Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Un vero e proprio sequel, chiamato a cancellare il film di Paul Feig (le
donne acchiappafantasmi del 2016) e che da subito si dimostra
realizzato con cura ed affetto, non per altro dedicato al compianto
Harold Ramis. Il fan service fatto bene. Film per ragazzi è vero,
ma anche per chi è stato ragazzo in quegli anni, nostalgia carogna.
Questo Legacy, o Afterlife come dir si voglia, omaggia,
corrobora e
ringiovanisce una delle serie più iconiche del cinema con riverenza e
delicatezza. Easter egg, citazioni più o meno dirette: funziona più o
meno tutto senza essere stucchevole (e il rischio, tutto sommato poteva
esserci). Reitman (Jason, figlio) ringrazia Reitman (Ivan, padre) con
una commedia action per niente melensa ma carica di simboli e di tributi
ai ruggenti anni '80. Si lascia guardare, un po' con emozione, un po'
con nostalgia, un po' con ruffianeria. È come guardare l'album di
famiglia ma su Google Photo. E' probabile che ai più grandi sarà scesa
(ad un certo punto) la lacrimuccia (come me). Tra tutti gli attori
spicca Mckenna Grace, non la prima volta che la
vedo prendere possesso della scena in maniera così autoritaria.
Nonostante tutto (nonostante alcuni piccoli difetti), e nel complesso,
un discreto prodotto ludico ben confezionato. Gradevole e dinamico,
intrattiene discretamente senza particolari (e rilevanti) mancanze.
Voto: 6,5
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Mckenna Grace. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mckenna Grace. Mostra tutti i post
martedì 31 maggio 2022
giovedì 1 luglio 2021
Scooby! (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Simpatica e movimentata rivisitazione aggiornata ai tempi di internet e dei social di un classico delle serie animate, in cui non mancano ammiccamenti anche ad altri personaggi dell'universo Hanna & Barbera oltre che una celebrazione del valore dell'amicizia. La pellicola (diretta da Tony Cervone) è realizzata interamente in CGI e l'effetto che ne deriva appare decisamente moderno (con omaggi che vanno da Harry Potter a Netflix fino ad A Star Is Born). Modernità, tuttavia, diventa spesso sinonimo di freddezza, se si vogliono considerare sia gli aspetti positivi che quelli negativi. L'emotività viene fortemente ricercata nelle primissime scene (quando Shaggy e Scooby si incontrano per la prima volta) e nel finale, quando i due affermano una volta di più la loro amicizia. Peccato però che la resa scenica non sempre sia in grado di supportare questo desiderio. La trama è semplice, adatta ad un pubblico di giovanissimi (il target ideale), ma anche sufficientemente briosa. Il problema, semmai, è l'incapacità di aggiungere qualcosa al ben navigato franchise. La visione nel complesso è piacevole, anche se lascia un po' tiepidi. Un reboot grazioso ma non eccezionale, che fa sorridere ma non arriva al cuore. Voto: 5,5
Labels:
Amanda Seyfried,
Animazione,
Avventura fantasy,
Commedia,
Gina Rodriguez,
Jason Isaacs,
Mark Wahlberg,
Mckenna Grace,
Reboot,
Will Forte,
Zac Efron
domenica 8 novembre 2020
Annabelle 3 (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - Un (grande) passo indietro rispetto al capitolo secondo, riuscito meglio. Questo terzo capitolo della saga di Annabelle sa un po' di carrozzone di mostri e spiriti, manca tutta una certa atmosfera fondamentale per un horror, ovvero una contestualizzazione dell'infestazione. Qui invece gli spiriti escono fuori da un "cilindro", ognuno decontestualizzato. Mi è parso più che altro un grande gioco, quasi uno sfizio all'interno di un brand che ha permesso di fare anche questo. Per il resto come horror molto classico, fin troppo. Protagonisti presi dai più elementari cliché del genere teen horror, reazioni