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mercoledì 31 gennaio 2024

The North Sea (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - Ultimamente i norvegesi puntano molto sul disaster movie. Lo stesso John Andreas Andersen ha diretto non molto tempo fa The Quake, sempre del medesimo genere. Rispetto ai colleghi americani, certamente non c'è quella traccia retorica ed a volte boriosa oltreoceano, anzi, inserendo sia pure in maniera schematica una certa denuncia dell'arricchimento a tutti i costi contro la devastazione del territorio che porta a disastri ecologici di vasta portata ed incontrollabili. Buona la resa della CGI (più realistica dei colleghi hollywoodiani), la sceneggiatura è abbastanza basica, tuttavia la resa dei personaggi cerca di non essere banale e quindi il risultato finale è più che dignitoso nel suo complesso senza essere particolarmente eccezionale. Voto: 6 [Sky]

venerdì 30 settembre 2022

Moonfall (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2022 Qui - Il nuovo Roland "disaster movie" Emmerich (dopo le apprezzabili battaglie aeree di Midway) ci propone una luna che esce dall'orbita e sta per piombare sulla Terra. Può sembrare un clone di Armageddon ma in realtà la trama riserva non poche sorprese, facendo sue varie teorie complottiste. La prima metà regge bene grazie all'ironia degli interpreti, poi causa effetti meno riusciti di un tempo si scivola un po' nel ripetitivo. Rimane comunque uno spettacolo godibile, nel quale il regista conferma la sua capacità di delineare personaggi semplici ma efficaci e di saper instillare nel pubblico la voglia di lottare insieme a loro. Non male. Certo, le incongruenze sono tante, le inverosimiglianze altrettante e, tuttavia, a mio avviso, il film si lascia vedere con interesse. Voto: 6

sabato 31 luglio 2021

Greenland (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2021 Qui - Un genere, il disaster movie, che ha visto tempi migliori (sarebbe anche ora di smettere), che dopo un (mio) viaggio tra la Norvegia e la Corea, ritorna a casa America, il risultato è quello tipico del posto, mediocre. Che poi in verità questo Greenland (diretto da Ric Roman Waugh) è poco disaster, dato che punta più sui buoni sentimenti e il rapporto familiare che non sulla minaccia incombente. Nel complesso resta un film godibile che parte bene con una certa dose di angoscia e ansia ma che poi mano mano si perde nelle incongruenze (forzature qua e là, alcune anche piuttosto lampanti) e in certe scene fini a se stesse e non sviluppate come dovrebbero. Gerard Butler (qui reclutato per salvare non tutto il globo coi miliardi di umani ma soltanto il figlio diabetico e la moglie cornificata) se la cava e a suo agio in questo genere di pellicole (da Geostorm a Greenland il passo è breve), sacrificata Morena Baccarin, mentre il finale è consono, anche se poteva interrompersi con le sequenze dei ricordi del bambino, sarebbe stato un finale poetico e commuovente senza mostrare altro, lasciando allo spettatore immaginare se la razza umana si sarebbe estinta o meno, così facendo è invece (come) uno dei tanti. Alla fine guardabile ma dimenticabile. Voto: 5

lunedì 14 giugno 2021

The Quake - Il terremoto del secolo (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/06/2021 Qui - Continua la saga catastrofica di produzione norvegese (nel mezzo pure una variazione con The Tunnel) che dopo il più che discreto e sorprendente The Wave sforna questo sequel che a differenza del primo, che trattava lo tsunami, qui ci propone un terremoto su larga scala attraverso gli occhi degli stessi protagonisti del primo. Come feci per The Wave mi mantengo abbastanza di manica larga soprattutto perché apprezzo queste produzioni che se non altro ci provano in maniera seria a competere con il cinema hollywoodiano (anche se non tutti, quei pochi, ci riescono). Il film non manca certo di difetti e ha un limite ben visibile in quanto effetti speciali. Premio più che altro la serietà con cui si intuisce che il prodotto è stato elaborato e svolto, un cast di attori che s'impegna (ecco aggiungersi Kathrine Thorborg Johansen), e un lavoro di regia (non più Roar Uthaug ma John Andreas Andersen) assolutamente apprezzabile. Alcune scene, anche se non molte, sono ricche di tensione. Resta comunque (molto) meno riuscito rispetto al precedente, anche perché abbastanza scontato e più esagerato. Che poi a memoria, a parte Sharknado, sequel di disaster movie non ricordo, è raro vederne, apprezzabile il coraggio. Voto: 6

