Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/10/2023 Qui - Rispetto al disastroso Nemesi un bel passo avanti, ma pur sempre traballante passo. Walter Hill è un veterano della regia, tanto quanto Willem Dafoe e Christoph Waltz sul set, ma questo non è sempre sinonimo di precisione e qualità. Dead for a Dollar è un western convenzionale, per come si sviluppa, mostrando fatti e personaggi abbastanza ordinari, seppure con qualche caratteristica particolare, che non mostrano originalità né grande coinvolgimento. L'ambientazione ricreata non mi ha particolarmente convinto, così pure la lunga sequenza finale con sparatorie poco curate e, certamente, poco intriganti. Un film (sbiadito nella scrittura) comunque sufficientemente valido, che si lascia seguire senza fastidi. Voto: 5,5
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giovedì 26 ottobre 2023
martedì 30 novembre 2021
L'ombra delle spie (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2021 Qui - Un film di spionaggio classico (ambientato in un periodo di alta
tensione come quello della crisi cubana del 1962) senza troppi fronzoli.
Il film di Dominic Cooke, regista del sopravvalutato Chesil Beach, ci
racconta infatti, in modo ben scandito e chiaro, una vicenda complessa,
che nel film riesce a esplicitarsi senza eccessiva farraginosità. Non è
certo un action ma si basa principalmente sui personaggi senza avere la
profondità di un La Talpa tanto per fare un esempio. Però il soggetto,
tratto da una storia vera (basato sulla vita della spia britannica
Greville Wynne), non è niente male. Questa spia un po' improvvisata, ma
efficace in questo ruolo per lui tutto nuovo che determina il suo modo
di agire specialmente nel suo rapportarsi a livello umano, tanto da
diventare amico del suo omologo russo. Proprio alla base di questo
rapporto personale, contrariamente ad una normale spia lo spinge a
rischiare oltre il dovuto, anche pagando un prezzo per questo. La
presenza di Benedict Cumberbatch poi è una garanzia, in considerazione
della sua profonda trasformazione fisica. Tutto per un film di
spionaggio di stampo classico che, nonostante la continua
sensazione di déjà-vu, riesce a intrigare e intrattenere lo spettatore.
Voto: 6,5
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Thriller drammatico
mercoledì 29 maggio 2019
Boston: Caccia all'uomo (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/06/2018 Qui - Terza regia di Peter Berg basata su eventi realmente accaduti dopo Lone Survivor e Deepwater: Inferno sull'oceano, Boston: Caccia all'uomo, film del 2016 diretto dal regista (e attore) statunitense, si pone come un operazione altamente spettacolare ed efficace nel richiamare alla memoria un fatto di sangue, pur soffrendo di un evidente patriottismo che ideologicamente ne assottiglia il valore. Non a caso Patriots Day, che è l'adattamento del libro "Boston Strong" che narra gli accadimenti dell'attentato alla maratona di Boston e della conseguente ricerca dei terroristi che l'hanno compiuta, è l'ennesimo film che rispecchia i pregi ed i difetti di Peter Berg. Il film infatti, nonostante la retorica dell'eroismo e dell'impegno civico, qui tuttavia in quantità più visibile e ancor più profuso, è comunque un lavoro di buonissimo livello, che riesce a coinvolgere e appassionare lo spettatore dall'inizio del film grazie anche all'ottimo cast. Perché bisogna dare atto al regista di saper fare il suo mestiere specialmente quando ci si immerge nella caccia all'uomo notturna dei due fuggitivi, c'è ritmo e tensione, i momenti d'azione sono orchestrati molto bene e le scene dell'esplosione sono veramente concitate, rendendo bene la sensazione di caos e smarrimento di un evento sportivo che diventa drammaticamente tragico. Il regista difatti (che alterna sapientemente diversi stili registici), puntando sulla drammaticità, sulle emozioni, sul realismo e sui cittadini di Boston (in divisa e gente comune) che hanno unito le forze per cercare di stanare i terroristi, riesce bene a coniugare tutti gli aspetti, rendendo Boston: Caccia all'uomo un film dai toni patriottici, ma non eccessivo, che riesce a farti provare empatia con le vittime, e senza tanti pietismi (anche se non proprio efficace è la storia d'amore tra un giovane poliziotto e una studentessa del Mit o quella dell'asiatico Manny). Certo, non sempre il ritmo rimane costante e magari alcune scene anzi sono eccessivamente lente, certo, la colonna sonora è tutto sommato anonima e non sempre in grado di supportare la messa in scena, è certamente da rivedere la caratterizzazione dei personaggi, un po' tutti tagliati con l'accetta, non ci sono caratteri sfaccettati, solo buoni o cattivi insomma, ma nell'insieme Boston: Caccia all'uomo, è una pellicola interessante, ben costruita che riesce a farti immergere nella storia.
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Thriller drammatico
sabato 9 marzo 2019
L'ultima tempesta (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2017 Qui - L'ultima tempesta (The Finest Hours), film del 2016 diretto da Craig Gillespie, che si immerge (è proprio il caso di dirlo) nella storia realmente accaduta dell'impresa strepitosa compiuta da una motovedetta della guardia costiera che nel 1952 trasse in salvo l'equipaggio della petroliera Pendetlon spezzatasi a metà durante un'abnorme tempesta, racconta infatti di un adrenalinico quanto eroico salvataggio in mare, un salvataggio ben congegnato e visivamente validamente rappresentato, che però viene svilito e affossato dalla parallela fuorviante edulcorata rappresentazione di una società americana tutta sospiri e buoni sentimenti (la colpa sarà mica della Disney che produce il film?), banalità e semplificazioni puerili inaccettabili che compromettono un risultato altrimenti decoroso. In ogni caso, protagonista del film è Chris Pine, che per l'occasione sfoggia un taglio di capelli alla playmobil, il quale interpreta con un po' troppe smorfiette Bernie Webber, comandante della navetta responsabile dell'eroica impresa, al fianco del quale si trova il suo aiutante Livesey, interpretato da uno stranamente pacato Ben Foster. Dall'altro lato del mare invece le sorti di quel che resta della petroliera sono affidate all'esperto ufficiale Sybert (Casey Affleck, fresco vincitore di un Oscar, qui un po' svogliato) che tenterà in tutti i modi di limitare i danni in attesa di soccorso. Il film infatti gioca sul doppio registro narrativo, alternando in fase di montaggio le sorti dei due capitani/ufficiali, entrambi in balia di un mare famelico e digitalmente ricostruito discretamente. Le sequenze in mare (in realtà quasi tutte) sono difatti rese egregiamente, grazie anche alla bravura del regista.
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