Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/12/2023 Qui - Storia vera o leggenda metropolitana poco importa, la Elizabeth Banks ne estremizza i contenuti ravanando con vigore tra splatter e demenzialità nonostante una CGI difettosa e attori superati dai loro personaggi, ripudiando qualsiasi deleterio messaggio ecologico ma perdendo la trebisonda nel finale quando le scene vanno ognuna per conto loro e, soprattutto, il vasetto di miele rimpiazza il panetto di coca rievocando certe atmosfere bonarie alla Yoghi (gran brutto modo per ricordare Ray Liotta, scomparso qualche mese prima l'uscita del film). Insomma, la Elizabeth Banks tira fuori qualche coniglio dal cilindro ma nel complesso vuole strafare e sia lei che il suo orso perdono una bella occasione. C'è ben poco da salvare in questo film. Voto: 5
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venerdì 22 dicembre 2023
martedì 2 luglio 2019
Solo: A Star Wars Story (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/02/2019 Qui - Circa due anni e mezzo fa ne Il Risveglio della Forza, abbiamo visto morire Han Solo, interpretato da Harrison Ford, trapassato dalla spada laser cruciforme del figlio Ben (Kylo Ren). Se nel film diretto da J.J. Abrams il sipario della vita si chiudeva su questo personaggio, con Ron Howard torniamo invece alla scoperta delle sue origini. Solo: A Star Wars Story, film di fantascienza del 2018 diretto appunto da Ron Howard, è infatti una origin story, una di quelle storie che raccontano al pubblico come un personaggio noto è diventato quello che conosciamo (in pratica, il Ritratto dell'Eroe da Giovane), ma è soprattutto parte di un piano commerciale di espansione, iniziato un anno e mezzo fa con il più riuscito Rogue One (che aveva il coraggio di un finale tragico ed eroico), difatti da quando la Disney, dopo il vasto universo Marvel, ha inglobato anche il franchise di Guerre Stellari alias Star Wars, nel dichiarato intento di monetizzare il costosissimo acquisto, ha inaugurato, accanto alla terza trilogia legata alla saga degli Skywalker e ai Jedi, una serie di progetti "collaterali". Progetti in cui se allora i personaggi, a parte qualche cameo, erano sconosciuti, solo tangenzialmente coinvolti nelle vicende principali della saga, qui l'eroe titolare è Han Solo, uno dei tre personaggi principali della trilogia originale, indissolubilmente legato per la prima generazione di spettatori alla faccia da schiaffi di Harrison Ford. In tal senso era un po' giocoforza che del terzetto si andasse ad esplorare il contrabbandiere stellare, quello che nonostante la giovane età poteva dare l'idea di avere un "passato". Peccato che il difficile compito di non far rimpiangere il precedente interprete si posi sulle spalle di Alden Ehernreich (in Ave, Cesare! dei fratelli Coen era l'amabile/irritante cowboy che storpiava ripetutamente le battute di una commedia sofisticata), che non riesce proprio a convincere sia per mimica facciale che per movenze. Peccato soprattutto che, la storia scritta dagli sceneggiatori, ma anche gli altri personaggi di contorno (compresa la prima "fidanzatina" di Han, Qi'ra), si accontentino di sfruttare onesti stereotipi di un genere avventuroso su cui, superata la meraviglia per le belle sequenze di azione e qualche invenzione visiva, pesa un po' la tendenza al didascalico e la vocazione commerciale dell'operazione.