mercoledì 31 marzo 2021

Ashfall - The Final Countdown (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - A causa di una violenta eruzione vulcanica, le due Coree sono sconvolte da un devastante terremoto. Per scongiurare un imminente evento vulcanico ancora più catastrofico il governo Sud Coreano mette in atto un piano rischioso che potrebbe compromettere i rapporti diplomatici con gli USA e il processo di denuclearizzazione della Corea del Nord. Anche i coreani ci provano, il risultato non è eccezionale ma soddisfacente, meglio sicuramente di quelli Z made in USA, Ashfall di Kim Byung-seo e Lee Hae-jun, è difatti lo spettacolare esempio di un cinema ad alto budget realizzato fuori dai confini americani ma che non riesce comunque a separarsene creandosi una propria identità. Se escludiamo infatti il contesto socio politico che ruota intorno alle vicende narrata (il pericoloso triangolo tra le due Coree e gli Stati Uniti) Ashfall è quanto di più assimilabile al tipico disaster movie americano, inclusa la ricercata spettacolarità nelle sequenze di distruzione (ma che sa inevitabilmente di già visto) e la struttura narrativa corale che divide i protagonisti tra la "mente" e il "braccio". Eppure a  colpire nel segno è proprio e soprattutto lo stile ibrido del blockbuster, il pedale dell'azione premuto a tavoletta e i sotto-testi politici ("cattivi" a stelle e strisce inclusi) di cui è pieno il film. Le perplessità sono invece legate alla scarsa coerenza narrativa, al mancato sviluppo dei personaggi di contorno e alla durata eccessiva, pari a 130 minuti. Funziona però l'inedita coppia Lee Byung-hun (attivo anche nel cinema statunitense dopo quello coreano) e Ha Jung-woo (nel cast anche Ma Dong-seok, era in The Flu). In conclusione, due ore di mero intrattenimento e poco più, e va bene così. Voto: 6

mercoledì 17 marzo 2021

The Tunnel: Trappola nel buio (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2021 Qui - Sorta di "Daylight" norvegese, The Tunnel è un prodotto apprezzabile in grado di sfidare senza problemi (e nuovamente) i corrispettivi disaster movie americani, che ultimamente risultano spesso deludenti. Dopo il riuscito ed apprezzabilissimo The Wave la Norvegia sfida infatti un'altra volta la sorte con un nuovo lungometraggio (il risultato non è lo stesso, ma sempre meglio di certi), che però si differenzia da quel film. The Tunnel difatti, diretto da Pål Øie, cambia le carte in tavola e modifica la formula che aveva garantito discreti risultati. Dai pericoli della natura si passa agli spazi chiusi di un tunnel, che si trasforma in una trappola mortale a seguito di un incidente stradale. Con un'ambientazione tipicamente claustrofobica, il film possedeva già in partenza un elemento vincente. Tuttavia non si arriva pienamente soddisfatti al termine della visione, anche se si è di fronte ad un prodotto accettabile e nella media. Una maggiore cura dei presupposti di base avrebbe infatti permesso al film di essere migliore. Una riflessione approfondita sull'autosoccorso e la costruzione di un'atmosfera claustrofobica efficace avrebbero difatti garantito al film una migliore riuscita. Regia e comparto tecnico sono comunque buoni, insieme a una recitazione abbastanza capace ma sicuramente non eccezionale. E nonostante i problemi in termini di scrittura il film può essere comunque salvato. Sicuramente apprezzabile è il maggiore realismo che sostituisce la piena spettacolarità (anche se qualche scivolone non manca). Si lascia guardare, non male dai. Voto: 6

lunedì 30 novembre 2020

Cassandra Crossing (1976)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2020 Qui - Ottimo antesignano di quello che saranno vari generi in futuro. Dal catastrofismo puro all'attacco terroristico su larga scala (almeno nelle intenzioni). Terroristi inconsapevolmente contagiosi spargono un terribile virus su un treno, che le autorità decidono di sigillare e dirottare verso un ponte instabile. All'epoca della sua uscita fece molto parlare, per questo e per tanto altro (rivisto oggi balzano agli occhi molte ingenuità, ma all'epoca l'impatto fu notevole, e tuttora contiene spunti interessanti). George Pan Cosmatos, padre di Panos, dirige bene un cast a dir poco eterogeneo e non solo per le nazionalità ma per le tante sfaccettature (alcune riuscite altre no) dei personaggi (fra il cast figura, oltre a Burt LancasterAva Gardner e pure Alida Valli, persino Sophia Loren, che seppur sembrerebbe caduta lì per caso riesce a far filtrare il giusto tocco di umanità, ed attenzione, oltre a Martin SheenRichard Harris e Lionel Stander, addirittura ecco comparire un prete interpretato da O. J. Simpson, sì proprio lui). Nonostante l'eccessiva lunghezza il film ha comunque buoni momenti di pathos e tensione. Il parametro per giudicare la sua bontà? A vederlo oggi risulta ancora molto attuale, a vederlo di questi tempi difficili, anche di più. Decisamente non il miglior film del regista greco, ma uno dei più iconici ed importanti certamente. Voto: 6,5

