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venerdì 14 aprile 2023

Galaxy Quest (1999)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/04/2023 Qui - Piacevole commedia omaggio, e non parodia, di tutto il mondo dello spettacolo drammatico: la finzione, pur tale, non è un inganno ma un'ispirazione, non è menzogna ma utopia. Lo spirito di un'opera di fantasia può influire sulla realtà fino al punto di confondersi con essa. Da questa premessa ne risulta un'opera dolce, divertente, malinconica persino, la riscossa di tutti quei "nerd" che, stanchi di fuggire la realtà, la cavalcano nel suo significato più ampio. Una commedia fantascientifica che fa il verso a Star Trek, indubbiamente la sceneggiatura è il punto di forza del film che altrimenti poteva appunto risolversi come una semplice parodia. Geniale l'idea e spassosissima la realizzazione, catapultare gli attori di una serie tv di fantascienza nello spazio profondo per salvare dei veri extraterrestri e diventare così degli eroi. Originale e ben recitato soprattutto da parte del capitano Tim Allen (si presta al "gioco" pure la qui solo bella Sigourney Weaver). Buono il ritmo che bilancia la prevedibilità della storia. Effetti speciali ottimi per l'epoca, budget contenuto ma gestibile (gli alieni verdi non male come design), musiche in parte, insomma un onesto film di genere che strappa più di una risata, anche se non è solo quello lo scopo, dato che c'è qualcosa in più, non manca infatti di una certa umanità che rende giustizia alla regia (di Dean Parisot). Si riflette anche sul mondo delle convention e relativa alienazione dei personaggi. Certo, rimangono gli evidenti dubbi nelle incongruenze dello script, ma nonostante tutto il film è godibile e regge fino alla fine divertendo tutti. Voto: 7

martedì 9 aprile 2019

Il diritto di uccidere (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2017 Qui - Il diritto di uccidere (Thriller, Gran Bretagna, 2015): Indubbiamente la volontà di questo film è di far riflettere sull'uso dei droni in guerra e sull'aspetto etico e morale che si fa del loro uso. Peccato che il suddetto, diretto da Gavin Hood, regista di non eccezionali film (Rendition: Detenzione illegaleX-Men le origini: Wolverine e Ender's Game), giri per tutta la sua durata (eccessiva a dir la verità) su un'unica domanda: saresti disposto a sacrificare una vita (in questo caso una bambina) per salvarne 80? Ora, non che la domanda non faccia effetto, anzi, proprio per questo che il film (in originale Eye in the Sky) ti tiene lì per vedere come va a finire (anche se mi parrebbe ed è alquanto scontata la risposta e il finale, almeno personalmente è stato così), ma mi sembra tutto molto forzato e sinceramente non credo che in situazioni reali si facciano troppi problemi a sparare un benedetto missile contro dei pericolosi terroristi, anche prevedendo dei "danni collaterali". Ma il problema maggiore è che durante tutto il film (da impostazione tipicamente teatrali, che molto spesso mi annoiano) ci sia da parte di politici e militari il classico "scaricabarili", nei piani alti nessuno vuole prendersi la responsabilità, insomma un tiro e molla (di 90 minuti) davvero irritante. Comunque un bruttissimo film questo non è, perché ben girato ed ancor meglio interpretato, dopotutto il cast corale, comprendente Helen MirrenAlan Rickman (alla sua ultima interpretazione, con dedica del regista), Aaron Paul e Iain Glen, fa il suo dovere, ma le troppe contraddizioni e una sceneggiatura abbastanza elementare non aiutano al coinvolgimento emotivo o empatico. Perché nonostante i diversi spunti validi, questa è una occasione parzialmente mancata. Voto: 5,5

