Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2021 Qui - Se visivamente si ha poco da eccepire, vista la confezione che Hou Hsiao-Hsien (questo il suo primo film che vedo) imbastisce e propone, non si può invece esaltarsi per quanto riguarda l'iter narrativo che in molti frangenti risulta estremamente lento, tanto da distrarre e confondere chi guarda. Il coinvolgimento inevitabilmente ne risente e The Assassin non riesce ad essere incisivo e interessante quanto avrei voluto, non facendomi godere appieno della storia. La sufficienza è meritata per il comparto visivo che si fa preferire, compresa l'avvenenza e la bravura di Shu Qi, ma il racconto non mi ha particolarmente convinto. Un film di cappa e spada in cui i combattimenti sono brevissimi ed accessori, violenza stilizzata e coreografica, totalmente funzionale alla sinfonia visiva che si para di fronte ai nostri occhi. Eppure, l'impressione finale è che anche il film, non solo gli scontri armati, manchi di sangue e carne dolorante. Un arazzo che stupisce, ma non si imprime negli occhi, una rarefatta parabola filosofica che ci colpisce, ma non ci lascia feriti in "poltrona". Voto: 6
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martedì 31 agosto 2021
venerdì 14 giugno 2019
L'uomo con i pugni di ferro (2012)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/10/2018 Qui - L'uomo con i pugni di ferro (Azione, USA, 2012): Chiariamo subito una cosa: Quentin Tarantino non c'entra niente con questo film, ha solo "prestato" il suo nome come una sorta di sponsor/garanzia e non ha in alcun modo contribuito alla realizzazione della pellicola, e si vede, aggiungo. RZA debutta in cabina di regia con un pasticcio a base di kung fu, hip-hop e combattimenti più o meno spettacolari in stile videogames. Folle e confusionario, The man with the iron fists sembra, più che un film, un prodotto partorito dalla fantasia di un bambino troppo cresciuto. Un b-movie all'ennesima potenza, dove la trama (ambientata in una stramba Cina del XIX secolo) è solo un pretesto per mettere in atto tutto quello che girava confusamente nella testa di RZA. Combattimenti pirotecnici, armi e armature a dir poco sofisticate quanto improbabili, uomini che diventano di bronzo e donne che sanno fare sia l'amore che la guerra. Pieno zeppo di citazioni e di tentativi di imitare il maestro, L'uomo con i pugni di ferro ha tanti difetti su cui passare sopra per cercare di godersi il film, senza pretendere da esso nulla di più e di nulla di meno di ciò che ha da offrire. La sceneggiatura ha più buchi di un groviera e RZA si prende troppo sul serio, sia come attore che soprattutto come regista, privando il film di quella massiccia dose di autoironia di cui avrebbe assolutamente necessitato. Apprezzabili le scene d'azione, i costumi di scena, le scenografie e l'anima della pellicola, fondamentalmente splatter, in cui si vede la mano di Eli Roth. Positiva e simpatica la prova di un Russell Crowe extra large, devoto all'alcol, all'oppio e alle puttane. Il suo Jack Knife è senza dubbio il personaggio più riuscito, eroe sgradevole ma irresistibile che conquista subito il pubblico e che conferma, qualora ce ne fosse bisogno, la sua capacità di rendere credibile ogni personaggio che interpreta. Poco sfruttata ma sempre brava e bella Lucy Liu, anche se la sua Madame Blossom sembra uscita direttamente da Kill Bill. Maluccio invece RZA, forse un giorno diventerà un vero regista (anche se la scelta di legare il rap alle scene d'azione si è rivelata pessima), ma come attore lasciamo perdere (non ha abbastanza carisma per reggere il ruolo da protagonista, con gli altri membri del cast a rubargli costantemente la scena, Dave Bautista compreso). Nel complesso, L'uomo con i pugni di ferro è un film (che incredibilmente ha anche un seguito) sgangherato e fine a sé stesso, che si lascia vedere e che si dimentica all'istante. Voto: 5
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Zhu Zhu
mercoledì 22 maggio 2019
La congiura della pietra nera (2010)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2018 Qui - Sulla scia di tanti film wuxia tipo La tigre e il dragone o Hero, ecco La congiura della pietra nera, un tipico film cappa e spada all'orientale (denominato più propriamente wu xia pian), un film cinese del 2010 diretto non da John Woo (che tuttavia ha partecipato come co-regista) ma dal quasi esordiente Su Chao-Pin. In Reign of Assassins infatti, come da titolo internazionale originale, si ritrovano molti dei temi cari alla filosofia orientale (il senso dell'onore, la necessità di trovare un equilibrio, o compromesso, tra bene e male) e al cinema di Woo (la ricerca di una nuovo essere attraverso la mutazione fisica più radicale), difatti le suggestioni messe in campo sono davvero molte. Così fedele però a questo genere (ricco di combattimenti funambolici ed estremizzati che unisce la tradizione marziale cinese a coreografie che di umano hanno ben poco), il regista, confeziona ovviamente un film perfettamente in linea con tutti i cliché cui si ispira (e di meno era difficile non immaginare), ma il problema è che non esce niente di più, niente di diverso, da altre opere simili già viste. Certamente non si può negare che la storia sia interessante e ricca di mistero e colpi di scena. C'è l'oggetto magico, l'inganno, l'equivoco, l'amore, l'odio e l'espiazione, tutti elementi che riuniti in un racconto popolare, sono il vincente spunto per una trama cinematografica. Una trama che racconta, come nei classici miti e leggende, di una salma (dotata di poteri magici e divisa in due parti) di un anziano monaco buddista esperto in arti e combattimenti che viene trafugata da una spietata assassina, membro di una banda di abili e spietati sicari detti "La pietra nera", una crisi mistica tuttavia spinge la donna a cambiare i connotati del suo volto e a incominciare una nuova vita, ci riesce, fin quando i vecchi spietati colleghi non riusciranno con tutti i mezzi a farla tornare sul campo di battaglia. Dando così inizio ad un'epica battaglia in cui il risultato non sarà poi così scontato (almeno in parte). In tal senso una pecca è la sceneggiatura scollegata e mal sviluppata, che scivola più volte in un umorismo demenziale perfettamente evitabile con cadute in frequenti cali di ritmo, soprattutto quando si scopre il motivo per cui il cattivo vuole le spoglie del morto.
