Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2021 Qui - Bel film che presenta la biografia (parabola sportiva ed umana) di Bert Trautmann (interpretato da David Kross), leggendario portiere tedesco del Manchester City (dapprima prigioniero di guerra, alla fine della seconda guerra mondiale, e successivamente estremo difensore della porta dei Citizen inglesi). Una narrazione avvincente e soprattutto veritiera in cui si analizzano le nefandezze belliche salvo poi esaltare le imprese sportive del protagonista minato anche da un grave lutto familiare. Non sempre un film sul calcio riesce a rendere bene l'idea, ma questo appare notevole (anche se non s'impegna tanto). Una pellicola senz'altro riuscita, soprattutto nella prima parte (quella dell'iniziale prigionia del protagonista e della sua difficile integrazione). La seconda metà è più lenta e meno incisiva, ma questo non intacca la bontà di un'opera interessante sotto molti punti di vista e apprezzabile da un vasto pubblico (in particolare dagli amanti dello sport e dagli appassionati di storia). Nel complesso un biopic senza infamia e senza lode. Voto: 6
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venerdì 17 settembre 2021
venerdì 27 settembre 2019
Morto tra una settimana (o ti ridiamo i soldi) (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2019 Qui
Tema e genere: Una commedia noir dai toni delicati con l'attore britannico Tom Wilkinson nel ruolo bizzarro e simpatico di un killer professionista prossimo alla pensione.
Trama: Un giovane aspirante suicida, non riuscendo a farla finita, assolda un killer professionista. Ma quando la sua vita ha una svolta positiva, cerca invano di annullare il contratto.
Recensione: Classica commedia britannica nera, diretta dall'esordiente Tom Edmunds, che si rifà a una gloriosa tradizione, Morto tra una settimana (o ti ridiamo i soldi) attinge anche alla contemporanea moda dell'umorismo scorretto e del cinismo allegro. Lo spunto non è originalissimo, già altre volte il cinema ha raccontato storie simili: qui si punta sull'interazione tra il candore del giovane Aneurin Barnard e la sagacia di un attore di classe come Tom Wilkinson, sulla bellezza e presenza di spirito della ragazza interpretata da Freya Mavor, o sui duetti tra i due coniugi (Tom Wilkinson e Marion Bailey, attrice molto divertente nonché moglie del regista Mike Leigh). La commedia nera esaurisce nella prima parte gli spunti migliori, ma molte battute e situazioni sono divertenti solo sulla carta (la cooperativa del sindacato assassini). Ovviamente chi non ama l'umorismo macabro se ne tenga alla larga (a un certo punto il perfetto killer inizia a infilare una serie di errori via l'altro, uccidendo persone sbagliate). Peraltro la seconda parte, con il capo del killer (il solitamente bravo Christopher Eccleston, qui un po' troppo sopra le righe) e i nuovi assassini dell'Est che dovrebbero togliere il lavoro a Leslie smorza il ritmo e il divertimento anche per i meglio intenzionati (pur aumentando il livello di cinismo, con battute su tutto e tutti, fra cui sul buon Michael J. Fox). Tutto diventa un po' contorto, le divagazioni allungano il brodo (pur di un film tutt'altro che lungo). E il finale lascia anche l'amaro in bocca e toglie quel poco di divertimento che il film aveva seminato inizialmente. Va bene scherzare su tutto, ma l'epilogo difficilmente garantirà un buon ricordo a un film più promettente che apprezzabile, per quanto ben realizzato e ottimamente interpretato dagli attori principali. L'intento del regista era sicuramente di costruire un'opera noir alla fratelli Coen o evocare l'atipico e bello In Bruges - La coscienza dell'assassino (2008), ma l'eccessiva semplicità nell'approccio alla trama non ha aiutato. A tratti ricorda il veramente dark e dalle atmosfere fredde e umoristiche In ordine di sparizione (2014), ma non ne eguaglia la portata tematica, né la forza registica, rintanandosi in un'opera prima godibile ma prettamente scolastica.
Trama: Un giovane aspirante suicida, non riuscendo a farla finita, assolda un killer professionista. Ma quando la sua vita ha una svolta positiva, cerca invano di annullare il contratto.
