Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/11/2023 Qui - A volte ci sono dei film talmente "idioti" nel loro assunto di partenza da risultare, chissà per quale strana magia, divertenti. La pellicola in questione è un caso lampante di quanto detto pocanzi. La trama è a dir poco ridicola: pomodori assassini che cercano (nuovamente) di impadronirsi del nostro pianeta. Eppure, eppure il film per quanto sgangherato risulta divertente nella sua totale demenzialità che raggiunge livelli inauditi. Nel senso che, va bene la parodia (di B-movie fantascientifici anni '50), ma qui si esagera. Non ho visto il primo capitolo (avrei voluto ma non l'ho trovato) ma non credo fosse indispensabile anche perché all'inizio è lo stesso film (diretto sempre da John De Bello) a farci un resoconto del precedente episodio. In ogni caso sequel simpatico, ricco di gag demenziali (le migliori? le pubblicità occulte per finanziare il film) e con personaggi fuori di testa, compreso l'allupato George Clooney. Mediocre tutto sì, ma a suo modo coerente. Godibile, geniale ed irriverente, un film per tutte le (quattro) stagioni, ma senza il pomodoro. Voto: 5,5
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lunedì 13 novembre 2023
mercoledì 31 maggio 2023
Il bar delle grandi speranze (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2023 Qui - George Clooney dirige un film classico, già visto anche dal punto di vista della sceneggiatura ma corretto. Mancano guizzi di sorta e la storia di formazione segue iter conosciuti, ma non dispiace la messa in scena sobria e il ritmo, che è lento ma non esangue. Tye Sheridan si fa rubare la scena dalla sua controparte fanciullesca, così che i personaggi più interessanti restano quelli di contorno tra un azzeccato Ben Affleck e un divertente Christopher Lloyd. Prima parte più riuscita della seconda divisa tra amori adolescenziali e scontri col padre assente. Nella media. Voto: 6
sabato 20 novembre 2021
The Midnight Sky (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2021 Qui - George Clooney porta sullo schermo il libro d'esordio, La distanza tra
le stelle (Good Morning, Midnight), di una giovane autrice americana,
Lily Brooks-Dalton. La storia, con lo sfondo dell'impianto
fantascientifico, è una riflessione sulle fasi che precedono la fine
dell'esistenza e sui bilanci di una vita intera, in cui rimpianti e
rimorsi spesso sembrano prevalere sulle soddisfazioni vere. Il regista
(non alle prime armi, e diligente mestierante, si ricordi Suburbicon) cerca di rendere il travaglio emotivo dei personaggi lavorando sui primi
piani e sui giochi di ombre (non solo Augustin, ma anche gli astronauti
di Aether che tornano a casa senza essere riusciti a comunicare con
nessuno, ignari di quanto sta succedendo sulla Terra) e non rinuncia ad
alcune sequenze spettacolari (quelle nello spazio a tratti ricordano
quelle di Gravity), che gli sono valse addirittura una candidatura agli
Oscar per gli effetti speciali, ma alla fine manca quella scintilla che
renda il film veramente memorabile. Mancano, almeno in parte, tensione narrativa e coinvolgimento emotivo,
ogni tanto però qualche emozione fa capolino, specie nel finale. Non
male, ma neanche troppo bene. Opera comunque godibile e meritevole di visione. Voto: 6
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lunedì 4 gennaio 2021
A Very Murray Christmas (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/01/2021 Qui - Il tocco di classe di Sofia Coppola alla regia e di Paul Shaffer al pianoforte per una parodia dei varietà televisivi celebrativi. Troppo carico di canzoni a tema natalizio, anche se alcune scelte sono originali e le interpretazioni fantastiche, comprese quelle volutamente stonate (Chris Rock, stonato ma simpaticissimo) o quelle volutamente minimali (George Clooney). Bravissima soprattutto Miley Cyrus, la sua interpretazione di "Silent Night" è formidabile. Quanto a comicità, data la classe di tutta l'operazione, non c'è nulla di sguaiato, ma la sola fisicità e espressività di attori come Bill Murray (giustappunto il vero mattatore di questo speciale prodotto da Netflix), Jason Schwartzman e Maya Rudolph porta allegria in contrasto alla finta malinconia presa a pretesto per la storia/filo conduttore. Contro il logorio del natale moderno questo racconto sommesso coccola la mente e scalda il cuore. A Very Murray Christmas è un gioioso e delicato mediometraggio che pare riportarci alle atmosfere disincantate, talvolta ingenue, talvolta al contrario maliziose, delle commedie sentimentali anni '50, magari quelle con Doris Day, al posto di quel simpatico, rissoso, irascibile, carissimo Bill Murray canterino. Voto: 6
