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giovedì 31 luglio 2025

I film del mese (Luglio 2025)

Post pubblicato su Pietro Saba World il 31/07/2025 Qui - Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato su Lucio Fulci, con quattro opere (a me mancanti) della sua filmografia.

Phantom (Azione/Thriller 2023) - Una spy story che scava tra le pieghe della Storia per raccontare un sogno di libertà. Ambientato nella Corea del 1933 sotto dominazione giapponese, il film intreccia suspense e patriottismo, seguendo cinque sospettati rinchiusi in un hotel alla ricerca del sabotatore segreto: Phantom. Inizialmente teso e brillante nel costruire relazioni e tradimenti, il film si perde nella seconda parte in un caos d'azione ipercinetica. Tuttavia, il gesto eroico delle due protagoniste, armate contro l'oppressore, restituisce al racconto una visione alternativa e potente della resistenza. Un'illusione, sì, ma carica di significato. Voto: 6

Seance - Piccoli omicidi tra amiche (Horror/Thriller 2021) - Il debutto alla regia dello sceneggiatore di You're Next (tale Simon Barrett, anche noto per le sue collaborazioni con Adam Wingard) è un horror al femminile che parte come paranormale e vira verso lo slasher, con un movente debole. Ambientato in una scuola di danza dal sapore Argentiano, il film offre buone atmosfere e personaggi interessanti tra bullismo, rivalità e tensioni erotiche. Peccato per le false piste forzate e un finale spiegato in modo improbabile. Il confronto finale col killer è crudo e violento, e l'eroina funziona, ma nel complesso resta un film convenzionale. Voto: 5

Il paradiso probabilmente (Commedia/Dramma 2019) - Elia Suleiman riflette su patria, identità e sradicamento, partendo dalla Palestina come "non luogo" e attraversando Parigi e New York, città che finiscono per somigliarsi in una distopia globale. Con uno stile da comica muta, tra Buster Keaton e Roy Andersson, costruisce sketch surreali e malinconici, microstorie morali e rebus pop che fanno sorridere con perplessità. Il suo sguardo silenzioso sul mondo è acuto e originale, ma il mordente politico si dissolve nell'ambiguità poetica. Il film in ogni caso, candidato per la Palma d'oro al Festival di Cannes del 2019, vale la visione per i suoi arguti parallelismi. Voto: 6+

Transformers One (Azione/Sci-fi 2024) - Firmato dal regista di Toy Story 4, questo capitolo animato dei Transformers si rivela una piacevole sorpresa: tecnicamente curato, ben diretto e con una storia semplice ma efficace. Avrebbe funzionato meglio se distribuito prima della saga, offrendo un'introduzione più empatica ai protagonisti, persino al rigido Optimus Prime. L'animazione è fluida, le scene d'azione spettacolari, e il doppiaggio vivace aggiunge ironia e ritmo con botta e risposta divertenti. Nonostante l'inevitabile banalità del soggetto, il film si segue con piacere e si distingue come uno dei migliori della serie dopo il primo di Michael Bay. Voto: 6,5

Mickey 17 (Commedia/Sci-fi 2025) - Bong Joon-ho firma un nuovo sci-fi distopico che mescola generi e riflessioni sociali con la sua consueta maestria. La satira sulle classi, il tema della dualità e una vena comica punteggiano una storia visivamente affascinante, con alieni simil-tardigradi sorprendentemente ben realizzati. Sebbene il film possa sembrare "minore" rispetto a suoi altri, resta comunque coinvolgente, nonostante qualche lungaggine e un finale un po' ridondante. Mark Ruffalo eccede nei toni, ma Robert Pattinson convince nella sua doppia versione. Forse imperfetto, ma ancora una prova di quanto la fantascienza possa brillare quando è pensata con testa e cuore. Voto: 6,5

France (Commedia/Dramma 2021) - Bruno Dumont, con una Lea Seydoux intensa e vulnerabile, tenta di raccontare la confusione dell'Occidente moderno, dove realtà e spettacolo si fondono. Partendo come satira sul giornalismo, si perde però tra riflessioni sulla fama e intrecci familiari poco incisivi. Tra scelte narrative discutibili, toni seriosi e una durata eccessiva, l'opera si rivela ambiziosa ma disorganica. Il pensiero c'è, ma resta annegato in uno stile autoreferenziale e ripetitivo. Un'occasione sprecata. Voto: 5,5

