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venerdì 22 dicembre 2023

Il tuo Natale o il mio? (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/12/2023 Qui - Entrambi gli innamoratini hanno la stessa idea: raggiungere "a sorpresa" il proprio partner a casa dei suoi per passarci il Natale insieme, e questo dà vita a una serie di situazioni scoordinate e spesso divertenti. Pellicola tipicamente natalizia tra commedia e romance (non troppo mielosa) e nel complesso godibile sia per le situazioni paradossali (e forzate) che per il confronto tra la famiglia nobile e inamidata di lui e quella più modesta e fracassona di lei. Calcare la mano sulla comicità forse avrebbe giovato (anche perché la sceneggiatura si presta), ma tutto sommato va bene. Voto: 6

giovedì 30 giugno 2022

The Last Duel (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2022 Qui - Dopo 44 anni dal suo primo film I Duellanti, Ridley Scott affronta ancora un duello tra due guerrieri che lottano per il proprio orgoglio dimenticando che questa volta è stata una donna ad armarli per difendere la propria dignità. Debitore ad Akira Kurosawa per l'espediente dei 3 punti di vista (tuttavia non del tutto compiuto, il fatto che le scene ripetute siano praticamente le stesse, a parte qualche battuta, lo snatura infatti parecchio e rende il tutto solo ridondante), egli fa luce su una vicenda ignota ai più (e accaduta realmente) ma dal forte valore simbolico, rimarcando il ruolo storicamente debole della donna e i pregiudizi morali che deve sopportare, fattore ancora di attualità. La parte centrale del film risulta inevitabilmente ripetitiva ma trova riscatto in un finale potente non solo per la singolar tenzone ma soprattutto per tutte le scene che seguono. Attori in palla a cominciare da una magnetica Jodie Comer, scenografia eccelsa e, per essere un film di Ridley Scott, violenza dosata senza esagerare. In questo senso piccolo passo in avanti, cinematograficamente parlando, per lui dopo gli ultimi due deludenti film (Tutti i soldi del mondo ma soprattutto Alien: Covenant), sperando che l'ultimissimo non l'abbia riportato indietro. Voto: 6+

sabato 30 aprile 2022

La vita che verrà - Herself (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - Sembra di vedere un remake di un qualsiasi Ken Loach, anzi se non sapessi il regista direi proprio che è lui, con questi personaggi al limite della società incastrati tra drammi familiari e voglia di rivalsa. Ben fatto, un po' eccessivamente drammatico nel finale ma comunque onesto, sincero ed apprezzabile. Un bel film, emozionalmente valido. A dirigerlo Phyllida Lloyd, che io ricordo soprattutto per The Iron Lady e non per Mamma mia!, che affronta il tema della violenza domestica e del riscatto personale in modo sobrio (con delicatezza e senza troppi eccessi), privilegiando il percorso interiore della protagonista, interpretata da una convincente Clare Dunn, autrice peraltro del soggetto e della sceneggiatura. Sebbene alcuni passaggi sembrino forzati, il film ha il merito di non cercare il lieto fine a tutti i costi preferendo una conclusione più amara ma realistica. Vale una visione. Voto: 6,5

lunedì 8 febbraio 2021

Rocketman (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/02/2021 Qui - Non sono un fan di Elton John e, a parte un paio di canzoni fischiettabili, non l'ho mai particolarmente apprezzato. Nella stessa misura anche questo film che, più musical che biopic (purtroppo), pecca proprio nella sua sceneggiatura, che articola appunto poco il narrato per prendere più la via di una sorta di musical che ripercorre i grandi successi della star inglese, una cosa che modestamente non ho gradito. Percorrendo quasi in maniera simbolicamente bipolare gli alti e i bassi emotivi del tormentato protagonista e quindi passando dall'euforia dei concerti e delle feste all'angosciante depressione delle pulsioni suicide, la pellicola di Dexter Fletcher si giova sì della grande interpretazione di Taron Egerton (come fu per Eddie the Eagle - Il coraggio della follia, un film decisamente migliore di questo), che si "prende" la scena alla prima inquadratura nella quale appare per non mollarla praticamente mai, ma non si distingue per qualcosa in particolare, neanche la canzone poi vincitrice dell'Oscar riesce particolarmente a risaltare. Uscito lo stesso anno di Bohemian Rhapsody ne subisce (impietosamente) il confronto, perché pur restando un pregevole prodotto, Rocketman (che osa laddove altri si sarebbero, giustamente, fermati, non è necessario infatti eccedere con certe scene, pure alquanto superflue conoscendo benissimo il personaggio) è più spettacolo che film. Uno spettacolo inoltre, forse più coeso rispetto a quello di Singer, ma dove la musica è meno potente ed efficace. Salomonica sufficienza. Voto: 6

