Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/02/2024 Qui - La versione maschile (ed ugualmente noiosa) di Tàr. Se lì a salvarlo e renderlo più digeribile ci pensava Cate Blanchett, qui ci pensa Bradley Cooper coadiuvato da Carey Mulligan. Il risultato infatti non discosta granché nonostante le insite differenze (questa è vita vissuta). Un film tecnicamente accurato, ma che dopotutto non si discosta eccessivamente dal classico biopic (col personaggio poi, genio musicale narciso e sentimentalmente libertino, era pure bisessuale, è difficile empatizzare). Personalmente mi sono sentito un impermeabile perché il film cerca di dare tanto attraverso la passione di Cooper, tuttavia ti scivola tutto addosso e ti rimane poco o nulla. La pellicola difatti, scivola un po' via senza lasciare tracce profonde, anche se alcune sequenze hanno una carica emotiva non indifferente (soprattutto nell'ultima parte). La ricostruzione d'epoca è curata, Cooper (qui anche regista) impagina con una certa eleganza, ma questo non toglie che, complice anche la lunga durata, il film dia l'impressione di girare a vuoto, con troppe chiacchere e troppa poca musica. E quindi non proprio giustificate le candidature a ben 7 premi Oscar, per questo film patinato e corretto, eccessivamente sopravalutato. Voto: 6 [Netflix]
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giovedì 8 febbraio 2024
sabato 4 maggio 2019
The Nice Guys (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2018 Qui - L'action comedy ha sempre attirato l'attenzione da parte del pubblico e della critica, per poter divertirsi con un humor esilarante per sdrammatizzare la pellicola ma allo stesso tempo intriga molto per come i protagonisti riescono a risolvere alcuni misteriosi casi. The Nice Guys, film del 2016 diretto e co-scritto da Shane Black, si addentra in questo genere, facendolo ambientare negli anni '70. I protagonisti di questa pellicola infatti, che sono Russell Crowe e Ryan Gosling, da investigatori privati maldestri, devono risolvere il caso (che poi finirà per smascherare un complotto) di una giovane attrice porno in fuga dai sicari. Peccato che, seppur l'idea di una Los Angeles nebbiosa e quindi un po' plumbea come immagine di una città dove tutto è un po' sbilenco e sopra le righe non è male, e anche se gli anni settanta sono ricostruiti in modo molto preciso ed anche sofisticato (ottima scusa per ricordare un tempo che si è vissuto in età più giovanile), della trama, frenetica e ingarbugliata, si capisce poco, e comunque, anche supponendo di averci capito, tutto risulta piuttosto inconsistente. Questo buddy movie infatti, stile che Shane Black (lo sceneggiatore di Arma Letale 1 e 2) in ogni caso dovrebbe conoscere bene, non lascia segni né nella mente né nel cuore e risulta complessivamente insulso. Inoltre è intriso fino al midollo di moralismo buonista. Giacché non bastano alcune gag originali e divertenti, se la storia in sé è minuscola.
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giovedì 14 marzo 2019
I magnifici 7 (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/06/2017 Qui - Finalmente in questo continuo fiorire di remake ci troviamo davanti a uno ben fatto o che quantomeno non vuole per forza competere o superare l'originale ma vuole essere appunto una rivisitazione. Perché I magnifici 7 (The Magnificent Seven), film del 2016 diretto da Antoine Fuqua, remake del film omonimo del 1960 diretto da John Sturges, a sua volta adattamento in chiave western de I sette samurai di Akira Kurosawa, è un più che discreto remake, che non solo non viene schiacciato (troppo) dal peso del film originale del 1960, anche se era difficile e preventivabile che non poteva di certo fare meglio di un capolavoro cult del cinema interpretato da attori mostri quali Yul Brynner, Eli Wallach, Steve McQueen, Charles Bronson e James Coburn, ma che si lascia tranquillamente e facilmente vedere, dato che, questo classico western, lontano (nei temi e nel risultato) dall'ultimo me visto, quel comunque fantastico e atipico The Hateful Eight, ed in ogni caso avvicinabile in quanto "epicità" al bellissimo revenge western Sweetwater, si rivela un onesto prodotto di intrattenimento, che probabilmente, preso come un blockbuster come tanti non regge bene come il piuttosto recente remake di Quel treno per Yuma, ma che riesce nel suo intento, poiché il film è bello, e riesce, con estrema ed efficiente maestria, a tenere incollati alla poltrona gli spettatori per i suoi apparentemente lunghi 126 minuti di proiezione e di scene che si susseguono ad un ritmo intelligente ed estremamente empatico. Certo, la storia di base (anche se qui leggermente riadattata) è un caposaldo del cinema e quindi, fallire era impossibile, ma nonostante ciò, l'obiettivo viene raggiunto con estrema efficacia, lo spettatore ne rimane soddisfatto, coinvolto e sedotto.
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sabato 5 gennaio 2019
Storia d'inverno (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2016 Qui - Storia d'inverno (Winter's Tale) è un inusuale ed enigmatico film d'amore del 2014, scritto, diretto (fa infatti il suo debutto alla regia) e prodotto da Akiva Goldsman (sceneggiatore di A beautiful mind, Il codice da vinci, Hancock, Io sono leggenda, Mr & Mrs smith). La pellicola è la trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Mark Helprin, scritto nel 1983. Come per molti film di Goldsman, siamo di fronte ad un genere misto: "Storia d’Inverno" infatti è una via di mezzo tra il film sentimentale, fantasy e la tipica fiaba. La città di New York è subissata da venti artici, notti buie e luci bianche. La vita degli abitanti ruota intorno alla più grande casa mai costruita e non esiste niente che ne possa scalfire la vitalità. In questo contesto fantastico, una notte d'inverno Peter Lake (Colin Farrell), orfano e grande meccanico, tenta di rapinare un palazzo-fortezza nel quartiere di Upper West Side. Sebbene creda che la residenza sia vuota, trova ad attenderlo Beverly Penn (Jessica Brown Findlay), la giovane figlia dei proprietari che sta per morire. Ha inizio così una storia d'amore che viaggia indietro nel tempo grazie a un cavallo bianco volante. Un film che si presenta quindi "strano" (e lo è sicuramente) a tratti perfino difficile da comprendere, ma comunque molto romantico. Però il film, a metà tra il biblico ed il fiabesco, si dipana lungo due (uggiose) ore senza che mai possa realmente emozionare e scalfire quel suo cuore di ghiaccio (narrativo, estetico, programmatico). Qua si blatera di destini da compiere, di disegni generali, di miracoli (e miracolose ridicolaggini, a partire dal poppante gettato in mare aperto a bordo di una scialuppa-giocattolo), di grandi unici amori che trascendono il tempo lo spazio la malattia e la morte, di lotte tra bene e male con tanto di angeli custodi, demoni e finanche Lucifero in persona (Will Smith! e non c'è niente da ridere, purtroppo), di stelle e luci che rifrangono la volontà dell'Universo.
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