venerdì 19 luglio 2019

Rampage - Furia animale (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/06/2019 Qui
Tema e genere: Action basato sull'omonimo videogioco degli anni ottanta prodotto da Midway Games.
Trama: Un gorilla dal pelo argentato, un lupo e un rettile diventano creature mostruose a causa di un esperimento genetico andato per il peggio. Il primatologo Davis Okoye si unisce alle forze armate per impedire il disastro.
Recensione: La squadra di San AndreasDwayne Johnson eroe d'azione dai muscoli pronunciati e dal cuore d'oro, Brad Peyton in cabina di regia e Carlton Cuse alla sceneggiatura (insieme con Adam SztykielRyan Condal e Ryan Engle), prende il timone di un'altra produzione appartenente al filone catastrofico-fantascientifico. Una produzione che sfrutta il momento revival anni '80 per portare su schermo l'adattamento di un vecchio gioco cabinato, Rampage appunto, che offriva la possibilità di impersonare tre grottesche creature con il solo ed unico obiettivo di distruggere tutto quello che capitava a tiro. Un gioco (che non conosco ed a cui non ho mai giocato) quindi senza grosse pretese, come questo film, un film validissimo come intrattenimento trash. Nonostante una trama basilare per non dire esilissima, i sceneggiatori infatti, sono comunque riusciti ad estrarre un contenuto valido per rendere reale questo progetto e farlo approdare al cinema (lo scorso anno ovviamente). Un progetto in cui il regista, viste le fruttuose collaborazioni anche in Viaggio nell'isola misteriosa oltre a quell'altro, non può che scegliere proprio il volto del maschio alfa del cinema moderno per il suo protagonista. Con la sua prestanza fisica e l'immancabile carisma con il quale lima i suoi ruoli da duro, l'ex wrestler Dwayne Johnson diventa così il primatologo Davis Okoye. Dopo aver salvato un cucciolo di gorilla albino di nome George dai bracconieri, l'uomo cresce l'animale nel suo centro di accoglienza creando così un forte legame con esso. Quando la creatura si ritroverà a sua volta coinvolta in un incidente genetico che la vedrà ingrandirsi a dismisura, sarà compito del suo migliore amico, quello di fermarlo prima che commetta danni irreparabili alla popolazione di Chicago. Come se non bastasse, il gorilla non è l'unico animale ad aver subito una mutazione, anche un lupo ed un alligatore sono finiti vittime dello stesso trattamento e daranno manforte nella distruzione. Fortunatamente per Okoye, al suo fianco in questa missione potrà contare sull'aiuto della genetista Kate Caldwell, interpretata da Naomie Harris e sul misterioso agente governativo cui presta il volto Jeffrey Dean Morgan. Insieme questi individui dovranno fermare il prima possibile il malvagio e strampalato piano dei due fratelli a capo della compagnia che ha sviluppato il mutagene a causa di tutto questo. Tutti ingredienti ottimali insomma per un film d'azione che prometteva scintille e adrenalina per tutta la sua durata, promesse in parte mantenute. Infatti, sebbene le premesse fatte fossero ben poco invitanti, il film di e su Rampage non è da bocciare in toto. La trama piatta e semplicistica è visivamente ritagliata tutta attorno al ruolo del personaggio principale, ritagliando una cornice ben fatta, ma rimanendo comunque una base scarna utile solo per mostrare effetti speciali esagerati. Una realizzazione tecnica che diventa il lato forte, nonché vero fulcro di questo lungometraggio. Questi effetti, sono infatti veramente ben realizzati ed imponenti, nonché onnipresenti per l'intera proiezione. Tutto questo viene supportato nei momenti più calmi da un umorismo basilare che però riesce a strappare una risata nonostante tutto. Insomma, un prodotto di intrattenimento fine a se stesso e senza troppe pretese, utile a divertire e passare qualche ora di svago senza troppi pensieri.

lunedì 15 luglio 2019

Hurricane: Allerta uragano (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/05/2019 Qui
Tema e genere: Strano ibrido tra l'heist movie e disaster movie, che ha l'unico obbiettivo, fortunatamente, di intrattenere soltanto.
Trama: Mentre si avvicina un uragano di proporzioni gigantesche, un team di ladri si infiltra in una struttura segreta sulla costa statunitense per tentare un colpo ai danni del Tesoro statunitense. Un cacciatore di uragani e un'agente del Tesoro cercheranno di fermarli.
Recensione: Tanti i generi, anche troppi, ma due su tutti, cosicché sintetizzando si potrebbe dire: due film al prezzo di uno. Hurricane: Allerta uragano è infatti il classico disaster movie di cui la storia del cinema è ricca ma è anche un heist movie nella parte che riguarda il furto alla Zecca (non per niente il titolo originale è The Hurricane Heist). I due piani sono intrecciati fin dall'inizio ma l'insieme non è convincente. Sceneggiatura molto debole per un b movie che alla fine si lascia vedere ma che non aggiunge nulla alla storia del cinema e si scorda velocemente. Si salvano alcune scene spettacolari (anche se si è visto di meglio come effetti speciali), in particolare alcune fasi del tentativo di rapina sotto il diluvio, con alcuni momenti, davvero riusciti e capaci di trasmettere vera adrenalina o sano divertimento. Non si fanno ricordare le interpretazioni, in particolare quelle dei "cattivi". Peccato perché il regista, Rob Cohen, non è certo alle prime armi, ma qui le responsabilità sono degli sceneggiatori. Perché anche se, sforzandosi di creare qualcosa di inedito, riesce a regalare almeno un paio di buoni momenti, questa è insufficiente per salvare tutto il progetto nel suo complesso.
RegiaRob Cohen è il regista del primo leggendario capitolo di Fast and Furious (del 2001), questo basterebbe a rendere l'idea di quanto possa essere pratico di pellicole adrenaliniche e anche questa sua ultima fatica non fa eccezione, egli infatti è nel suo habitat e ci sguazza con professionalità navigata, ma anche se le colpe non sono tutte sue, e seppur qualche guizzo interessante c'è, ripercorrendo e fondendo la sua filmografia, fa il classico minestrone leggermente insipido.