Follemente (Romantico/Commedia 2025) - Paolo Genovese rispetto ad Inside Out raddoppia il gioco emotivo: due protagonisti, uomo e donna, le cui emozioni si incrociano e si scontrano in una brillante commedia sull'azione e reazione tra i mondi interiori. La sceneggiatura, semplice ma efficace, è sorretta da un cast affiatato. Fanelli e Santamaria sorprendono con momenti esilaranti, Giallini e Pandolfi aggiungono ritmo e vivacità. Il film rallenta nella seconda metà, ma il finale funziona e lascia il segno. Meno incisivo di Perfetti sconosciuti, ma comunque superiore al precedente Il primo giorno della mia vita. Un piccolo gioiello, fresco e godibile. Voto: 7

venerdì 28 giugno 2024

Napoleon (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/06/2024 Qui - Il film si presenta come incompleto, nonostante non manchi di scenografia o spettacolarità. Mostra un'incertezza nella direzione narrativa: dapprima si focalizza su Napoleone come persona anziché come comandante, indagando il suo rapporto con Giuseppina e i suoi aspetti più puerili; poi si sposta sulle sue battaglie con un ampio dispiego di risorse. Di conseguenza, la narrazione risulta frammentata, anche a causa di una dinamica poco convincente con la moglie: il personaggio di Giuseppina è poco approfondito, il suo ruolo e la sua relazione con Napoleone sono nebulosi e la chimica tra Joaquin Phoenix (nonostante la sua bravura) e Vanessa Kirby non si percepisce. In contrasto, le sequenze belliche sono notevoli, in particolare quella di Austerlitz, ma l'alternanza tra questi due elementi non agevola l'apprezzamento complessivo. In meno di tre ore, anni di storia francese sono sintetizzati in un ritmo incalzante. Il film sembra affrettarsi nel raccontare il più possibile su Napoleone, senza mai risultare del tutto completo. Il difetto maggiore, però, è l'assenza di pathos. Alla fine, si tende a preferire la dimensione più intima e genuina di The Last Duel, un'opera superiore a quest'imperfezione cinematografica. Voto: 5,5 [Apple Tv Plus]

giovedì 27 ottobre 2022

House of Gucci (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2022 Qui - The Last Duel, pur imperfetto, poteva far sperare in un ritorno di Ridley Scott ai fasti del passato: speranza puntualmente delusa da questo modesto film. La storia della famiglia Gucci raccontata da Scott (come gli era già successo nel precedente film biografico "Tutti i soldi del mondo") in maniera scolastica, senza infamia né lode. Nonostante un cast di prim'ordine, il regista inglese non riesce a trasmettere il senso della tragedia alla storia, la cui consistenza si assottiglia sempre di più con il passare dei minuti finendo per fare perdere l'interesse verso un mondo di facciata, le cui dinamiche non graffiano. Non un brutto film, intendiamoci, ma un film totalmente inutile, quasi fastidioso nella sua presunzione. Voto: 5,5

giovedì 30 giugno 2022

The Last Duel (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2022 Qui - Dopo 44 anni dal suo primo film I Duellanti, Ridley Scott affronta ancora un duello tra due guerrieri che lottano per il proprio orgoglio dimenticando che questa volta è stata una donna ad armarli per difendere la propria dignità. Debitore ad Akira Kurosawa per l'espediente dei 3 punti di vista (tuttavia non del tutto compiuto, il fatto che le scene ripetute siano praticamente le stesse, a parte qualche battuta, lo snatura infatti parecchio e rende il tutto solo ridondante), egli fa luce su una vicenda ignota ai più (e accaduta realmente) ma dal forte valore simbolico, rimarcando il ruolo storicamente debole della donna e i pregiudizi morali che deve sopportare, fattore ancora di attualità. La parte centrale del film risulta inevitabilmente ripetitiva ma trova riscatto in un finale potente non solo per la singolar tenzone ma soprattutto per tutte le scene che seguono. Attori in palla a cominciare da una magnetica Jodie Comer, scenografia eccelsa e, per essere un film di Ridley Scott, violenza dosata senza esagerare. In questo senso piccolo passo in avanti, cinematograficamente parlando, per lui dopo gli ultimi due deludenti film (Tutti i soldi del mondo ma soprattutto Alien: Covenant), sperando che l'ultimissimo non l'abbia riportato indietro. Voto: 6+

