Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - Affascinante, lento ma avvolgente viaggio non tanto in una terra strana e inesplorata (l'Area X, un luogo dove le leggi della fisica e della biologia sembrano non rispondere ai normali canoni umani) quanto nella mente umana. Annihilation, ibrido fra Cronenberg e Villeneuve (con spruzzate alla Tarkovskij), racconta il cancro come mai era stato fatto: applicandolo all'intero pianeta. Fantascienza con pochissima azione (ma con un paio di sequenze molto tese) e anche poche risposte ai tanti quesiti che apre, ma ben fatta, con dialoghi interessanti e una calibrata quanto progressiva discesa negli "inferi". Brava la sempre bella Natalie Portman, che ha anche l'unico personaggio davvero caratterizzato, mentre le sue compagne di viaggio sono abbozzate in modo piuttosto banale. Visivamente molto riuscito, si abusa un po' con i flashback, non sempre necessari. Alcune scene sono decisamente forti e il finale è volutamente ambiguo. Meno solido rispetto a Ex machina, se vogliamo anche più imperfetto, però al tempo stesso rimane un lavoro intrigante. Un lavoro di Alex Garland, che si conferma regista da tenere d'occhio, che scorre via senza infamia né lode dall'inizio alla fine. Color out of the Space, film che cito poiché un po' il romanzo scritto da Jeff VanderMeer a quello di H. P. Lovecraft gli si assomiglia, era/sarà poi migliore, ma Annientamento ha il suo perché e una sua validità. Voto: 6,5
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venerdì 16 luglio 2021
Annientamento (2018)
Labels:
Alex Garland,
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giovedì 1 luglio 2021
Scooby! (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Simpatica e movimentata rivisitazione aggiornata ai tempi di internet e dei social di un classico delle serie animate, in cui non mancano ammiccamenti anche ad altri personaggi dell'universo Hanna & Barbera oltre che una celebrazione del valore dell'amicizia. La pellicola (diretta da Tony Cervone) è realizzata interamente in CGI e l'effetto che ne deriva appare decisamente moderno (con omaggi che vanno da Harry Potter a Netflix fino ad A Star Is Born). Modernità, tuttavia, diventa spesso sinonimo di freddezza, se si vogliono considerare sia gli aspetti positivi che quelli negativi. L'emotività viene fortemente ricercata nelle primissime scene (quando Shaggy e Scooby si incontrano per la prima volta) e nel finale, quando i due affermano una volta di più la loro amicizia. Peccato però che la resa scenica non sempre sia in grado di supportare questo desiderio. La trama è semplice, adatta ad un pubblico di giovanissimi (il target ideale), ma anche sufficientemente briosa. Il problema, semmai, è l'incapacità di aggiungere qualcosa al ben navigato franchise. La visione nel complesso è piacevole, anche se lascia un po' tiepidi. Un reboot grazioso ma non eccezionale, che fa sorridere ma non arriva al cuore. Voto: 5,5
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venerdì 27 settembre 2019
Miss Bala - Sola contro tutti (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2019 Qui
Tema e genere: Basato sull'omonimo crime action messicano del 2011, segue le vicende di una donna che a seguito del rapimento di una sua amica sarà costretta a lavorare per un boss criminale.
Trama: Gloria scopre un potere che non sapeva di avere quando viene trascinata suo malgrado nel pericoloso mondo della criminalità oltreconfine. Sopravvivere richiederà tutta la sua astuzia, inventiva e forza.
Recensione: Decisamente poche sono le parole da spendere per questo film, che da dire e da far vedere in effetti ha ben poco. Il film infatti non solo racconta cose già viste, ma lo fa in modo sbagliato. Perché il film, a metà tra Miss Detective e un qualsiasi action spionistico, si rivela un pessimo prodotto. Eppure il film originale nel 2011 (che non penso e credo di aver visto) si guadagnò l'anteprima a Cannes e la prima selezione agli Oscar come rappresentativo del Messico, colpa di Hollywood quindi? In parte, anche perché è evidente che esso sia solo un prodotto commerciale realizzato su commissione, ma la colpa è anche della sua stessa struttura. Perché certo, a tratti è interessante, siamo in Messico e le cose narrate sembrano plausibili (soprattutto a Tijuana che è una delle città più pericolose), però l'azione è blanda, il ritmo quasi mai avvincente, e non credo sia colpa del nuovo, di corso. Da un punto di vista della caratterizzazione del personaggio, interpretato da Gina Rodriguez (che non è niente di che davvero, e in tutti i sensi), Miss Bala scoprirà una forza che ignorava di sé, tenendo testa al boss locale. Il film perciò gioca sugli stereotipi del genere con Miss Bala che, tradotto, significa letteralmente "Miss proiettile". Insomma, c'è una discreta retorica rappresentata, sbandierando slogan in forza al "girl power". Cosa che non sarebbe un problema, se non fosse che il film, diretto da Catherine Hardwicke, regista texana nota per aver lavorato dietro la cinepresa del primo Twilight (e questo già dice tutto), fa acqua da molte parti, non fa nessun effetto.
Trama: Gloria scopre un potere che non sapeva di avere quando viene trascinata suo malgrado nel pericoloso mondo della criminalità oltreconfine. Sopravvivere richiederà tutta la sua astuzia, inventiva e forza.
