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lunedì 4 gennaio 2021

Black Christmas (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/01/2021 Qui - Del film di Bob Clark del 1974 (considerato uno dei capolavori del genere horror ed il "capostipite" del sottogenere slasher) ha solo il nome, tecnicamente è decente e comunque fa il suo sporco mestiere, intrattenendo. Slasher senz'altro femminista (metafora riuscita così così), con qualche elemento sovrannaturale ed un minimo, ma proprio un minimo, di tensione. Non male il primo omicidio, che fa una sorta di angelo nella neve. Cast discreto (c'è pure Imogen Poots), con un Cary Elwes redivivo che fa il cattivo. Lo definirei quindi un film un po' sottovalutato e furbastro a richiamare il film del '74, e più o meno sullo stesso piano del precedente remake. Già, il "Black Christmas" del 2006 diretto da Glenn Morgan interpretato da Mary Elizabeth Winstead non era proprio memorabile (già di per sé era un remake, dopotutto). Il film è bruttino ma almeno è diverso rispetto ad altri del genere. Voto: 5,5

martedì 30 luglio 2019

Dark Night (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2019 Qui
Tema e genere: Film drammatico liberamente ispirato ad un tragico fatto di cronaca avvenuto in America, in Colorado, nel 2012.
Trama: Un paesaggio di periferia fa da inevitabile testimone agli eventi che culminano in un massacro in un cineplex. Nel corso di una sola giornata, dal sorgere del sole fino a mezzanotte, sei sconosciuti (tra cui il cecchino) condividono il loro incubo americano.
Recensione: Prende spunto dalla strage di Aurora, costata la vita a dodici persone che stavano assistendo alla prima de Il cavaliere oscuro - Il ritorno (2012), per mettere in scena una nuova tragedia all'indomani della precedente. Il regista e sceneggiatore Tim Sutton tenta di dar vita a un'opera "totale" nel suo freddo minimalismo, finisce però per cadere in un autocompiacimento fastidioso in cui la storia e i dialoghi sono pressoché inesistenti. Dark Night è infatti un continuo alternarsi delle quotidianità pre-massacro di alcune delle potenziali vittime e dell'attentatore, che vorrebbe sfruttare la forza delle immagini (fotograficamente ispirate ma vuote di contenuto) per riflettere sulle contraddizioni dell'America moderna, dall'ossessione per i videogiochi e i selfie al fanatismo per le armi da fuoco, ma il tentativo è al grado zero di emozione ed empatia e non raggiunge il pubblico, quello che avrebbe dovuto condurre a spunti di riflessione. Gli ottanta minuti di visione risultano così un esercizio di stile che pecca di superbia e annulla il significato. Sutton insomma "gioca col fuoco" e si prende qualche rischio, e il risultato finale forse non vale poi così tanto la pena. Dark Night è infatti una sorta di non-film, un vezzo autoriale che pecca di superbia dimenticandosi proprio del pubblico stesso a cui è rivolto, un docu-film pregno di compiacimento in cui lo stile iperrealista delle immagini diventa l'unico tratto distintivo degli ottanta minuti di visione. Dark Night paga soprattutto un montaggio che passa senza continuità logica da una figura all'altra, dimenticandosi di costruire un background atto a identificare le varie personalità coinvolte: se da un lato questo serve a imprimere una sorta di aura universale in cui identificare gran parte dell'adolescenza contemporanea, dall'altro nega qualsiasi coinvolgimento empatico ed emotivo, lasciando una sensazione di statica freddezza che accompagna anche le fasi finali del racconto, con l'attuazione della violenza lasciata all'immaginazione dello spettatore alla comparsa di uno schermo nero seguito dalle riprese di un cielo terso dal sapore apocalittico. E non è ciò o l'assenza di un climax significativo a rendere Dark Night indigeribile, è proprio l'irreperibilità di qualsivoglia spunto seducente a dargli forma aliena per il cinema stesso. Molto buone fotografia e musiche, ma questi momenti "rubati" e accorpati tra loro senza alcun disegno preciso non comprendo come possano suscitare il minimo interesse.