Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/02/2022 Qui - Dalla penna del regista André Øvredal, colui che dirigerà il
sorprendente thriller horror The Autopsy of Jane Doe e successivamente il godibile
horror fantasy Scary Stories to Tell in the Dark, ecco un Mockumentary
tanto bizzarro quanto divertente. Bella infatti l'idea, sembra una
ridicolaggine e invece si segue che è un piacere. Un discreto film
d'intrattenimento di genere azione-fantasy vestita da mockumentary
vagamente horror (se può esistere), ambientato nei meravigliosi boschi
norvegesi e farcito di belle atmosfere e colpi di scena. La caccia ai
troll è affascinante e tipica della cultura scandinava, certo le
limitazioni sono tante, essendo un film a basso budget e girato con la
telecamera a spalla in stile documentaristico, però riesce a creare una
certa atmosfera, oscura e glaciale, inoltre i troll non sono fatti
nemmeno troppo male (soldi pochi ma spesi difatti benissimo). Rispetto ad altri film del genere, mantiene una
certa tensione dall'inizio alla fine, anche se non ho gradito molto il
finale. In Norvegia fu pompato al limite estremo, lo spacciarono per
capolavoro (che non era e assolutamente non è), la verità è che si
tratta di un filmetto piacevole e interessante. Sicuramente merita la
visione. Voto: 6+
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martedì 15 febbraio 2022
venerdì 12 giugno 2020
Lake Mungo (2008)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/06/2020 Qui - Forse il mockumentary più realistico di sempre, stante il fatto che praticamente non ci sono quasi per niente le classiche scene riprese dal vivo bensì una serie di interviste di impressionante veridicità, stante il fatto che poi è una storia vera, ma per davvero davvero. Il film sembra partire come la classica storiella di fantasmi (la sedicenne Alice Palmer annega mentre sta nuotando con la sua famiglia in una diga ad Ararat, in Australia, dopo la sua morte nella sua casa cominciano ad accadere alcune strane cose, la famiglia della defunta chiede quindi aiuto ad uno psichiatra e ad un parapsicologo) ed invece ne viene fuori una vicenda molto articolata dove quasi subito si scopre che le cose non sono come sembrano, oppure si? Il regista Joel Anderson ci tiene sempre in bilico tra realtà ed immaginazione come se in ogni scena si tenesse un piede nel mondo dei vivi e l'altro in quello dei morti, il possibile horror lascia il posto prima al giallo di una scoperta inaspettata svelando inquietanti retroscena anche sul vicinato e poi al dramma di una famiglia che in realtà conosceva la propria figlia meno di quello che credeva facendo emergere i sensi di colpa della madre. Si inserisce anche il personaggio del sensitivo: autentico o ciarlatano? Affidabile o meno? Un susseguirsi di colpi di scena approfonditi dalle agghiaccianti immagini della presenza di Alice, sono vere, sono false? Quando si pensa di aver trovato il bandolo della matassa ecco che subentra un capovolgimento di fronte che ribalta tutto quello che si è visto e che non ci lascia in pace nemmeno nei titoli di coda, dando l'impressione che questo film non finisca mai, che l'orrore, il dolore e l'angoscia non abbiano mai fine. Tra i più inquietanti della storia del genere, ma da vedere se si ha l'occasione, ne vale la pena (sempre se si rispettano le sante regole dell'horror, da solo, di notte, assolutamente no). Voto: 7
mercoledì 30 ottobre 2019
Un re allo sbando (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/10/2019 Qui
Tema e genere: Commedia surrealista che racconta l'Odissea in chiave documentaristica di un re belga il cui stato vive una profonda crisi d'identità.
Trama: Mentre è in visita in Turchia, dove dovrebbe girare un documentario per rilanciare la sua immagine, il re del Belgio viene a sapere che in Patria si rischia la guerra civile e decide di rientrare infrangendo ogni protocollo.
