Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/04/2019 Qui - In viaggio con Adele (Dramma, Italia 2018): Aldo Leoni (Alessandro Haber), attore teatrale dal pessimo carattere, ipocondriaco e pieno di fisime, burbero e scostante, scopre di avere una figlia, Adele (Sara Serraiocco), affetta da un deficit psicologico decisamente ingestibile. Un viaggio in macchina attraverso la Puglia sarà l'occasione per conoscersi meglio e scoprire di essere più vicini del previsto. Il primo vero e proprio film (dopo alcuni corti, lavori televisivi e collaborazioni: tutte occasioni per allungare e approfondire la "gavetta") di Alessandro Capitani è questo film, un piccolo road movie scritto dal lanciato sceneggiatore Nicola Guaglianone e ricavato da un vecchio progetto accantonato del protagonista Haber, che firma anche il soggetto insieme allo stesso Guaglianone e a Tonino Zangardi (recentemente scomparso). Il risultato è una storia piccola e fragile (che si concede troppe ingenuità), ma animata da un candore spiazzante ed emotivamente molto forte, gravata tuttavia da tanti passaggi grossolani e da una tendenza a lavorare per macchiette, specie sui personaggi di contorno, che fatica a dare al film l'originalità che meriterebbe. Il viaggio, oltretutto (un viaggio altamente classico che si perde in routine più o meno conosciute), è mal percepito e di fatto inesistente tanto in scrittura quanto in regia, ma tale visione angusta del paesaggio e dei luoghi attraversati permette allo stesso tempo ai due protagonisti di creare un legame tutt'altro che dimenticabile, in cui l'energia bizzarra e difficilmente censurabile di Adele fa i conti con la vita sbalestrata e in frantumi del personaggio di Haber, schiavo di nevrosi e insicurezze personali tanto malcelate quanto paralizzanti e invalidanti.
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giovedì 11 luglio 2019
giovedì 24 gennaio 2019
Una promessa (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/09/2016 Qui - Una promessa (A Promise) è invece, al contrario del precedente, un film decisamente più romantico, intenso e bello anche se leggermente prevedibile, perché la storia che viene raccontata è delicata, dolce e sensibile ma non del tutto originale. Il film (del 2013) che difatti si basa sulla novella Il viaggio nel passato (Reise in die Vergangenheit) di Stefan Zweig, diretto da Patrice Leconte, regista poliedrico e molto famoso in Francia (il suo ultimo lavoro è Tutti pazzi in casa mia), racconta di un giovane appena laureato in chimica siderurgica, con origini modeste, Friedrich Zeitz (interpretato dal bravo Richard Madden ex de Il trono di Spade) che nella Germania pre-grande guerra diventa il braccio destro del magnate Karl Hoffmeister (interpretato dal compianto Alan Rickman), proprietario di aziende siderurgiche. Quando le condizioni di salute di Hoffmeister peggiorano, Friedrich Zeitz si trasferisce a casa Hoffmeister per agevolare il lavoro. Così Friedrich fa la conoscenza della giovane moglie di Hoffmeister, Charlotte (la bellissima Rebecca Hall), una donna molto più giovane del marito, bella e riservata. Egli immediatamente si innamora di lei ma lotta con i suoi sentimenti credendoli (erroneamente) non corrisposti. Proprio quando i due dichiarano finalmente il proprio amore, Friedrich deve lasciare il paese per rappresentare Hoffmeister in Messico. Lo scoppio della prima guerra mondiale lo tiene lontano dalla Germania per un lungo periodo di tempo. Solo dopo la fine della guerra e la morte di Karl Hoffmeister, Friedrich e Charlotte riusciranno a ritrovarsi.
sabato 19 gennaio 2019
Tutti pazzi in casa mia (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/08/2016 Qui - Quante volte, a tutti noi, ci sarà capitato di voler fare una cosa e volersi rilassare volendo ascoltare la propria musica preferita o volendo leggere un buon libro o, comunque, volendo dedicarci a quello che più ci piace ma il mondo intero sembra impedircelo? Quasi come una congiura, un complotto. E la storia della divertente commedia francese Tutti pazzi in casa mia (2014) parte proprio da qui. Michel, dopo essere riuscito a trovare un disco di musica jazz che cercava da anni, si precipita a casa per ascoltarlo. È l'uomo più felice del mondo, e sogna ad occhi aperti il momento in cui si distenderà sul divano e si assaporerà un'ora di buona musica. Ma, ahimè, tutto e tutti non gli consentiranno di fare ciò, facendo diventare il protagonista sempre più nervoso (e insofferente) con il passare dei minuti, e regalando a noi spettatori diverse situazioni divertenti. Ma non tutto il male verrà per nuocere facendo riscoprire al protagonista il valore degli affetti. Non disturbare un'ora di tranquillità (titolo come sempre massacrato dai geni della titolazione italiana), tratto dalla omonima commedia teatrale di Florian Zeller è diretta dal regista Patrice Leconte, che gira con un occhio solo la solita, perfetta, commedia borghese degli equivoci. Il regista infatti come è solito ormai il cinema francese utilizza formule e cliché collaudati, ma come sempre riesce ad assicurare lo stesso risultato, ridere e divertire. Perché i francesi ancora una volta dimostrano di saperci veramente fare, una commedia (come questa) è difatti l'esempio più lampante degli automatismi raggiunti dal modello francese, grazie anche ad una maggiore sinergia con il teatro, fucina di molte sceneggiature. Comunque anche se l'idea di partenza non è male e anche se scorre molto veloce (la durata è infatti inferiore agli 80 minuti), lo sviluppo, invece, è decisamente velleitario, esile come la trama, sebbene le situazioni rappresentate siano portate un poco all'estremo e pertanto rendano il film assai inverosimile.
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