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lunedì 11 gennaio 2021

Migliori nemici (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/01/2021 Qui - Negli anni '70 nella Carolina del Nord, un'attivista per i diritti civili e un esponente del Ku Klux Klan formano un'inaspettata alleanza. L'America delle segregazioni razziali fa da sfondo ad una vicenda ispirata ad una storia vera. Senza grandi personalismi, ma con una ricostruzione ambientale e dello spirito dei tempi corretta, il regista (l'esordiente Robin Bissell) racconta una storia interessante in cui i personaggi cambiano le loro prospettive mentali. E' un film infatti che sottolinea la potenza del dialogo tra opposte fazioni. Convivenza dapprima forzata, influenzata dall'impenetrabilità dei blocchi opposti, ma che gradualmente, per curiosità o convenienza, si arriva ad una conoscenza reciproca. Certo non un tema mai visto, tutto girato in maniera convenzionale, ma comunque credibile. Bene i due protagonisti, anzi, il film è anche una buona occasione per la performance di un grande attore come Sam Rockwell, che tuttavia supera in bravura la coprotagonista (Taraji P. Henson, già vista ne Il diritto di contare, in un ruolo analogo a questo), meno bene i personaggi di contorno, poco caratterizzati, in particolare l'ideatore di questi incontri. Ma nel complesso, un racconto interessante e coinvolgente quanto basta per meritare attenzione. Una visione discretamente tratteggiata, capace di offrire spunti di riflessione ed emozioni ben definite. Voto: 6

mercoledì 29 maggio 2019

Knight of Cups (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/07/2018 Qui - Ho apprezzato, seppur non tantissimo, Terrence Malick nei suoi quattro film prima del suddetto, ma questo Knight of Cups, film del 2015 scritto e diretto dal regista statunitense, l'ho trovato molto difficile da portare a termine. Egli punta sempre in alto, e il più delle volte ci riesce bene e con discreti risultati, ma stavolta gli è sfuggita di mano la situazione. La linea è quella di The Tree of Life e To the Wonder, ma portata all'estremo in una sfida allo spettatore in cui la bellezza di certe immagini della natura solo a tratti compensa la fatica di aderire a un percorso esistenziale enigmatico, dove la voice over commenta ma non chiarisce. Se infatti in To the Wonder, il viaggio tormentato nei meandri della psiche del protagonista Ben Affleck, risultava tutto sommato efficace e abbastanza convincente, qui finisce per essere una stancante sequela di sequenze quasi tutte uguali in cui l'originalità e il fascino del mistero delle pellicole di Malick lasciano spazio ad una spiacevole sensazione di noia e di già visto/percepito. Se infatti in The Tree of Life, la ricostruzione di una vicenda umana si incastrava alla perfezione con quel flusso stordente visivo capace di evocare il conflitto tra umanesimo e spiritualità, qui questo raccordo appare molto più sfilacciato, talvolta pretestuoso, e la voce over ostentata e solenne che predica lungo tutto il film crea un maggiore distacco verso l'immagine che non una riflessione di completamento. Tanto che, peggio che in altre occasioni, la parte più difficile diventa tentare di estrapolare una trama comprensibile ai più. Nel film difatti, si susseguono confusamente le relazioni più o meno durature del protagonista, i personaggi entrano ed escono dalla scena secondo una logica non sempre comprensibile e di tanto in tanto il flusso di parole e immagini è illuminato sì da momenti di sfolgorante bellezza, ma di cui si fa fatica a capirne il senso. Tra la sinossi del film e il suo effettivo risultato c'è infatti una discrepanza enorme, perché impegnato com'è a raccontarci ancora una volta di un maschio bianco in crisi esistenziale che cerca la terra promessa nelle proprie amanti senza trovare risposta, Malick conversa più con se stesso che con lo spettatore.

