Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2023 Qui - Carino, si lascia seguire, ma appassiona poco, coinvolge meno, e ancora
un poco delude. Il paragone con il primo adattamento cinematografico del
1984 è inevitabile ma quest'ultimo grazie anche ad un buon cast
riusciva in parte a salvarsi, seppur in calcio d'angolo. Se
ridondante era Fenomeni paranormali incontrollabili, scarno è questo Firestarter,
al punto che rispetto all'originale il testo viene (mal) asciugato e
corretto. La delusione vera è il finale dove non c'è una vera catarsi.
Se nel 1984 era proprio il finale pirotecnico a salvare parzialmente il
film, in questo caso c'è pochissima catarsi. Non nascondo una certa
delusione perché c'erano margini di miglioramento proprio perché il film
del 1984 non era eccezionale, ma invece di essere migliore sembra più
un banale filmetto per la tv. A conti fatti non così interessante e/o
coinvolgente da meritare la benché minima sufficienza. Voto: 5
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Horror paranormale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Horror paranormale. Mostra tutti i post
martedì 28 febbraio 2023
Firestarter (2022)
Labels:
Gloria Reuben,
Horror paranormale,
John Beasley,
Keith Thomas,
Kurtwood Smith,
Michael Greyeyes,
Remake,
Romanzo,
Ryan Kiera Armstrong,
Sci-fi,
Sydney Lemmon,
Thriller drammatico,
Zac Efron
giovedì 19 gennaio 2023
Fenomeni paranormali incontrollabili (1984)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/01/2023 Qui - A quei tempi ogni romanzo di Stephen King veniva trasposto sul grande schermo, forse anche quelli che stava scrivendo. Lo stesso autore non apprezzò molto questa trasposizione dell'Incendiaria ed al contrario di Shining, non si può dargli torto, anche se poi tanto brutto non è. Certamente la storia, alla base non male, viene trattata un po' male: il finale, con la ragazzina che si trasforma in "Commando" (tanto per rimanere in tema con il regista), mi sembra veramente disturbato rispetto al resto della storia, che appariva appunto interessante nel suo ruolo di b-story. Alti e bassi, non convince del tutto. Sci-fi-horror senza troppe sovrastrutture psicologiche, serratissimo nel ritmo e nella soluzione degli eventi ma con esiti spesso grossolani, ingenui e decisamente (e paradossalmente) poco Kinghiani. Pur con questi difetti, Mark L. Lester dirige un thriller dalla confezione pregevole, dando ampio respiro ai buoni effetti speciali (il finale, per quanto campy possano sembrare le "meteore" scagliate con la forza del pensiero, è pura goduria pirotecnica) e alle musiche evocative dei Tangerine Dream, che fanno perdonare le lentezze della tranche centrale. Ovviamente non siamo dinanzi ad un capolavoro ma la professionalità dell'operazione è indiscussa grazie ad una regia appunto sobria, ad una discreta sceneggiatura e ad attori di tutto rispetto tra cui spicca la piccola Drew Barrymore. Insomma una pellicola che pur funzionando solo a tratti scorre via veloce senza intoppi fino ad un finale certamente non banale. Voto: 6
Labels:
Art Carney,
David Keith,
Drew Barrymore,
Freddie Jones,
George C. Scott,
Heather Locklear,
Horror paranormale,
Louise Fletcher,
Mark L. Lester,
Martin Sheen,
Moses Gunn,
Romanzo,
Stephen King,
Thriller
sabato 20 agosto 2022
