (Naomie Harris), segretamente arruolati, e tra un funerale e un inseguimento, una vedova consolabile (Monica Bellucci) e una gita in montagna, l'agente 007 stana Mr. White (Jesper Christensen), una vecchia conoscenza con crisi di coscienza e una figlia da salvare. Bond si fa carico di entrambe e protegge anche Madeleine Swann (Léa Seydoux) dagli scagnozzi di Spectre, amministrata dal sadico Franz Oberhauser (Christoph Waltz). È lui l'uomo dietro a tutto (l'uomo che si prefisse l'obbiettivo di far soffrire Bond, diventando "l'artefice delle sue sofferenze", molti dei lutti e delle difficoltà che l'agente segreto ha dovuto patire sono state infatti orchestrate da Blofeld e dalla sua Spectre), è lui il megalomane da eliminare.
Labels:
Andrew Scott,
Avventura action,
Ben Whishaw,
Christoph Waltz,
Daniel Craig,
Dave Bautista,
James Bond,
Judi Dench,
Lea Seydoux,
Monica Bellucci,
Naomie Harris,
Ralph Fiennes,
Rory Kinnear,
Spy Thriller
lunedì 22 ottobre 2018
Guardiani della galassia (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/12/2015 Qui - Straordinario blockbuster della Marvel studios su di un gruppo di fanta-eroi spaziali uniti per la salvezza dell'universo. Guardiani della Galassia (Guardians of the Galaxy) è il decimo film del Marvel Cinematic Universe e basato sugli omonimi personaggi della Marvel Comics. Il film (del 2014) ha anche ottenuto due candidature ai Premi Oscar per i migliori effetti speciali e per il miglior trucco. Al contrario di tanti altri cinecomic non c'è una storia di base, nessuna carriera sfolgorante alle spalle come quelle degli Avengers,
nessun pianeta di appartenenza da proteggere con la vita, nessun
superproblema (o forse troppi), nessuna famiglia, nessun legame. Sceneggiatura semplice e poco originale, ma non pesa alla riuscita del film perché i personaggi conquistano, tutta quella catena di battute che fa sbellicare e parteggiare per questo gruppo che diviene, inaspettatamente, sempre più unito e forte. Infatti quando i 'singoli' si riuniscono per caso, tutto cambia, la storia assume un senso, un branco di disadattati confusi e soli,
rinnegati dall'intero universo, che riescono a formare un gruppo
nonostante le differenze, ogni personaggio ha un passato che non può cancellare e con cui deve convivere. Mi ha sorpreso questo film (che quasi sicuramente diverrà una trilogia, infatti tante cose non sappiamo ancora anche dopo questo primo che verranno in seguito svelate), in positivo ovviamente, uno dei migliori film Marvel degli ultimi anni. Ma iniziamo dalla storia...
Labels:
Action fumettistico,
Avventura fantasy,
Benicio Del Toro,
Bradley Cooper,
Chris Pratt,
Dave Bautista,
Djimon Hounsou,
Fantascienza,
Glenn Close,
Karen Gillan,
Marvel,
Michael Rooker,
Vin Diesel,
Zoe Saldana
Iscriviti a:
Post (Atom)