Recensione: Presentato al Festival di Venezia 2016 casualmente a pochi giorni dal tentato colpo di Stato in Turchia, la commedia travestita da documentario (o meglio mockumentary) di Peter Brosens e Jessica Hope Woodworth riesce nella difficile impresa di unire in un road movie dinamico e incalzante una notevole comicità e un'altrettanta capacità di riflessione. I personaggi della corte belga, ritratti con un gusto per il surreale che non impedisce di creare una grande empatia, quello del documentarista d'assalto semi-fallito che si lascia ingaggiare per il rilancio di immagine di un sovrano dall'aria triste e poi non perde l'occasione di dare una sterzata imprevista al suo lavoro su commissione, così come l'ex comandante militare dal grilletto facile e i paesani dal cuore d'oro: sono solo alcuni dei caratteri, sempre ai limiti dell'eccesso, che costellano un racconto decisamente dinamico. Le disavventure del sovrano che, deciso a tornare in patria per evitare la scissione della Vallonia, sfida sia la tempesta solare che ha messo fuori gioco telefonini e aerei che le autorità turche che rifiutano di fargli fare il viaggio via terra, sono l'occasione per decostruire la freddezza del protagonista, smontare le convenzioni della sua "squadra" e per ridare a quest'uomo solitario e un po' triste la voglia di agire ed essere felice. Nel frattempo il viaggio, spassoso e surreale, consente ai due autori di affrontare le contraddizioni di un'Europa tutt'altro che unita, sfiorando con leggerezza, ma non senza serietà le ferite aperte dei paesi balcanici, ma senza tralasciare di lanciare pesanti frecciate anche agli stati "centrali", che sono incapaci di trovare un punto di incontro persino al loro interno. E insomma film inaspettato e godibile, che inoltre regala, sul filo del rasoio, anche momenti di verità e commozione, momenti che elevano il film, un film decisamente riuscito.
Trama: Mentre è in visita in Turchia, dove dovrebbe girare un documentario per rilanciare la sua immagine, il re del Belgio viene a sapere che in Patria si rischia la guerra civile e decide di rientrare infrangendo ogni protocollo.
Recensione: Presentato al Festival di Venezia 2016 casualmente a pochi giorni dal tentato colpo di Stato in Turchia, la commedia travestita da documentario (o meglio mockumentary) di Peter Brosens e Jessica Hope Woodworth riesce nella difficile impresa di unire in un road movie dinamico e incalzante una notevole comicità e un'altrettanta capacità di riflessione. I personaggi della corte belga, ritratti con un gusto per il surreale che non impedisce di creare una grande empatia, quello del documentarista d'assalto semi-fallito che si lascia ingaggiare per il rilancio di immagine di un sovrano dall'aria triste e poi non perde l'occasione di dare una sterzata imprevista al suo lavoro su commissione, così come l'ex comandante militare dal grilletto facile e i paesani dal cuore d'oro: sono solo alcuni dei caratteri, sempre ai limiti dell'eccesso, che costellano un racconto decisamente dinamico. Le disavventure del sovrano che, deciso a tornare in patria per evitare la scissione della Vallonia, sfida sia la tempesta solare che ha messo fuori gioco telefonini e aerei che le autorità turche che rifiutano di fargli fare il viaggio via terra, sono l'occasione per decostruire la freddezza del protagonista, smontare le convenzioni della sua "squadra" e per ridare a quest'uomo solitario e un po' triste la voglia di agire ed essere felice. Nel frattempo il viaggio, spassoso e surreale, consente ai due autori di affrontare le contraddizioni di un'Europa tutt'altro che unita, sfiorando con leggerezza, ma non senza serietà le ferite aperte dei paesi balcanici, ma senza tralasciare di lanciare pesanti frecciate anche agli stati "centrali", che sono incapaci di trovare un punto di incontro persino al loro interno. E insomma film inaspettato e godibile, che inoltre regala, sul filo del rasoio, anche momenti di verità e commozione, momenti che elevano il film, un film decisamente riuscito.