Rubber (2010)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/08/2022 Qui - Incipit notevole per un film folle e genialoide, una pazzia alla Troma, nonché esordio cinefilo di quel terribile d'un Quentin (nome che cinematograficamente da tempo è garanzia di genialate) Dupieux che saprà sorprenderci un paio d'anni dopo con l'irresistibile nonsense e humor nero presente nel successivo Wrong, ed ultimamente con quella folle fantastica commedia Mandibules. A proposito di nonsense, il film si basa non per caso sul "no reason": una serie di situazioni che avvengono, appunto, senza ragione, a cominciare da un copertone killer che girovaga per il deserto americano in cerca di vittime. Strepitoso per il gusto artistico che dimostra Mr. Oizo (rendere interessante un pneumatico è difficile) e per le musiche fantastiche. Diverse scene strappano anche un sorriso, complice la trovata del pubblico e del direttore che gestisce il film/non film (bene il cast, decisamente ben in parte, tra questi l'attore feticcio Jack Plotnick). Purtroppo non sempre la sceneggiatura è brillante, rovinata dall'ansia di promuovere un nonsense ad ogni costo finisce per perdere il carisma del genio e sfociare in un sofismo di maniera. Cattiva impressione che colpisce soprattutto i dialoghi, laddove lo svolgimento "muto" è denso di grazia. Discontinuo ma riuscito è tuttavia in definitiva quest'omaggio meta-cinematografico a i B-movies fondato sul nonsense che raggiunge l'apice nell'epico finale. Per intenditori. Voto: 7
mercoledì 16 settembre 2020
Thelma (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/09/2020 Qui - Horror parapsicologico, anche thriller paranormale, raffinato e disteso che, con tempi lenti da film nordico, narra la presa di coscienza di una ragazza della propria diversità, sia sessuale (attratta da una coetanea, sembrerebbe, dai desideri promiscui, è Kaya Wilkins) che psicofisica. Come la più famosa Carrie di Stephen King/Brian De Palma, questa Thelma (efficacemente interpretata da Eili Harboe) è stata compressa da una famiglia iper-religiosa. Ovviamente, non potrà che esplodere, finendo per accettare senza problemi la propria diversità, pur caratterizzata da una tendenza inconsapevolmente omicida. Joachim Trier (nessun legame di parentela con Lars Trier, conosciuto come Lars von Trier, e poi norvegese uno, danese l'altro) racconta quindi la difficoltà di questa ragazza nella crescita della sua indipendenza, nella consapevolezza di essere diversa dagli altri e nella presa di posizione nei riguardi della sua famiglia che la controlla in maniera quasi asfissiante. Il regista usa la metafora del paranormale per imbastire la sua storia, purtroppo lo fa in maniera lenta e arzigogolata, specialmente nella seconda parte del film, tuttavia, pur viaggiando sul sottile filo della noia mortale (complici anche i molteplici silenzi e il ritmo sostanzialmente tutto uguale, totalmente privo di colpi di scena), il film riesce a mantenere abbastanza alta l'attenzione, probabilmente anche grazie alla buona dose di ansia che mette addosso. Insomma, non mi sono annoiato, però non è un film che rivedrei ancora. Voto: 6
venerdì 12 giugno 2020
Lake Mungo (2008)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/06/2020 Qui - Forse il mockumentary più realistico di sempre, stante il fatto che praticamente non ci sono quasi per niente le classiche scene riprese dal vivo bensì una serie di interviste di impressionante veridicità, stante il fatto che poi è una storia vera, ma per davvero davvero. Il film sembra partire come la classica storiella di fantasmi (la sedicenne Alice Palmer annega mentre sta nuotando con la sua famiglia in una diga ad Ararat, in Australia, dopo la sua morte nella sua casa cominciano ad accadere alcune strane cose, la famiglia della defunta chiede quindi aiuto ad uno psichiatra e ad un parapsicologo) ed invece ne viene fuori una vicenda molto articolata dove quasi subito si scopre che le cose non sono come sembrano, oppure si? Il regista Joel Anderson ci tiene sempre in bilico tra realtà ed immaginazione come se in ogni scena si tenesse un piede nel mondo dei vivi e l'altro in quello dei morti, il possibile horror lascia il posto prima al giallo di una scoperta inaspettata svelando inquietanti retroscena anche sul vicinato e poi al dramma di una famiglia che in realtà conosceva la propria figlia meno di quello