lunedì 8 luglio 2019

Geostorm (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/03/2019 Qui - Geostorm (Disaster movie, Usa 2017): Facendo leva sulle politiche ambientaliste di Trump e sull'ansia da global warming (ora più attuali che mai), Dean Devlin sembra adattare The day after tomorrow di Emmerich (di cui è stato sceneggiatore) ai giorni nostri, frullandolo poi con Gravity di Cuaron per una pellicola in cui le sorti del mondo non si giocano solo sulla vecchia cara amata Terra, ma anche nello spazio a bordo di una futuristica stazione spaziale (inutile in tal senso raccontare la trama, è sempre quella). Una pellicola che quindi, più che un'opera a se stante sembra essere una scatola piena di altri film di tanti generi diversi, tutti riconoscibilissimi grazie a sequenze e/o idee visive più o meno ricalcate, e il risultato è un pastrocchio di proporzioni epiche, nel quale di tanto in tanto esplodono cose e i volti notissimi del cast (tanto ampio quanto sprecato) danno la sensazione di essere entrati nel progetto solo per lo stipendio (120 milioni di budget, recuperati miracolosamente al botteghino). Il film infatti ripesca e rimescola il peggio/meglio del genere, tentando di imitarli ma nella maniera più grossolana che si possa immaginare. Improbabile nell'antefatto, ancor più forzato nelle distopie fantascientifiche, "Geostorm" si rivela un pacco retorico di buoni sentimenti, in cui la morale dell'unione fa la forza (che sia tra fratelli o popoli poco importa) tralascia il più realistico cinismo a favore di una favoletta atta a sventare un complotto di rara prevedibilità. Le scene di distruzione convincono ma non sono sufficienti a tenere in piedi uno script incapace di generare la minima tensione, per poi giungere alla solita chiusura buonista, scontata ma soprattutto per nulla emozionante. Il cast di richiamo svolge il compitino senza colpo ferire (Gerard ButlerAbbie CornishJim SturgessEd Harris e Andy García), al servizio però di un disaster movie dalle idee fiacche (anche se l'idea che anche potendo controllare i cambiamenti climatici l'umanità riuscirebbe comunque ad incasinare le cose, perché siamo una razza di avidi e stupidi e stupidi e avidi, è anche sorprendentemente intellettuale per un film del genere) e dagli effetti speciali pregevoli (almeno in questo caso). Pur facendo buon viso a cattivo gioco, e quindi approcciando la visione nella giusta maniera come puro cinema di intrattenimento senza pretese, appare arduo salvare molto. Da Geostorm nessuno pretendeva un nuovo classico del genere catastrofico (un genere forse ormai morto? anche perché una volta i film catastrofici come questo erano considerati di pura fantasia, ma adesso con la situazione climatica del nostro pianeta non stiamo parlando proprio di fantascienza, ecco perché la prima parte del film è perfino interessante, ma dura poco), ma una catastrofe del genere ce la potevano risparmiare. Per lo meno non annoia, meglio che niente. Voto: 4

