Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/11/2018 Qui - Dopo vari tentativi più o meno riusciti (anzi, quasi nessuno) come attore non protagonista, ecco Frank Matano cimentarsi nei vesti di attore protagonista (e di sceneggiatore insieme al "suo" regista) in una commedia del 2018 di produzione sfortunatamente italiana. Una commedia scatenata e un po' folle in cui ogni verosimiglianza è abbandonata in nome del rischio e del tentativo di impostare una comicità slapstick il più possibile pirotecnica e fracassona. Forte appunto dell'apporto registico fresco e pimpante del fido sodale Matteo Martinez, consueto "braccio" tecnico dietro tutti i progetti salienti della sua fortunata carriera sul web, egli gigioneggia senza remora alcuna, ma il registro del demenziale gli sfugge quasi sempre di mano e la corrosività fumettistica del film si accartoccia puntualmente su se stessa. Le trovate molto coreografate non mancano, ma Tonno spiaggiato somiglia troppo spesso a un lunghissimo e interminabile sketch unico, nemmeno troppo riuscito, che di tanto in tanto si appoggia pretestuosamente al politicamente scorretto. Il risultato finale è pericolosamente in bilico tra sitcom e black comedy, con un'indeterminatezza controproducente. Tonno spiaggiato infatti, che racconta di un comico che, lasciato dalla ragazza a causa delle sue battute negli spettacoli sulla sua stazza, cercherà in tutti i modi di riconquistarla (anche e soprattutto in modo non proprio ortodosso) fa davvero ribrezzo. Giacché in Tonno spiaggiato, Matano e Martinez organizzano una storia-base semplice, anzi esilissima, e la riempiono solamente poi di situazioni, gag e personaggi, puntando molto sul demenziale mischiato (malamente) con il surreale, con una spruzzata di trucchi ed effetti tecnici sempre più virati su un "comico noir" quasi inedito in Italia. Senza negarsi riferimenti parodistici di vario tipo (quando Francesco si traveste da prete l'atmosfera diventa alla Dan Brown, o meglio ricorda i film tratti dai suoi libri).
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martedì 18 giugno 2019
sabato 15 giugno 2019
Sono tornato (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/11/2018 Qui - Dopo Benvenuti al Sud (e al Nord), Luca Miniero tenta nuovamente la carta del remake. Stavolta alza il tiro, prende spunto dal tedesco Lui è tornato di David Wnendt (2015), tratto a sua volta dal bestseller di Timur Vermes, in cui viene raccontato il ritorno di Adolf Hitler nella Germania moderna, e ipotizza lo stesso scenario cambiando dittatore e paese d'appartenenza. Peccato che Sono tornato, film del 2018 diretto dal regista napoletano e scritto dallo stesso e Nicola Guaglianone, non sia della stessa qualità e che non riesca a raggiungere la sufficienza. Luca Miniero infatti purtroppo si accontenta di scimmiottare l'originale tedesco (che viene ripreso quasi pedissequamente, e filologicamente, per tutta la parte iniziale) e dimentica di costruire delle solide basi drammaturgiche volte a finalizzare una critica costruttiva e ragionata. Il film difatti, che racconta e ipotizza appunto del "ritorno" di Benito Mussolini, Mussolini che, creduto da tutti come una specie di comico, e che dopo avere girato il paese desideroso di conoscere la nuova realtà che ha di fronte, diventa una star televisiva e del web (le sue invettive, i suoi discorsi, le sue idee espresse nella stessa maniera che gli anni del ventennio e fedeli alla sua visione politica, diciamo così, fanno facilmente presa sulla popolazione italiana che assiste divertita ma allo stesso tempo anche affascinata da questo uomo forte e lontano dalla classe politica cui sono abituati e che come sempre viene rappresentata come incapace e priva di idee, contenuti e ideali e interessata solo a badare ai propri interessi), per colpa della mancanza di un buon approfondimento di argomentazioni di spiccato carattere politico e sociale e colpa della qualità anche a livello di produzione sicuramente più scadente, non riesce a fare del tutto centro. Come se non bastasse, allo stesso tempo la pellicola è priva di quei connotati ideologici di un paese come la Germania, dove il nazismo costituiva chiaramente un tabù, che lì venivano affrontati con dei toni più netti e argomentazioni politiche, storiche e sociali che considererei, comunque all'interno dei toni grotteschi complessivi dell'opera, sicuramente più brillanti e interessanti, al contrario, quella che sembrerebbe proporre questo nuovo "Mussolini" appare più come una classica lotta contro la "casta" ma anche contro un certo qualunquismo diffuso, di cui tuttavia poi allo stesso tempo egli si giova usandolo per il proprio tornaconto e la sua scalata verso il successo e la popolarità, come del resto già accaduto e in una riproposizione della storia passata del nostro paese. Da questo punto di vista allora si resta in bilico nel giudicare più o meno negativamente questo film, film in cui la simpatia e goliardia prevale sul contenuto grottesco dell'opera principale.
