Visualizzazione post con etichetta Tobias Moretti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tobias Moretti. Mostra tutti i post

sabato 31 luglio 2021

La vita nascosta - Hidden Life (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2021 Qui - Terrence Malick torna alla narrazione lineare in un racconto biografico di un contadino austriaco, obiettore di coscienza, che fu ucciso dai nazisti come traditore al tempo della seconda guerra mondiale. Il risultato? Valido. Dopo gli ultimi che non mi avevano troppo convinto, anzi per niente, finalmente un buon film, sulla libertà e sul senso etico e morale per la vita. Un efficace inno contro la stupidità della guerra (ma non solo), privo di strepiti, retorica ed inutili giaculatorie. Un film penalizzato certo da almeno un'ora di scene ridondanti e allungate, che appesantiscono la visione e non aggiungono nulla alla poesia delle immagini (bellissimi i paesaggi dell'Austria), ma che non tolgono incisività all'emozionalità del racconto, riuscendo ad incuriosire e coinvolgere fino alla fine, che non arriva certo a sorpresa. Il regista australiano non rinuncia infatti alle sue peculiari caratteristiche, però almeno stavolta "esagerare" non poteva, ed evanescente non è stato. La sceneggiatura è buona anche se soffre (come detto) una flessione nella parte centrale, buone anche le recitazioni dei protagonisti, su tutti ovviamente August Diehl (ultimo film per Bruno Ganz e Michael Nyqvist). Nel complesso un bel film che fa riflettere. Voto: 6,5

lunedì 14 giugno 2021

Louis Van Beethoven (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/06/2021 Qui - Storia romanzata (e priva di pathos) di Ludwig o Louis, com'era chiamato dai familiari il genio che perse l'udito da giovane e non poté godere dei suoi stessi capolavori. Qui si parte dall'infanzia, ma il film (che comunque si mantiene al di sotto del ben più famoso Amata immortale) è imperniato su continui flashback che risultano stancanti, curati i costumi, ingiustamente penalizzato il calzante Tobias Moretti, il quale evidenzia tutta l'ambivalenza del suo personaggio, burbero ma a tratti gentile, sempre e comunque brillante (deliziosa la scena in cui suona e canta per la cameriera). Il Beethoven di questo film non sceglie infatti una narrazione simile all'Amadeus di Milos Forman (di cui risultato fu strepitoso), si muove su più filoni paralleli mantenendo come perno centrale l'ultimo periodo di vita del maestro, scelta coraggiosa sì, quella di accennare appena alle sue opere più famose come le sinfonie o le sonate, ma pure sbagliata. Il film difatti, che oltretutto dà tutto per scontato, ha un taglio televisivo troppo marcato e non riesce a toccare le corde giuste, rimandato. Voto: 5

giovedì 30 gennaio 2020

Cold Hell - Brucerai all'inferno (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2020 Qui
Tema e genere: Thriller tedesco piuttosto inverosimile ma con una brava protagonista.
Trama: In Austria c'è una giovane tassista turca, scorbutica, sfiduciata e violenta, che si trova casualmente nel mirino di un curioso serial killer islamico. Siccome la polizia è più impegnata a cambiare pannoloni che ad indagare seriamente, lei decide di farsi giustizia da sola.
Recensione: Il regista austriaco Stefan Ruzowitzky è celebre per avere diretto Anatomy e Anatomy 2, due film dal taglio televisivo poco riusciti (e arrivati anche da noi in home video) che figurano tra i sui migliori titoli. Quindi c'era da aspettarselo che anche in questo caso sarebbe successo la stessa cosa, e infatti Cold hell (Die Hölle - Inferno), film dalle grosse potenzialità, purtroppo finisce per essere più simile a un tv movie Anni '90 (ovvero, in massima parte, noioso), penalizzato da una impostazione televisiva, priva di ritmo e vanificata (visto il tema) da una illogica forma di autocensura. La presenza di Tobias Moretti, ex Richard Moser (o commissario Rex) pur se a favore del film viene prontamente bilanciata (in negativo) dal ruolo di Violetta Schurawlow, attrice di talento, quindi non certo responsabile della parte designata da una sceneggiatura che proprio non funziona, riservandole un ruolo di fredda e inappropriatamente forzuta esperta di boxe.

