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mercoledì 17 marzo 2021

Roma (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2021 Qui - Buono ma sopravvalutato film di Alfonso Cuarón (apprezzato regista di Gravity). Si segue, tra drammi e rinascite, la storia di una famiglia borghese messicana (vivono nel quartiere chiamato Roma) all'inizio dei Settanta. La tecnica del regista è sicuramente buona ed i movimenti di macchina sono ampi e, per fortuna, poco frenetici: ciò si addice alla storia che racconta ed ai suoi ritmi. Narrativamente parlando però non si assiste a nulla di nuovo: è una storia familiare con tanto di disgregazione e "rinascita" finale (bello comunque il personaggio di Cleo, serva di famiglia). In più una piccola spruzzatina di politica messa lì quasi a caso. Il film è emozionante (almeno in certi intensi frangenti) ma non riesce a toccare corde profonde, sembra restare sospeso in superficie. Film (prodotto da Netflix) umano e umanista, un'opera neorealista dalla regia leziosa (la scelta del b/n aumenta l'effetto drammatico e del ricordo ed è azzeccata, ma fino ad un certo punto) e forte di alcune sequenze davvero notevoli (quella al cinema, quella della sommossa urbana, quella del parto), ma pesante e a tratti terribilmente flemmatica (dal quale pare celarsi non poca furbizia, quella che si respira purtroppo dietro tante, troppe, operazioni che ad ogni minuto che passa paiono sempre più studiate a tavolino per far breccia nel contesto altolocato dei Festival, l'intento è riuscitissimo, scroscio di applausi al Lido, Leone d'Oro al Miglior Film, tre premi Oscar vinti a fronte di dieci candidature, ma viene da chiedersi quanto il film sia onesto). Generalmente sopravvalutato, ma non sconsigliabile. Voto: 6

domenica 2 dicembre 2018

Gravity (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/02/2016 Qui - Gravity (2013), andato in onda 2 settimane fa da Mediaset (e finalmente direi), è stato il primo film di fantascienza ad essere premiato con l'Oscar per la miglior regia (corredata da altri sei, alcuni veramente meritati). A 600 km dalla Terra, durante una missione spaziale, gli astronauti Ryan Stone (Sandra Bullock) un brillante ingegnere medico alla sua prima missione e il veterano Matt Kowalsky (un logorroico, al limite del sopportabile, George Clooney), al comando della sua ultima spedizione prima di ritirarsi in pensione, lavorano ad alcune riparazioni di una stazione orbitante, quando un'imprevedibile catena di eventi gli scaraventa contro una tempesta di detriti, il terzo membro e gli altri membri dell'equipaggio muoiono. Da soli nello spazio, Ryan e Matt perdono ogni contatto con la Terra e la paura si trasforma in panico quando con il poco ossigeno a loro disposizione tenteranno l'impossibile pur di ritornare a casa. L'esperto Kowalsky dovrà sacrificarsi per consentire alla donna un disperato tentativo di porsi in salvo, inizia qui una vera e propria 'odissea' per la donna che, tra mille insidie, tenterà un ritorno sul nostro pianeta. La prima impressione alla fine del film è stata: wow che spettacolo la terra da lassù, però che monotonia, meno male che non durava tanto. Eh sì perché sinceramente mi aspettavo molto, ma molto di più da un film vincitore di ben 7 Oscar, guardando bene però i premi tecnici sono alquanto giusti, poiché gli effetti speciali sono di livello e la fotografia è spettacolare con immagini veramente stupende, qualche dubbio sul sonoro e la regia, sì buona, ma statica. Una sola location, lo spazio immenso ma in verità chiuso, perché praticamente in un solo giorno e in uno spazio chiuso a zero gravità hanno costruito l'intero film. All'inizio praticamente non sappiamo niente del come, perché e quando si trovano lì nello spazio, e poi alla fine, perché e quando precipita sulla Terra e soprattutto come ha fatto? Volendo poi trovare uno schema filosofico alla pellicola, non sarei in grado, poiché in un'avventura non è importante la motivazione o il finale abbastanza prevedibile, ma il viaggio come l'attesa, e in questo film non è stato fatto secondo me un gran lavoro.