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mercoledì 31 marzo 2021

Ashfall - The Final Countdown (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - A causa di una violenta eruzione vulcanica, le due Coree sono sconvolte da un devastante terremoto. Per scongiurare un imminente evento vulcanico ancora più catastrofico il governo Sud Coreano mette in atto un piano rischioso che potrebbe compromettere i rapporti diplomatici con gli USA e il processo di denuclearizzazione della Corea del Nord. Anche i coreani ci provano, il risultato non è eccezionale ma soddisfacente, meglio sicuramente di quelli Z made in USA, Ashfall di Kim Byung-seo e Lee Hae-jun, è difatti lo spettacolare esempio di un cinema ad alto budget realizzato fuori dai confini americani ma che non riesce comunque a separarsene creandosi una propria identità. Se escludiamo infatti il contesto socio politico che ruota intorno alle vicende narrata (il pericoloso triangolo tra le due Coree e gli Stati Uniti) Ashfall è quanto di più assimilabile al tipico disaster movie americano, inclusa la ricercata spettacolarità nelle sequenze di distruzione (ma che sa inevitabilmente di già visto) e la struttura narrativa corale che divide i protagonisti tra la "mente" e il "braccio". Eppure a  colpire nel segno è proprio e soprattutto lo stile ibrido del blockbuster, il pedale dell'azione premuto a tavoletta e i sotto-testi politici ("cattivi" a stelle e strisce inclusi) di cui è pieno il film. Le perplessità sono invece legate alla scarsa coerenza narrativa, al mancato sviluppo dei personaggi di contorno e alla durata eccessiva, pari a 130 minuti. Funziona però l'inedita coppia Lee Byung-hun (attivo anche nel cinema statunitense dopo quello coreano) e Ha Jung-woo (nel cast anche Ma Dong-seok, era in The Flu). In conclusione, due ore di mero intrattenimento e poco più, e va bene così. Voto: 6

mercoledì 5 agosto 2020

I Saw the Devil (2010)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/08/2020 Qui - Un tema caro al cinema asiatico, quello della vendetta, un tema che ciclicamente ritorna, e così dopo il giapponese Confessions, eccone un altro (dello stesso anno), direttamente dalla Corea del Sud, ed ancora una volta non si rimane (almeno personalmente) delusi, anzi, sorpresi da uno sconvolgente ed esplosivo thriller (a tratti sconfinante nell'horror) a base di vendetta, composto da 140 minuti di pura adrenalina, come questo qui. Un film sulla vendetta piuttosto serrato e reso accattivante dalla buona regia di Kim Ji-woon, supportato da maestranze tecniche di alto livello (regia, fotografia, audio, tutto dove deve stare), in cui niente che accade è scontato e lo spettatore non ha mai modo di anticipare gli eventi. Solo nel primo quarto d'ora, una pioggia urticante di immagini e sequenze da incubo, e poi un girone infernale di vendetta e follia che non dà respiro. I Saw the Devil inizia infatti là dove molti film analoghi finiscono, perché, una volta trovato il colpevole, il poliziotto mette in opera una vendetta privata a puntate di eccezionale ferocia (una caccia gatto contro topo), di cui però saranno anche altri a pagarne le conseguenze. In tal senso il film presenta momenti piuttosto crudi, anche se perfettamente inseriti in un contesto narrativo che ne richiede (prepotentemente) la presenza. Proprio in forza dei momenti spietati, messi in atto da un malvagio senza scrupoli, il finale catartico (e altrettanto cinico, anche se praticato sul versante della vendetta) raggiunge picchi di esaltante liberazione. I Saw the Devil (letteralmente Ho visto il diavolo) fa più volte riflettere sul senso di giustizia e sull'inutilità della cieca vendetta. Concetto, quello del "dente per dente", che talvolta continua a produrre sofferenza e dolore, senza porre rimedio al patimento di chi ha subito ingiustizie. E ci riesce grazie alla potente sceneggiatura, tanto ben congegnata da far passare sopra i difetti, quali qualche incongruenza e alcune forzature, e qualche sequenza piatta o "punto morto" dove la tensione scema. Un film insomma amaro e disturbante, soprattutto riuscito, che seppur potrebbe risultare lungo (ma fa parte del disegno totale della storia), non si dimentica facilmente. Non ci si dimentica soprattutto della prova degli attori, se bravo è Lee Byung-hun, ancor di più Choi Min-sik, già immenso in Old Boy, che nel repellente suo ruolo è formidabile. Voto: 7