Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/06/2018 Qui - Dopo il successo in patria e all'estero di Giù al Nord, Dany Boon ha continuato nella sua opera di rappresentazione di personaggi che sembrano usciti dalla commedia dell'arte, come l'ipocondriaco di Supercondriaco, il doganiere di Niente da dichiarare o il personaggio di questo film. Incentrato totalmente sulla sua figura e la sua vis comica, Un tirchio quasi perfetto (Radin!), è un film (del 2016) che fa sorridere in più momenti (gli stratagemmi per non partecipare alla colletta per il regalo a un collega che si pensiona, la riunione di condominio, e così via), proprio perché parla di un insegnante di violino che ha un enorme difetto, è avaro come pochi (roba che in confronto l'Avaro di Molière risulta uno scialacquatore di denari), è un film forse prevedibile perché l'arrivo di due donne nella sua vita lo costringeranno a bruschi cambiamenti e ad uno scontato cambio di prospettiva finale, ma è anche altro. Il film infatti, un film pur leggero ma da non sottovalutare, una commedia semplice, intelligente e ben congegnata, che non si limita a scimmiottare una cattiva postura esistenziale quale l'avarizia tout court, ma al contrario prende di petto la vicenda, non raccontando un vizio in modo accessorio o superficiale, ma riferendosi ad una vera e propria malattia tale da rendere un'esistenza praticamente invivibile, è un film che fa riflettere. Perché sì, si ride, ma si finisce persino col riflettere su atteggiamenti e storture che, se non affrontate con massima determinazione e serietà, rischiano di condizionare pericolosamente l'esistenza umana, privandola della magia che il solo contatto con gli altri può elargire a tutti noi. Dato che quando si è abituati a vivere in un certo modo, diventa difficile modificare il proprio stile di vita, almeno finché all'improvviso non subentrano delle inaspettate novità che rendono necessario il cambiamento. Ed è appunto questo quello che avviene in Un tirchio quasi perfetto, un film certamente spensierato ma non del tutto disimpegnato (se è vero, come è vero, che l'avarizia è una condanna, che alla fine lascia soli e infelici), un film che riesce a divertire, sfruttando a dovere i suoi attori in momenti esilaranti che non temono di flirtare con l'assurdo.
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mercoledì 29 maggio 2019
giovedì 14 febbraio 2019
Un milione di modi per morire nel West (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2016 Qui - Un milione di modi per morire nel West (A Million Ways to Die in the West), pellicola del 2014 scritta, diretta ed interpretata da Seth MacFarlane, è una divertente commedia (anche geniale), ma tremendamente demenziale e infantile nonché forzata. Questo perché il creatore dei Griffin, al contrario di Ted e il suo seguito (Ted 2) dove era riuscito a trasformare in cinema, in una commedia semplice e divertente, la sua comicità e il suo nonsense unico, non riesce a fare la stessa cosa. Qua infatti ci sono moltissimi difetti a cominciare dalla prima cosa, il suo personaggio, personaggio che proprio per la scelta di interpretarlo lui stesso non funziona alla perfezione anche perché lui non è un attore. Anche gli altri personaggi però sono costruiti malissimo e ultra-stereotipati e la sceneggiatura definirla banale è dire poco. Certo, cosa vuoi di più, è pur sempre una commedia demenziale, però pure se vuoi fare cinema demenziale deve esserci sempre una sceneggiatura (anche stupida) che regga e dei personaggi che facciano cose inerenti alla storia che vivono. Qui invece si lascia andare alla sua comicità lasciando da parte ogni credibilità e inevitabilmente il suo film perde ritmo e sinceramente questi 110 minuti (troppi per un film del genere) non scorrono con ritmo come in Ted. Tre cose però funzionano nel film che racconta la semplice storia di un vile contadino, che appena lasciato dalla sua ragazza, si allena per diventare un asso del grilletto con l'aiuto della moglie di un noto pistolero, sperando così di riconquistare la sua amata, anche se pian piano comincerà a nutrire nei suoi confronti sentimenti che vanno ben al di là dell'amicizia, ovvero Charlize Theron, non tanto il suo personaggio solo lei, il fatto che i due personaggi principali parlino e critichino continuamente il loro periodo storico come se fosse già passato e fossero nel presente (colpo di genio classico nella sua comicità) e il montaggio di due o tre scene che mi ha fatto capire che la sua comicità con flashback o stacchi veloci di regia potrebbe funzionare anche al cinema oltre che in tv, anche se le scene splatter di "visceri e sangue" non hanno lo stesso effetto comico che possono avere nelle animazioni virtuali.
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martedì 20 novembre 2018
Il ricco, il povero e il maggiordomo (2014)
sabato 17 novembre 2018
Scemo & + scemo 2 (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2016 Qui - Sono passati vent'anni, ma in realtà nessuno è mai cresciuto, Lloyd e Harry sono rimasti due eterni bambini, scemi come un tempo. Il sequel di uno dei più grandi successi comici cinematografici vede alla regia ancora una volta i fratelli Farrelly, e i due protagonisti Jim Carrey e Jeff Daniels. In questa nuova avventura, Scemo e più scemo 2 (2014), i due, insieme, affronteranno un viaggio per ritrovare la figlia di uno di loro, combinandone di tutti i colori. Trama: Dopo aver scoperto che l'amico Lloyd che credeva ridotto allo stadio vegetativo ha sempre finto, era solo uno scherzo, è ora il momento di Harry di fare una rivelazione, ha assoluto bisogno di un trapianto di rene e nel momento in cui scopre che Fraida Fletcher, dopo una notte trascorsa con lui, è rimasta incinta decide di mettersi alla ricerca della figlia illegittima, ormai adulta, Penny, per chiederle la donazione dell'organo, dato che non ha altri parenti (i genitori l'hanno adottato, non me n'ero mai accorto..). Lloyd decide di accompagnarlo, anche perché ha visto una foto della ragazza e se ne è innamorato. Ma i due, di nuovo, restano coinvolti in un intrigo criminale, riuscendo come sempre però ad uscirne vincitori. Per dare un seguito a Scemo e più scemo i fratelli Farrelly hanno atteso a lungo, forse troppo a lungo. L'impronta provocatoria e la vivacità dei due personaggi si è irrimediabilmente appesantita, come il fisico in decadenza di Daniels, se all'epoca fu un successo al box office, la loro road-comedy demenziale, in questo sequel, appiattisce tutto il bagaglio di inventività che apparteneva al predecessore.
mercoledì 24 ottobre 2018
Ted 2 (2015)
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