domenica 10 marzo 2019

Alice attraverso lo specchio (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/05/2017 Qui - Dopo il non proprio eccezionale primo capitolo, che era comunque uno spettacolo per gli occhi e il cuore, la voglia di vedere e le aspettative di un sequel erano sicuramente basse, dato che certamente non m'aspettavo qualcosa di veramente migliore, però tutto il buono fatto precedentemente, qui si scioglie come neve al sole, e non solo il Cappellaio Matto, come vedremo, ha perso la sua "moltezza", ma anche Alice stessa, che praticamente non più riconosciamo l'ha persa. Sarà per il tempo trascorso (ben 6 anni) da Alice in Wonderland, sarà per il cambio di regia, dal bravissimo Tim Burton allo sconosciuto James Bobin, solo autore dei due mediocri film su I Muppet, e per questo non propriamente adatto secondo me, sarà che Alice nel paese delle meraviglie lo conoscono tutti, mentre il romanzo Alice attraverso lo specchio, pochi, e probabilmente un motivo ci sarà (non so, non l'ho letto, e comunque qua il romanzo originale è stravolto, è rimasto solo il titolo, la trama è inventata di sana pianta) e allora quest'ultimo non era forse da portare sullo schermo, ma Alice attraverso lo specchio (Alice Through the Looking Glass), deludente fantasy del 2016, è solo l'ennesimo prodotto preconfezionato con una veste estetica e un impianto visivo che schiacciano la trama, per non parlare dei personaggi che a tratti risultano quasi ridicoli, soprattutto uno, ormai macchietta di se stesso nonostante le sue indubbie qualità recitative, che qui comunque non si vedono, perché Johnny Depp poteva rendere più interessante il suo personaggio, ma a questo giro proprio non ci riesce. Poiché questo film senza inutilmente girarci intorno è il classico seguito che fatica a decollare, un seguito in cui potevano cambiare anche il nome della protagonista (tanto con il materiale originale non ha assolutamente nulla a che fare) e avrebbero forse fatto una figura migliore.

giovedì 24 gennaio 2019

Una promessa (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/09/2016 Qui - Una promessa (A Promise) è invece, al contrario del precedente, un film decisamente più romantico, intenso e bello anche se leggermente prevedibile, perché la storia che viene raccontata è delicata, dolce e sensibile ma non del tutto originale. Il film (del 2013) che difatti si basa sulla novella Il viaggio nel passato (Reise in die Vergangenheit) di Stefan Zweig, diretto da Patrice Leconte, regista poliedrico e molto famoso in Francia (il suo ultimo lavoro è Tutti pazzi in casa mia), racconta di un giovane appena laureato in chimica siderurgica, con origini modeste, Friedrich Zeitz (interpretato dal bravo Richard Madden ex de Il trono di Spade) che nella Germania pre-grande guerra diventa il braccio destro del magnate Karl Hoffmeister (interpretato dal compianto Alan Rickman), proprietario di aziende siderurgiche. Quando le condizioni di salute di Hoffmeister peggiorano, Friedrich Zeitz si trasferisce a casa Hoffmeister per agevolare il lavoro. Così Friedrich fa la conoscenza della giovane moglie di Hoffmeister, Charlotte (la bellissima Rebecca Hall), una donna molto più giovane del marito, bella e riservata. Egli immediatamente si innamora di lei ma lotta con i suoi sentimenti credendoli (erroneamente) non corrisposti. Proprio quando i due dichiarano finalmente il proprio amore, Friedrich deve lasciare il paese per rappresentare Hoffmeister in Messico. Lo scoppio della prima guerra mondiale lo tiene lontano dalla Germania per un lungo periodo di tempo. Solo dopo la fine della guerra e la morte di Karl Hoffmeister, Friedrich e Charlotte riusciranno a ritrovarsi.