venerdì 17 maggio 2019

Abel - Il figlio del vento (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/03/2018 Qui - Chi ama la natura, chi ama la vita selvaggia, chi ama posti incantevoli e paradisiaci dovrà prima o poi vedere questo film, ne rimarrà incantato. Giacché unendo in modo omogeneo incantevoli immagini della natura incontaminata e selvaggia delle montagne alle sequenze documentaristiche che seguono la sopravvivenza degli animali, specialmente delle aquile, si riesce a costruire una storia semplice ma visivamente molto potente e ricca di messaggi morali altamente condivisibili. Abel - Il figlio del vento (Wie Brüder im Wind) infatti, film del 2015 diretto da Gerardo Olivares e Otmar Penker, narra la storia di un bambino il quale vivendo in mezzo alla natura solo in essa riesce a trovare conforto per superare i traumi del passato (costituiti dalla perdita della madre e il distacco emotivo dal padre, cacciatore dai metodi bruschi). Un giorno, trovando il giovane aquilotto indifeso e in pericolo, decide di prendersene cura ma non solo, con l'aiuto indispensabile fornito dal guardaboschi riuscirà ad addestralo e ricollegarlo con il suo vero istinto selvaggio, restituendolo al suo habitat naturale. Quello stesso istinto un giorno richiama Abel a sé, separandolo dal ragazzo. Un ragazzo che troverà grazie al suo fedele amico la gioia di vivere. Non a caso il film, che di per se ha un'idea non delle più originali, anzi, abbastanza banale sia come svolgimento sia come vadano a finire le cose alla fine (con tanti bei sentimenti e con il lieto fine assicurato, anche se in verità quale stravolgimento può avere questi tipi di prodotti) ci fa capire che a volte basta un rapporto di amicizia basato sul reciproco rispetto dell'appartenenza e dei bisogni biologici a generare sentimenti positivi. In tal senso il film, che può ricordare il bel Il mio amico Nanuk e soprattutto il discreto L'ultimo lupo per vari aspetti, amicizia tra uomo e natura qui un aquila, conta molto sul far emozionare il pubblico (a tal proposito bella l'idea della storia dei due aquilotti che da rivali all'ultimo riescono a convivere e rispettarsi), e la cosa positiva è che in alcune scene lo fa bene (anche se non ottimamente).

martedì 19 marzo 2019

Lo straniero della valle oscura (2014)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2017 Qui - Lo straniero della valle oscura (Western, Austria, Germania, 2014): Insulso e prevedibile seppur affascinante è questo collage western con Sam Riley e Tobias Moretti. Insulso e prevedibile perché questo revenge movie (che offre non come si deve un collage di tutto il genere western, con personaggi che rappresentano e veicolano i cosiddetti cliché del genere) con il protagonista dal passato oscuro (che cerca vendetta per un fatto accaduto anni prima in un sperduto villaggio dove una famiglia autoritaria ha il controllo di tutto), anche grazie alla scena prima dei titoli che ci fa capire il sapore della storia, è un minestrone già visto. I paesaggi alpini sono indubbiamente affascinanti, arricchiscono il valore visivo della pellicola insieme ad una scenografia realistica e credibile (e una bella fotografia), ma quello che manca è una certa personalità nella regia che vada oltre l'omaggio ad un genere. Nulla si può imputare alla discreta prestazione degli attori, ma la storia e i suoi sviluppi sono fin troppo prevedibili e telefonati. Non basta certo una buona confezione per far rimanere nella memoria un film (deludente) di questo tipo. Voto: 5+