sabato 1 giugno 2019

Sharknado 5: Global Swarming (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/08/2018 Qui - Dopo la chiusura del canale Sci-fi della ormai defunta AXN, avevo poche speranze di recuperare (stessa cosa dicasi per la quarta stagione di Z NationSharknado 5, poi un giorno senza saperlo (verso metà luglio) è approdato su DMAX (e in tal senso spero che prima o poi l'ultima stagione della serie sugli zombie approderà anch'essa in Italia), perciò mi sono messo comodo, ho spento il cervello e l'ho finalmente visto. Perché dopo aver visto e commentato tutti i precedenti capitoli (qui la recensione del quarto) l'attesa per il quinto capitolo era un qualcosa di difficilmente quantificabile, anche se non come per il quarto. L'attesa per quello che è ormai considerato appuntamento fisso (di ogni cultore del trash) dell'estate non solo americano dal 2013, è proprio in questo periodo infatti che la saga di Sharknado si arricchisce di un nuovo tassello della propria, personalissima, mitologia. Il punto più alto mai toccato dalla Asylum, capace di dar vita ad un franchise capace di diventare virale ed emergere nella svariata lista di produzioni coeve della casa di produzione americana grazie ad un'idea di cinema di serie z tutto indirizzato su una spiccata, e irresistibile, esagerazione e su una vena citazionista sempre più marcata. Dopo il primo capitolo, sicuramente il più debole e acerbo (ma tuttavia il meno peggio tecnicamente e narrativamente, e certamente il più geniale perché i sequel sono solo seguiti della genialità protesa col primo), la serie si è avviata verso un crescendo, sempre ovviamente rivolto ad un ridicolo "sense of wonder", che si è ulteriormente evoluta (in attesa forse a giorni del sesto capitolo) con Sharknado 5: Global swarming, film del 2017 e quinto capitolo (capitolo che dà a chi ancora segue la saga quello che si aspetta, astenersi quindi tutti gli altri) della saga sugli squali volanti più famosi al mondo. Saga fantascientifica e demenziale che supera se stessa in trovate folli e fantasiose. Il quinto episodio della saga sfiora infatti vette di follia inarrivabili: il fantasioso sceneggiatore Thunder Levin e il regista Anthony C. Ferrante (rei di tutti i capitoli) dimostrano difatti di potersi inventare situazioni ancora più assurde (e di questi tempi creare qualcosa che non si è mai visto è praticamente impossibile, per cui un complimento è doveroso).

lunedì 29 aprile 2019

Train to Busan (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/01/2018 Qui - Mi ero ripromesso di vedere il prequel animato Seoul Station, ma non l'ho fatto, anche se certamente vedrò prossimamente, anche perché il suddetto, come mi sembra di capire e intuire non avrebbe comunque inficiato la visione del film originale, esso infatti non è propriamente la continua, ma un film a sé, e che film, perché Train to Busan, film del 2016 diretto da Yeon Sang-ho, uscito in home video solo ad ottobre e mandato in onda in Italia a metà dicembre del 2017, è un sorprendente "zombi" movie, dalla costruzione tutto sommato prevedibile ma di una potenza visiva pazzesca, con la tensione sempre altissima. Benché infatti sia difficile pensare di lasciarsi prendere da una trama abbastanza prevedibile come quella che riguarda gli zombie, il regista riesce abilmente e senza inventarsi nulla di particolare e inserendosi piuttosto bene negli schemi del genere, a ribaltare gli suddetti schemi, confezionando una pellicola ricca di suspense, ansia e partecipazione emotiva che non ti fa staccare lo sguardo dallo schermo neanche per un attimo, tant'è che non vuoi perderti niente di quello che succederà all'esiguo gruppo di persone sulle quali si concentra. Seguiamo difatti e con grande interesse lo svolgersi, e il progressivo deterioramento, della situazione all'interno di un treno in partenza da Seul e diretto a Busan, dove un giovane padre con sua figlia in viaggio per ricongiungersi con la madre della piccola, un gruppo di ragazzini in viaggio per un evento sportivo e una coppia in attesa del loro primogenito, si ritrovano costretti, a seguito di un anomalo incidente "infettivo" di una ragazza, ad escogitare un piano per sopravvivere il più a lungo possibile mentre la minaccia mortale, infernale incombe.

lunedì 8 aprile 2019

Deepwater: Inferno sull'oceano (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2017 Qui - Solida ricostruzione del disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, avvenuto nell'aprile del 2010 è Deepwater: Inferno sull'oceano (Deepwater Horizon), film del 2016 diretto discretamente bene da Peter Berg (HancockBattleship). Il regista infatti, probabilmente al suo miglior film, negli spazi angusti della piattaforma, dove è ambientata gran parte della vicenda, lascia ai margini retorica e sentimentalismo per concentrarsi sui fatti e sull'azione raccontati con un taglio assai realistico e senza troppi fronzoli. Deepwater difatti è un disaster movie di grande presa, non solo visiva, capace di mantenere in costante attenzione il pubblico coinvolgendolo e trasmettendogli discrete dosi di emozioni, forse un po' troppo spettacolarizzate ma ampiamente capaci di soddisfare le attese e i requisiti che storie come questa intendono proporre. Anche se la cosa più interessante del film (e di questa storia), non è il dramma accaduto al largo della costa della Louisiana, dove la piattaforma trivellatrice semi-sommergibile Deepwater Horizon, di proprietà della multinazionale britannica "British Petroleum", a causa della superficialità e della cupidigia dei dirigenti della stessa compagnia, è esplosa causando undici operai morti e inquinando con milioni di barili di greggio l'oceano e tutto il Golfo del Messico con un disastro ambientale riconosciuto unanimemente, come il più grave della storia americana, ma i rapporti, l'aspetto umani (quello che al regista lo interessa di più e quello che gli riesce meglio raccontare) e gli scontri tra chi mette al primo posto la sicurezza dei lavoratori, e chi invece mette al primo posto solo ed esclusivamente il business. Del resto Deepwater Horizon, dal titolo omonimo con la piattaforma, non vuole essere un documentario o un film forzatamente ambientalista, ma un film che racconta nel modo più verosimile e genuino la tragedia umana.

