Visualizzazione post con etichetta Zoe Kazan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Zoe Kazan. Mostra tutti i post

lunedì 17 maggio 2021

La ballata di Buster Scruggs (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2021 Qui - Davanti agli occhi dello spettatore una mano sfoglia un libro a partire dalla copertina e dal frontespizio: così comincia l'ultimo film dei fratelli Joel e Ethan Coen, un film ad episodi che illustra la grande epopea americana della conquista del West da molti punti di vista diversi e soprattutto, riuscendo a comprendere molti generi diversi in un film che, si potrebbe paradossalmente affermare, non è affatto un film western. Dalla commedia con canzoni dell'esilarante episodio iniziale al bellissimo (per dialoghi e atmosfere) racconto horror-gotico finale, passando attraverso il bucolico dell'episodio del cercatore d'oro (con il vecchio Tom Waits) o il drammatico-patetico della vicenda del teatrino ambulante di Liam Neeson, il film è un continuo variare di generi e di temi, una teoria di personaggi i più vari e pittoreschi che possiamo immaginare, alcuni comici, altri di una tenerezza che commuove. E tutto questo sulla linea di un libro di racconti del vecchio West. La ballata di Buster Scruggs (candidato a 3 Oscar nel 2019) è l'ennesima conferma dell'inossidabile talento dei fratelli Coen, capaci come pochi a riplasmare le coordinate dei generi e che, in questa antologia, sintetizzano sei pillole in cui si addensano i fantasmi di un mondo passato e le eterne ossessioni di questi due grandi autori. Qualche pecca ogni tanto, ma risultato notevole. Voto: 7

lunedì 2 dicembre 2019

The Monster (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/12/2019 Qui
Tema e genere: Se sei stata per anni una madre degenere, alcolista e violenta, hai solo due modi per riconquistare l'amore della tua figlia preadolescente: portarla a Disneyland o salvarla da un mostro bestiale annidato nei boschi. Ed è quello che succede in questo comunque ambivalente horror scritto e diretto da Bryan Bertino, con protagonista Zoe Kazan (The Big Sick) e la quasi esordiente Ella Ballentine.
Trama: Kathy e la figlia Lizzy si perdono nei boschi. Finiscono così per rimanere intrappolate nel bel mezzo di una tremenda foresta. Come se non bastasse, sono inseguite da una terribile creatura che non è né umana né animale. In mezzo all'orrore e al caos primordiale, ridefiniranno il loro rapporto di madre e figlia.
Recensione: Il limite maggiore di The Monster è da ricercarsi in una trama fin troppo asciutta, in un certo qual modo scontata e già vista. C'è una situazione di "prigionia" seppur a cielo aperto, con il classico assedio assicurato da un predatore mostruoso (di cui origine e motivazioni resteranno misteriose) nei confronti di due donne rimaste in panne con l'auto nella solita zona isolatissima. La prima parte si sviluppa molto sull'attesa e l'entrata in scena del mostro non è niente male nonostante questi sembri il fratello anabolizzato di Venom. Vari soccorritori, tra cui poliziotti e meccanici, cadono come mosche fornendo gentilmente l'inevitabile carne da macello (nel trituratore ci finirà anche il povero Scott Speedman). Però il ritmo non manca e le scene d'azione sono tutto sommato ben congegnate. Tuttavia ad elevare dal possibile anonimato il lavoro di Bryan Bertino è il sottotesto inerente il rapporto tra madre e figlia, ovvero le due protagoniste, portato a galla con intelligenti flashback. The Monster senza di esso avrebbe davvero ben poche ragioni d'essere, ed invece il lavoro effettuato su questo aspro conflitto, con annesse aperture amorevoli davvero azzeccate, riesce a fornire la motivazione giusta per accollarsi la visione. L'interazione tra la ragazzina disperata e la madre incapace ed alcolizzata fornisce grande spessore e senso emotivo al tutto, con prese di coscienza bilaterali, dove da una parte il ruolo di madre diventa effettivo e, dall'altra, il sentimento sempre messo in dubbio assume connotati ben definiti. Ciò in cui pecca di più e che non mi permette di essere un tantino più generoso nel votarlo sta nella sua a tratti eccessiva lentezza, soprattutto nella prima parte che ci impiega fin troppo ad entrare nel vivo. Sicuramente per creare maggiore empatia con le due protagoniste e maggiore tensione nello spettatore, però purtroppo un paio di momenti di stanca si fanno sentire condizionandone negativamente la visione e il giudizio. Ma in ogni caso è questo un film, seppur certamente non memorabile per quanto riguarda i meri contenuti horror, tuttavia apprezzabile per la scrittura dei personaggi, da vedere.

