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lunedì 31 agosto 2020

Stuber - Autista d'assalto (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2020 Qui - Visto sostanzialmente per Kumail Nanjiani, il simpatico protagonista della gradevole commedia The Big Sick - Il matrimonio si può evitare... l'amore no, ma né lui, né Drax alias Dave Bautista, né l'uomo da menare Iko Uwais, né la rediviva Mira Sorvino e neanche tre belle donne quali Natalie Morales, Betty Gilpin (Debbie in GLOW) e Karen Gillan (presente nel MCU ma non solo), riescono ad innalzare il livello di una commedia action mediocre come questa. Un buddy cop movie che, seppur aggiornato, non si salva col citazionismo e il meta-citazionismo dai troppi e celebri precursori. Un film che, inesorabilmente eccede. Una commedia sciocca, che non fa ridere ed a tratti pure inutilmente sboccata. E giunti al termine della visione di questo film (diretto da Michael Dowse), la sensazione è quella di aver insomma passato un'ora e mezza in macchina con un autista (di Uber, che diventa, suo malgrado, co-protagonista in un'operazione di polizia) che non sa bene come arrivare a destinazione: al netto di alcuni duetti simpatici tra i due attori principali, il meccanismo comico si inceppa abbastanza rapidamente, e quello action va incontro a un destino simile. Peccato. Voto: 5+

martedì 4 giugno 2019

Un poliziotto ancora in prova (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2018 Qui - Un poliziotto ancora in prova (Azione, USA, 2016): Spinto dal risultato comunque non infame del primo film (qui), ho voluto vedere anche il seguito, ma purtroppo, nonostante un risultato ugualmente da non disdegnare, Ride Along 2, nuovamente diretto da Tim Story (dopotutto formula che vince, almeno come ritorno economico, non si cambia), risulta un po' banale e ripetitivo. Infatti, nonostante riesca a tirar fuori un sorriso allo spettatore giocando con i cliché e qualche battuta ben costruita, la comicità non è delle più riuscite. Perché certo, Un poliziotto ancora in prova ha certamente il merito di riportare (a distanza di due anni) sul grande schermo la coppia di poliziotti più catastrofici ed esilaranti degli ultimi anni, Kevin Hart e Ice Cube, ma la pellicola, che vanta una sceneggiatura semplice (fin troppo semplice, quella di una coppia di poliziotti che deve nuovamente lavorare insieme per smascherare il classico e stereotipato miliardario losco interpretato da Benjamin Bratt), un buon ritmo e gag divertenti, e che ha tutti gli ingredienti dell'action movie (inseguimenti ad alta velocità con macchine extra lusso, sparatorie spettacolari, esplosioni, inoltre non mancano sexy donne seminude, musica rap a tutto volume e tanto glamour), risulta più che del precedente poco originale, già visto e rivisto. E tuttavia, pur senza riuscire a impreziosire con qualche guizzo un copione poco originale, gli attori (tra cui una sempre bellissima Olivia Munn) fanno il loro mestiere e la comicità, che strappa qua e là nel corso dei 101 minuti discrete risate (seppur poche e parcellizzate), riescono a salvare un film, leggermente inferiore al precedente, ma divertente, piacevole (non deludente) e quindi vedibile. Voto: 5+

Poliziotto in prova (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2018 Qui - Poliziotto in prova (Azione, USA, 2014): Diretto dal Tim Story responsabile de I Fantastici 4 e I Fantastici 4 e Silver Surfer, Ride Along non è altro che un tiepido divertissement privo di qualsiasi velleità se non quella di far strappare un paio di risate grazie all'inedita coppia Ice Cube-Kevin Hart, quest'ultimo in particolare davvero sorprendente. Nulla di originale nella storia e nell'impianto narrativo, ma per una serata senza pensieri ci si può anche accontentare con poco. Il film infatti, pur rientrando pienamente nei canoni della commedia on the road leggera e senza pretese, riesce a catturare l'attenzione grazie alle classiche scenette "good cop bad cop", anche se in questo caso "crazy cop" è la definizione che si addice di più. Pur circondati da poco raccomandabili trafficanti di armi serbi, poliziotti corrotti e il misterioso Omar, il boss del quartiere (interpretato da un Laurence Fishburne perfettamente in parte), nessuno dei cattivi sembra veramente pericoloso e tutto finisce a tarallucci e vino senza alcuna pretesa di riproduzione veritiera della malavita Losangelina. Ma le battute e la verve, come detto, di Kevin Hart sono talmente fuori dalle righe (ai livelli di Jim Carrey, ma in versione black) che il film (il classico film poliziesco/demenziale che racconta di un poliziotto veterano, rude e di poche parole e la recluta logorroica e pasticciona che devono lavorare insieme per risolvere un caso) scorre spensieratamente senza tempi morti verso il suo scontato lieto fine. E' per questo quindi che non mi sento in grado di condannarlo perché mantiene il livello di intrattenimento atteso dalle premesse senza infamia e senza lode, persino strappando qualche risata qua e là. Voto: 5,5