sabato 30 marzo 2019

Into the Storm (2014)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2017 Qui - Into the Storm (Thriller, Usa 2014): Amo il genere catastrofico ma questo film non mi ha colpito per niente, è vero che deve considerarsi un B-movie ma speravo in qualcosa di migliore, più coinvolgente, con una trama meno prevedibile. Narrativamente parlando infatti è molto poco originale e propone i soliti schemi del padre che deve salvare i figli, la solita storia di famiglia drammatica, i soliti sentimentalismi, ma anche se alla fine in qualche scena in particolare riesce a creare un pizzico di pathos che rende gradevole la visione, poco o niente convince davvero. Perché l'unica cosa apprezzabile di questo film, nella sostanza un remake non dichiarato di Twister, sono gli effetti speciali. Di bello infatti c'è solo come è reso il terribile tornado che devasta ogni cosa e niente più, neanche la resa (mediocre) degli attori, tra cui Sarah Wayne Callies, la Lori di The Walking Dead, e Richard Armitage de Lo Hobbit, anche se l'ho seguito senza annoiarmi eccessivamente. Giacché il film procede comunque spedito e fra tornadi e fughe disperate risucchia la sua ora e mezzo di durata. Ma comunque una volta visto si può tranquillamente cestinare. Voto: 5

domenica 24 marzo 2019

Independence Day: Rigenerazione (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/09/2017 Qui - Era il 1996 quando Independence Day usciva nei cinema di tutto il mondo. Il film diretto da Roland Emmerich raggiunse un successo sia commerciale sia cinematografico che vanta pochi rivali grazie ad effetti speciali mozzafiato, un'invasione aliena senza precedenti e persino la distruzione di alcuni edifici simbolici degli Stati Uniti. Non è un caso che il titolo del film si riferisse proprio al 4 luglio, festa nazionale americana per eccellenza, a sottolineare la forte componente patriottica della pellicola. Vent'anni dopo, eccoci con Independence Day: Rigenerazione (Independence Day: Resurgence), film di fantascienza del 2016 diretto nuovamente da Emmerich, di nuovo alle prese con un'invasione aliena. Ritroviamo vecchi nemici e molti dei protagonisti del primo film, ma il mondo è cambiato. Se nel 1996 gli Stati Uniti erano la sola super-potenza a livello globale, anche nella lotta contro gli alieni, nel 2016 troviamo una sorta di alleanza planetaria che comprende necessariamente anche la Cina, anche se il perno del film sono ancora loro, gli americani, ma in questo secondo capitolo troviamo alcuni elementi di cambiamento. Il nuovo presidente degli Stati Uniti è una donna, americani e cinesi collaborano a difesa del pianeta e il mondo sembrerebbe più unito. Dall'ultima volta che gli alieni hanno attaccato la Terra, l'umanità si è impossessata delle tecnologie all'avanguardia dei suoi invasori e ha sviluppato un sistema di difesa che dovrebbe garantire la nostra incolumità. Il governo degli Stati Uniti, oltre a sfruttare le potenti tecnologie extraterrestri, tiene prigionieri alcuni esemplari nemici per monitorarli. Ma a pochi giorni dalla celebrazione del ventennale di quel famoso 4 luglio 1996, ecco che la nave aliena atterrata in Sud Africa inizia a manifestare strani segni di attività, cosa avranno di nuovo in mente? chi saranno i nuovi eroi che salveranno la Terra? Basteranno due piloti rivali e un ex presidente eroico a salvarci? Certo che sì, altrimenti che senso avrebbe.

sabato 9 marzo 2019

L'ultima tempesta (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2017 Qui - L'ultima tempesta (The Finest Hours), film del 2016 diretto da Craig Gillespie, che si immerge (è proprio il caso di dirlo) nella storia realmente accaduta dell'impresa strepitosa compiuta da una motovedetta della guardia costiera che nel 1952 trasse in salvo l'equipaggio della petroliera Pendetlon spezzatasi a metà durante un'abnorme tempesta, racconta infatti di un adrenalinico quanto eroico salvataggio in mare, un salvataggio ben congegnato e visivamente validamente rappresentato, che però viene svilito e affossato dalla parallela fuorviante edulcorata rappresentazione di una società americana tutta sospiri e buoni sentimenti (la colpa sarà mica della Disney che produce il film?), banalità e semplificazioni puerili inaccettabili che compromettono un risultato altrimenti decoroso. In ogni caso, protagonista del film è Chris Pine, che per l'occasione sfoggia un taglio di capelli alla playmobil, il quale interpreta con un po' troppe smorfiette Bernie Webber, comandante della navetta responsabile dell'eroica impresa, al fianco del quale si trova il suo aiutante Livesey, interpretato da uno stranamente pacato Ben Foster. Dall'altro lato del mare invece le sorti di quel che resta della petroliera sono affidate all'esperto ufficiale Sybert (Casey Affleck, fresco vincitore di un Oscar, qui un po' svogliato) che tenterà in tutti i modi di limitare i danni in attesa di soccorso. Il film infatti gioca sul doppio registro narrativo, alternando in fase di montaggio le sorti dei due capitani/ufficiali, entrambi in balia di un mare famelico e digitalmente ricostruito discretamente. Le sequenze in mare (in realtà quasi tutte) sono difatti rese egregiamente, grazie anche alla bravura del regista.

