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giovedì 30 giugno 2022

An American Pickle (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2022 Qui - Sfigato trentenne creatore di App deve fare i conti con il proprio antenato, un immigrato ebreo che si è conservato intatto per 100 anni dopo essere caduto in una vasca di salamoia. Commedia sull'importanza dei legami familiari non del tutto riuscita nonostante la simpatia di Seth Rogen in un doppio ruolo: il preambolo è grazioso e la modalità del viaggio nel tempo curiosa, ma quel che segue è uno scambio di dispetti e ripicche tra bisnonno e pronipote insensato ma non abbastanza folle per essere davvero divertente, anche se talvolta si sorride per le trovate commerciali del primo. Ma alla fine il primo film originale distribuito da HBO Max, vedere si fa vedere (valido dal punto di vista dell'intrattenimento) e lo si apprezza abbastanza. Voto: 5,5

sabato 20 novembre 2021

Pieces of a Woman (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2021 Qui - Disgregazione di una coppia in seguito ad un drammatico parto che si conclude con la morte della neonata. Film che privilegia il doloroso punto di vista di una giovane madre interpretata con grande intensità da Vanessa Kirby (vincitrice della Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile a Venezia e candidata all'Oscar nella medesima categoria). Non meno rilevante la prova di Shia LaBeouf (nuovamente di livello la sua performance, soprattutto dopo Honey Boy, non tanto gli altri) nella parte di un marito incapace di comprendere fino in fondo l'emotività della compagna e quella (breve ma incisiva) della grande Ellen Burstyn. Le prove degli attori compensano qualche incertezza della sceneggiatura che passa dal dramma intimista a quello processuale forse in modo troppo schematico. Si poteva decisamente approfondire tutto meglio, senza concentrarsi su piani sequenza complicatissimi e simbolismi banali (i semini di mela). Resta nella mente il bellissimo piano sequenza iniziale, condito da un pathos eccellente che rende il tutto molto interessante. C'è anche l'indubbia capacità registica (dell'ungherese Kornél Mundruczó, al suo primo film in lingua inglese) di rendere appieno il calvario umano e psicologico di una donna "in pezzi", ma va anche detto che la storia e tutto ciò che le ruota attorno sono state viste moltissime volte. Bello, ma non affatto bellissimo. Voto: 6

martedì 25 giugno 2019

La vedova Winchester (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2019 Qui - Un'altra casa, proprio come in Madre! di Darren Aronofsky, diventa l'oggetto del mistero per La vedova Winchester, ghost story dove questa diventa contenitore fisico di un racconto a metà tra il realistico (parecchio realistico e reale) e il paranormale. Le due dimensioni però si sfiorano, senza mai veramente toccarsi, nell'impianto pressoché (quasi) perfetto del film orchestrato con maestria da Michael e Peter Spierig (i due fratelli australiani reduci dal sufficiente Saw Legacy e dal quel piccolo gioiellino che sarà sempre Predestination), a cui poi spetta le benedizione di una protagonista sempre eccezionale che risponde al nome di Helen Mirren. È proprio la grande attrice inglese a prestare il volto alla misteriosa vedova Winchester, solita passeggiare con abiti e veli neri, costantemente addobbata a lutto. Generalmente più avvezza a lungometraggi d'autore o comunque impegnati, l'attrice premio Oscar per The Queen permette alla storia di risultare credibile. Infatti la sua interpretazione misurata, intensa, si incastra perfettamente in un contesto che fa della tradizione il centro di tutto. Non parliamo infatti di un horror classico a tutti gli effetti, ma di una storia che ha radici profonde nella cultura americana e non solo. Da secoli l'uomo percepisce e racconta di presenze sovrannaturali attorno a lui, misteri che mai nessuno è riuscito a spiegare e a dimostrare scientificamente, motivo per cui ogni leggenda legata ai fantasmi conserva ancora oggi un'aura di mistero e fascino. I fratelli Spierig sono partiti proprio dalla più classica tradizione per creare un film ricco di tensione, paura e oscurità, calcando certo un po' la mano e la fantasia per rendere il tutto più avvincente. Un prodotto certamente appassionante, girato con piglio deciso e carattere, pur appigliandosi talvolta ai punti di riferimento più naturali del genere, si pensa agli immancabili Jumpscare e ad altre meccaniche narrative proprie dell'horror che non vi dico. Ogni salto dalla poltrona però è pensato con intelligenza, nulla è gratuito, i registi (anche sceneggiatori) preparano con cura il terreno di ogni sorpresa, confezionando un lavoro di buona fattura.