giovedì 31 marzo 2022

Legend (1985)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Il primo passo falso di Ridley Scott, dopo un inizio di carriera folgorante (con tre film, a partire da I duellanti, uno più bello dell'altro). Un fantasy modesto dove la grande cura tecnica della confezione non ne cancella le pecche: trama debole, esaltazione della luce al limite del fastidioso, personaggi dalle caratterizzazioni superficiali. Si salva l'irriconoscibile Tim Curry, ai tempi all'apice della fama, perché (la carinissima) Mia Sara, ma soprattutto Tom Cruise, benissimo non fanno. Infatti, a parte i buoni effetti visivi, i costumi e il make-up (ad opera di quel genio di Rob Bottin) il resto del film è poca roba (perfino le canzoni e le musiche sono modeste). Una favola sì colorata, sì fantasy(osa) ma poco accattivante che si perde in una storiella frivola e poco fluida, che non riesce a coinvolgere molto, anche se a fine pellicola non ci si pente della visione. Ma in ogni caso una delusione. Voto: 5,5

lunedì 22 marzo 2021

I duellanti (1977)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/03/2021 Qui - Grande esordio "in costume" per il talentuoso Ridley Scott che un paio d'anni dopo sfornò due perle della fantascienza, da non credere sia lo stesso regista che racconta questa amara storia d'onore (o presunto tale) e rivalità, un eterno scontro nato praticamente per nulla che coinvolge due militari e li accompagna oltre il tempo e le guerre. Egli infatti fa capolino sulla scena cinematografica con una pellicola dall'indubbia bellezza formale, che incornicia immagini splendide e le mette al servizio di un racconto dal ritmo lento ma incalzante, grazie anche alla narrazione fuori campo. Mostrando appunto e fin da subito una grande padronanza della camera (specie nelle tenzoni all'arma bianca, seguite a mano) ed una propensione all'utilizzo di una grande fotografia (qui di Lyndoniana memoria, con il dovuto rispetto). La storia del duello senza fine è affascinante e fa pensare alla sostanziale stupidità sia del valore dell'onore (prettamente testosteronico) sia delle guerre che si protraggono infinite (non a caso il tutto è ambientato nel quindicennio della guerre sans fin napoleonica). Una storia lenta, anche fredda (risentendo forse dell'ispirazione letteraria, da Joseph Conrad), ma piacevole perché racconta qualcosa di diverso e con un occhio, anche un po' critico, verso quel periodo storico travagliato (nonostante tutto è un gran film). Nervoso e senza requie Harvey Keitel, elegante Keith Carradine. Esordio col botto, dunque, per un autore che, da quel momento in poi, ci avrebbe abituato (quasi esclusivamente) a film altrettanto (ognuno a modo suo) interessanti. Voto: 7