domenica 14 luglio 2019

The Big Sick - Il matrimonio si può evitare... l'amore no (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/05/2019 Qui
Tema e genere: Commedia romantica che, basata su di una reale storia d'amore, segue le vicende di una coppia di etnie diverse che deve affrontare le loro differenze culturali.
Trama: Kumail, un comico nato in Pakistan, e la studentessa americana Emily si innamorano a dispetto delle diverse culture a cui appartengono e che spesso sono fonte di scontro. Quando Emily contrae una misteriosa malattia, Kumail dovrà far fronte alla crisi con i genitori di lei, confrontandosi anche con la propria famiglia e con i desideri del suo cuore.
Recensione: Sento sempre più spesso dire che i film che vengono candidati agli Oscar siano nella maggior parte dei casi film decisamente sopravvalutati, e in certi casi chi lo dice hanno ed hanno avuto ragione, come ho potuto anche personalmente notare (soprattutto ultimamente che ne vedo molti). Ora non che questo lo sia (questo film che è stato candidato per la migliore sceneggiatura originale agli Oscar del 2017), anche perché The Big Sick è una commedia (presentata al Sundance Film Festival 2017 dove ha raccolto critiche entusiastiche) fresca e divertente, però non è affatto un film indimenticabile, tale da rimaner impresso nella storia dell'Academy e del Cinema. Dopotutto di films sulle differenze razziali e difficoltà sorte in seguito ad esse se ne sono ideati moltissimi precedentemente, pertanto, l'argomento non risulta affatto nuovo. Vero che oscillando tra commedia e dramma, il film ha una sua originalità nel far evolvere la storia tutta o quasi nel rapporto tra Kumail con se stesso, la sua famiglia e la famiglia di Emily, vero che, forse la parte della sceneggiatura più originale, sebbene troppo dilatata nella durata, è proprio quella che tratta dello strano e originale rapporto che si viene a creare, durante la malattia di Emily, tra Kumail e i genitori di lei, un po' "spostati" e disturbati dal benessere americano e dalla ossessione del terrorismo di matrice islamica, ma The Big Sick rimane confinato nel suo alveo di genere, quello della commedia romantica con malattia annessa, a cui si aggiungono i riferimenti culturali esotici, che fanno tanto politically correct. Ma il problema è che questa originalità, questa sincerità, non fa né ridere né emozionare. Il film infatti è un film intimo, personale, un po' troppo chiuso in sé stesso. Non bastasse che il conflitto tra la famiglia pakistana e il protagonista venga raccontato in modo molto tradizionale. In tal senso la simpatia degli attori coinvolti evita cadute di tono, ma il film è complessivamente prevedibile, anche nella sua parte drammatica, oltre nella rappresentazione del loro incontro e dell'happy ending finale. Va bene che particolarmente interessante è il modo in cui la storia viene presentata sullo schermo, per l'intera durata del film aleggia un'ironia sottile ed agro-dolce che rende piacevole seguire la vicenda, anche quando quest'ultima precipita in un aspetto più drammatico, ma il film è (nonostante quest'ultimo aspetto) stranamente sottotono, e i caratteri, sia quelli dei protagonisti principali che quelli dei personaggi di contorno, sono poco definiti. E insomma a questa commedia, che prova a darsi un tono ricorrendo un po' a tematiche sociali (integrazione razziale, valori costitutivi di una famiglia), un po' a citazioni e riferimenti al cinema (grande e meno grande) di passato e presente, manca il ritmo, l'incisività, la verve che avevano film ben diversamente brillanti su temi analoghi. Comunque gli va dato merito alla pellicola (anche se la storia è del tutto vera) di aver proposto una storia diversa dal solito, appunto un'insolita storia romantica, una storia carina, simpatica ed originale, anche se purtroppo alquanto tiepida.

giovedì 20 giugno 2019

All'ultimo voto (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2018 Qui - Il film, basato sull'omonimo documentario del 2005, diretto da Rachel Boynton, sulle elezioni presidenziali in Bolivia del 2002, che portarono all'elezione di Gonzalo Sánchez de Lozada, aveva la possibilità, ma non l'ha sfruttata (pienamente), di andare un po' a fondo nei drammi economici e sociali che si vivono a latitudini come quelle della Bolivia (uno dei Paesi meno sviluppati del mondo). La sceneggiatura firmata da Peter Straughan (autore anche dell'applaudito La talpa) per questo All'ultimo voto (molto più serio il titolo originale Our Brand is Crisis) azzarda con discreto successo una discesa nei quartieri più degradati della capitale la Paz, ma l'opera (del 2015) del regista David Gordon Green resta comunque poco sotto la linea di galleggiamento per non perdere contatto con l'impostazione da semi commedia. Ecco, quindi, che per lo più l'impalcatura si regge sulle interpretazioni di due grandi attori come la sempre affascinante e convincente Sandra Bullock (premio Oscar nel 2001 con il commovente The Blind Side) e il magrissimo Billy Bob Thornton (Oscar da sceneggiatore per Lama tagliente nel 1997), anche se sul personaggio manca del lavoro a monte. Il loro duello psicologico a semi distanza è infatti, mentre gli altri contano poco perché Joaquin De Almeida non emerge da una personalità contraddittoria, il tridente di supporto formato da Anthony MackieAnn Dowd e Scott McNairy è strumentale alla portata principale (la leader Jane Bodine), e invece in pochi minuti Zoe Kazan lascia supporre che la sua parte da cacciatrice di scoop avrebbe meritato maggior risalto, uno degli ingredienti più gustosi della vicenda, la quale non manca mai di tenere alta l'attenzione dello spettatore. Interessante anche l'idea di mostrare le dinamiche della costruzione di una campagna elettorale per lo più basata (come avviene realmente dovunque) sul dare in pasto all'opinione pubblica e al popolo più sofferente, verità che nel migliore dei casi sono manipolate, se non spesso del tutto artefatte.