domenica 17 marzo 2019

Il drago invisibile (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/07/2017 Qui - Una genuina favola ambientalista sull'importanza del rispetto della natura e allo stesso tempo un delicato racconto di formazione e crescita che riflette sul delicato passaggio da infanzia a adolescenza (e quindi età adulta) e sul potere consolatorio della fantasia è Il drago invisibile (Pete's Dragon), film del 2016 diretto da David Lowery. Il film infatti, remake del film Elliott il drago invisibile del 1977, che vedeva una commistione di attori in carne e ossa e disegni animati (non proprio il massimo, di cui ricordo davvero poco, anche se per i mezzi di allora, sarebbe stato impossibile fare un bel drago al computer), è prima di tutto un film che parla di natura incontaminata e selvaggia, di istinti e libertà primordiale, di spazi aperti e di aria pulita come solo nelle immense foreste conifere del Nord America è possibile trovare. Parla anche di fantasia, di immaginazione, di amore verso gli animali, di sogno e realtà. In ogni caso la storia che racconta, è una storia praticamente completamente nuova, anche se entrambe le pellicole sono basate su un breve racconto di S. S. Field e Seton I. Miller, una storia certamente indirizzata ad un pubblico che pur non uscendo da un ramo di prevedibilità generale riesce nel suo scopo primario. Dato che questo è un film per famiglie, che non punta a sovvertire i canoni della storia tradizionale, ma che proponendo una fiaba, una bella fiaba, trovi il modo di entusiasmare lo spettatore, e a questo scopo funziona perfettamente, poiché non annoia ed è ben fatto.

martedì 5 marzo 2019

Seduzione Fatale (2016)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2017 Qui - SEDUZIONE FATALE (Thriller Usa 2016): Come potete dedurre non ho mica visto questo film per la trama, d'altronde basta leggere il titolo per capire tutto, e vedendo la storia di una donna che durante la sua festa d'addio al nubilato che cede alle avance di un barista Patrick che ovviamente comincerà a perseguitarla per averla tutta per sé, la conferma c'è stata, prevedibile, scontato, per niente originale e per niente intrigante. Questo perché nonostante la presenza della bella Jaimie Alexander per lui e di Wes Bentley (AHS) per lei (più il fidanzato palestrato Cam Gigandet), i dialoghi (assurdi), le situazioni (grottesche) e il doppiaggio (forzato e scialbo) hanno affossato un film così brutto che mi veniva voglia di cestinarlo immediatamente. Invece ho continuato e ho perso solo tempo, perché davvero non c'è niente per cui valga la pena vederlo, musica zero, tensione ed empatia zero, risultato pessimo anche grazie ad un finale che fa solo ridere. Voto: 3

giovedì 7 febbraio 2019

We Are Your Friends (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/11/2016 Qui - We Are Your Friends, film del 2015 diretto dall'esordiente Max Joseph, è una vivace commedia musicale e generazionale. Un film che di film appare ben poco, dato che l'impressione è che si tratti di un videoclip abbastanza lungo, con scritte giganti iniziali, una base musicale adeguata e tanti bei personaggi (e belle ragazze), ma nonostante sembri tuttavia un'operazione ovviamente commerciale (per aiutare Zac Efron a riottenere il successo, dopo tentativi falliti tra cui Quel momento imbarazzante e per lanciare una delle modelle più sexy di sempre Emily Ratajkowski), andata comunque male visto il botteghino, il film proprio grazie a questo e a parecchie scene gustose è un discreto corto circuito (dove dentro navigano stilemi, generi e contenuti di ogni tipo, centrifugati in modo incontrollato) che non manca di incuriosire, anche se senza equilibrio e senza una direzione precisa, tante cose e nessuna, un esempio di cinema commerciale americano indecifrabile, caotico e contraddittorio. Questo perché a parte alcuni originali e interessanti stratagemmi non offre nulla di nuovo al panorama cinematografico e musicale, ma soprattutto la trama è davvero banale, in più per il semplice fatto che non mi sono mai interessato e non mi entusiasma troppo il mondo delle discoteche o la musica dei DJ, il tutto mi sembrava inutile. Invece anche se a molti non è piaciuto e io mai mi sarei aspettato che potesse piacermi un film come questo, ho adorato quasi tutto del film. Perché We Are Your Friends non è solo discoteche e Dj, è molto di più. La musica e gli eventi sono infatti solo il pretesto per raccontare i personaggi, dei ragazzi disagiati e di ceto basso che nella Los Angeles (North Hollywood, San Fernando Valley) delle belle apparenze cercano di emergere, di lavorare e di costruirsi una vita, però purtroppo non sempre questo li porterà a intraprendere strade totalmente lecite. Come detto in precedenza la trama del film è banalissima, è la solita storia di un gruppo di ragazzi che hanno deciso di non studiare per affidarsi al difficile mondo della musica e cercare di trovare dei guadagni facili (già vista ma in ogni caso diversa e fresca). Tra questi c'è Cole Carter (interpretato da un Zac Efron in grande spolvero), aspirante DJ che incontra per caso un famoso artista e attraverso di lui cercherà di sfondare nel mondo della musica, purtroppo però la conoscenza con la fidanzata/collaboratrice della star lo porterà a fare delle scelte molto difficili e rischiose, sarà difatti costretto a dover scegliere tra l'amore, la lealtà e il futuro a cui è destinato.