venerdì 14 giugno 2019
Vita da vampiro (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/10/2018 Qui - Scritto, diretto e interpretato da Jemaine Clement e Taika Waititi, Vita da vampiro (What We Do in the Shadows) è una sorta di insolito e coinvolgente reportage sulla vita di un gruppo di vampiri. Questo sorprendente film del 2014 infatti, che fonde in maniera del tutto fresca e originale i toni della commedia, la tecnica del mockumentary e la mitologia cinematografica dei vampiri, che riesce così nella quasi impossibile impresa di dare nuova linfa e sfumature alla tematica vampiresca, grazie anche a un copione pieno zeppo di trovate a dir poco fenomenali (per esempio, l'incontro alla Guerrieri Della Notte tra la banda di vampiri e un branco di licantropi, la convention dei mostri o i maldestri tentativi di ipnosi ai danni degli umani di turno), che mette al centro della vicenda quattro vampiri alle prese con la convivenza, resa ostica dai loro variopinti caratteri, ognuno è infatti l'incarnazione di una diversa mitologia dell'immaginario comune, perciò abbiamo il dandy del XVIII secolo (interpretato dallo stesso Taika Waititi), il Dracula sanguinario con il gusto della tortura (Jemaine Clement), il vampiro iracondo e rissoso (Jonathan Brugh) e infine l'anziano Nosferatu (Ben Fransham), diventa un'esperienza di raro divertimento, surreale e in qualche modo umanamente realistico, un exploit che nell'horror capita di rado. Il tutto è difatti narrato come se fosse una videointervista, un'intervista che documenta non solo i noti problemi dei vampiri, ma anche la loro vita quotidiana, fatta di turni per il lavaggio dei piatti e divergenze fra coinquilini, vita che dei protagonisti viene scombussolata dalla conoscenza dell'umano Nick (Cori Gonzalez-Macuer) che, inconsapevole delle abitudini vampiresche, provoca diversi problemi al gruppo. Ed è incredibile quanto questa pellicola risulti ben bilanciata, quanto al contempo riesca a essere rispettosa della mitologia vampiresca (senza reinventarla o virarla in smielati film per teenager dove i non-morti luccicano al sole) pur dissacrandola senza ritegno. Quello che i due registi mettono in scena è dopotutto una sorta di scoglio culturale su cui si infrangono stili di vita arcaici e leggende che per secoli abbiamo assimilato senza mai porci alcuna domanda, o è forse la risposta a quelle domande che nessuno ha il coraggio di porre, ad esempio dal folklore popolare sappiamo che i vampiri non riflettono la propria immagine, perciò come ci si può preparare a una serata senza potersi specchiare? La risposta sta in una delle scene che da sole valgono la visione del film.
venerdì 3 maggio 2019
The Gerber Syndrome - Il contagio (2010)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2018 Qui - The Gerber Syndrome - Il contagio (Horror, Italia 2010): Visto probabilmente troppo tardi o forse fuori tempo massimo, ho trovato questo film italiano davvero mediocre per non dire pessimo. Anche perché non di facile catalogazione è la pellicola stessa, che di bello ha solo la locandina e di originale ha solo l'idea, poi nel tempo diventata banale, ovvero un mockumentary, con un budget ridotto (che comunque non lo salva, perché è brutto a prescindere), sugli zombie (più o meno), ma poi il nulla. La trama infatti e come già detto ha un tocco di originalità e potrebbe essere interessante se non fosse per il fatto che in realtà non succede nulla, ma proprio nulla. Tanto che non si capisce dove voleva andare a parare il regista, un certo Maxi Dejoie. Inoltre la soglia di attenzione scema drasticamente dopo mezz'ora e ci si comincia a chiedere quand'è che il film prenda quota, ovviamente questo non accade mai, anche perché la recitazione, così come i dialoghi, rasentano lo zero. Insomma qualcosa di davvero mediocre e quindi evitabile. Voto: 5
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Horror,
Maxi Dejoie,
Mockumentary,
Zombie
venerdì 12 aprile 2019
The Sacrament (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/12/2017 Qui - Questo è un film che ti spiazza completamente, soprattutto se quando lo guardi non conosci assolutamente niente di esso. La sorpresa sarà immensa. Non tanto con riferimento alla bellezza del film, ma al suo contenuto. Perché The Sacrament, thriller drammatico del 2013, diretto da Ti West e prodotto da Eli Roth (The Green Inferno), racconta un'agghiacciante ed assurda storia vera, di certi tragici eventi (di cui sarebbe illogico riferire qui, pena la rivelazione degli sviluppi della storia) accaduti moltissimi anni fa, che sconvolsero il mondo. Ed proprio grazie a ciò che il film riesce a coinvolgere e intrattenere egregiamente, senza annoiare e cercando, riuscendoci abbastanza bene, di mantenere per tutta la sua durata un certo realismo sia nello sviluppo dei fatti narrati che nell'uso perenne della telecamere. Giacché nel film, una sorta di ibrido che fonde insieme il cinema "classico" con le tecniche del Mockumentary, vediamo immagini realistiche e dialoghi molto asciutti che si susseguono con un ritmo incalzante, trascinando lo spettatore fino in fondo nella vicenda da incubo. Il risultato non può che essere quindi discreto, anche perché Ti West, promettente regista dalla formazione di matrice marcatamente horror (e qui di sfumature horror c'è ne sono abbastanza), tramite l'escamotage del servizio giornalistico, quello di un cameraman e un giornalista che accompagnano un amico alla ricerca della sorella, ex tossica e ora affiliata al gruppo controllato dal personaggio conosciuto con l'eloquente soprannome di "Padre", tra l'altro ottimamente interpretato da Gene Jones, sforna un prodotto decisamente accattivante. D'altronde egli riesce a dare alla sua opera un perenne alone di credibilità, non scadendo altresì mai nelle forzature, se non leggermente sul finale.