mercoledì 6 marzo 2019

San Andreas (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/04/2017 Qui - Ammetto di avere una certa predilezione per Dwayne Johnson alias The Rock, credo anche di non aver mai nascosto questo, in ogni caso le aspettative per San Andreas, film catastrofico del 2015 diretto dal quasi sconosciuto Brad Peyton, autore non proprio eccelso, anzi, a stento si salva solo Viaggio nell'isola misteriosa (con lo stesso protagonista principale), erano abbastanza elevate, anche se ovviamente non m'aspettavo un capolavoro. Attese che purtroppo sono state, almeno in parte, disattese, anche se inaspettatamente questo film in ottica di genere è un film catastrofico onesto e ben fatto, certo, come opera filmica vale poco, resta il "divertimento". D'altronde il film dà quanto promette, perché nonostante una sceneggiatura come ovvio prevedibile, e nonostante si capisce che rimane un B-movie, dove le scemenze vanno anche loro fuori scala come le scosse, sia scemenze dette, che scemenze fatte, che scemenze scientifiche di vario tipo, San Andreas (che ovviamente si riferisce alla faglia di Sant'Andrea, ed essendo un catastrofico, si capisce che per Los Angeles ma soprattutto per San Francisco saranno cavoli amari) è un catastrofico più che sufficiente e fatto anche abbastanza bene. Difatti senza soffermarsi troppo sul comunque pessimo script di Carlton Cuse (Lost), se no non si capisce nulla, in questo film infatti ci si "godono" le catastrofi e le sfighe varie e si passano un paio d'ore, finita lì. Certo, per la qualità, se fossi andato al cinema sarebbero stati soldi sprecati, era consigliabile perciò (come ho fatto io) aspettare il passaggio tv, ed è così che l'ho visto.

martedì 5 febbraio 2019

The Wave (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/11/2016 Qui - The wave (in norvegese: Bølgen) è un efficace e sorprendente film del 2015 di tipo catastrofico diretto da Roar Uthaug. Come detto questo è un disaster movie, ma su scala decisamente più piccola di quella alla quale ci hanno abituato i cugini americani ma che non sfigura affatto, anzi, onesto e non pretenzioso e con molto meno retorica, per questo è godibile. Di certo la tematica non è una novità ma poiché si tratta d'una pellicola realizzata con un budget piuttosto basso e che porta la firma delle produzioni norvegesi, è davvero un discreto lavoro. Spoglio di effetti speciali eclatanti e inverosimili, le scene sorrette dalla CGI si concentrano soprattutto nella realizzazione dell'onda anomala alla quale fa riferimento il titolo (la scena più bella e spettacolare). Per il resto tutti gli ingredienti tipicamente americani sono presenti e la storia, lineare e consequenziale, segue le vicende di un geologo e della sua famiglia in procinto di trasferimento da una zona rurale, avvolta dai magnifici fiordi norvegesi, in una cittadina più grande. Purtroppo Kristian, questo il nome del protagonista, si accorgerà ben presto che una delle rocce del fiordo di Geirangen sta per cedere ed emette segnali preoccupanti. Il resto dei colleghi ovviamente lo reputano un allarmismo senza fondamento e ignorano gli avvertimenti di Kristian e i segnali emessi dai sensori che monitorano la roccia del fiordo. E mentre la sua famiglia è pronta a lasciare la loro casa ecco che accade la prima separazione, funzionale per il procedere della storia, tra i protagonisti rispettosa dei cliché del genere (per portare la tensione e drammaticità al climax). La madre col figlio maggiore si recano nell'hotel dov'è impiegata la donna, mentre il padre e la figlioletta più piccola trascorrono l'ultima notte in casa. Da li a breve la catastrofe è imminente. La roccia inizia a sgretolarsi e scatta l'allarme che avverte i cittadini di recarsi al rifugio più alto per salvarsi dall'onda anomala che si genera. La sopravvivenza alla catastrofe naturale si trasferisce così al centro dell'azione della pellicola, arricchita da alcuni momenti di vera suspense e colpi di scena ben studiati e riusciti.