Recensione: Classica commedia britannica nera, diretta dall'esordiente Tom Edmunds, che si rifà a una gloriosa tradizione, Morto tra una settimana (o ti ridiamo i soldi) attinge anche alla contemporanea moda dell'umorismo scorretto e del cinismo allegro. Lo spunto non è originalissimo, già altre volte il cinema ha raccontato storie simili: qui si punta sull'interazione tra il candore del giovane Aneurin Barnard e la sagacia di un attore di classe come Tom Wilkinson, sulla bellezza e presenza di spirito della ragazza interpretata da Freya Mavor, o sui duetti tra i due coniugi (Tom Wilkinson e Marion Bailey, attrice molto divertente nonché moglie del regista Mike Leigh). La commedia nera esaurisce nella prima parte gli spunti migliori, ma molte battute e situazioni sono divertenti solo sulla carta (la cooperativa del sindacato assassini). Ovviamente chi non ama l'umorismo macabro se ne tenga alla larga (a un certo punto il perfetto killer inizia a infilare una serie di errori via l'altro, uccidendo persone sbagliate). Peraltro la seconda parte, con il capo del killer (il solitamente bravo Christopher Eccleston, qui un po' troppo sopra le righe) e i nuovi assassini dell'Est che dovrebbero togliere il lavoro a Leslie smorza il ritmo e il divertimento anche per i meglio intenzionati (pur aumentando il livello di cinismo, con battute su tutto e tutti, fra cui sul buon Michael J. Fox). Tutto diventa un po' contorto, le divagazioni allungano il brodo (pur di un film tutt'altro che lungo). E il finale lascia anche l'amaro in bocca e toglie quel poco di divertimento che il film aveva seminato inizialmente. Va bene scherzare su tutto, ma l'epilogo difficilmente garantirà un buon ricordo a un film più promettente che apprezzabile, per quanto ben realizzato e ottimamente interpretato dagli attori principali. L'intento del regista era sicuramente di costruire un'opera noir alla fratelli Coen o evocare l'atipico e bello In Bruges - La coscienza dell'assassino (2008), ma l'eccessiva semplicità nell'approccio alla trama non ha aiutato. A tratti ricorda il veramente dark e dalle atmosfere fredde e umoristiche In ordine di sparizione (2014), ma non ne eguaglia la portata tematica, né la forza registica, rintanandosi in un'opera prima godibile ma prettamente scolastica.
lunedì 8 luglio 2019
L'altra metà della storia (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/03/2019 Qui - L'altra metà della storia (Dramma, Usa 2017): Tony Webster (Jim Broadbent) è un settantenne divorziato che possiede un negozio di macchine fotografiche. Un giorno riceve una lettera che l'informa che la madre di Veronica, una sua vecchia fiamma, gli ha lasciato in eredità un diario. Il passato, così, tornerà a bussare alla sua porta. Tratto da un romanzo di Julian Barnes del 2011 (Il senso di una fine), il film è una riflessione discretamente interessante sulla vecchiaia e il tempo che passa (sulla verità storica dei vinti e dei vincitori e dell'animo umano). L'anziano protagonista si trova a incontrarsi/scontrarsi con un passato che ha cercato di rimuovere, ed è proprio su questo versante che la pellicola di Ritesh Batra porta avanti le riflessioni più incisive, forte anche della buona scrittura del personaggio principale efficacemente interpretato da un Jim Broadbent perfettamente in parte. Detto questo, il film ha tanti spunti interessanti quanti difetti: fatta eccezione per la buona prestazione di Broadbent, gli altri attori dicono poco, inclusa una legnosa Charlotte Rampling (Veronica anziana). Nell'alternarsi di presente e feedback del passato (gli sceneggiatori puntano su continui flashback che appesantiscono non poco la drammaturgica complessiva) manca quel sotterraneo legame che dovrebbe farci riconoscere i protagonisti vecchi nei giovani e viceversa (sembrano storie e persone del tutto indipendenti una dall'altra...). La stessa disorganicità caratterizza la presenza di episodi e personaggi la cui funzionalità rispetto alla linea narrativa resta dubbia sino alla fine o è priva della forza allusiva che giustifica la pregnanza che assumono in seguito. Alcuni passaggi, inoltre, sono troppo frettolosi e tutta la parte conclusiva è piuttosto fragile (il film sembra voler puntare alla suspense ed al finale ad effetto ma, il mistero svelato non fa il botto), anche se rimane qualcosa su cui pensare al termine della visione. Il risultato è un prodotto così così, che alterna momenti toccanti ad altri troppo didascalici. E in definitiva quindi, anche grazie ad una regia piattamente convenzionale, il film dà la sensazione di un'occasione mancata e presumibilmente persa. Voto: 5
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