e situazioni semplicistiche. L'unica cosa è che il comparto tecnico e i tempi delle scene horror sono azzeccati, come in genere riescono a fare in questa catena di film dell'universo The Conjuring. Su quello posso comunque dire che è un prodotto sufficiente. Però purtroppo tutto il resto, situazione, dinamiche, personaggi, ambientazione, mi portano a calare la votazione, così tanto che La Llorona è leggermente migliore. Perché certo, alla fine si fa vedere senza annoiare (anonima è però la regia di Gary Dauberman), ma un vero perché non c'è, la coppia Patrick Wilson-Vera Farmiga appare solo all'inizio e alla fine, senza mai entrare davvero nell'azione, sostituiti dai classici teen (pure interpretati da giovani attori niente male, su tutti la Mckenna Grace di The Bad Seed e la Madison Iseman dei due nuovi Jumanji) che danno luogo pure a un umorismo inaspettatamente sciocco. Solo per i fan scatenati della saga. Voto: 4,5
martedì 25 febbraio 2020
The Bad Seed (2018)
Titolo Originale: The Bad Seed
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Thriller, Drammatico
Produttore: Rob Lowe, Elizabeth Guber Stephen, Mark Wolper
Regia: Rob Lowe
Sceneggiatura: Barbara Marshall
Cast: Mckenna Grace, Rob Lowe, Sara Dugdale, Patty McCormack
Marci T. House, Lorne Cardinal, Chris Shields, Cara Buono
Durata: 95 minuti
Film diretto, prodotto ed interpretato da Rob Lowe.
David è un vedovo che vive con la figlia Emma. Dopo un evento tragico, l'uomo scoprirà un atroce segreto.
sabato 6 luglio 2019
Gifted - Il dono del talento (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/03/2019 Qui - Crescere un bambino non è mai facile. Decidere quello che sarà meglio per lui è il dilemma che accomuna tutti i genitori. Se poi questo bambino ha un dono eccezionale e a soli sette anni riesce a risolvere con facilità sconcertante equazioni molto complesse, la situazione diventa ancora più difficile. Questo è quello che deve affrontare il Frank Adler di Gifted - Il dono del talento (Gifted), film drammatico americano del 2017 diretto da Marc Webb, che si prende cura da anni della nipotina Mary, figlia di sua sorella, un vero genio matematico, che l'ha affidata a lui prima di togliersi la vita. L'uomo negli anni ha insegnato alla nipotina tutto quello che sa e ha cercato di farla vivere in maniera semplice a prescindere dal suo incredibile talento con i numeri. Per curare anche la capacità di relazionarsi con i suoi coetanei di Mary, Frank la iscrive alla scuola primaria. Sin dal primo giorno però le capacità della piccola attirano l'attenzione della maestra che segnala il suo caso per una borsa di studio che le permetterebbe di frequentare una scuola prestigiosa per ragazzi geniali. Da questo momento iniziano i problemi. Infatti, torna nelle vite dei due Evelyn, madre di Frank e nonna di Mary, che ha intenzione di coltivare e sfruttare il dono della nipote, come a suo tempo fece con quello della figlia. Naturalmente le posizioni di Evelyn e Frank sono diametralmente opposte e ciò li porta inevitabilmente in un'aula di tribunale per discutere l'affidamento della piccola. Tutto ciò avrà ripercussioni nella vita di tutti, ma in particolare della piccola Mary, il cui mondo viene sconvolto dalle decisioni degli adulti che la circondano. La storia di Gifted sembra una di quella già viste mille volte al cinema con un bambino genio protagonista da gestire e da crescere tra mille difficoltà, dubbi e reticenze, ma questo film, che ricorda un po' Kramer contro Kramer e E io mi gioco la bambina, dove i dialoghi sono scritti con gusto e i personaggi sono meno banali di quanto possa sembrare, si distingue per saper alternare in modo misurato dramma e commedia, lacrima e risata, arrivando a formare un prodotto tecnicamente perfetto.
