Visualizzazione post con etichetta Milo Ventimiglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Milo Ventimiglia. Mostra tutti i post

martedì 18 febbraio 2020

Ricomincio da me (2018)

Titolo Originale: Second Act
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Commedia, Romantico
Produttore: Jennifer Lopez, Elaine Goldsmith-Thomas, Justin Zackham, Benny Medina
Regia: Peter Segal
Sceneggiatura: Justin Zackham, Elaine Goldsmith-Thomas
Cast: Jennifer Lopez, Vanessa Hudgens, Leah Remini, Annaleigh Ashford, Dan Bucatinsky
Freddie Stroma, Milo Ventimiglia, Treat Williams, Larry Miller
Charlyne Yi, Dave Foley, Alan Aisenberg
Durata: 100 minuti

Jennifer Lopez e Vanessa Hudgens in una commedia sulla voglia di riscatto.
Una quarantenne insoddisfatta ottiene il lavoro dei suoi sogni ma deve fare i conti con il proprio passato.

mercoledì 29 gennaio 2020

Creed II (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/01/2020 Qui
Tema e genere: Sequel del film del 2015 Creed - Nato per combattere, ed ennesimo spin-off della saga di Rocky Balboa. Un dramma sportivo che riprende alcuni personaggi e vicende di Rocky IV (1985).
Trama: Adonis Creed, appena diventato campione dei pesi massimi, viene sfidato da Viktor Drago, il figlio dell'uomo che uccise suo padre sul ring.
Recensione: Questo sequel non aggiunge davvero nulla di nuovo a quanto ci è stato fin qui raccontato dell'universo espanso di Rocky. Il film di Steven Caple Jr. ribadisce, cita, ripete, arrivando anche a momenti in cui la rivisitazione del modello originale del 1985 è talmente derivativa da risultare grottesca. Creed II tuttavia è anche un film commovente e potente. Un film che si prende i suoi tempi con intelligenza, che sa creare una tensione narrativa accattivante ed empatica, e che riesce persino a commuovere in certi frangenti grazie ad una interpretazione più che discreta dei suoi attori. Micheal B. Jordan torna nei panni di Adonis sempre più in conflitto nel decidere quale strada percorrere, cercando di allontanarsi sempre di più dall'ombra e dal retaggio del padre da cui si sente inghiottito. Tessa Thompson interpreta nuovamente il personaggio di Bianca, che cerca di conciliare la sua vita da musicista emergente con quello che prova per Adonis tentando di dargli tutto il supporto possibile. Oltre a Sylvester Stallone che riprende il ruolo di Rocky Balboa e torna in veste di produttore, rivediamo anche Dolph Lundgren (c'è anche un piccolo cameo di Brigitte Nielsen) nel suo storico personaggio di Ivan Drago, rancoroso, segnato dagli anni e dalla vita dopo la ingloriosa sconfitta con Balboa. Interessante il personaggio di Viktor Drago interpretato dal pugile Florian Munteanu, cresciuto con l'odio del padre e con un grande desiderio di approvazione e di affetto. Se il (sorprendente) primo film di Ryan Coogler (qui solo produttore, nel frattempo ha firmato il deludente Black Panther) raccontava soprattutto l'inseguimento della figura paterna da parte dei figli, in questo secondo capitolo il tema diventa il superamento di questa eredità, anzi, l'assunzione stessa del ruolo paterno, dal momento che Adonis qui di fatto diventa padre. Così non deve sorprendere che il serrato match finale sembri quasi tingersi di contorni psicoanalitici, con la vittoria che diventa una questione privata anziché sportiva. Adonis e Viktor sono molto simili, entrambi chiamati di fatto non più a eguagliare i fantasmi paterni, ma a riscattarli.

