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lunedì 24 giugno 2019

Bad Moms 2: Mamme molto più cattive (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/01/2019 Qui - Con Bad Moms 2: Mamme molto più cattive tornano le mamme più cattive, ribelli, divertenti e oneste del grande schermo (o piccolo se lo si vede in tv): Amy, Kiki e Carla, ma la novità del secondo capitolo sempre scritto e diretto da Jon Lucas e Scott Moore (autori come ben si sa di Una notte da Leoni) è un clima frizzantino, colorato di rosso e ricco di pacchetti, nastri dorati, fiocchi di neve e incredibili (e, a volte, sgradite) sorprese: il Natale. Infatti, dopo il successo del primo Bad Moms, il franchise ritorna con un divertentissimo pretesto: la sfida delle mamme con le nonne nel periodo natalizio. Il risultato è un nuovo film, godibile anche da parte di chi non abbia visto il primo e, soprattutto, divertente non solo per il pubblico delle "mamme". Difatti la pellicola, per l'occasione ribattezzata A Bad Mom's Christmas, a parte qualche esagerazione di troppo, regala tante risate, riuscendo anche a raccontare una storia e a presentare dei personaggi ben caratterizzati e che subiscono una concreta e corretta evoluzione. Sì, perché anche se meno satiriche e meno pungenti rispetto a come ce le ricordavamo (ma comunque divertenti), questo sequel è, senza aspettarsi tanto (ma prenderlo per quello che è, un film esilarante che intrattiene benissimo), all'altezza dell'originale. Certo, non ha una morale bella come il precedente, ma qui è dosato meglio il momento "volemose bene" con quello comico. Certo, l'impresa, di lanciare l'intrepido messaggio di quanto il mondo e la società siano cambiati, di come le tradizioni si siano perse per strada, di come il vecchio dovrebbe insegnare al nuovo (e invece è il nuovo che deve tenere a freno la follia di una vecchiaia mascherata da ritrovata giovinezza) riesce solo a metà, ma questa normalissima commedia un po' sboccata, impertinente, politicamente scorretta e perfino inverosimile, si fa tranquillamente vedere.

venerdì 24 maggio 2019

Incarnate (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/05/2018 Qui - Incarnate (Horror, Usa 2016): Stuzzicante nelle premesse (pur essendo cosa già vista in altri prodotti simili) si appiattisce presto nel solito b-movie con tematiche di possessione demoniaca schiave di stilemi ormai logori ed esauriti ormai che, in questo caso, con poco successo, si prova a svecchiare. In quest'horror convenzionale sul solito tema dell'esorcismo infatti, lo spunto di far avvenire gli esorcismi, o meglio, le espulsioni come dichiarato dal protagonista, all'interno di una dimensione onirica (il dottor Seth Ember, benché relegato su una sedia a rotelle, ha infatti la capacità di entrare nella mente delle persone possedute e usa questa sua facoltà, per liberarle dalla possessione), che poteva essere un'idea niente male, viene purtroppo sfruttata solo in parte da Brad Peyton (regista del solo passabile San Andreas), giacché egli non riesce ad affrancarsi dai soliti cliché. Inoltre il film, non sviluppato altresì efficacemente, ha molte incongruenze (poco chiara è l'avvenuta possessione del bambino da salvare e il motivo per cui il demone desideri così tanto ardentemente il protagonista), ha molti momenti di stallo ed è banale e prevedibile. Non dimenticando personaggi inutili con annessa scena assurda e una mancanza totale dell'elemento paura e persino i classici salti sulla sedia che, anche quando la pellicola non è egregia tengono almeno sveglio lo spettatore. Invece niente, giacché anche per colpa del regista poco visionario, nessun mondo onirico è degno di nota e molti temi rimangono solo in superficie. Infatti nonostante l'originalità di trattare l'esorcismo con occhi diversi (per una volta senza la "religione" come protagonista), il contrasto tra credenza religiosa/problema psicologico viene inutilizzato, non riuscendo in tal senso a scavare maggiormente in profondità. Spingendosi invece ed appunto poco sul meno scontato, per giunta il voler puntare su scene action relegando gli aspetti psicologici in secondo piano, con troppi scontri basati sulla fisicità, mitiga gli aspetti teoricamente più angoscianti. Insomma un film riuscito a metà (seppur non brutto o peggio di altri), in cui proprio non si capisce come certi attori di un certo livello (Aaron Eckhart e Carice van Houten) possano offrire il volto a simili sottoprodotti commerciali, prodotti come questo, senza un brivido e parecchi sbadigli misti a irritazione, tranquillo (troppo) e tranquillamente evitabile. Voto: 5