venerdì 25 gennaio 2019

Left Behind: La profezia (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/09/2016 Qui - Left Behind: La profezia (Left Behind) è un alquanto inconcludente e abbastanza deludente thriller fantascientifico del 2014 diretto da Vic Armstrong con protagonista Nicolas Cage. Questo perché il film non solo è un remake del film Prima dell'apocalisse del 2000, sconosciuto a molti e dimenticato giustamente dai più (e quindi l'impresa poteva apparire più semplice), ma perché questo adattamento cinematografico del romanzo Gli esclusi, primo dei sedici capitoli della serie fantastico-apocalittica Left Behind, scritta da Tim LaHaye e Jerry B. Jenkins dal 1985 al 2004, basata sulle profezie bibliche di Giovanni, Ezechiele e Daniele, è veramente irrisorio, poiché al di la dell'intreccio della storia, che può avere più o meno senso, il film è scadente nella sua concezione. L'idea originale (non tanto in effetti dato che tutta la storia ricorda molto la serie The Leftlovers ma con risultati peggiori) è buona ma viene sfruttata male, davvero male, tanto che della trama l'unica cosa interessante di questo dramma famigliare (dato che racconta di una famiglia e di un padre dal cielo e la figlia in terra che cerca disperatamente di far atterrare un aereo) è che in tutto il mondo alcune persone scompaiono senza un preciso motivo. Dopo questo diventa un inutile film catastrofico condito da un assortimento di stereotipi. Ma il principale problema è che non c'è storia, la trama non ha un filo conduttore che regge...e il dramma sull'aereo diventa quasi (ironicamente) commovente e divertente. Il film è difatti monco, manca il trasporto e manca una struttura che regge il film dall'inizio alla fine, ci sono molte banalità ed è molto tutto scontato fino a quasi il finale, pessimistico, forte ma vuoto e inconcludente, tanto che non capisco come si possa pensare di farne un sequel, che senso avrebbe, dato che anche al botteghino il film ha fatto flop?

lunedì 21 gennaio 2019

Sharknado 4 (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/09/2016 Qui - Quando a metà luglio cominciavano a uscire i primi trailer, e quando a fine luglio l'hanno mandato in onda in America (e dopo aver letto alcune recensioni di amici blogger), ho sperato di riuscire nel più breve tempo possibile di vedere il quarto capitolo di una saga trash dall'ennesima potenza, Sharknado. Neanche a farlo apposta mentre a fine agosto leggevo la lista dei film di Sky a Settembre ho scoperto che era in programmazione (su Max). Insomma il giorno fatidico è stato il 6 e quindi non ho perso tempo anche se in piccolo ritardo scrivo e pubblico questo post, e finalmente eccolo qui, poiché l'attesa era grande. Non solo perché l'aspettavo da tanto ma perché era il film definitivo che volevo e cercavo, ovvero il film trash più trash di sempre. Ebbene dopo averlo visto ho avuto la certezza di ciò, poiché questo quarto incredibile capitolo di Sharknado è più degli altri il più pazzo, folle, imbarazzante e spettacolare film che si sia mai visto, infatti come nei precedenti tre capitoli, che potete rileggere in questo post, il film supera il limite e va oltre l'immaginabile, scatenato, ironico, divertente ma soprattutto pazzesco. Un film che come potete ovviamente immaginare è stilisticamente povero di effetti speciali adeguati, di attori di livello eccelso, pieno invece dialoghi imbarazzanti e via dicendo, quindi non aspettatevi una recitazione da Oscar o effetti eccezionali perché come di regola succede in questi tipi di generi di pellicole non è tanto la trama e la narrazione il punto importante ma la genialità e le trovate che il film riesce a esporre, anche in modo buffo ed irriverente. Ed è proprio questo il fulcro di una saga, diventata cult soprattutto nel web, che ancora una volta mi ha regalato 80 minuti di puro divertimento e intrattenimento senza nemmeno un secondo di pausa. Il film se avete visto i precedenti, anche se no è lo stesso, comincia subito forte e prendendosi immediatamente in giro da solo, come sempre è pero successo precedentemente, ma qui è davvero qualcosa di totalmente folle, dissacrante e quasi maldestro da essere allo stesso tempo una bastardata efficace, difatti il titolo originale di questo Sharknado 4 è Sharknado: The 4th Awakens, che come la locandina (e l'introduzione) è una sorta di parodia di Star Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens, che a giorni vedrò). Ma anche durante il film (del 2016) ci sono citazioni e riferimenti sul medesimo film (e tanti altri che dopo scriverò), con la spada laser in primis che April (Tara Reid), praticamente indossa (al posto della mano insieme ad altri gadget particolari), dopo essere stata salvata dal padre (interpretato da Gary Busey) in seguito alla presunta morte avvenuta alla fine del terzo capitolo, quando schiacciata da un gigantesco squalo da alla luce suo figlio, e viene data per morta (cosa che riserverà sorprese).