giovedì 9 maggio 2019

Drive Hard (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/02/2018 Qui - Drive Hard (Azione, Canada, Australia, 2014): Sinceramente non so che dire su questo film diretto dal regista Brian Trenchard-Smith, conosciuto per i suoi contributi nel genere horror e d'azione durante gli anni settanta e ottanta in Australia, perché il suddetto è probabilmente il più brutto film action di sempre. Drive Hard infatti, a fronte di un budget di 12 milioni di dollari, gli spreca tutti. Iniziando da una trama davvero "complessa" di un uomo misterioso che arruola un istruttore di guida come Driver per una fuga, fino a dei dialoghi e parole buttate lì a casaccio e da recitazioni (e attori, contando anche John Cusack e Thomas Jane, che avranno forse accettato il copione solo per ragioni alimentari) letteralmente da cani. Senza dimenticare altresì la classica bambina stupida (odiosa ai massimi livelli), uno svolgimento svogliato e prevedibile, degli inseguimenti ridicoli e imbarazzanti situazioni. Insomma un film fatto con i piedi e scritto con i piedi, tanto che, non lo farei nemmeno vedere al mio peggior nemico. Perché questa pellicola, in cui praticamente non funziona niente (neanche la colonna sonora) e dove la cosa più bella ed interessante è la macchina nera protagonista (una Ford Mustang), fa davvero schifo come i capelli dei protagonisti (io farei una colletta per far tagliare quella zazzera ad un'inguardabile Thomas Jane). Voto: 2

sabato 4 maggio 2019

The Nice Guys (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2018 Qui - L'action comedy ha sempre attirato l'attenzione da parte del pubblico e della critica, per poter divertirsi con un humor esilarante per sdrammatizzare la pellicola ma allo stesso tempo intriga molto per come i protagonisti riescono a risolvere alcuni misteriosi casi. The Nice Guys, film del 2016 diretto e co-scritto da Shane Black, si addentra in questo genere, facendolo ambientare negli anni '70. I protagonisti di questa pellicola infatti, che sono Russell Crowe e Ryan Gosling, da investigatori privati maldestri, devono risolvere il caso (che poi finirà per smascherare un complotto) di una giovane attrice porno in fuga dai sicari. Peccato che, seppur l'idea di una Los Angeles nebbiosa e quindi un po' plumbea come immagine di una città dove tutto è un po' sbilenco e sopra le righe non è male, e anche se gli anni settanta sono ricostruiti in modo molto preciso ed anche sofisticato (ottima scusa per ricordare un tempo che si è vissuto in età più giovanile), della trama, frenetica e ingarbugliata, si capisce poco, e comunque, anche supponendo di averci capito, tutto risulta piuttosto inconsistente. Questo buddy movie infatti, stile che Shane Black (lo sceneggiatore di Arma Letale 1 e 2) in ogni caso dovrebbe conoscere bene, non lascia segni né nella mente né nel cuore e risulta complessivamente insulso. Inoltre è intriso fino al midollo di moralismo buonista. Giacché non bastano alcune gag originali e divertenti, se la storia in sé è minuscola.

giovedì 28 marzo 2019

Skiptrace: Missione Hong Kong (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/09/2017 Qui - Jackie Chan come al suo solito sforna l'ennesimo action-comedy simpatico e brioso. Poiché in Skiptrace: Missione Hong Kong (Skiptrace), film del 2016 diretto da Renny Harlin, prodotto ed interpretato da Jackie Chan, anche se non ci sono scene da grasse risate, lui e la pellicola riescono ad essere minimamente godibili, senza tante pretese e senza troppe banalità. Certo, delle sue acrobazie folli non c'è più traccia e, anzi, troppe volte le soluzioni per nascondere questo limite sono fin troppo evidenti, ma accanto ad un Johnny Knoxville buffone, come sempre, crea in ogni caso una coppia simpatica quanto quella con Owen Wilson. Giacché qualche momento ben riuscito in cui Chan riesce ancora a mostrare le sue capacità c'è comunque. Purtroppo quello che manca in Skiptrace, è la storia, non solo stra-vista ma anche tirata via oltre l'inverosimile. L'intero film è infatti una scusa per un giro del mondo (per proteggere ed aiutare la bella Fan Bingbing) dove gli attori faticano perfino a recitare. Seppur ed ovviamente e come detto si ridacchia ugualmente, ma è molto "cinese" sia nell'umorismo che in quelle parti che vorrebbero essere serie per farsi tanto apprezzare (soprattutto per il finale poco convincente), anche se nel complesso il film merita la sufficienza. Non tanto per Jackie Chan ma anche per Johnny Knoxville (star indiscussa degli esilaranti Jackass), che da comico praticamente nato, si diverte e fa divertire. Lui infatti fin dall'apertura, lo troviamo alle prese con una "cartoonesca" retata antidroga corredata di disastroso crollo e, addirittura, un'esplosione. D'altra parte, quando c'è di mezzo Jackie Chan è risaputo che le esagerazioni mirate al divertimento siano tutt'altro che assenti, e quindi lo shooter Renny Harlin (Die Hard 2 e Cliffhanger) ce la mette tutta per sfruttarlo il più possibile in uno spettacolo che fa della sequela di assurde situazioni (comprendenti scontri corpo a corpo con la formosa wrestler Eve Torres) il proprio ingrediente fondamentale. E, anche se in più di un'occasione l'insieme rischia di apparire fracassone, non annoia più di tanto lo spettatore e lo trasporta quasi in una atmosfera da cine-panettone in salsa action, ma senza però eccellere e non senza alcuni difetti.