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mercoledì 26 giugno 2019

Insidious - L'ultima chiave (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2019 Qui - Insidious - L'ultima chiave (Horror, Usa 2018): Dopo un terzo capitolo prequel assolutamente non all'altezza (almeno personalmente parlando, qui), questo quarto (e in teoria ultimo) capitolo del franchise Insidious (il secondo senza James Wan alla regia, che cronologicamente rappresenta il secondo capitolo della serie, precedente agli avvenimenti dei primi due film) ha qualche guizzo interessante, pur affogando nella mediocrità in cui cadono vittima tutti gli horror degli ultimi anni. Continuano quindi le avventure della sensitiva Elise (Lin Shaye), in eventi antecedenti al primo Insidious per ovvi motivi di trama. In questo capitolo lei (un personaggio che ho comunque odiato dal primo momento) e la sua squadra personale di "acchiappafantasmi" dovranno tornare nella dimora d'infanzia di lei, infestata da uno spirito maligno che turba le notti dei nuovi inquilini. Nulla di nuovo sotto il sole e nell'Altrove. Solite regole, soliti cliché standard della narrativa horror e poco più. L'abbandono di Wan, dopo che ha firmato la regia dei primi due capitoli, da molti non vista come la vera forza del franchise, dimostra proprio l'opposto: senza un regista talentuoso (Adam Robitel proprio sembrerebbe non esserlo), Insidious ormai è alla mercé di Leigh Whannell, creatore e sceneggiatore di tutta la saga, che testa e sperimenta nuovi modi per allargare ipotetiche potenzialità ormai sfruttate in tutti i modi possibili. Insidious - L'ultima chiave è quindi un distributore di climax senza sorprese, che eroga dosati e oscuri Jumpscare in momenti perlopiù prevedibili. Certo, il film si lascia guardare con un minimo di gusto, grazie a una sceneggiatura che cerca (seppur forzatamente) di ricollegarsi al primo capitolo e a un pizzico di sana autoironia, utile nel compiacere il pubblico pagante. A questi due aspetti si aggiunge un reminiscente evento retroattivo che approfondisce il legame di Elise con l'oscuro, a supporto tanto della storia quanto dell'evoluzione della stessa protagonista. Va un po' meglio, invece, se guardiamo alla sola creatura demoniaca di turno: questa ha un background e un design interessante, ed è l'unico elemento che giustifichi la continua evoluzione de l'Altrove, le cui potenzialità, film dopo film, appaiono da un lato notevoli, ma dall'altro palesano evidenti limiti narrativi, che intralciano soventemente la concretezza finale dell'opera. A discapito quindi della qualità, questo capitolo di Insidious (non proprio migliore del terzo) cerca di compiacere gli appassionati del genere. Ai fan della saga viene fornito un finale utile a rileggere gli altri capitoli da un punto di vista nuovo, certo non necessario, ma comunque utile per continuare con altri film in futuro. Nonostante questi buoni presupposti, purtroppo il film si limita a fare il compitino: è un film godibile, più thriller che horror, ma privo di qualsiasi acuto. Voto: 5

martedì 25 giugno 2019

La vedova Winchester (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2019 Qui - Un'altra casa, proprio come in Madre! di Darren Aronofsky, diventa l'oggetto del mistero per La vedova Winchester, ghost story dove questa diventa contenitore fisico di un racconto a metà tra il realistico (parecchio realistico e reale) e il paranormale. Le due dimensioni però si sfiorano, senza mai veramente toccarsi, nell'impianto pressoché (quasi) perfetto del film orchestrato con maestria da Michael e Peter Spierig (i due fratelli australiani reduci dal sufficiente Saw Legacy e dal quel piccolo gioiellino che sarà sempre Predestination), a cui poi spetta le benedizione di una protagonista sempre eccezionale che risponde al nome di Helen Mirren. È proprio la grande attrice inglese a prestare il volto alla misteriosa vedova Winchester, solita passeggiare con abiti e veli neri, costantemente addobbata a lutto. Generalmente più avvezza a lungometraggi d'autore o comunque impegnati, l'attrice premio Oscar per The Queen permette alla storia di risultare credibile. Infatti la sua interpretazione misurata, intensa, si incastra perfettamente in un contesto che fa della tradizione il centro di tutto. Non parliamo infatti di un horror classico a tutti gli effetti, ma di una storia che ha radici profonde nella cultura americana e non solo. Da secoli l'uomo percepisce e racconta di presenze sovrannaturali attorno a lui, misteri che mai nessuno è riuscito a spiegare e a dimostrare scientificamente, motivo per cui ogni leggenda legata ai fantasmi conserva ancora oggi un'aura di mistero e fascino. I fratelli Spierig sono partiti proprio dalla più classica tradizione per creare un film ricco di tensione, paura e oscurità, calcando certo un po' la mano e la fantasia per rendere il tutto più avvincente. Un prodotto certamente appassionante, girato con piglio deciso e carattere, pur appigliandosi talvolta ai punti di riferimento più naturali del genere, si pensa agli immancabili Jumpscare e ad altre meccaniche narrative proprie dell'horror che non vi dico. Ogni salto dalla poltrona però è pensato con intelligenza, nulla è gratuito, i registi (anche sceneggiatori) preparano con cura il terreno di ogni sorpresa, confezionando un lavoro di buona fattura.