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giovedì 26 ottobre 2023

Morto per un dollaro (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/10/2023 Qui - Rispetto al disastroso Nemesi un bel passo avanti, ma pur sempre traballante passo. Walter Hill è un veterano della regia, tanto quanto Willem Dafoe e Christoph Waltz sul set, ma questo non è sempre sinonimo di precisione e qualità. Dead for a Dollar è un western convenzionale, per come si sviluppa, mostrando fatti e personaggi abbastanza ordinari, seppure con qualche caratteristica particolare, che non mostrano originalità né grande coinvolgimento. L'ambientazione ricreata non mi ha particolarmente convinto, così pure la lunga sequenza finale con sparatorie poco curate e, certamente, poco intriganti. Un film (sbiadito nella scrittura) comunque sufficientemente valido, che si lascia seguire senza fastidi. Voto: 5,5

venerdì 31 marzo 2023

Unicorn Store (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2023 Qui - La favola triste di una ragazza con la sindrome di Peter Pan, ghettizzata da bambina, assillata dai genitori, in crisi esistenziale e lavorativa e poco propensa alla vita sociale. Kit sta sprofondando nella depressione, quando riceve l'invito a visitare un negozio gestito dallo sfavillante Samuel L. Jackson che le promette un unicorno, ma per averlo dovrà dimostrare di meritarlo. Film imperfetto quanto interessante, con una regia (della stessa Brie Larson protagonista) coraggiosa che alterna il reale all'onirico senza dare troppe spiegazioni. Tanti colori, tanto ottimismo, certo anche qualche banalità, ma nel complesso meritevole di visione (memorabile la presentazione degli aspirapolvere). Crescere non significa necessariamente invecchiare. Voto: 6

venerdì 12 giugno 2020

The Future (2011)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/06/2020 Qui - Un film pieno di tutto, ma sostanzialmente della eterna paura dell'uomo verso il futuro, l'ossessione di invecchiare che si traducono nella fantasia del protagonista (interpretato da un anonimo ma funzionale Hamish Linklater) di poter fermare il tempo ma anche delle scelte e i cambiamenti che tali scelte possono comportare. I due, lui e lei, vogliono dare una svolta alla loro routine (con iniziative "originali") ma si ritroveranno divisi, separati per sempre dopo quattro anni di convivenza e amore. Il film propone in una chiave totalmente alternativa ma molto intelligente le tematiche riguardanti: la crisi tra coppie (Jason e Sophie), l'inesistenza di una vita sociale (entrambi hanno solo due amiche in comune, e sprofondano tutto il giorno in una noiosa routine legata al PC), la solitudine (entrambi i protagonisti si sentono soli, tanto che Jason si confessa parlando alla Luna), la paura di invecchiare e di crescere procedendo verso un futuro ignoto. Ma il tutto non è assolutamente condito da un clima drammatico o pesante. Il film ci propone infatti questi argomenti in chiave ironica, critica, onirica, mescolando la fantasia alla realtà, il reale col surreale (è un gattino abbandonato a narrare in parte la suddetta storia, che parte proprio dal presupposto che quando i due andranno a prenderlo sarà per loro la fine). Il che lo rende un prodotto molto gradevole da seguire (seppur con dei passaggi lenti e statici) e leggero che ti stimola a pensare e riflettere in modo non superficiale ma nemmeno troppo impegnativo, ecco spiegato l'uso dell'ironia, a tratti dello humor e il perché è condito da elementi surreali e magici. Brava Miranda July (che non conoscevo prima di questo film, non credo infatti d'aver visto Me and you and everyone we know), anche sceneggiatrice e regista del film, nel portare avanti egregiamente il film, anche se poi il film oltre la sufficienza non va, perché in ogni caso minimale e prevedibile, non in grado insomma di rimanere impresso, comunque non male. Voto: 6