lunedì 17 dicembre 2018
Ma che bella sorpresa (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/03/2016 Qui - Ma che bella sorpresa è un film italiano del 2015 diretto da Alessandro Genovesi. È ispirato (praticamente copiato, come è ormai consuetudine) alla commedia brasiliana del 2009, campione d'incassi, A Mulher Invisível (letteralmente La donna invisibile), il film è stato girato a Napoli, per rendere le atmosfere più simili a quelle del film originale, girato a San Paolo in Brasile. Ma che bella sorpresa racconta le vicende di Guido (Claudio Bisio), romantico sognatore e professore di letteratura al liceo, affabile e simpatico, quanto prevedibile e monotono, la cui vita va in pezzi quando la sua fidanzata, con cui convive da anni, lo lascia per un altro uomo, un maschio alfa aitante, avventuroso e straniero. Paolo (Frank Matano), un suo ex svogliato studente diventato insegnante di educazione fisica è il suo migliore amico e farà di tutto per aiutarlo ad uscire dalla crisi. La vita di Guido però sembra tornare a sorridere grazie all'incontro con Silvia (Chiara Baschetti), sua nuova vicina di casa. Silvia non è solo bellissima, ma si intende di sport, tifa per la sua stessa squadra, ama girare per casa in lingerie e apprezza tutti i piccoli romantici gesti che Guido ama fare: passeggiate in bicicletta, mazzi di fiori, tramonti... insomma, la donna perfetta! Ma la donna perfetta esiste, ma soprattutto esiste veramente Silvia? Con questo interrogativo dovranno fare i conti i nostri protagonisti, compresa la bella Giada (Valentina Lodovini), vicina di casa romantica e innamorata segretamente di Guido. Per questo, il suo unico amico scopre e allerta i genitori (interpretati dall'inedita e fulminante coppia Renato Pozzetto-Ornella Vanoni), che da Milano vanno in missione per stanare il figlio e la sua ossessione, poiché è così 'pazzo' che parla da solo al tavolo per due in una pizzeria del posto. A primo impatto il film risulta essere "semplicemente simpatico" e scorrevole, con qualche scena che fa strappare delle risate (poche a dir la verità). Detta così sembrerebbe la solita commedia all'italiana di recente confezionamento, in realtà la storia parte da un idea (non originale) che, se fosse stata sviluppata in altri termini, avrebbe potuto dar vita ad un film di tutt'altro spessore. Il film infatti (che il regista ha voluto confezionare nei termini del film "leggero" e di intrattenimento), dopo un po' annoia, perché dopo mezz'ora godibile e in effetti divertente, c'è solo un trascinarsi di gag trite e ritrite che fanno fatica a costruire un film, che quasi non è.
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martedì 18 settembre 2018
Tutto molto bello (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/09/2015 Qui - Tutto molto bello (ITA, 2014): Giuseppe e Antonio si incontrano nel reparto maternità dell'ospedale, ognuno in attesa della nascita del proprio primogenito. Non potrebbero essere più diversi: Giuseppe lavora per l'Agenzia delle entrate, è pignolo e convinto che tutti vogliano imbrogliarlo, e ha un forte accento toscano; Antonio è un precario, ha un buon carattere e vive alla giornata, non si preoccupa di nulla e ha un forte accento campano. In attesa del lieto evento, Antonio invita Giuseppe in pizzeria, e lì comincia un'odissea comica che trascina i due per bische clandestine, feste mascherate e assortite peripezie. Tutto molto bello è una contraddizione in termini, perché di bello c'è veramente poco nel secondo film da regista di Paolo Ruffini (dopo Fuga di cervelli, leggermente migliore). Manca un'idea di cinema, una qualsiasi: gli eventi si susseguono senza alcun senso della storia, dei caratteri, della realtà e persino della commedia. I personaggi di contorno sono semplicemente imbarazzanti (a parte la bella e spigliata sempre Chiara Francini), dal suocero di Giuseppe (Paolo Calabresi) con la forfora a nevicata al "cantante idiota" (Gianluca "Scintilla" Fubelli) allo psicopatico tatuato (Angelo Pintus, il più sprecato), ognuno improvvisa battute puerili. Nessuno ha reazioni credibili, nemmeno in chiave comica, con l'unica eccezione di Pupo (sì, il cantante), sottoposto ad una pioggia di sgradevoli battute sulla sua altezza, la sua presunta bigamia e la sua passione per il gioco d'azzardo. Divertente, ma non rivedibile. Voto: 5,5
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