Recensione: Decisamente poche sono le parole da spendere per questo film, che da dire e da far vedere in effetti ha ben poco. Il film infatti non solo racconta cose già viste, ma lo fa in modo sbagliato. Perché il film, a metà tra Miss Detective e un qualsiasi action spionistico, si rivela un pessimo prodotto. Eppure il film originale nel 2011 (che non penso e credo di aver visto) si guadagnò l'anteprima a Cannes e la prima selezione agli Oscar come rappresentativo del Messico, colpa di Hollywood quindi? In parte, anche perché è evidente che esso sia solo un prodotto commerciale realizzato su commissione, ma la colpa è anche della sua stessa struttura. Perché certo, a tratti è interessante, siamo in Messico e le cose narrate sembrano plausibili (soprattutto a Tijuana che è una delle città più pericolose), però l'azione è blanda, il ritmo quasi mai avvincente, e non credo sia colpa del nuovo, di corso. Da un punto di vista della caratterizzazione del personaggio, interpretato da Gina Rodriguez (che non è niente di che davvero, e in tutti i sensi), Miss Bala scoprirà una forza che ignorava di sé, tenendo testa al boss locale. Il film perciò gioca sugli stereotipi del genere con Miss Bala che, tradotto, significa letteralmente "Miss proiettile". Insomma, c'è una discreta retorica rappresentata, sbandierando slogan in forza al "girl power". Cosa che non sarebbe un problema, se non fosse che il film, diretto da Catherine Hardwicke, regista texana nota per aver lavorato dietro la cinepresa del primo Twilight (e questo già dice tutto), fa acqua da molte parti, non fa nessun effetto.
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sabato 6 luglio 2019
Ferdinand (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/03/2019 Qui - Quando vidi la prima volta il trailer, non mi stupì affatto, mi stupì invece la scelta da parte dell'Academy di nominare e quindi candidare il suddetto film agli Oscar 2018, non riuscivo infatti a capire perché Ferdinand (noto anche come Il toro Ferdinando), film d'animazione del 2017 diretto da Carlos Saldanha, potesse rientrare in quella cinquina. Ebbene, dopo averlo visto ho trovato forse la risposta a quella fatidica domanda che mi chiesi all'epoca, del perché appunto fosse stato nominato, è la risposta è che questo film faccia parte di quella piccola porzione cinematografica del politicamente corretto, che l'Academy spesso nomina per compiacere una fetta di pubblico, una fetta di pubblico soprattutto americano. Perché dico questo? E' difatti ovvio l'intento della pellicola di accontentare ambientalisti e vegani. Protagonista è infatti un gigantesco toro dal cuore tenero, innamorato dei fiori, delle farfalle e della bellezza della natura. Ferdinand, vitellino dalla natura pacifica e gentile, nasce in un allevamento di tori destinati alla corrida o al macello, tuttavia riesce fortunatamente, dopo esser rimasto orfano a causa della morte del padre, deceduto in una corrida, a fuggire prima che per lui sia troppo tardi e viene cresciuto con amore da una famiglia che vive in campagna e rispetta gli animali. Un giorno, però, scendendo in città, con la sua mole ingombrante e goffa involontariamente porta un gran scompiglio, creduto pericoloso viene ricondotto dai suoi vecchi padroni. Il suo passato torna così ad esigere qualcosa da lui, ma grazie alla sua tenacia e al suo buon cuore il giovane toro riuscirà a dimostrare che la sua apparenza non deve necessariamente condizionare la sua vita, che non ci sono apparentemente solo due strade alternative (combattere o morire) per gli animali come lui. E insomma è chiaro dove vorrebbe andare a parare il film, un film non brutto sia chiaro, ma colpevolmente buonista e convenzionale (solo sufficientemente riuscito), un film prevedibile non assolutamente da Oscar.
lunedì 8 aprile 2019
Deepwater: Inferno sull'oceano (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2017 Qui - Solida ricostruzione del disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, avvenuto nell'aprile del 2010 è Deepwater: Inferno sull'oceano (Deepwater Horizon), film del 2016 diretto discretamente bene da Peter Berg (Hancock, Battleship). Il regista infatti, probabilmente al suo miglior film, negli spazi angusti della piattaforma, dove è ambientata gran parte della vicenda, lascia ai margini retorica e sentimentalismo per concentrarsi sui fatti e sull'azione raccontati con un taglio assai realistico e senza troppi fronzoli. Deepwater difatti è un disaster movie di grande presa, non solo visiva, capace di mantenere in costante attenzione il pubblico coinvolgendolo e trasmettendogli discrete dosi di emozioni, forse un po' troppo spettacolarizzate ma ampiamente capaci di soddisfare le attese e i requisiti che storie come questa intendono proporre. Anche se la cosa più interessante del film (e di questa storia), non è il dramma accaduto al largo della costa della Louisiana, dove la piattaforma trivellatrice semi-sommergibile Deepwater Horizon, di proprietà della multinazionale britannica "British Petroleum", a causa della superficialità e della cupidigia dei dirigenti della stessa compagnia, è esplosa causando undici operai morti e inquinando con milioni di barili di greggio l'oceano e tutto il Golfo del Messico con un disastro ambientale riconosciuto unanimemente, come il più grave della storia americana, ma i rapporti, l'aspetto umani (quello che al regista lo interessa di più e quello che gli riesce meglio raccontare) e gli scontri tra chi mette al primo posto la sicurezza dei lavoratori, e chi invece mette al primo posto solo ed esclusivamente il business. Del resto Deepwater Horizon, dal titolo omonimo con la piattaforma, non vuole essere un documentario o un film forzatamente ambientalista, ma un film che racconta nel modo più verosimile e genuino la tragedia umana.
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