domenica 14 aprile 2019

The Dressmaker: Il diavolo è tornato (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/12/2017 Qui - Film dalla trama piuttosto originale con diversi momenti a cavallo tra il grottesco e un leggero dramma strappalacrime è The Dressmaker: Il diavolo è tornato (The Dressmaker), film del 2015 scritto e diretto da Jocelyn Moorhouse e basato sull'omonimo romanzo di Rosalie Ham. Il film infatti racconta di Tilly (Kate Winslet), una donna decisamente bella, di talento (soprattutto nell'alta moda) e dal grande gusto che, gravata dal senso di colpa, non solo ritorna nella città natale per far visita alla madre Molly (Judy Davis), affetta da demenza, ma anche per vendicarsi di chi l'ha allontanata quando era ancora una bambina. E quindi armata di ago e tessuto, inizia a trasformare e a liberare le sue concittadine (tra cui Sarah Snook, insieme alla Winslet in Steve Jobs), anche grazie alla scoperta della verità, in cui vengono alla luce i vizi (e i segreti rimasti sino allora sepolti sotto l'ipocrisia) degli abitanti (cattivi tranne uno, Teddy alias Liam Hemsworth, non incisivo il suo apporto, anche se in linea come in Cut Bank: Crimine chiama crimine e Independence Day: Rigenerazione) di questo paesino australiano, ottenendo così una dolce vendetta nei confronti di chi le ha fatto del male. È difficile inserire The Dressmaker: Il diavolo è tornato in un determinato genere cinematografico, se infatti inizia come una sorta di revenge-western, in cui al posto delle pistole ci sono i costumi e la macchina da cucire Singer con cui Tilly arriva in paese, poi si prosegue nei toni della black comedy fino a sconfinare nel romantico e nel melodramma. Un miscuglio di generi che in alcuni casi è piacevole, ma che in altri pare troppo scontato e stona con la storia. Una storia che presenta il suo punto più debole probabilmente in una sceneggiatura non all'altezza e che non riesce a sfruttare appieno le numerose ed evidenti possibilità rappresentate dall'argomento.

lunedì 18 marzo 2019

Steve Jobs (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/07/2017 Qui - Sarò forse uno dei pochi a pensarla così, ma reputo Jobs, film del 2013, diretto da Joshua Michael Stern e con protagonista Ashton Kutcher, un film migliore e più interessante nonché coinvolgente (soprattutto nella narrazione) di questo secondo film biografico su Steve Jobs, perché Steve Jobs, film del 2015 diretto e co-prodotto da Danny Boyle con protagonista Michael Fassbender, nonostante l'originalità della messa in scena e della sceneggiatura non mi ha coinvolto e convinto del tutto. Messa in scena infatti troppo teatrale, dialoghi esasperati e pieni di humor e battute intelligenti, rendono certamente il film parecchio gradevole, ma ciò non lascia il segno. Poiché questo atipico e frammentato biopic, che concentra tutta l'attenzione su tre snodi fondamentali (revisionati come fossero "in diretta", in tempo reale) della vita/carriera di Steve Jobs, non mi ha per niente appassionato. "Steve Jobs" difatti (che ricostruisce il suo burrascoso passato personale e professionale soltanto attraverso i brevi flashback e gli infiniti dialoghi) ci porta nei backstage pochi minuti prima dei lanci dei tre prodotti più significativi della carriera di Jobs, il Macintosh nel 1984, il NeXTcube nel 1988, l'iMac nel 1998, e per tre volte compaiono, in questi minuti, ostacoli e difficoltà, sotto forma delle persone più importanti della sua vita, con le quali Jobs intrattiene intense discussioni, a volte più "accese" e a volte più "temperate", comunque mai banali seppur estenuanti, soprattutto per lo spettatore, specie se non abituato al "teatro". Dato che quest'opera, che appunto non è il classico e prevedibile biopic come si potrebbe pensare, che lascia più spazio alla sceneggiatura che alla regia, che punta troppo (e non benissimo come altri) sui dialoghi (tutti d'un fiato ma senza colpi di scena), tanto che ne risente tutto il ritmo del film, è quasi in tutto e per tutto una deludente opera teatrale.

giovedì 31 gennaio 2019

Predestination (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/10/2016 Qui - I viaggi nel tempo hanno costituito, soprattutto dagli anni '80, un presupposto stimolante e intelligente per sviluppare una serie di pellicole che, da Ritorno al futuro in avanti, sono divenuti un vero e proprio genere nel genere. Predestination, opera dei due fratelli registi Spierig, segue questo filone e ha una trama la cui vicenda ufficiale forse la dirò tra poco. La sua 'vera' storia tuttavia è un ingarbugliato via vai temporale che non può proprio essere raccontato, se non si vuole svelare il nodo cruciale della vicenda, bruciando lo stesso film e devastandone la visione. Diciamo che, mettiamo il caso sognate di poter viaggiare nel tempo, sognate il più grande paradosso temporale possibile e troverete questo film. Posso solo dire perciò che tutta la complessa (e pure molto macchinosa vicenda) si basa sull'enigma principe che affligge l'uomo allorquando egli si interroghi sulle incognite inerenti la nascita della vita sulla Terra: ovvero 'è nato prima l'uovo o la gallina?'. Comunque per chiarezza, questo  thriller fantascientifico del 2014, adattamento cinematografico del racconto Tutti voi zombie (...All You Zombies...) del 1959 di Robert A. Heinlein, parla di un viaggiatore del tempo che si sposta freneticamente da un anno all'altro per dare la caccia a un attentatore dinamitardo che sconvolge gli Stati Uniti. Il suo viaggiare però lo porta a incrociare persone e storie che lentamente dispiegano il loro significato, in un quadro surreale denso di incognite temporali che minerà le sue residue certezze sul significato da attribuire al tempo ed alla sua stessa identità. Come detto in precedenza Predestination è un film con una trama all'apparenza complessa, ma che grazie ad un'ottima regia riesce a farsi capire alla perfezione e ad apparire allo stesso tempo prevedibile ed improbabile, rischiando anzi di cadere nel banale, salvo poi stupirci poi effettivamente con tutta una serie di avvenimenti che è davvero pressoché impossibile indovinare dall'inizio, scoprendo nel finale altarini che per un'osservatore attento erano visibili fin da subito, ma che alla fine rendono rocambolesco ed eccessivamente convulso il via vai temporale.