domenica 13 gennaio 2019
True Legend (2010)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2016 Qui - True Legend (letteralmente: Vera Leggenda) è uno spettacolare film wuxia del 2010 diretto da Yuen Wo Ping (coreografo di arti marziali in Matrix, La tigre e il dragone e Kill Bill) e vanta un cast di tutto rispetto (tra cui Michelle Yeoh). Il film andato in onda in prima visione in esclusiva assoluta (poiché mai approdato al cinema) l'otto luglio scorso su Iris, durante una delle tante rassegne filmiche del canale televisivo, è stato il primo lungometraggio realizzato in 3D nella Repubblica Popolare Cinese. La pellicola, girata tra i monti Huangshan, le cascate di Hukou e le tipiche abitazioni in stile hui della provincia di Anhui (in Cina ovviamente), è un'opera di culto per gli appassionati di Mixed Martial Arts (combattimenti con lame e acrobazie aeree mozzafiato), ma purtroppo nonostante le premesse, un budget di 20 milioni di dollari, e nonostante sia un genere che personalmente mi piace, il risultato è davvero inconcludente e inconsistente nonché quasi pessimo. Comunque True Legend narra la storia di Su Can (Chiu Man Ceuk) stimato eroe di guerra, che si ritira dall'esercito per condurre una vita tranquilla insieme alla moglie e al loro bambino. Anni dopo suo fratello (fratellastro a dire il vero) Yuang, dopo alcune divergenze e alcuni fatti mai del tutto chiariti (una lunga ed oscura storia di famiglia), ritorna sotto sembianze mostruose deciso a vendicarsi proprio di Su e della sua famiglia. Ma dopo un duro attacco subito, dove Su e la moglie riescono a salvarsi, il figlio viene rapito da Yuang. Anni dopo proverà a tutti i costi a riprenderselo ma non sarà affatto facile.
domenica 18 novembre 2018
Young Detective Dee: Il risveglio del drago marino (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2016 Qui - Young Detective Dee: Il risveglio del drago marino è un film del 2013, sequel-prequel del film Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (2010), piccola recensione qui, diretto dallo stesso regista, Tsui Hark. Torna dopo tre anni il Sherlock Holmes della Cina, in un prequel che mostra le sue eroiche gesta di gioventù, e non è detto che non ci sarà un altro di sequel-prequel, ormai anche il cinema cinese è Americanizzato. Cina, 665 d.C., molti strani avvenimenti concomitanti lasciano intravedere un disegno nascosto ai danni dell'Impero (epoca della dinastia Tang): la flotta viene annientata da un mostro marino mentre una cortigiana misteriosa attira le attenzioni di bande di criminali. Il capo della polizia è incaricato di risolvere il caso, pena la decapitazione. Sulla sua strada però incontra l'ambiziosa recluta Di Renje, che si rivelerà determinante per risolvere la situazione. Il nuovo Dee differisce per più di un verso dal precedente, maggiore enfasi sui poteri al limite dell'extra-sensoriale, Dee legge il labiale da distanze impossibili, vede attraverso i tessuti e prevede il futuro o quasi, oltre a doti deduttive degne del miglior Sherlock. Niente di nuovo invece nelle ambientazioni e negli effetti speciali, stessa fattura, stesse assurdità ma stesso sarcasmo. Tanta azione e combattimenti in puro stile 'wuxia'. La storia è confusa ma che si delinea solo nel finale, grande budget ma sempre in stile cinese. Un film assurdo, inverosimile, quasi grottesco e quasi divertente. Consigliato per gli amanti del cinema orientale, che lo troveranno geniale, un piccolo gioiellino. Voto: 6
domenica 21 ottobre 2018
Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (2010)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2015 Qui - Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma è un film 'wuxia' (letteralmente "eroe marziale") del 2010 girato dal regista Tsui Hark. Nell'Anno 690, alle soglie dell'incoronazione di Wu Zetian, prima imperatrice donna nella storia della Cina, il famoso detective Dee (in esilio da otto lunghi anni a causa delle sue idee rivoluzionarie) viene reclutato per risolvere il mistero di una serie di morti che minacciano di ritardare la costruzione della statua sacra del Buddha, simbolo del potere del nascente governo. Il mistero è di difficile soluzione, anche perché le vittime non vengono uccise in modi "tradizionali": semplicemente, esposti alla luce del sole, prendono fuoco per autocombustione dall'interno.
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