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lunedì 31 gennaio 2022

Un altro giro (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2022 Qui - Lavoro coraggioso che è al tempo stesso celebrazione e condanna di uno stile di vita alcolico tutto danese (eppure assimilabile anche a tutte le latitudini), i benefici sociali di una tradizione nazionale sono messi in scena con simpatia ma non mancano i momenti di riflessione su cosa stia a monte del consumo d'alcol e sui suoi effetti che non tutti riescono a gestire. "Bevi responsabilmente", come dice un noto slogan, ben incarnato da questa dramedy che gode di chiaroscuri emozionanti e prove attoriali superlative, su tutte un Mads Mikkelsen straordinario. Gran film che affronta un tema scomodo con umanità e senza demonizzare. Un altro giro non ha però la forza di una pellicola come Il sospetto, ma il film di Thomas Vinterberg (vincitore dell'Oscar per il miglior film in lingua straniera) è brillante e piuttosto brioso, allorché decisamente migliore del precedente visto del regista, ovvero La comune. Voto: 7+

lunedì 11 marzo 2019

La comune (2016)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2017 Qui - LA COMUNE (Drammatico Danimarca 2016): Decimo film di Thomas Vinterberg, regista di Festen, dell'ottimo Il Sospetto e del mediocre Via dalla pazza folla, come il titolo dovrebbe far intendere, è però la solita (annosa e alquanto noiosa) storia, i soliti problemi che si hanno quando, senza conoscere perfettamente i meccanismi, si cerca di vivere in una comune, perché quando inevitabilmente qualcosa di sbagliato succede, diviene una guerra di nervi che sfocerà sempre in una battaglia psicologica senza vinti e vincitori. Tutto infatti procede per schematismi e automatismi risaputi, inscena banali dinamiche di gruppo senza alcuno sviluppo interessante (eppure dura quasi due ore), scaglia sullo schermo personaggi prestampati ma funzionali, innesca ovvi meccanismi di fascinazione, ma nonostante s'accettano, la retorica della (fedele) ricostruzione d'epoca (gli anni '60), l'ottica manierata e i toni didascalici della regia di Vinterberg, i pretestuosi sottofondi impegnati, non si capisce il senso di dove voglia andare a parare. Certo, il film è animato e motivato dalle ottime intenzioni di raccontare quella esperienza, tutto però risulta (tra scene madri d'intensità crescente, isterismi incontrollati come rifugio accogliente d'ogni mancanza di testo, imbarazzi di sorta, sottotracce incredibili) approssimativo e superficiale, oltre che scontato e impregnato di luoghi comuni. Resta solo l'ottima "performance" artistica della protagonista femminile (Trine Dyrholm), con la sua interpretazione molto intensa, gli altri attori invece (come la pellicola) sono meno convincenti. Insomma la più comune delle magagne. Voto: 5,5

giovedì 14 febbraio 2019

Via dalla Pazza Folla (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2016 Qui - Ennesima trasposizione cinematografica, la quarta per la precisione, dell'omonimo romanzo di Thomas HardyVia dalla Pazza Folla (Far from the Madding Crowd, 2015) del regista danese Thomas Vinterberg ripropone la natura dei sentimenti e soprattutto delle relazioni amorose tra individui, cercando di rappresentarne la complessità e, a volte, l'incoerenza nonché la vanità sulle orme di quanto proposto dal grande scrittore inglese, senza purtroppo riuscirvi. Questo perché la vicenda, che ruota tutta intorno alla figura di una donna, la bella, ostinata ed indipendente, Bathsheba Everdene (Carey Mulligan), che attira le attenzioni di tre pretendenti tra loro molto differenti, a contendersi il suo amore infatti ci sono l'allevatore di pecore caduto in disgrazia Gabriel Oak (Matthias Schoenaerts), l'affascinante e spericolato sergente Frank Troy (Tom Sturridge) e il ricco e maturo scapolo William Boldwood (Michael Sheen), non riesce a coinvolgere, certo raccontata in questa maniera la trama appare poco più di un banale feuilleton, perché ovviamente è già più che prevedibile all'inizio come andrà a finire, ma è evidente anche senza aver letto il libro che del romanzo originale viene tratto solo l'aspetto più superficiale ovvero la storia d'amore, non quello più importante, la critica sociale e la profondità e ricchezza dei temi, qui purtroppo assai riduttive.