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sabato 13 luglio 2019
Suburbicon (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/05/2019 Qui - L'America e le sue contraddizioni (di ieri e di oggi) sono al centro dell'ultima fatica di George Clooney. Regista di un prodotto interessante e ben strutturato, capace di attirare l'attenzione grazie ad una regia brillante (e non solo). Un film, Suburbicon, film del 2017 diretto dall'attore Premio Oscar, difficile da poter inquadrare in un genere ben definito (diffidate da coloro i quali lo presentano come una commedia), risultato di una commistione di stili ed eventi volti, sì ad intrattenere, ma principalmente a denunciare e far riflettere. Il che non sarebbe un problema se non fosse che il messaggio finale del film, non che sia poco interessante o trito il tema trattato (il problema dell'odio razziale è oramai, quasi, una costante della produzione cinematografia hollywoodiana), ma sembra come se l'intera proiezione sia volta unicamente all'analisi di tale "denuncia" (che arriva dopo 104 minuti di una trama lineare e, sostanzialmente semplice, con incastri facili da comprendere e che impediscono di identificare il tutto come un vero e proprio giallo, ma che si trascina con una calma apparente, al messaggio finale di denuncia), senza dare particolare risalto a tutte le sequenze intermedie, utili solo ad arrivare alla risoluzione finale. La mano dei Coen si percepisce come fonte ispiratrice del progetto, sono loro infatti gli sceneggiatori della pellicola, ma manca nella sostanza di una trama che di originale ha davvero poco, a partire appunto dal messaggio moralistico che pervade il film, ma anche dalla classicità dello script dei fratelli. Con l'unico guizzo dell'amicizia silenziosa, fatta di gesti, dei due bambini in teoria su fronti opposti. Suburbicon propone difatti una critica all'ipocrisia generalizzata della società americana degli anni '50 (e non solo) che tende a celare pulsioni violente e oscure, e in cui la speranza di un mondo finalmente tollerante è affidata ai gesti di un bambino. Un bambino che vive in una strana cittadina americana costruita interamente a tavolino, a misura di una perfetta famiglia bianca americana.
sabato 4 maggio 2019
Ave, Cesare! (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2018 Qui - Ho visto tutti i film dei Fratelli Coen e sono uno dei loro più grandi fan. Ma ahimè con l'ultimo Ave, Cesare! (Hail, Caesar!), film del 2016 scritto, montato, co-prodotto e diretto da una delle coppie di registi più influenti in circolazione, è stato fatto mezzo passo falso. Sarà che da loro mi aspetto molto, d'altra parte quando dietro alla macchina da presa ci sono dei registi che ci hanno regalato capolavori come Fargo, A Serious Man o Il Grande Lebowski, le aspettative sono sempre altissime, e forse per questo motivo mi ha deluso di più, anche perché seppur le suddette le soddisfano a tratti e anche se ci regalano comunque un film irresistibile e sempre e comunque "Coeniano", poco o nulla incide veramente. I fratelli Coen infatti confezionano un prodotto che nonostante l'altissima fattura, oramai un loro marchio, non incide. Difatti anche se come nelle altre commedie di Joel e Ethan Coen, anche in Ave, Cesare! l'ideologia è un influsso irresistibile, che domina e coccola i personaggi, in questo film manca proprio quello che li ha fatti diventare grandi, la piccola stupidità umana che ci costringe in un labirinto senza via d'uscita e possibilità di redenzione dove poco si può contro un destino più grande o più forte, manca anche l'ironia che teneva in piedi loro opere minori come Burn After Reading o Ladykillers. Giacché qui c'è quasi niente dei Cohen, né una trama surreale o coinvolgente, né la caratterizzazione dei personaggi accurata e divertente, né i dialoghi cult visti negli altri loro film. Questo è uno stralcio della vita di Hoollywood dove sembra ci vogliano mostrare quanto è difficile fare cinema e cosa sia vedere dal di dentro tutti gli "intrighi" di questo mondo, ma non diverte, non coinvolge, non lascia il segno. Anche perché la sceneggiatura fallisce nel suo personaggio più importante, il direttore degli Studios Eddie Mannix (un non troppo espressivo Josh Brolin che cerca di scoprire cosa è accaduto a un attore scomparso nel bel mezzo delle riprese di un kolossal), che mal collega le varie situazioni in cui tocca destreggiarsi mostrandolo quasi come una guida turistica per la Hollywood di quegli anni.