che credeva facendo emergere i sensi di colpa della madre. Si inserisce anche il personaggio del sensitivo: autentico o ciarlatano? Affidabile o meno? Un susseguirsi di colpi di scena approfonditi dalle agghiaccianti immagini della presenza di Alice, sono vere, sono false? Quando si pensa di aver trovato il bandolo della matassa ecco che subentra un capovolgimento di fronte che ribalta tutto quello che si è visto e che non ci lascia in pace nemmeno nei titoli di coda, dando l'impressione che questo film non finisca mai, che l'orrore, il dolore e l'angoscia non abbiano mai fine. Tra i più inquietanti della storia del genere, ma da vedere se si ha l'occasione, ne vale la pena (sempre se si rispettano le sante regole dell'horror, da solo, di notte, assolutamente no). Voto: 7
domenica 28 aprile 2019
La Madre (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2019 Qui - Più che un horror, una favola nera, visivamente suggestiva, con trovate originali e momenti di tensione, questo è La Madre (Mama), film horror del 2013 diretto da Andrés Muschietti (sì proprio lui) e prodotto da Guillermo del Toro (sì proprio lui). E' chiaro sin dal principio infatti come il regista voglia puntare molto sulle atmosfere e, per farlo, sfrutta paesaggi molto d'impatto, una strada innevata praticamente deserta, poi un bosco. E ci riesce piuttosto bene, anche successivamente, quando dal prologo si passa alla vicenda vera e propria e ci si sposta in un tranquillo quartiere di periferia, da dove ha inizio la storia di due bambine che dopo 5 anni dalla loro scomparsa vengono ritrovate dallo zio e la sua amica, Nikolaj Coster-Waldau (nel ruolo anche di padre delle bambine) e Jessica Chastain, regredite allo stadio di bestiole spaventate e soprattutto "dipendenti" da "Mama", che negli anni di "solitudine" gli ha procurato loro cibo e tanto amore. Come potete quindi immaginare La Madre, è la classica ghost story, malinconica e commovente, che però utilizza l'elemento del soprannaturale per raccontarci una storia umanissima, che affonda le sue radici nel legame ancestrale e indissolubile tra madre e figlio, che scava nei rapporti familiari, evidenziandone le dinamiche complesse e spesso dolorosissime.
giovedì 21 marzo 2019
Notte Horror 2017: Stigmate (1999)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/08/2017 Qui - Essendo l'horror uno dei miei generi preferiti, non potevo anche quest'anno non esimermi dal non partecipare alla rassegna estiva più spaventosa dell'anno. Infatti eccomi partecipare per la seconda volta e consecutivamente all'edizione 2017 della Notte Horror, arrivata alla sua quarta edizione. E quindi come per l'anno scorso (qui), ho scelto di recensire un film di fine anni '90, non solo perché era tranquillamente alla mia portata tramite Sky, ma perché non sapendo se l'avevo visto o meno, m'intrigava lo stesso, d'altronde Stigmate (Stigmata), film del 1999 diretto da Rupert Wainwright, con protagonisti Patricia Arquette e Gabriel Byrne, è considerato da molti un film di culto. Perciò con la curiosità di capire il perché di questa affermazione, in un bollente pomeriggio estivo come questi giorni, l'ho recuperato. Ebbene, dopo averlo visto e notato altresì alcuni notevoli difetti, l'affermazione di cui sopra, è da rivelarsi corretta, perché anche se non sarà un capolavoro, ma certamente un cult per appassionati (e, probabilmente, uno dei migliori film horror degli anni novanta), questo film, che è stato il capostipite di un genere nuovo (seppur ormai desueto ultimamente dello "scontro" con la Chiesa), è un film molto interessante, intrigante e sicuramente appassionante, ma anche un film (seppur ben realizzato) non facilissimo da apprezzare. Dopotutto il fatto che possa venire male interpretato è a mio parere la causa di numerose critiche negative.
Iscriviti a:
Post (Atom)