sabato 29 dicembre 2018

Oscure presenze: Jessabelle (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/05/2016 Qui - Oscure presenze (Jessabelle) è un raccapricciante, avvincente horror/thriller prodotto dagli Stati Uniti nel 2014 diretto da Kevin Greutert (uno dei registi di Saw). Per cominciare si tratta di un film ben congegnato e diretto che preferisce puntare tutto nel costruire una solida storia con gli elementi chiave del genere, il mistero e la suspense. Entrambi sono presenti e lo rendono un prodotto decisamente apprezzabile. La storia, ci propone di seguire le vicende di Jessabelle (Sarah Snook), una giovane ragazza americana, che dopo un terribile incidente d'auto che l'ha ridotta in sedia a rotelle e che ha ucciso il suo fidanzato, bisognosa di assistenza, torna nella casa natale in Louisiana, dove vive il padre vedovo. Poco alla volta verrà in possesso di alcune VHS che la madre defunta registrò prima della nascita della bambina e le destinò alla stessa non appena avrebbe raggiunto la maggiore età. Ma nei messaggi registrati si nasconde un presagio inquietante: la ragazza è perseguitata da uno spirito, che vuole rivendicare la propria morte. E Jessabelle avverte da subito questa entità negativa che la perseguita ma non sapendo come affrontarla e non potendo andarsene, cerca di scoprirne di più seguendo i segni che lo spirito le recapita. Ma gli eventi prenderanno una svolta ancora più drammatica quando il padre resta vittima di un incidente mortale nel tentativo di distruggere le VHS in questione. Jessie, a tal punto, col solo aiuto di un ex compagno di liceo cerca di far luce sul vero significato dei messaggi registrati dalla madre e sull'entità che la perseguita. Scoprirà che è  vittima di un maleficio voodoo che lei non è in grado di spezzare e che dovrà essere sacrificata affinché la vera Jessabelle possa tornare in vita. Secondo me questo film è ampliamento riuscito, film di genere capace di svolgere, con buon mestiere e sapiente montaggio, una storia che in molti momenti però sa di già visto. Temi come le case abitate da inquietanti presenze, la possessione, il found footage, la donna sola in casa impossibilitata a muoversi. Ma la buona capacità di racconto mostrata dagli autori, una giusta dose di scene spaventose, una location inquietante e la presenza della religione vudu creano un giusto mix di horror che convince fino al buon (ma non imprevedibile) finale.

venerdì 26 ottobre 2018

These Final Hours (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/12/2015 Qui -  These Final Hours è un road movie (del 2013) apocalittico atipico, non precipita nel solito film catastrofico, fra palazzi barcollanti, fenomenali tsunami o insistiti tremori, l'immane catastrofe resta sullo sfondo, lasciando spazio all'umanità di un ragazzo che con l'approssimarsi della fine, abbandona l'idea di morire festeggiando e tenta di realizzare l'ultimo desiderio di una sfortunata bambina, salvata da un destino infausto. L'impatto di un asteroide sul versante nord dell'Oceano Atlantico sta cancellando la Terra, continente dopo continente. A Perth, Australia, la fine è prevista entro dodici ore: per l'ultima volta, James fa l'amore con Zoe per poi mettersi in macchina verso la festa che metterà fine a tutte le feste (organizzata dal fratello della sua ragazza Vicky, una Festa dove far sesso continuamente, giocare ad uccidersi, sballarsi, vivere al massimo le ultime ore). James scappa, non tanto dall'apocalisse, ma dalla immoralità e dalla decadenza umana. Sarà l'incontro, lungo il tragitto, con una piccola bambina (Rose), che salva dalle grinfie di due pedofili, desiderosa soltanto di raggiungere il suo papà prima della fine di ogni cosa, a cambiarlo. Il semplice gesto e il legame che si crea tra i due porterà James su un percorso di redenzione, che cambierà radicalmente il valore delle sue ultime ore e lo riporterà al punto di partenza, costringendolo ad affrontare il suo passato, sostituendo un amplesso automatico con il romanticismo di un abbraccio. E così, mentre Zoe troverà forse in James quella figura paterna che in quel momento gli manca, lo stesso James in sole 10 ore diventerà probabilmente un altro uomo.