Labels:
Chris Evans,
Commedia agrodolce,
Elizabeth Marvel,
Film drammatico,
Jenny Slate,
John Finn,
Julie Ann Emery,
Keir O'Donnell,
Lindsay Duncan,
Mckenna Grace,
Octavia Spencer
martedì 2 luglio 2019
Tonya (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/02/2019 Qui - Non il solito film biografico-sportivo, non assolutamente conforme al genere, poiché il suddetto film è privo fin dall'inizio di due degli aspetti principali che caratterizzano di solito il genere, la linearità del racconto e l'epica trionfale con la quale sono normalmente celebrate le gesta dei protagonisti delle pellicole biografiche, questi ultimi mediamente ritratti come supereroi tra i normali o uomini giustificabili di tutto per via del loro genio. Tonya (I, Tonya) infatti, film del 2017 diretto da Craig Gillespie, partendo da una sceneggiatura di Steven Rogers, non racconta di un eroe vincente, bensì di una sciagurata perdente e autrice, forse, di un atto spregevole. Ma la cosa più incredibile è che riesce a farlo con uno stile anticonformistico, ritmato e brillante che (quasi mai) annoia. Questo perché il regista australiano (che dopo il bellissimo esordio Lars e una ragazza tutta sua non si era più fatto apprezzare particolarmente, perché bello ma eccessivamente stereotipato era L'ultima tempesta), riesce con questa pellicola candidata agli Oscar, appunto uscendo dai soliti schemi del biopic, a costruire in modo narrativamente e tecnicamente impeccabile una dramedy moderna, originale, sgargiante e animata da una vivida estetica pop anni '90 senza mai perdere di vista l'obiettivo principale: quello di raccontare la storia di Tonya Harding (la prima pattinatrice artistica in USA ad eseguire correttamente un triplo axel e poi al centro di uno scandalo di cronaca nera che coinvolse lei e la collega Nancy Kerrigan all'alba delle Olimpiadi invernali del 1994) senza eccedere nel melodramma ma senza nemmeno sminuire o ridicolizzare la vicenda e la protagonista. Una vicenda e una protagonista, controversa, segnata da un passato pieno di abusi, un presente scintillante e promettente ma anche un epilogo altrettanto brusco, punitivo e irreversibile. Ma controverso è anche il film, che si apre con un cartello che fornisce in poche righe la chiave di lettura e il tono di tutta la storia: "Tratto da interviste assolutamente vere, totalmente contraddittorie e prive di qualsiasi ironia con Tonya Harding e Jeff Gilooly". Infatti, la pellicola in questione racconta la vita della nota (ed ovviamente controversa) pattinatrice americana attraverso il suo punto di vista e quello delle persone che le sono state vicine, ovvero la madre, il marito Jeff e i loro amici in comune. Le opinioni e i punti di vista, naturalmente non potrebbero essere più distanti e contraddittori facendo emergere un'immagine tutt'altro che omogenea della pattinatrice.
Labels:
Allison Janney,
Bobby Cannavale,
Bojana Novaković,
Caitlin Carver,
Craig Gillespie,
Dramma sportivo,
Film biografico,
Julianne Nicholson,
Margot Robbie,
Mckenna Grace,
Paul Hauser,
Premio Oscar,
Sebastian Stan
mercoledì 19 giugno 2019
Amityville - Il risveglio (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/11/2018 Qui - Amityville - Il risveglio (Horror, Usa, 2017): Veramente poca roba quest'ultimo capitolo dell'interminabile saga di Amytiville (a quanto pare dovrebbe essere questo il diciassettesimo), intendiamoci, non siamo di fronte ad una pellicola malvagia, qualche spavento lo assicura e fortunatamente non annoia, ma non fa nient'altro che seguire sentieri già battuti, non mostrando praticamente nulla per cui valga la pena ricordarlo (forse il culo di Bella Thorne? difficile dimenticarsene effettivamente). Perché certo, come intrattenimento senza pretese è accettabile, si è visto di peggio sinceramente, perché certo, qualche spunto efficace c'è (l'uso dell'ironia, in primis, soprattutto nella geniale scena meta-cinematografica), perché certo, alcuni elementi degni di nota sono da segnalare, come la bravissima Jennifer Jason Leigh, nomination agli Oscar