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lunedì 31 luglio 2023

A proposito di Davis (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - Per essere un film dei fratelli Coen manca decisamente qualcosa, una trama forse? Da quel che si diceva di questa pellicola, aspettative completamente disattese. Ci sono alcuni lievi momenti umoristici, ma per il resto la storia di Davis (aspirante musicista folk perdente e squattrinato) è priva di interesse e di personaggi davvero incisivi, protagonista compreso (mai visto un film con tanti interpreti antipatici). Alcune vicende vengono troncate a metà e lo spettatore non saprà mai come andranno a finire, mentre sul protagonista si dice anche troppo. A proposito di Davis è insipido e privo di attrattiva, un vero passo falso per i fratelli Coen. Nonostante una confezione curata e di qualità, il film risulta infatti piuttosto noioso, manca una vera e propria trama, e anche dal punto di vista musicale non ho trovato nulla degno di nota. Bravo comunque musicalmente Oscar Isaac. Voto: 5

lunedì 17 maggio 2021

La ballata di Buster Scruggs (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2021 Qui - Davanti agli occhi dello spettatore una mano sfoglia un libro a partire dalla copertina e dal frontespizio: così comincia l'ultimo film dei fratelli Joel e Ethan Coen, un film ad episodi che illustra la grande epopea americana della conquista del West da molti punti di vista diversi e soprattutto, riuscendo a comprendere molti generi diversi in un film che, si potrebbe paradossalmente affermare, non è affatto un film western. Dalla commedia con canzoni dell'esilarante episodio iniziale al bellissimo (per dialoghi e atmosfere) racconto horror-gotico finale, passando attraverso il bucolico dell'episodio del cercatore d'oro (con il vecchio Tom Waits) o il drammatico-patetico della vicenda del teatrino ambulante di Liam Neeson, il film è un continuo variare di generi e di temi, una teoria di personaggi i più vari e pittoreschi che possiamo immaginare, alcuni comici, altri di una tenerezza che commuove. E tutto questo sulla linea di un libro di racconti del vecchio West. La ballata di Buster Scruggs (candidato a 3 Oscar nel 2019) è l'ennesima conferma dell'inossidabile talento dei fratelli Coen, capaci come pochi a riplasmare le coordinate dei generi e che, in questa antologia, sintetizzano sei pillole in cui si addensano i fantasmi di un mondo passato e le eterne ossessioni di questi due grandi autori. Qualche pecca ogni tanto, ma risultato notevole. Voto: 7

sabato 13 luglio 2019

Suburbicon (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/05/2019 Qui - L'America e le sue contraddizioni (di ieri e di oggi) sono al centro dell'ultima fatica di George Clooney. Regista di un prodotto interessante e ben strutturato, capace di attirare l'attenzione grazie ad una regia brillante (e non solo). Un film, Suburbicon, film del 2017 diretto dall'attore Premio Oscar, difficile da poter inquadrare in un genere ben definito (diffidate da coloro i quali lo presentano come una commedia), risultato di una commistione di stili ed eventi volti, sì ad intrattenere, ma principalmente a denunciare e far riflettere. Il che non sarebbe un problema se non fosse che il messaggio finale del film, non che sia poco interessante o trito il tema trattato (il problema dell'odio razziale è oramai, quasi, una costante della produzione cinematografia hollywoodiana), ma sembra come se l'intera proiezione sia volta unicamente all'analisi di tale "denuncia" (che arriva dopo 104 minuti di una trama lineare e, sostanzialmente semplice, con incastri facili da comprendere e che impediscono di identificare il tutto come un vero e proprio giallo, ma che si trascina con una calma apparente, al messaggio finale di denuncia), senza dare particolare risalto a tutte le sequenze intermedie, utili solo ad arrivare alla risoluzione finale. La mano dei Coen si percepisce come fonte ispiratrice del progetto, sono loro infatti gli sceneggiatori della pellicola, ma manca nella sostanza di una trama che di originale ha davvero poco, a partire appunto dal messaggio moralistico che pervade il film, ma anche dalla classicità dello script dei fratelli. Con l'unico guizzo dell'amicizia silenziosa, fatta di gesti, dei due bambini in teoria su fronti opposti. Suburbicon propone difatti una critica all'ipocrisia generalizzata della società americana degli anni '50 (e non solo) che tende a celare pulsioni violente e oscure, e in cui la speranza di un mondo finalmente tollerante è affidata ai gesti di un bambino. Un bambino che vive in una strana cittadina americana costruita interamente a tavolino, a misura di una perfetta famiglia bianca americana.

sabato 4 maggio 2019

Ave, Cesare! (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2018 Qui - Ho visto tutti i film dei Fratelli Coen e sono uno dei loro più grandi fan. Ma ahimè con l'ultimo Ave, Cesare! (Hail, Caesar!), film del 2016 scritto, montato, co-prodotto e diretto da una delle coppie di registi più influenti in circolazione, è stato fatto mezzo passo falso. Sarà che da loro mi aspetto molto, d'altra parte quando dietro alla macchina da presa ci sono dei registi che ci hanno regalato capolavori come FargoA Serious Man o Il Grande Lebowski, le aspettative sono sempre altissime, e forse per questo motivo mi ha deluso di più, anche perché seppur le suddette le soddisfano a tratti e anche se ci regalano comunque un film irresistibile e sempre e comunque "Coeniano", poco o nulla incide veramente. I fratelli Coen infatti confezionano un prodotto che nonostante l'altissima fattura, oramai un loro marchio, non incide. Difatti anche se come nelle altre commedie di Joel e Ethan Coen, anche in Ave, Cesare! l'ideologia è un influsso irresistibile, che domina e coccola i personaggi, in questo film manca proprio quello che li ha fatti diventare grandi, la piccola stupidità umana che ci costringe in un labirinto senza via d'uscita e possibilità di redenzione dove poco si può contro un destino più grande o più forte, manca anche l'ironia che teneva in piedi loro opere minori come Burn After Reading Ladykillers. Giacché qui c'è quasi niente dei Cohen, né una trama surreale o coinvolgente, né la caratterizzazione dei personaggi accurata e divertente, né i dialoghi cult visti negli altri loro film. Questo è uno stralcio della vita di Hoollywood dove sembra ci vogliano mostrare quanto è difficile fare cinema e cosa sia vedere dal di dentro tutti gli "intrighi" di questo mondo, ma non diverte, non coinvolge, non lascia il segno. Anche perché la sceneggiatura fallisce nel suo personaggio più importante, il direttore degli Studios Eddie Mannix (un non troppo espressivo Josh Brolin che cerca di scoprire cosa è accaduto a un attore scomparso nel bel mezzo delle riprese di un kolossal), che mal collega le varie situazioni in cui tocca destreggiarsi mostrandolo quasi come una guida turistica per la Hollywood di quegli anni.