domenica 7 luglio 2019

Tutti i soldi del mondo (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/03/2019 Qui - Sarò stato uno dei pochi a vedere prima la serie tv e poi il film, quest'ultimo uscito molti mesi prima rispetto alla serie diretta da Danny Boyle, ovvero Trust, e già all'epoca rimasi un po' dubbioso sul fatto di come il film potesse in 120 minuti, paradossalmente eccessivi, a sciorinare tutti i temi e a cogliere tutte le sfumature, ed infatti non ci riesce al contrario della serie, seppur la suddetta aveva nel corso delle tante puntate la possibilità di riuscire nell'intento senza alcun problema, e difatti quella grande possibilità l'ha sfruttò nei migliori dei modi. Perché regia, stile della narrazione, le parti italiane, il cast (su tutti Donald Sutherland più Luca Marinelli), tutto (a parte forse la fotografia) è nettamente superiore a questo film. Un film, Tutti i soldi del mondo (All the Money in the World), film del 2017 diretto e co-prodotto da Ridley Scott, mediocre, che poteva e doveva raccontare di più, soprattutto in virtù dell'ottimo potenziale di una sceneggiatura (di una storia nota e famosa, di una storia avvincente ed appassionante), scritta da David Scarpa, molto promettente. Ed invece, nonostante in se la storia, proprio in quanto vera, avesse delle sfumature che erano necessariamente interessanti, tutto sbiadisce. Il suo primo difetto è tuttavia l'eccessiva lunghezza. La durata del film, che preme volontariamente sulla lunga durata della prigionia del protagonista, annoia ben presto, riscuotendo così l'opposto dell'effetto desiderato. La lunghezza non riesce nemmeno a creare il pathos desiderato, facendo scadere buona parte delle scene in un insensato giro di parole e azioni. Alla base come detto c'è una storia vera che, come prassi, è stata rivista e romanzata per l'occasione, al fine di lasciare la dovuta libertà allo sceneggiatore di affrontare i diversi temi (ed effettivamente l'intera vicenda risulta assai elaborata e romanzata rispetto ai fatti realmente accaduti come titoli di testa ci avverte, i fatti presentati sono stati infatti dal regista liberamente tratti da un libro concernente il rapimento del ragazzo) purtroppo, tutto scivola via nella mediocrità (perché sì, uno dei limiti, per non dire, uno dei tanti, di questa pellicola è che l'intera vicenda è stata presentata parecchio distante dalla realtà), nella prevedibilità dei luoghi comuni (ormai titanici) sugli italiani che, spiace dirlo, vengono visti nel ruolo di mangiatori di spaghetti, con forze dell'ordine idiote e corrotte e Brigate Rosse che, per evitare attacchi di amnesia, tappezzano il loro rifugio con decine di bandiere recanti il loro nome.

domenica 26 maggio 2019

Blade Runner 2049 (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/06/2018 Qui - Sarò sincero, avevo il fucile puntato quando ho saputo del sequel di Blade Runner (d'altronde i sequel di certi capolavori come lo fu quello di Ridley Scott, non vengono visti di buon occhio). In seguito, alla notizia che Denis Villeneuve (soprattutto dopo aver, l'anno scorso, l'anno precedente e in questo, visto alcuni dei suoi straordinari lavori) avrebbe diretto il film, il dito sul grilletto si è allentato. Villeneuve è un regista con i fiocchi e la recente escursione fantascientifica di Arrival me lo ha confermato. Certamente mi sono detto, chi glielo fa fare ad impelagarsi in un film del genere, entrato nell'immaginario mitico della settima arte. Ha molto da perdere e poco da guadagnare. Una sfida coraggiosa piena di insidie e rischi, tuttavia ben ripagata (anche se sotto certi aspetti si poteva addirittura fare di meglio, e questo è veramente un peccato, vista la qualità generale e l'impegno profuso alla regia). Blade Runner 2049, film del 2017 diretto dal regista canadese classe '67, è infatti un valido e degno sequel dell'originale. Soprattutto perché la scelta di affidare appunto all'ottimo Denis Villeneuve la regia, che è stata sicuramente accorta da parte di Ridley Scott (che in questa operazione per fortuna si è ritagliato un ruolo da produttore, che da qualche tempo a questa parte sembra adattarsi meglio alle sue ambizioni, specialmente quando riesce a tenersi lontano dalla cinepresa, come visto nel deludente Alien: Covenant) si è rivelata azzeccata. Dopotutto lui è tra i registi migliori della sua generazione, è solo lui poteva garantire fedeltà (per quanto possibile) alla materia originale, e solo lui poteva al tempo stesso, con il suo sguardo originale e personale, non farsi schiacciare dal peso del confronto. Perché sì, con Blade Runner 2049, un bellissimo film, teso e pieno di spunti, egli regge, nonostante in verità non riesca a toccare quelle vette di visionarietà e di profondità esistenziale dell'originale (e dopotutto era impossibile per chiunque riuscirci), il confronto, non sfigurando quindi quasi per niente.

