Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/12/2022 Qui - Un film che è la naturale continuazione del sodalizio che
si è
formato da Shawn Leavy come regista e Ryan Reynolds come attore, già in
coppia nel precedente Free guy. Questo film non è sicuramente
all'altezza del precedente, più riuscito, ma assicura comunque un
discreto
intrattenimento. L'influenza del filone supereroistico si fa sentire anche
per il design e la presenza di comprimari di lusso come la Zoe Saldana e
Mark Ruffalo più la Jennifer Garner, ma sono appunto
comprimari dello
stesso Reynolds
con un'opera cucita su misura e dove tutto sommato fa sempre il solito
personaggio a cui siamo abituati ultimamente. Trama fluida non
originalissima (le citazioni si sprecano) ma senza dubbio sa toccare le
corde giuste: il tono è quello scanzonato ed ironico ma non manca il
lato tenero che sa emozionare e far scendere una lacrimuccia. Una
visione godibile che si porta a termine senza nessuna fatica. Voto: 6,5
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venerdì 16 dicembre 2022
The Adam Project (2022)
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giovedì 31 marzo 2022
Free Guy - Eroe per gioco (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - In un periodo di film poco originali e poco interessanti, un'enorme
boccata di ossigeno è questo divertente omaggio al mondo dei
videogiochi, ma non solo. Free Guy è un film che gioca molto
sull'immaginario cinematografico
dello spettatore. Prendiamo la storia, nella sua struttura principale un
incrocio tra Truman Show ed Essi vivono, applicato alla realtà
virtuale. Un personaggio non giocante che prende una via propria,
acquisisce consapevolezza e progredisce. L'intelligenza artificiale che
entra in contatto con i propri creatori. La qualità migliore di questo
film è che racconta la storia di un gioco, facendolo in maniera giocosa,
strizzando l'occhio allo spettatore nella maniera giusta, cioè
facendolo divertire. Ben equilibrato nella sua struttura che scorre
narrativamente fra il reale ed il mondo virtuale di Free City, il film
non ha una attimo di pausa ed i personaggi magari non sono approfonditi,
ma funzionano alla grande, perché in fondo è un gioco e non servono
sottili psicologismi. Un film brillante che mi ha sorpreso in positivo,
godibilissimo dal primo all'ultimo minuto. Ryan Reynolds riesce a tirar fuori un personaggio memorabile e il villain interpretato da Taika Waititi, il
programmatore fuori dalle righe, è divertente. La regia (di Shawn Levy,
quello di This Is Where I Leave You) si comporta in maniera più
che
buona e gli effetti qui a pacchettoni sono di buona fattura (la
candidatura agli Oscar ci sta). Un film piacevole e sorprendente,
candidato a diventare il mio guilty pleasure di quest'anno. Voto: 7
lunedì 2 dicembre 2019
This Is Where I Leave You (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/12/2019 Qui
Tema e genere: Commedia agrodolce basata sul romanzo Portami a casa (This Is Where I Leave You) di Jonathan Tropper, che ha curato anche la sceneggiatura.
Trama: Quando il loro padre muore, quattro fratelli adulti di origini ebree (ognuno schiacciato dalla propria esistenza) sono costretti a tornare alla loro casa di infanzia e a vivere sotto lo stesso tetto per una settimana insieme alla madre e a un assortimento vario di coniugi, ex e occasioni mancate. Confrontando le loro storie e gli status delle loro relazioni, ritroveranno loro stessi in mezzo al caos, all'umorismo, all'angoscia e ai pentimenti, che solo una famiglia può generare.