venerdì 12 luglio 2019

My Dinner with Hervé (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2019 Qui - Ispirato a fatti realmente accaduti, My Dinner with Hervé, film per la televisione del 2018 scritto e diretto da Sacha Gervasi, racconta gli ultimi giorni di vita dell'attore affetto da nanismo Hervé Villechaize, divenuto celebre per il film di James Bond del 1974 "L'uomo dalla pistola d'oro" e per la serie anni Ottanta "Fantasy Island", e della sua amicizia con il giornalista Danny Tate. Ma questo film, prodotto da HBO, che riporta alla ribalta una figura un po' dimenticata dello spettacolo tra gli anni '70 e '80, racconta anche e soprattutto il suo essere personaggio controverso, un uomo imprevedibile, fissato con il sesso, giocherellone, indisciplinato, che racconta bugie, si descrive meglio di ciò che è stato, ma non ha timore di parlare della malattia e della sua fede in Dio. Un personaggio insomma tormentato, che questo film biografico espone in maniera apprezzabile. Perché anche se questo è un film dall'andamento prevedibile, è comunque sentito e mai scontato. Un film che riesce a non essere ricattatorio sulla malattia, che ha il suo punto di forza nell'interpretazione travolgente di Hervé da parte di Peter Dinklage (interprete notissimo, paradossalmente ora è il nano più famoso del cinema), in uno dei ruoli che segnano una carriera, perfetto nel rendere un'esuberanza che nasconde la disperazione, anche se a causa della regia piatta di Sacha Gervasi (già regista di biografie), si fa particolarmente fatica a cogliere pienamente il percorso umano di Hervé Villechaize, che ci appare fondamentalmente sempre la stessa persona, priva di un cambiamento intimo ed esteriore che giustifichi la sua condizione attuale. Il regista infatti, Sacha Gervasi alias Danny Tate nel film, che praticamente racconta in questo film, un film incentrato non solo sulla difficoltà di vivere per un disabile, ma soprattutto su certi perversi meccanismi dello show-business (che lancia giovani promesse per ammaliarle e poi annientarle), il suo incontro avvenuto all'epoca e che fa vedere tramite flashback la vita tumultuosa dell'attore (che si travolgere dai soldi), mette in scena un biopic originale nelle intenzioni ma ondivago nell'esecuzione.

lunedì 8 luglio 2019

L'altra metà della storia (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/03/2019 Qui - L'altra metà della storia (Dramma, Usa 2017): Tony Webster (Jim Broadbent) è un settantenne divorziato che possiede un negozio di macchine fotografiche. Un giorno riceve una lettera che l'informa che la madre di Veronica, una sua vecchia fiamma, gli ha lasciato in eredità un diario. Il passato, così, tornerà a bussare alla sua porta. Tratto da un romanzo di Julian Barnes del 2011 (Il senso di una fine), il film è una riflessione discretamente interessante sulla vecchiaia e il tempo che passa (sulla verità storica dei vinti e dei vincitori e dell'animo umano). L'anziano protagonista si trova a incontrarsi/scontrarsi con un passato che ha cercato di rimuovere, ed è proprio su questo versante che la pellicola di Ritesh Batra porta avanti le riflessioni più incisive, forte anche della buona scrittura del personaggio principale efficacemente interpretato da un Jim Broadbent perfettamente in parte. Detto questo, il film ha tanti spunti interessanti quanti difetti: fatta eccezione per la buona prestazione di Broadbent, gli altri attori dicono poco, inclusa una legnosa Charlotte Rampling (Veronica anziana). Nell'alternarsi di presente e feedback del passato (gli sceneggiatori puntano su continui flashback che appesantiscono non poco la drammaturgica complessiva) manca quel sotterraneo legame che dovrebbe farci riconoscere i protagonisti vecchi nei giovani e viceversa (sembrano storie e persone del tutto indipendenti una dall'altra...). La stessa disorganicità caratterizza la presenza di episodi e personaggi la cui funzionalità rispetto alla linea narrativa resta dubbia sino alla fine o è priva della forza allusiva che giustifica la pregnanza che assumono in seguito. Alcuni passaggi, inoltre, sono troppo frettolosi e tutta la parte conclusiva è piuttosto fragile (il film sembra voler puntare alla suspense ed al finale ad effetto ma, il mistero svelato non fa il botto), anche se rimane qualcosa su cui pensare al termine della visione. Il risultato è un prodotto così così, che alterna momenti toccanti ad altri troppo didascalici. E in definitiva quindi, anche grazie ad una regia piattamente convenzionale, il film dà la sensazione di un'occasione mancata e presumibilmente persa. Voto: 5