Alien: Covenant (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/06/2018 Qui - Sesto episodio della saga cinematografica di Alien (ottavo se contiamo i due spin-off) e secondo prequel della stessa dopo il discusso PrometheusAlien: Covenant, film di fantascienza del 2017 diretto da Ridley Scott, è un film ambizioso ma solo parzialmente riuscito e che in parte condivide molte delle perplessità espresse in occasione dell'uscita del precedente episodio (per sapere vi basta cliccare qui, nel post che raggruppa l'intera saga tranne ovviamente quest'ultimo capitolo). Il film infatti, seppur sufficientemente gradevole in parte, ha un sacco di difetti, parecchie mancanze dal punto di vista registico e alcune scelte nella sceneggiatura non propriamente condivisibili, inoltre i contenuti filosofico-esistenziali accennati appunto in Prometheus (subito riproposti tramite un algido flashback che ci mostra il momento della presa di coscienza dell'androide David, e in cui fa una breve apparizione Guy Pearce) che tuttavia nella sua incompiutezza e furbizia furono sufficientemente in grado, nel bene e nel male, di suscitare un dibattito e di far arrovellare gli appassionati con tutta una serie di interrogativi, non vengono minimamente approfonditi, e se qualcosa esce, lasciano il tempo che trovano, relegando così il franchise al suo punto basso. Alien: Covenant difatti, sequel di un prequel che assomiglia a un reboot ma non lo è, non solo è una combinazione squilibrata e indefinita di slasher spaziale non particolarmente ispirato e fantascienza filosofica da quattro soldi, ma è anche troppe cose insieme e qualcosa di già visto. Proprio perché il film, un ibrido che ripercorre personaggi e dinamiche di "Alien" e "Prometheus", sembra un lungo déjà-vu, che combina una fusione dei due film (e non solo quelli due), facendolo così risultare un patchwork mal riuscito. Anche perché a parte il buon inizio (che mette contenuti interessanti sul fuoco e prosegue poi con una sequenza movimentata che non ci si aspetta di trovare nei primi minuti di un film), è sempre la stessa storia, quella di una navicella spaziale che in missione di colonizzazione e a seguito di una misteriosa interferenza audio, il capitano e l'equipaggio, decidono di atterrare, su un pianeta fino a quel momento escluso dalla mappatura di quel settore del cosmo. Un pianeta che se a prima vista sembra un paradiso, è in verità un mondo oscuro e pericoloso, e dove David, l'androide sopravvissuto alla spedizione Prometheus (ed "unico" abitante del luogo), cela oscuri segreti.

sabato 25 maggio 2019

Prometheus (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/06/2018 Qui - Dopo 33 anni, quattro capitoli e due spin-off, finalmente Ridley Scott torna sul luogo del crimine, verrebbe da dire, per raccontare nuovamente di rapporti tra umani e alieni. Ma purtroppo Prometheus, film di fantascienza del 2012, lascia un po' di amaro in bocca. Il film infatti, intenzionato a ridefinire (e rinnovare non riuscendoci in larga parte) la saga di "Alien" grazie all'enorme potenzialità di un progetto che si voleva originale, ambizioso e notevole, non soltanto dal punto di vista cinematografico, narrativo, ma anche concettuale, delude le aspettative di tutti. Non soltanto dei molti appassionati e affezionati ai precedenti capitoli della saga (della quale il film, inserendosi a metà tra un reboot e un prequel, vuol spiegare gli antefatti ma anche prenderne le distanze, sperando in una nuova serialità o in un'opera con una sua propria autonomia), ma anche di chi vi si approccia spontaneamente. E non tanto perché i richiami ad Alien sono esili a dir poco, e non solo perché il metatesto filosofico nei film di fantascienza (da dove veniamo, qual è l'origine della vita?) è stato sviluppato altrove (sia prima che dopo) in modo ben più convincente e affascinante, ma soprattutto perché Prometheus niente di nuovo aggiunge ad un film dichiaratamente di genere. Certo, il film è uno spettacolo godibile per gli occhi, dopotutto tecnicamente e stilisticamente ogni aspetto è spettacolarizzato in modo estremo e curato (gli effetti speciali visivi straordinari, la fotografia evocativa, le musiche eteree, il montaggio serrato e funzionale, paesaggi e scenografie visionarie, l'iconografia futuristica della serie, affidata di nuovo agli incubi dell'artista surreale Giger, il tentativo di riproposizione di vecchie e nuove figure mitologiche, e altro ancora), e certo non si può negare la capacità del grandissimo Ridley Scott di creare suspense e di dirigere gli attori, ma questa è un'opera diseguale e imperfetta, che deve quasi tutto appunto all'apparato immaginifico, ricco di suggestioni, ma quasi nulla alla sostanza, povera di una struttura coerente e intensa. Proprio perché dietro questa magniloquenza, si avverte però confusione, tante e mal coese linee guida e, soprattutto, la mancanza di fascino in fatto di narrazione, emozioni e riflessioni. Il mito della creazione e il suo concetto infatti, si regge su un fragile piano di superficialità e vacuità. Colpa anche di una debole trama, solo a tratti intrigante e avvincente, che ha al centro l'equipaggio (un improbabile equipaggio scientifico) di un'astronave che alla ricerca delle origini e della prima comparsa del genere umano sulla Terra, si ritroverà in un pianeta ostile e a dover combattere (nel mentre l'androide David 8, comincia a perseguire, all'insaputa del resto dell'equipaggio, quelli che sono i veri obiettivi della missione) una battaglia per salvare il futuro della razza umana.

