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mercoledì 29 maggio 2019

Un tirchio quasi perfetto (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/06/2018 Qui - Dopo il successo in patria e all'estero di Giù al NordDany Boon ha continuato nella sua opera di rappresentazione di personaggi che sembrano usciti dalla commedia dell'arte, come l'ipocondriaco di Supercondriaco, il doganiere di Niente da dichiarare o il personaggio di questo film. Incentrato totalmente sulla sua figura e la sua vis comica, Un tirchio quasi perfetto (Radin!), è un film (del 2016) che fa sorridere in più momenti (gli stratagemmi per non partecipare alla colletta per il regalo a un collega che si pensiona, la riunione di condominio, e così via), proprio perché parla di un insegnante di violino che ha un enorme difetto, è avaro come pochi (roba che in confronto l'Avaro di Molière risulta uno scialacquatore di denari), è un film forse prevedibile perché l'arrivo di due donne nella sua vita lo costringeranno a bruschi cambiamenti e ad uno scontato cambio di prospettiva finale, ma è anche altro. Il film infatti, un film pur leggero ma da non sottovalutare, una commedia semplice, intelligente e ben congegnata, che non si limita a scimmiottare una cattiva postura esistenziale quale l'avarizia tout court, ma al contrario prende di petto la vicenda, non raccontando un vizio in modo accessorio o superficiale, ma riferendosi ad una vera e propria malattia tale da rendere un'esistenza praticamente invivibile, è un film che fa riflettere. Perché sì, si ride, ma si finisce persino col riflettere su atteggiamenti e storture che, se non affrontate con massima determinazione e serietà, rischiano di condizionare pericolosamente l'esistenza umana, privandola della magia che il solo contatto con gli altri può elargire a tutti noi. Dato che quando si è abituati a vivere in un certo modo, diventa difficile modificare il proprio stile di vita, almeno finché all'improvviso non subentrano delle inaspettate novità che rendono necessario il cambiamento. Ed è appunto questo quello che avviene in Un tirchio quasi perfetto, un film certamente spensierato ma non del tutto disimpegnato (se è vero, come è vero, che l'avarizia è una condanna, che alla fine lascia soli e infelici), un film che riesce a divertire, sfruttando a dovere i suoi attori in momenti esilaranti che non temono di flirtare con l'assurdo.

giovedì 14 febbraio 2019

Un milione di modi per morire nel West (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2016 Qui - Un milione di modi per morire nel Wes(A Million Ways to Die in the West), pellicola del 2014 scritta, diretta ed interpretata da Seth MacFarlane, è una divertente commedia (anche geniale), ma tremendamente demenziale e infantile nonché forzata. Questo perché il creatore dei Griffin, al contrario di Ted e il suo seguito (Ted 2) dove era riuscito a trasformare in cinema, in una commedia semplice e divertente, la sua comicità e il suo nonsense unico, non riesce a fare la stessa cosa. Qua infatti ci sono moltissimi difetti a cominciare dalla prima cosa, il suo personaggio, personaggio che proprio per la scelta di interpretarlo lui stesso non funziona alla perfezione anche perché lui non è un attore. Anche gli altri personaggi però sono costruiti malissimo e ultra-stereotipati e la sceneggiatura definirla banale è dire poco. Certo, cosa vuoi di più, è pur sempre una commedia demenziale, però pure se vuoi fare cinema demenziale deve esserci sempre una sceneggiatura (anche stupida) che regga e dei personaggi che facciano cose inerenti alla storia che vivono. Qui invece si lascia andare alla sua comicità lasciando da parte ogni credibilità e inevitabilmente il suo film perde ritmo e sinceramente questi 110 minuti (troppi per un film del genere) non scorrono con ritmo come in Ted. Tre cose però funzionano nel film che racconta la semplice storia di un vile contadino, che appena lasciato dalla sua ragazza, si allena per diventare un asso del grilletto con l'aiuto della moglie di un noto pistolero, sperando così di riconquistare la sua amata, anche se pian piano comincerà a nutrire nei suoi confronti sentimenti che vanno ben al di là dell'amicizia, ovvero Charlize Theron, non tanto il suo personaggio solo lei, il fatto che i due personaggi principali parlino e critichino continuamente il loro periodo storico come se fosse già passato e fossero nel presente (colpo di genio classico nella sua comicità) e il montaggio di due o tre scene che mi ha fatto capire che la sua comicità con flashback o stacchi veloci di regia potrebbe funzionare anche al cinema oltre che in tv, anche se le scene splatter di "visceri e sangue" non hanno lo stesso effetto comico che possono avere nelle animazioni virtuali.