mercoledì 22 maggio 2019

Magic in the Moonlight (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2018 Qui - Con Woody Allen ho sempre avuto un rapporto conflittuale durante la sua lunga filmografia, solo in parte ultimamente acuito dal passabile "thriller" Irrational Man, meno dal suo precedente visto Blue Jasmine, che se non fosse stato per Cate Blanchett, sarebbe risultata ancor più una ritrita accozzaglia. Ora con Magic in the Moonlight, film del 2014 scritto e diretto dal regista statunitense, qualcosa sta nuovamente cambiando in meglio, sperando che i suoi ultimi lavori che mi mancano non facciano l'effetto opposto. Anche se lo stesso è comunque un film in pieno stile Woody Allen, uno stile (che credo ormai tutti conoscono) che può piacere o non piacere, ma che stilisticamente e formalmente è sempre parecchio affascinante ed interessante. Non a caso Magic in the Moonlight è una commedia divertente e raffinata, un film arguto e brillante che pone in maniera lineare e a modo di semplice storiella (alternando ironia, battute sagaci e anche numerosi riferimenti letterari e filosofici) un interrogativo chiave dell'essere umano. Siamo effettivamente solo logica e ragione o al mondo c'è qualcosa in più? Il film infatti, che riprende comunque l'usuale canovaccio della screwball comedy anni '30 e di molti suoi film classici, ci racconta di un inguaribile misogino (se non misantropo, un istrionico Colin Firth, un cinico e razionale prestigiatore di fama internazionale "cinese") che dopo aver accettato l'invito di un amico a smascherare una presunta sensitiva (la graziosa e magnetica Emma Stone) che sta letteralmente imperversando nella Francia del sud presso una ricca famiglia, e dopo aver constatato che in verità la sua visione del mondo è "probabilmente" sbagliata, alla fine si innamora della stessa fanciulla che gli mostra il lato positivo dell'esistenza. Niente di originale quindi, tuttavia l'originalità della pellicola (un'opera sì leggera eppure di grande sostanza, che sembra quasi rinverdire i fasti del passato) sta forse nella profondità "filosofica" che pervade la vicenda (che riserverà parecchie sorprese), nella capacità del regista newyorkese di riflettere in modo non scontato e ironico sui grandi temi dell'umanità come la morte, l'aldilà, il destino, la felicità. Paradigmatica a questo proposito risulta la parabola interiore di Stanley (si può parlare quasi di "romanzo di formazione") che oscilla tra materialismo disincantato e slancio mistico, tra razionalismo scientifico e spiritualismo religioso.

martedì 9 aprile 2019

Ithaca - L'attesa di un ritorno (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2017 Qui - Ithaca - L'attesa di un ritorno (Drammatico, USA, 2015): L'attrice Meg Ryan, ormai dimenticata come tale a soli 56 anni, ha curato la regia di questo film, tratto dal romanzo di William Saroyan "The Human Comedy". Il cast è di tutto rispetto con un grande Sam Shepard, al terzultimo film prima della sua recente dipartita, la stessa Meg RyanTom Hanks in qualche breve inquadratura, Alex NeustaedterJack Quaid e diversi altri. Peccato che il film in questione, che parla di un quattordicenne ragazzo (di nome Omero, che ha un fratellino di nome Ulisse..) che nell'estate del 1942, nel pieno del secondo conflitto mondiale, e rimasto solo a prendersi cura della famiglia dopo la perdita del padre e il reclutamento del fratello (di cui aspetta appunto il ritorno o un qualcosa di scritto..), si assume l'onere e il dovere di consegnare telegrammi, non emoziona più di tanto, non coinvolga quasi per niente e non convinca per nulla. Anche perché nei suoi scarsi 90 minuti, nessun colpo di scena, nessuna scena "madre" ci risveglia dal torpore di seguire una storia certamente importante e delicata, ma per colpa di una regia semplicistica, poco appassionante. Senza dimenticare che fotografia, dialoghi e atmosfera seppur classici, non riescono a distinguersi da alcun altro film. Ne rimane quindi un film lineare e semplice ma abbastanza anonimo, inconcludente e poco ispirato. Voto: 5