Recensione: Ricorda in parte e con le dovute proporzioni "Il grande freddo" e altri simili. In America il funerale è un evento celebrato in modo più intenso, più evocativo rispetto alle nostre convenzioni. I parenti più stretti e gli amici più intimi, fanno un discorso in cui si parla del defunto, se ne raccontano gesta, episodi, aneddoti e quant'altro. Poi si fa un pranzo sontuoso che è quasi come quello nuziale. Naturalmente in tali occasioni si possono incontrare e rivedere persone che si sono perse di vista da tempo e qui scattano perversi ed arcani meccanismi. Ci possono essere chiarimenti o al contrario emergono rancori sopiti, possono riproporsi amori mai dimenticati o ci si può accorgere di non amare più, insomma è in qualche modo il momento della verità o la resa dei conti che dir si voglia. Questo film è tutto questo e altro. Questo film sembrerebbe quindi la classica trama vista e rivista che percorre binari ampiamente sfruttati fino allo sfinimento dal cinema. Dov'è la novità allora? Per come viene raccontata la storia, per l'umanità e allo stesso tempo la malinconia che riesce a trasmette, per il modo in cui vengono affrontati i legami tra i personaggi, tutti più o meno disillusi ma allo stesso tempo decisi come non mai a dare sterzate definitive alle loro vite, per la perfetta alternanza tra situazioni comiche ed ironiche ad altre più serie. Ma soprattutto gran parte del merito è del cast corale, perfettamente assortito dove tra tutti spicca la maschera ironica e amara di Jason Bateman. Accanto a lui brilla tutto il resto del cast, da Jane Fonda a Tina Fey, dalla bravura e istrionismo di Adam Driver, alla bellezza candida di Rose Byrne, da Corey Stoll a Timothy Olyphant, da Kathryn Hahn ad Abigail Spencer. Insomma un buon film, che seppur esagera in certe (anche troppe) occasioni, si fa sufficientemente apprezzare.
Trama: Quando il loro padre muore, quattro fratelli adulti di origini ebree (ognuno schiacciato dalla propria esistenza) sono costretti a tornare alla loro casa di infanzia e a vivere sotto lo stesso tetto per una settimana insieme alla madre e a un assortimento vario di coniugi, ex e occasioni mancate. Confrontando le loro storie e gli status delle loro relazioni, ritroveranno loro stessi in mezzo al caos, all'umorismo, all'angoscia e ai pentimenti, che solo una famiglia può generare.
Recensione: Ricorda in parte e con le dovute proporzioni "Il grande freddo" e altri simili. In America il funerale è un evento celebrato in modo più intenso, più evocativo rispetto alle nostre convenzioni. I parenti più stretti e gli amici più intimi, fanno un discorso in cui si parla del defunto, se ne raccontano gesta, episodi, aneddoti e quant'altro. Poi si fa un pranzo sontuoso che è quasi come quello nuziale. Naturalmente in tali occasioni si possono incontrare e rivedere persone che si sono perse di vista da tempo e qui scattano perversi ed arcani meccanismi. Ci possono essere chiarimenti o al contrario emergono rancori sopiti, possono riproporsi amori mai dimenticati o ci si può accorgere di non amare più, insomma è in qualche modo il momento della verità o la resa dei conti che dir si voglia. Questo film è tutto questo e altro. Questo film sembrerebbe quindi la classica trama vista e rivista che percorre binari ampiamente sfruttati fino allo sfinimento dal cinema. Dov'è la novità allora? Per come viene raccontata la storia, per l'umanità e allo stesso tempo la malinconia che riesce a trasmette, per il modo in cui vengono affrontati i legami tra i personaggi, tutti più o meno disillusi ma allo stesso tempo decisi come non mai a dare sterzate definitive alle loro vite, per la perfetta alternanza tra situazioni comiche ed ironiche ad altre più serie. Ma soprattutto gran parte del merito è del cast corale, perfettamente assortito dove tra tutti spicca la maschera ironica e amara di Jason Bateman. Accanto a lui brilla tutto il resto del cast, da Jane Fonda a Tina Fey, dalla bravura e istrionismo di Adam Driver, alla bellezza candida di Rose Byrne, da Corey Stoll a Timothy Olyphant, da Kathryn Hahn ad Abigail Spencer. Insomma un buon film, che seppur esagera in certe (anche troppe) occasioni, si fa sufficientemente apprezzare.
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