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mercoledì 6 marzo 2019
Money Monster: L'altra faccia del denaro (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/04/2017 Qui - Mi aspettavo un film giocato tutto sul sarcasmo e sulla satira di un mondo, quello della televisione che vende soldi e paura, insomma un déjà-vu qualche volta anche un po' retorico e ripetitivo. Invece mi sono trovato, paradossalmente dopo un inizio di quel tipo, piacevolmente colpito da un film, Money Monster: L'altra faccia del denaro (Money Monster), film del 2016 diretto da Jodie Foster, che molto presto ha virato verso il thriller in modo serio, forse perfino importante e certamente teso e coinvolgente. Da quel momento in poi infatti la tensione è andata crescendo ed il film non ha più avuto tregua fino alla fine, in verità unico momento un po' scontato. Money Monster difatti è un film ben confezionato, di maniera e del tutto prevedibile inizialmente, poiché sembra di vederci almeno un centinaio di film americani degli ultimi quarant'anni, da Tre giorni del condor di Sidney Pollack del 1975 e Quinto potere di Sidney Lumet del 1976, passando attraverso tutti quelli che trattano di un sequestro, come Inside man di Spike Lee del 2006, e si svolgono attorno alla figura del mediatore, fino ai più recenti che trattano di finanza e delle sue truffe, come La grande scommessa di Adam McKay del 2015. La soluzione insolita per un thriller (questo, diverso da tanti altri perché in effetti meno scontato del previsto nonostante tutto), invece, è nell'uso del tempo reale, la vicenda si svolge esattamente in un'ora e quaranta come per sottolineare il tempo della diretta TV.
sabato 29 dicembre 2018
Tomorrowland: Il mondo di domani (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/05/2016 Qui - Tomorrowland: Il mondo di domani (Tomorrowland) è un film d'avventura fantascientifico del 2015 della Disney, scritto, diretto e prodotto da Brad Bird (Gli incredibili e Ratatouille), con protagonisti Britt Robertson (vista giorni fa in La risposta è nelle stelle qui) e George Clooney (che non ha bisogno di presentazioni). Il film racconta la storia di Frank, un ex enfant prodige ormai disilluso, e Casey (figlia di un ingegnere aerospaziale), un'adolescente ottimista e intelligente che trabocca di curiosità scientifica. La ragazza sogna un futuro di speranza e di avventura, ma dopo l'ennesimo blitz nella fabbrica del padre per impedire che venga dismessa, Casey finisce in gattabuia. Ma tra gli effetti personali trova una spilla misteriosa che, al solo tocco, la trasporta in un mondo collocato in uno spaziotempo imprecisato, Tomorrowland. Per 'colpa' e grazie all'aiuto di una misteriosa ragazzina, i due, legati da un destino comune, intraprendono così una pericolosa missione insieme, per svelare i segreti di una misteriosa ed enigmatica dimensione spazio-temporale (che esiste nella loro collettiva memoria) nota appunto come "Il mondo di domani". Le loro imprese cambieranno sia il mondo che la propria vita, per sempre. Tomorrowland è un film di quelli che lasciano un attimo perplessi anche se in parte riesce a coinvolgere. Certamente però non lo si può collocare come film di pura fantascienza, ma certo al confine di questa con il fantasy. Certe scene sono un po' troppo inverosimili anche per la fantascienza, per cui sfociano nel fantasy di conseguenza. Una parte su tutte: la torre Eiffel che ha una