come Attrice non protagonista per il capolavoro western di Quentin Tarantino The Hateful Eight, in Amityville: il Risveglio ha il ruolo di una madre disposta a tutto per la salvezza del proprio figlio, c'è pure il carisma oscuro di Cameron Monaghan, il quale riesce a inquietare con la sola espressività degli occhi, ma non bastano per dare un senso effettivo a un'operazione che si muove su cliché narrativi di vario genere, soprattutto nella seconda parte. Qualche brivido inizialmente il film (dalla struttura narrativa "fotocopia", c'è sempre una nuova famiglia alle prese con la casa infestata e le sue problematiche) lo regala (per intenderci: il film, anche se non crea ansia, fa saltare sulla sedia), ma poi si affloscia nella mediocrità e non riesce più a emozionare, risultando sempre più banale e meno coinvolgente con il passare dei minuti. E, come se non bastasse, la questione legata al coma (ridicola la verosimiglianza medica del soggetto "intubato" con lo "sputo") viene molto superficializzata e usata soltanto per provare a rendere più profonda un'operazione che di profondo ha ben poco. Fortunatamente, Amityville: il Risveglio non si dilunga troppo: la durata è di 85 minuti, sufficienti perché, passata la curiosità iniziale di questa storia, la trama perda completamente interesse, priva di colpi di scena e dove la banalità diventa l'unica entità a impossessarsi di qualcosa. In definitiva, colpa del regista, un certo Franck Khalfoun, colpa di una sceneggiatura inconsistente (seppur "originale", perché non è caso, ma volontà, che la famiglia vada a vivere lì), ma di questo film, abbastanza mediocre, non se ne sentiva veramente il bisogno. Voto: 5
domenica 24 marzo 2019
Independence Day: Rigenerazione (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/09/2017 Qui - Era il 1996 quando Independence Day usciva nei cinema di tutto il mondo. Il film diretto da Roland Emmerich raggiunse un successo sia commerciale sia cinematografico che vanta pochi rivali grazie ad effetti speciali mozzafiato, un'invasione aliena senza precedenti e persino la distruzione di alcuni edifici simbolici degli Stati Uniti. Non è un caso che il titolo del film si riferisse proprio al 4 luglio, festa nazionale americana per eccellenza, a sottolineare la forte componente patriottica della pellicola. Vent'anni dopo, eccoci con Independence Day: Rigenerazione (Independence Day: Resurgence), film di fantascienza del 2016 diretto nuovamente da Emmerich, di nuovo alle prese con un'invasione aliena. Ritroviamo vecchi nemici e molti dei protagonisti del primo film, ma il mondo è cambiato. Se nel 1996 gli Stati Uniti erano la sola super-potenza a livello globale, anche nella lotta contro gli alieni, nel 2016 troviamo una sorta di alleanza planetaria che comprende necessariamente anche la Cina, anche se il perno del film sono ancora loro, gli americani, ma in questo secondo capitolo troviamo alcuni elementi di cambiamento. Il nuovo presidente degli Stati Uniti è una donna, americani e cinesi collaborano a difesa del pianeta e il mondo sembrerebbe più unito. Dall'ultima volta che gli alieni hanno attaccato la Terra, l'umanità si è impossessata delle tecnologie all'avanguardia dei suoi invasori e ha sviluppato un sistema di difesa che dovrebbe garantire la nostra incolumità. Il governo degli Stati Uniti, oltre a sfruttare le potenti tecnologie extraterrestri, tiene prigionieri alcuni esemplari nemici per monitorarli. Ma a pochi giorni dalla celebrazione del ventennale di quel famoso 4 luglio 1996, ecco che la nave aliena atterrata in Sud Africa inizia a manifestare strani segni di attività, cosa avranno di nuovo in mente? chi saranno i nuovi eroi che salveranno la Terra? Basteranno due piloti rivali e un ex presidente eroico a salvarci? Certo che sì, altrimenti che senso avrebbe.
Labels:
Avventura action,
Bill Pullman,
Charlotte Gainsbourg,
Disaster Movie,
Fantascienza,
Jeff Goldblum,
Joey King,
Liam Hemsworth,
Maika Monroe,
Mckenna Grace,
Roland Emmerich,
William Fichtner
Iscriviti a:
Post (Atom)