Alien (1979)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/06/2018 Qui - Finalmente rivisto perbene, dopo che per questo film avevo (quasi) sempre basato il mio giudizio su reminiscenze di una visione d'infanzia, non ne esce minimamente ridimensionato. Alien infatti, nonostante siano passati quasi 40 anni conserva ancora oggi tutto il suo fascino. Proprio perché Alien è un capolavoro sia come horror (poiché come per i veri horror non c'è traccia di ironia inutile e soprattutto l'angoscia è fissa) che come film di fantascienza (gli ambienti e la verosimiglianza delle scene e dei macchinari parlano da soli). Un film per questo teso, angoscioso, cupo e claustrofobico che è in grado di catture appieno l'attenzione dello spettatore, nonostante (perché esso è completamente ambientato all'interno di una nave da cargo in cui un'orrenda creatura darà inizio ad un tragico sterminio) l'ambientazione relativamente limitata. E il merito è di una scenografia perfetta e suggestiva (che rendono angosciante gli interni del Nostromo), e di una figura (spaventosamente bella), quella del mostro (disegnata dal pittore H.R. Giger, che per questo vincerà l'Oscar per i migliori effetti speciali) che riesce a toccare magistralmente molte paure tipiche dell'essere umano: la claustrofobia, la paura dell'ignoto, la paura del buio, la paura dell'altro. Tutte cose che il regista Ridley Scott con la sua consueta eleganza e talento visivo (come si vedrà soprattutto dopo) dirige, anche grazie ad un cast senza grandi nomi (all'epoca, non solo una straordinaria Sigourney Weaver, che con questo film divenne una star, ma anche e soprattutto John Hurt) ma perfetto per lo scopo (perché ben caratterizzato ed efficacissimo, non la solita carne da macello), con maestria.