stanza con un mini museo delle cere di cui nessuno ha mai scoperto l’esistenza, un meccanismo di apertura della torre stessa che nessuno aveva mai notato, un’ astronave stile Verne che viaggia nell'iperspazio con un vetro semi rotto ecc. Tutto questo comunque ci può stare, vista anche la casa di produzione che propone il film. Una volta accettato il fatto che non sia fantascienza e basta, lo si può fare già durante il film, tutto diventa più verosimile. Acquista così un senso nella sua gestione dei tempi, nelle animate dinamiche action da cartoon. Gente che cade-vola-rimbalza e non solo, risultano divertenti diverse sequenze, a partire da quella che vede il bimbo-Clooney mentre testa il suo Jet pack, così come creano la giusta dose di attrazione la gadgettistica e la costruzione scenografica dell'immaginario di questa dimensione parallela ove sono raccolte le menti più ingegnose della specie. Poi, chiaro, gli effetti speciali, la CGI, e i soliti cliché conducono l'opera sui binari prevedibili che un prodotto del genere impone.
domenica 2 dicembre 2018
Gravity (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/02/2016 Qui - Gravity (2013), andato in onda 2 settimane fa da Mediaset (e finalmente direi), è stato il primo film di fantascienza ad essere premiato con l'Oscar per la miglior regia (corredata da altri sei, alcuni veramente meritati). A 600 km dalla Terra, durante una missione spaziale, gli astronauti Ryan Stone (Sandra Bullock) un brillante ingegnere medico alla sua prima missione e il veterano Matt Kowalsky (un logorroico, al limite del sopportabile, George Clooney), al comando della sua ultima spedizione prima di ritirarsi in pensione, lavorano ad alcune riparazioni di una stazione orbitante, quando un'imprevedibile catena di eventi gli scaraventa contro una tempesta di detriti, il terzo membro e gli altri membri dell'equipaggio muoiono. Da soli nello spazio, Ryan e Matt perdono ogni contatto con la Terra e la paura si trasforma in panico quando con il poco ossigeno a loro disposizione tenteranno l'impossibile pur di ritornare a casa. L'esperto Kowalsky dovrà sacrificarsi per consentire alla donna un disperato tentativo di porsi in salvo, inizia qui una vera e propria 'odissea' per la donna che, tra mille insidie, tenterà un ritorno sul nostro pianeta. La prima impressione alla fine del film è stata: wow che spettacolo la terra da lassù, però che monotonia, meno male che non durava tanto. Eh sì perché sinceramente mi aspettavo molto, ma molto di più da un film vincitore di ben 7 Oscar, guardando bene però i premi tecnici sono alquanto giusti, poiché gli effetti speciali sono di livello e la fotografia è spettacolare con immagini veramente stupende, qualche dubbio sul sonoro e la regia, sì buona, ma statica. Una sola location, lo spazio immenso ma in verità chiuso, perché praticamente in un solo giorno e in uno spazio chiuso a zero gravità hanno costruito l'intero film. All'inizio praticamente non sappiamo niente del come, perché e quando si trovano lì nello spazio, e poi alla fine, perché e quando precipita sulla Terra e soprattutto come ha fatto? Volendo poi trovare uno schema filosofico alla pellicola, non sarei in grado, poiché in un'avventura non è importante la motivazione o il finale abbastanza prevedibile, ma il viaggio come l'attesa, e in questo film non è stato fatto secondo me un gran lavoro.
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