mercoledì 10 aprile 2019
The Visit (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/12/2017 Qui - Non perde il gusto per il finale a sorpresa il buon M. Night Shyamalan, regista controverso, spesso criticato (a mio parere non sempre con ragione, anche se giustamente per i mediocri L'ultimo dominatore dell'aria e After Earth), bistrattato dai più, ma ancora una volta capace di reinventarsi e sorprendere. Giacché in The Visit, film horror del 2015, scritto e diretto dal regista di origini indiane, sperimenta applicandosi con coraggio in un classico dei tempi moderni, la ripresa diretta e poi rimontata come fosse un documentario (mockumentary). Perché anche se The Visit è difatti il classico POV, esso è dotato di una certa eleganza formale e di altro in più. Il film è infatti un found footage capace di discostarsi dal solito subdolo guazzabuglio da mal di testa. Dato che la storia semplice e neppure molto originale di due ragazzini che passano una settimana in compagnia dei nonni che non hanno mai conosciuto e dove, in un primo momento la convivenza pare idilliaca ma col passare dei giorni i nonni iniziano a comportarsi in modo strano, è ben raccontata, girata e con una notevole dose di maestria (si, malgrado si tratti di un found footage) ricorrendo ad inquadrature ricercate piuttosto che ad abili movimenti di macchina che catturano l'attenzione dello spettatore e ne aumentano notevolmente il coinvolgimento. Shyamalan infatti, anche confezionando un film più inquietante che un horror puro, dosando un crescendo di angoscia molto efficace attraverso i comportamenti leggermente bizzarri dei nonni durante il giorno, decisamente sopra le righe dopo il tramonto e con improvvise esplosioni (come la bella ed angosciante sequenza dell'inseguimento sotto la casa), riesce nel suo intento di coinvolgere e farsi apprezzare.
sabato 30 marzo 2019
Into the Storm (2014)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2017 Qui - Into the Storm (Thriller, Usa 2014): Amo il genere catastrofico ma questo film non mi ha colpito per niente, è vero che deve considerarsi un B-movie ma speravo in qualcosa di migliore, più coinvolgente, con una trama meno prevedibile. Narrativamente parlando infatti è molto poco originale e propone i soliti schemi del padre che deve salvare i figli, la solita storia di famiglia drammatica, i soliti sentimentalismi, ma anche se alla fine in qualche scena in particolare riesce a creare un pizzico di pathos che rende gradevole la visione, poco o niente convince davvero. Perché l'unica cosa apprezzabile di questo film, nella sostanza un remake non dichiarato di Twister, sono gli effetti speciali. Di bello infatti c'è solo come è reso il terribile tornado che devasta ogni cosa e niente più, neanche la resa (mediocre) degli attori, tra cui Sarah Wayne Callies, la Lori di The Walking Dead, e Richard Armitage de Lo Hobbit, anche se l'ho seguito senza annoiarmi eccessivamente. Giacché il film procede comunque spedito e fra tornadi e fughe disperate risucchia la sua ora e mezzo di durata. Ma comunque una volta visto si può tranquillamente cestinare. Voto: 5
sabato 23 marzo 2019
Devil's Pass (2013)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2017 Qui - Devil's Pass (Thriller, Usa 2013): Un mockumentary/found footage un po' diverso dal solito e minimamente passabile è questo film che, rivisitando in modo abbastanza originale il (vero) mistero del Dyatlov Pass, dove inspiegabilmente nel 1959 nove escursionisti russi vengono ritrovati morti, seminudi e senza ferite esterne, e affidando 50 anni dopo ad un gruppo di ambiziosi studenti il compito di indagare, si fa tranquillamente vedere. Privo di momenti inutili ma, al contrario, vivacizzato da un ritmo crescente, destinato a culminare nella mezz'ora conclusiva, Il passo del Diavolo infatti riesce a coinvolgere, facendosi piacevolmente seguire, anche quando (eccessivamente) tira in causa l'esperimento americano del 1947 noto come Philadelphia Experiment. Purtroppo però nonostante una bella e inquietante location, la piacevole strizzata d'occhio alla fantascienza e la non presenza di buchi di trama (per lo meno, non macroscopici), il film, per colpa di alcune forzature, dei non eccezionali effetti speciali, di un cast anonimo ed incolore e di un finale leggermente esagerato, non convince fino in fondo, seppur nel complesso è meglio di altri. Voto: 5,5