sabato 12 gennaio 2019

Sopravvissuto: The Martian (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/07/2016 Qui - Sopravvissuto: The Martian (The Martian) è uno spettacolare e straordinario film di fantascienza del 2015 diretto e prodotto da Ridley Scott, che dopo il deludente Exodus: Dei e Re, torna nel suo habitat naturale, in un genere a lui caro, la fantascienza, e dirigendo questo film (notevole e visivamente molto bello), fa centro ancora una volta. Perché Ridley Scott, uno dei geni indiscussi del mondo del cinema contemporaneo, riesce anche con questo The Martian a colpire il bersaglio grosso. Lui è infatti uno dei pochissimi registi che non sbagliano quasi mai un colpo. Se 35 anni fa aveva rivoluzionato il genere fantascientifico con il mitico Blade Runner, con quest'ultima creazione è secondo me riuscito a riportare il genere alle origini. E non mi riferisco al modo di mettere in scena la storia, cosa fatta peraltro in maniera magistrale, ma piuttosto a un ritorno al concetto di fantascienza per quel che era, esplorazione e avventure nello spazio. Il film, che ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Golden Globe per il miglior film commedia o musicale, e sette candidature ai premi Oscar 2016 come miglior film, miglior attore protagonista, migliore sceneggiatura non originale, miglior scenografia, migliori effetti speciali, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro (vincendone nessuno), è basato sul romanzo L'uomo di Marte del 2011 di Andy Weir, ingegnere informatico fattosi scrittore. La sceneggiatura, scritta da Drew Goddard (World War Z, Cloverfield), non è perciò significativamente originale, ma il regista si "limita" a farne un film che a moltissimi critici non è piaciuto affatto perché ritenuto troppo scontato e soprattutto mancante di pathos e di dinamicità, ma a mio avviso invece il film è da vedere proprio perché l'originalità di Scott sta in quello che riesce a "piazzare" con maestria in una storia che avrebbe potuto facilmente annoiare lo spettatore e invece non succede affatto, anzi, ti tiene incollato allo 'schermo' per tutta la sua durata, comunque moderatamente eccessiva. Il film ha come protagonista l'astronauta Mark Watney, botanico della missione della NASA su Marte denominata Ares 3, interpretato da Matt Damon, che dopo una terribile tempesta che investe tutto l'equipaggio con a capo la bellissima Jessica Chastain (vista recentemente in 1981: Indagine a New York) viene travolto da un ripetitore radio e, dato per morto, viene lasciato solo sulla superficie di Marte. L'astronauta però si sveglia ferito, e si accorge che è stato lasciato erroneamente da solo, rimanendo così intrappolato. Dovrà quindi trovare un modo per sopravvivere, adattarsi alla vita sul pianeta e trovare un modo per contattare la Terra, e quando ci riuscirà la Nasa proverà ad escogitare un modo per farlo tornare a casa, ma sarà lotta contro il tempo sia da una parte che dell'altra, perché gli imprevisti capitano sempre e non tutto va secondo i piani.

domenica 9 dicembre 2018

Exodus: Dei e Re (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/03/2016 Qui - Exodus: Dei e re (Exodus: Gods and Kings) è un film del 2014 diretto da Ridley Scott, e dedicato al fratello Tony Scott (anch'esso famoso regista), morto tragicamente nel 2012. Il film è un adattamento dell'evento biblico dell'Esodo del popolo ebraico guidato da Mosè (interpretato da Christian Bale) e riportato nel libro dell'Esodo della Bibbia. A dover parlare di questo film però non si sa bene da dove incominciare. Intanto si dovrebbe raccontare la storia, perché quella raccontata nel film ha davvero poco a che vedere con quella biblica. Viste tutte le aggiunte, le omissioni, gli stravolgimenti, le interpretazioni, si può dire che il regista dal racconto originale ha preso giusto lo spunto per poi proporne uno di sua invenzione. Grande successo al botteghino, è stato però oggetto di numerose critiche per diversi motivi. Perché praticamente stravolge, il mito, la vera o presunta Storia di Mosè, qui addirittura generale, un abilissimo guerriero che addestra le sue truppe. Il film proprio per questo, ma non solo, quando uscì fu bloccato in diversi paesi come l'Egitto, ufficialmente perché conteneva molte inesattezze storiche. Il ministro della cultura egiziano definì il film "sionista", negando che le piramidi d'Egitto furono state costruite dagli ebrei. In definitiva quindi Exodus: Dei e Re è un Fantasy. Perché in altro frangente o racconto come ne Il Gladiatore, si poteva tranquillamente mettere da parte la Storia per dare manforte all'aspetto fantasy, riguardo ad Exodus le aspettative erano piuttosto semplici, riprodurre il secondo libro della Bibbia, cosa che di certo non avrebbe potuto nuocere alla sensibilità di qualsivoglia spettatore. Non si discute la libertà cinematografica necessaria anche per il botteghino, ma il semplice fatto che proprio perché rappresenti qualcosa di conosciuto, avrei voluto che venisse riportato sullo schermo, ossia attraverso le immagini, quello che ho letto, quello che so (o visto ne I dieci comandamenti), almeno per le parti chiave, completamente stravolti dal regista. Non si fa una questione da puristi ma non si può stravolgere così tutto, è come se ad Homer Simpson gli faccio bere la coca-cola anziché la birra, non è la stessa cosa, perché bene o male a priori so cosa aspettarmi. Se le parti salienti dell'Esodo della Bibbia fossero state rispettate, a mio avviso, il film ne avrebbe guadagnato, senza perdere nulla, bastava un semplice copia e incolla.