domenica 28 aprile 2019

Bad Moms: Mamme molto cattive (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2019 Qui - Diretta da Jon Lucas e Scott Moore, Bad Moms: Mamme molto cattive (Bad Moms), commedia del 2016 sulle mamme e le difficoltà che possono accompagnare ogni donna con bambini nel corso della loro vita, che si avvale di una colonna sonora molto movimentata, racconta la (divertente e ingenua) storia di Amy Mitchell (Mila Kunis), e di altre due mamme super stressate (Kristen Bell e Kathryn Hahn) che, stufe di sentirsi richiedere la perfezione in famiglia e sul lavoro, decidono di ribellarsi alle regole diventando (prevedibilmente ad una prima occhiata), colpa dell'Associazione Insegnanti-Genitori, la presidente Gwendolyn (la brava Christina Applegate) e la sua cricca di mamme perfette, paladine indefesse di una maternità "politically correct", mamme "cattive". Il film infatti, anche se in modo forse troppo surreale per risultare credibile, offre il solito spaccato americano (e non solo) in modo prevedibile ma anche sincero, perché il film, carino e divertente, discretamente diretto e ben doppiato non è affatto un brutto film. Chiaramente non siamo davanti ad un film impegnato e nemmeno ad un teen movie, ma ad una commedia semplice che ironizza sulla vita delle giovani mamme, le milf per intenderci, e lo fa con un linguaggio spesso scurrile ma senza esagerazioni, che rispecchia molto la società odierna. Una società in cui le donne sembra abbiano davvero più responsabilità e compiti da fare rispetto agli uomini.

lunedì 11 febbraio 2019

Krampus (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/12/2016 Qui - Per entrare in clima natalizio (anche se in questo caso non proprio festivo o felice) e finalmente vedere un film di cui molti hanno già avuto l'onore di recensire, anche positivamente (paradossalmente in estate), ho deciso di recuperarlo, anche perché proprio in questi giorni nel nord Italia, anzi, propriamente stasera (almeno credo) con l'arrivo di San Niccolò, ci sarà la sfilata dei Krampus, di cui questo film si ispira, esseri mistici e favola nera di cui già ne avevo sentito parlare e visto nel discreto thriller tutto italiano In fondo al bosco, infatti proprio durante questa festa un bambino sparirà, ma questa è un'altra storia. Intanto concentriamoci su Krampus: Natale non è sempre Natale (Krampus), film del 2015 diretto da Michael Dougherty, qui anche sceneggiatore e produttore, conosciuto soprattutto per la stesura dello script di X-Men 2 (2003) e di X-Men: Apocalisse (2016). Un film che è una discreta commedia-horror che affonda le sue radici nelle antiche tradizioni folkloristiche europee, riportando in auge la figura del Krampus (bestia cornuta che cattura i bambini disobbedienti per il Natale), demone che secondo la leggenda accompagna l'arrivo di San Nicholas. Infatti basandosi su questa leggendaria creatura, la pellicola racconta di un giovanissimo ragazzino Max (sensibile e riflessivo), che decidendo decide di voltare completamente le spalle a Babbo Natale (strappando la letterina e gettandola dalla finestra), dopo alcuni screzi con la sua maldestra famiglia, scatena l'ira del Krampus, un antico e oscuro demone malvagio che attacca i miscredenti. Da quel momento il cielo diventa cupo portando il gelo e lo sconforto, e la mattina seguente la casa si ritrova sommersa in una bufera. Non solo, perché bloccati all'interno della loro casa, si ritroveranno accerchiati dai simboli del Natale (gli aiutanti del demone) che cominciano ad animarsi e ad attaccare i componenti della famiglia di Max. A questo si aggiunge il demone in persona, che non darà tregua ai componenti della famiglia, famiglia che per sopravvivere e non essere presi dalla forza demoniaca, sarà costretta ad aiutarsi vicendevolmente. L'unico antidoto infatti è comportarsi bene e aiutarsi l'un l'altro, così facendo decidono di essere solidali tra loro per tentare di sopravvivere a questo inferno. È sufficiente questo incipit di Krampus per rassicurarci sulle capacità del suo regista Michael Dougherty, gli anni passati dall'ottimo La Vendetta di Halloween non gli hanno tolto affatto smalto, dato che sa ancora come essere feroce con una carezza e spietato con delicatezza e stile, tirando pugni nel classico guanto di velluto. Difatti dopo aver sfornato uno dei migliori film di Halloween di sempre, ha saputo ora produrre un ottimo horror che si inserisce in posizioni molto alte sia nel cinema natalizio che nei film di fiaba e folklore. Fiaba che con la direzione della fotografia (ottima e inquietante) di Jules O'Loughlin, le scenografie (agghiaccianti e spaventose) di Jules Cook, i costumi (discreti, credibili ed efficaci) di Bob Buck e le musiche (azzeccatissime) composte da Douglas Pipes, rappresenta in chiave umoristica come il Krampus faccia parte della quotidianità, presentando personaggi realistici e facilmente riconoscibili.