giovedì 3 gennaio 2019

Le regole del caos (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/06/2016 Qui - Le regole del caos (A Little Chaos) è un posato, delicato, intenso ed anche romantico film (per le atmosfere e le ambientazioni non tanto per il flirt fra i due protagonisti principali) del 2014 diretto ed interpretato dal compianto Alan Rickman. La storia che viene raccontata è ambientata nel 1682 in Francia, durante il massimo splendore del regno di Luigi XIV. In questo periodo sono anche narrate le vicende della giovane e laboriosa donna, Sabine de Barra (Kate Winslet), paesaggista nelle campagne e nei giardini francesi. Nel cast della pellicola spiccano i nomi, oltre che (del già citato) Alan Rickman (l'amatissimo Severus Piton di Harry Potter, regista e interprete del Re Sole), della bravissima Kate Winslet appunto, volitiva e talentuosa donna nel film ma anche straordinaria attrice, e di Matthias Schoenaerts (già visto quest'anno in Chi è senza colpa e Suite Francese). Senza dimenticare la presenza anche di Stanley Tucci nel ruolo di Philippe, Duca d’Orleans, anche se, va detto: relegato ad una parte abbastanza marginale nell'economia del film. Al palazzo di Versailles fervono nuovi preparativi: il re Sole (che sta trasferirsi con la sua corte proprio a Versailles) vuole un nuovo giardino che celebri la bellezza ed il fascino della sua corte. Viene così indetto un bando per trovare l’architetto/paesaggista che affiancherà André Le Notre (Schoenaertsil "giardiniere di corte". E’ lo stesso André Le Notre a condurre la scelta ed inaspettatamente si vede presentare una persona che non si aspettava: un architetto e paesaggista donna. Madame Sabine De Barra è una donna forte, orgogliosa amante della natura, dei fiori e dei giardini poco amante invero delle regole e dei canoni. André Le Notre decide inizialmente di scartare il lavoro di Sabine, ma ne è rimasto talmente impressionato da rifletterci sopra e tornare sulla sua decisione. Perché anche se al primo incontro a corte Sabine viene guardata con notevole diffidenza e distacco (lei non è nobile e non può permettersi abiti fastosi) soprattutto da André (che sembra alquanto infastidito della sua presenza) e nonostante il disappunto e la diffidenza iniziale e forse conscio della sua bravura, sceglie proprio lei per realizzare uno dei giardini principali del nuovo palazzo, la sala da ballo all'aperto (La sala di Rockwork Grove). Il progetto di Sabine non è solo grandioso, oltre i canoni ma è anche innovativo. Tuttavia la realizzazione di questo progetto deve far fronte a numerosi ostacoli, prima di tutto il tempo, ma malgrado (e forse proprio grazie) al poco tempo a disposizione, il valore della ricerca artistica individuale di Sabine, del suo "little chaos" sarà presto riconosciuto anche da Le Notre, l'ambiente, le ritrosie verso il fatto che l'architetto sia una donna ed i sentimenti stessi che si frappongono fra Sabine ed André. Di questi sentimenti, sembra rendersi consapevole la moglie di André, che sebbene sia infedele, ambiziosa e miri soltanto al potere si dimostra gelosa nei confronti del marito tanto da metter in atto un piano di vendetta.

mercoledì 3 ottobre 2018

Gambit (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/10/2015 Qui - Gambit, film del 2012, è andato in onda qualche tempo fa su canale5, ecco di cosa parla e il mio giudizio. Harry Deane (Colin Firth) è un curatore d'aste trattato male dal suo capo arrogante ed è in cerca del colpo della vita più per vendetta che per avidità. Con l'aiuto del "Maggiore" mette su un'abile truffa fondata sull'incompetenza dei potenti e sul talento misconosciuto dei più deboli. Harry deve vendere a Lionel Shaband un falso Monet e portare a casa una dozzina di milioni di sterline. E non solo, forse. Non sono uno scacchiere o stratega, ma so che il gambit è una mossa a sorpresa che favorisce l'avversario sul breve termine perché poi si possa avere un vantaggio tattico sullo stesso nei momenti decisivi della partita. E' il remake del film del 1966 con Michael Caine. Il regista si ritrova per le mani la sceneggiatura dei fratelli Coen che da un po' di tempo a questa parte si producono in esercizi di stile, percorrendo generi vari, in questo caso viene approfondita la parte della commedia, la sceneggiatura è furba e con momenti molto divertenti.