martedì 20 novembre 2018

Il ricco, il povero e il maggiordomo (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/02/2016 Qui - Il ricco, il povero e il maggiordomo è l'ultimo film in ordine di tempo (2014) del famoso, irriverente e divertente trio comico Aldo, Giovanni & Giacomo. A quattro anni di distanza, il trio è tornato, e finalmente direi, ma ne è valsa la pena di aspettare. La loro nuova commedia funziona alla grande, divertente, ben strutturata e riuscitissima, sa divertire ma anche riflettere, il tutto senza le volgarità tipiche dei cinepanettoni o delle commedie americane. In mezzo a film inconsistenti, non divertenti, volgari ed estremamente superficiali, fatti solo di doppi sensi, cosce al vento e battute scurrili, questo film spicca, proponendo una bella storia, raccontata dai tre protagonisti e da un cast "di contorno" degno del massimo rispetto, ma anche per le risate di cuore che si fanno durante il film, per l'attualità del tema trattato e per la loro consueta vena surreale che in quest'occasione ce li mostra più che mai in forma. Una commedia che vuole regalare risate educando, ma alla fine segna forse uno dei lavori meno convincenti della loro carriera. La loro comicità, a differenza di quella di molti colleghi del settore, è legata alle azioni e non alle battute, ma sembrano sempre più ripetitive e noiose. A tratti il lungometraggio sembra scivolare nella banalità, con la sceneggiatura che non sa bene dove andare a parare chiudendo con un matrimonio che nulla ha a che vedere con il filone narrativo principale, e il rimarcare in continuazione il valore della vera amicizia risulta certe volte un po' forzato. Ma è questo che i tre hanno da offrire e a volte può bastare per avere successo.

sabato 17 novembre 2018

Scemo & + scemo 2 (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2016 Qui - Sono passati vent'anni, ma in realtà nessuno è mai cresciuto, Lloyd e Harry sono rimasti due eterni bambini, scemi come un tempo. Il sequel di uno dei più grandi successi comici cinematografici vede alla regia ancora una volta i fratelli Farrelly, e i due protagonisti Jim Carrey e Jeff Daniels. In questa nuova avventura, Scemo e più scemo 2 (2014), i due, insieme, affronteranno un viaggio per ritrovare la figlia di uno di loro, combinandone di tutti i colori. Trama: Dopo aver scoperto che l'amico Lloyd che credeva ridotto allo stadio vegetativo ha sempre finto, era solo uno scherzo, è ora il momento di Harry di fare una rivelazione, ha assoluto bisogno di un trapianto di rene e nel momento in cui scopre che Fraida Fletcher, dopo una notte trascorsa con lui, è rimasta incinta decide di mettersi alla ricerca della figlia illegittima, ormai adulta, Penny, per chiederle la donazione dell'organo, dato che non ha altri parenti (i genitori l'hanno adottato, non me n'ero mai accorto..). Lloyd decide di accompagnarlo, anche perché ha visto una foto della ragazza e se ne è innamorato. Ma i due, di nuovo, restano coinvolti in un intrigo criminale, riuscendo come sempre però ad uscirne vincitori. Per dare un seguito a Scemo e più scemo i fratelli Farrelly hanno atteso a lungo, forse troppo a lungo. L'impronta provocatoria e la vivacità dei due personaggi si è irrimediabilmente appesantita, come il fisico in decadenza di Daniels, se all'epoca fu un successo al box office, la loro road-comedy demenziale, in questo sequel, appiattisce tutto il bagaglio di inventività che apparteneva al predecessore.

mercoledì 24 ottobre 2018

Ted 2 (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/12/2015 Qui - Grazie al servizio Extra di Sky, fino a metà dicembre ho la possibilità di vedere 4 film su Primafila, e la prima scelta è ricaduta su Ted 2 (arrivato nelle sale cinematografiche il 25 giugno 2015) che aspettavo da tanto, perché il primo (questa seconda pellicola infatti è il sequel del film Ted del 2012) anche se demenziale ed irriverente mi aveva fatto ridere, come questo appena visto. Il film è co-scritto co-prodotto e diretto da Seth MacFarlane, interpretato da Mark Wahlberg, lo stesso Seth MacFarlane nuovamente nei panni di Ted, Amanda Seyfried e Jessica Barth, che interpreta nuovamente la cassiera Tami-Lynn. In questo secondo capitolo non è più John il protagonista ma Ted, nel primo infatti l'orsacchiotto di peluche prende vita per rimanere sempre insieme al suo proprietario, crescendo con lui e diventandone il migliore amico, nel secondo l'orsacchiotto lotterà per se stesso, una grottesca lotta per essere riconosciuto come umano. Il viaggio dei protagonisti è scoprire cosa renda umano gli umani e quindi anche Ted. L'esito sarà abbastanza banale ma condito, come il resto del film, di un umorismo dai tempi e dalle trovate folgoranti. Come in tutti i sequel, il primo è quasi sempre migliore, la novità, la sceneggiatura originale e le magnifiche battute, non facile riproporre tutto con la stessa verve, ma riesce ad intrattenere lo stesso. Da quando abbiamo lasciato John e Ted, i due continuano a spassarsela alla grande in quel di Boston. Mentre John ora è scapolo (afflitto a causa del divorzio con Lori), Ted convola a nozze con Tami-Lynn, la donna dei suoi sogni. Trascorso un anno il rapporto tra i due coniugi diventa sempre più difficile e i problemi coniugali cominciano ad assalire gli sposi. Ted e Tami-Lynn decidono di avere un bambino per salvare il loro matrimonio, sperando che un nuovo nato possa riavvicinarli. Per farlo ricorre all'inseminazione artificiale (dal momento che Ted, che è di peluche, è incapace di funzioni riproduttive), dopo diverse richieste e tentativi di aggiudicarsi del seme "famoso", la scelta del donatore ricadrà sull'amico di una vita: John (che allo stesso tempo cerca di incoraggiarlo a cercare una nuova compagna, ma John è riluttante). Purtroppo Tami-Lynn è sterile per colpa delle droghe assunte, così la coppia opta per l'adozione: l'assistente sociale tuttavia riferisce che Ted, essendo un orsacchiotto, è classificato agli occhi dello Stato non come una persona bensì come un bene.