martedì 5 marzo 2019
Unfriended (2014)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2017 Qui - UNFRIENDED (Horror Usa 2014): Di film di questo genere ne avrò visti già qualcuno (ovvero uno stalker "fantasma" virtuale assassino), per cui non che mi aspettassi granché, però oltre all'innovativa ma comunque stancante e pallosa idea di svolgere l'intero film tramite il computer della protagonista, non c'è altro. Poiché la scelta registica seppur leggermente originale, non spaventa, non coinvolge e non spiazza, il fatto che poi duri poco (70 minuti) non aiuta di certo alla pellicola, che si perde in banalità e scempiaggini sbandierate per giustizia divina, il finale poi lascia davvero interdetti. Voto: 4
venerdì 25 gennaio 2019
Paranormal Activity: Dimensione fantasma (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/09/2016 Qui - Prima di cominciare con la recensione di Paranormal Activity: Dimensione fantasma (Paranormal Activity: The Ghost Dimension) sequel solo cronologico non temporale di Paranormal Activity 4, comunque ultimo film della serie, mi preme dire una cosa, cioè io dopo ben 10 anni ancora non capisco come si è riusciti a farne sei di questi film, di questa saga. Perché come nei precedenti capitoli la saga e il film non cambia stile (falso documentario), non cambia trama (con le telecamere piazzate per la casa per vedere quello che succede la notte) e non cambia neanche il finale, con il bene che esce sempre sconfitto, almeno una volta poteva succedere di uscirne vincitore, o no? No. Anche se in ogni caso la saga di Paranormal Activity rimane una delle inquietanti e spaventosi (e confuse, intricate e 'sceme') di sempre, grazie alla formula sempre uguale ma sempre efficace. Ma ovviamente dopo questo quinto capitolo, che prosegue dal finale del terzo e non quarto capitolo del franchise, che viene addirittura dopo lo spin-off Il segnato di Christopher Landon (probabilmente e paradossalmente il migliore di tutti), ha davvero stancato. Certo, finalmente scopriamo la verità o quella presunta, ma tutto diventa scontato e prevedibile, nonostante le inquietudini notturne a cui siamo stati abituati non mancano, con l'aggiunta, però, di fontane di energia Psi e altri 'contributi' digitali abbastanza deleteri anche se è l'elemento 'innovativo' migliore. Paranormal Activity: Dimensione fantasma (2015), diretto dal regista Gregory Plotkin, lo stesso del terzo, incredibilmente primo in ordine temporale, (immaginate quindi il caos), riparte infatti dal 1988 per poi spostare il tutto immediatamente ai giorni nostri e tirare in ballo una famiglia che, trasferitasi nella vecchia abitazione di Katie e Kristi, scopre una vecchia videocamera VHS che permette di vedere i fantasmi e rinviene videocassette appartenenti al passato proprio di questa videocamera, destinata a sconvolgere quello che doveva essere l'inizio di una nuova tranquilla esistenza tra quattro mura.
mercoledì 19 settembre 2018
Il quarto tipo (2009)
Mini recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/09/2015 Qui - Il quarto tipo (USA, 2009), è andato in onda in prima serata su Italia2 qualche tempo fa. E' un mockumentary che narra i misteriosi eventi che si verificano da oltre quarant'anni nella cittadina di Nome, in Alaska, legati ai rapimenti alieni. Il titolo del film si riferisce alla classificazione utilizzata dagli ufologi riguardo agli incontri ravvicinati con gli alieni, in cui il quarto tipo denota un rapimento alieno. All'inizio, Milla Jovovich (che si sforza di farsi prendere sul serio come attrice: qualcuno deve averle detto di recitare per sottrazione, ma il risultato è la monotonia espressiva) ci spiega che lei è un'attrice e nel film interpreta la dottoressa Abigail Tyler, in una ricostruzione drammatica di fatti avvenuti nei primi giorni dell'ottobre del 2000 nella città di Nome in Alaska. Per proteggere la privacy delle persone coinvolte, i nomi sono stati cambiati e ci viene detto che qua e là il regista ha inserito del reale materiale d'archivio, girato dalla stessa Abbey. Ed è proprio la "vera" Abbey a comparire nella prima intervista, con il volto contratto e scavato, per cominciare a raccontare l'accaduto.
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