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sabato 4 maggio 2019
Ave, Cesare! (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2018 Qui - Ho visto tutti i film dei Fratelli Coen e sono uno dei loro più grandi fan. Ma ahimè con l'ultimo Ave, Cesare! (Hail, Caesar!), film del 2016 scritto, montato, co-prodotto e diretto da una delle coppie di registi più influenti in circolazione, è stato fatto mezzo passo falso. Sarà che da loro mi aspetto molto, d'altra parte quando dietro alla macchina da presa ci sono dei registi che ci hanno regalato capolavori come Fargo, A Serious Man o Il Grande Lebowski, le aspettative sono sempre altissime, e forse per questo motivo mi ha deluso di più, anche perché seppur le suddette le soddisfano a tratti e anche se ci regalano comunque un film irresistibile e sempre e comunque "Coeniano", poco o nulla incide veramente. I fratelli Coen infatti confezionano un prodotto che nonostante l'altissima fattura, oramai un loro marchio, non incide. Difatti anche se come nelle altre commedie di Joel e Ethan Coen, anche in Ave, Cesare! l'ideologia è un influsso irresistibile, che domina e coccola i personaggi, in questo film manca proprio quello che li ha fatti diventare grandi, la piccola stupidità umana che ci costringe in un labirinto senza via d'uscita e possibilità di redenzione dove poco si può contro un destino più grande o più forte, manca anche l'ironia che teneva in piedi loro opere minori come Burn After Reading o Ladykillers. Giacché qui c'è quasi niente dei Cohen, né una trama surreale o coinvolgente, né la caratterizzazione dei personaggi accurata e divertente, né i dialoghi cult visti negli altri loro film. Questo è uno stralcio della vita di Hoollywood dove sembra ci vogliano mostrare quanto è difficile fare cinema e cosa sia vedere dal di dentro tutti gli "intrighi" di questo mondo, ma non diverte, non coinvolge, non lascia il segno. Anche perché la sceneggiatura fallisce nel suo personaggio più importante, il direttore degli Studios Eddie Mannix (un non troppo espressivo Josh Brolin che cerca di scoprire cosa è accaduto a un attore scomparso nel bel mezzo delle riprese di un kolossal), che mal collega le varie situazioni in cui tocca destreggiarsi mostrandolo quasi come una guida turistica per la Hollywood di quegli anni.
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sabato 30 marzo 2019
Blue Jasmine (2013)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2017 Qui - Blue Jasmine (Commedia, Usa 2013): Come forse saprete verso Woody Allen ho sempre avuto, seppur qualche suo film m'è comunque piaciuto, una certa antipatia. E dopo aver visto questo film, la suddetta cresce, perché in bilico tra commedia e dramma il regista tira fuori una storia che non ingrana mai le marce alte, si prova certamente tenerezza e allo stesso tempo ribrezzo per il personaggio principale, questo comunque per gran abilità indiscussa del regista, lodevole nel costruire un'antieroina di gran consistenza interpretata in maniera magistrale da Cate Blanchett (bravissima nell'interpretare una donna sempre sull'orlo di una crisi di nervi, una persona distrutta che ha perso tutto e non riesce a rimettere in sesto la propria vita), ma il resto è un foglio bianco dal quale ogni tanto spunta qualche idea poi reiterata all'infinito. La debole sceneggiatura infatti, priva di un effettivo "quid" (e poco appassionante), fa acqua da tutte le parti, anche perché sottolineando sino allo sfinimento le nevrosi di Jasmine (che ha perso il farabutto del marito, interpretato da Alec Baldwin), non fa che irritare (centomila scene insomma per dire la stessa cosa). Per la prima mezz'ora il film è difatti inguardabile, inutile e fastidioso (per alcuni aspetti come i dialoghi confusionari e sovrapposti come da stile del regista, i flashback un po' buttati lì e il ritmo veramente blando). Nella seconda parte, effettivamente la pellicola migliora, diventa più interessante, ma c'è ancora troppo poca attenzione destinata alla psicologia della protagonista e troppo spazio dato invece a gag simil-comiche abbastanza scontate e quindi non molto divertenti. Discreto invece il personaggio della sorella (Sally Hawkins) e del fidanzato di lei (Bobby Cannavale), due o tre scene minimamente simpatiche, per il resto poca roba (neanche la musica dove il blues qui ha poco a che fare). Perché in fin dei conti è sempre la solita storia, la solita minestra con i soliti tradimenti, scappatelle, bugie, divorzi. Tanto che l'unico motivo di esistere e di vedere, questo personalmente deludente film, è solo per Cate Blanchett, premio Oscar attrice protagonista per questo film, vedibile ma non memorabile. Voto: 5,5
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