venerdì 18 gennaio 2019

Joker: Wild Card (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/08/2016 Qui - Joker: Wild Card (2015) è un remake, che in questi periodi va tanto di moda, del film Black Jack del 1986 con Burt Reynolds. A loro volta son tratti dal romanzo Heat di Goldman (vincitore di due premi Oscar, migliore sceneggiatura originale nel 1970 per il film Butch Cassidy e nel 1977 l'Oscar alla migliore sceneggiatura non originale per il film Tutti gli uomini del presidente) del 1985, anche se in questo caso scrive anche la sceneggiatura del film. Un film diretto da Simon West, che diresse il mitico Con Air del 1997 con Nicolas Cage in forma smagliante (la sua carriera da regista di film cominciò proprio da lì) e regista anche di Lara Croft: Tomb Raider (il primo tratto dal famosissimo videogioco), Chiamata da uno sconosciuto, Professione assassino e I mercenari 2, entrambi con protagonista Jason Statham (lo stesso di questa pellicola) e Stolen di nuovo con Cage. Ma tornando al film in questione Joker: Wild card racconta di Nick Wild, compulsivo giocatore d'azzardo, che si guadagna da vivere fornendo protezione come accompagnatore, proteggendo ricchi scommettitori che cercano fortuna a Las Vegas. E' anche un po' un tutto fare: li protegge, li aiuta a far la figura dei duri per conquistare le donne e li guida alla scoperta della città che lui sogna prima o poi di lasciare. Il suo lavoro però prende una piega differente, trasformandosi in guerra personale, quando Holly, una sua vecchia compagna, viene brutalmente violentata e picchiata da un mafioso principe dell'azzardo e dai suoi scagnozzi. Inizierà così una pericolosa vendetta. Joker: Wild card, con tutte le sue migliori intenzioni è però un film a fasi alterne, a volte ci regala momenti di pura azione avvincenti, a volte casca davvero malamente nel ridicolo. Il punto debole è anche qui, come tanti altri (sceneggiatori) che credono che bastino poche inquadrature per trasmettere al pubblico il "vissuto" di un personaggio che vogliono trasporre da un libro appunto in immagini (dimenticando quasi sempre che al cinema lo spettatore deve essere condotto per mano con vari flash-back, non può essere abbandonato a se stesso cercando di inquadrare la storia e il retroterra che ne consegue senza nessun aiuto) nella sceneggiatura che fa acqua davvero spesso, e i dialoghi sono talvolta imbarazzanti e superficiali. Un film infatti non è un libro dove una pagina si può rileggere, dove si può anche tornare qualche capitolo indietro, un film deve trasmettere alla perfezione e immediatamente allo spettatore il suo significato se vuole che la visione sia piacevole. Nel caso di questo film dove sono le tensioni che travolgono il povero Nick Wild? Solo nel finale ne scopriamo alcune, chi tipo di persona è Nick Wild? anche in questo caso tocca a noi immaginarlo. Il film perciò non riesce ad impressionare, vi è una chiara volontà del regista di creare un'atmosfera malinconica e decadente (la musica Blue Christmas di Elvis Presley è perfetta) ma purtroppo ne riesce una 'cozzaglia' condita dallo stile trash dei picchia-duro non coerente ne spiazzante.

giovedì 10 gennaio 2019

Kiss of the Damned (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/07/2016 Qui - Kiss of the Damned, opera prima della figlia del più noto John Cassavetes. E racconta di un amore morboso e quasi ossessivo di Djuna (Joséphine de La Baume), affascinante vampira, che dopo essersi ritirata a vivere nel Connecticut, conosce lo sceneggiatore Paul (Milo Ventimiglia). Nonostante Djuna voglia tenerlo lontano dal suo destino di dannazione eterna, i due si innamorano e vengono travolti dalla passione. A mettere in pericolo il loro amore e l'esistenza dell'intera comunità è l'arrivo imprevisto di Mimi (la bellissima e conturbante, più di Djuna, Roxane Mesquida), la diabolica e vendicativa sorella appunto di Djuna, che adesca uomini innocenti per soddisfare la sua sete di sangue. Spetterà a Paolo e Djuna quindi spegnerne gli appetiti e spedirla all'inferno. Kiss of the Damned, in perfetto stile Midnight Factory associa dramma e horror e quindi risulta a volte statico anche se accattivante, ma la pellicola bisogna dirlo subito, non convince, però in questo film c'è qualcosa che raramente vediamo in film di questo genere (non è mica la prima volta comunque), ovvero l'erotismo, sì perché durante una prima parte abbastanza noiosa e una seconda abbastanza inconcludente, vediamo parecchie scene di forte impatto, soprattutto erotico (almeno 3-4 scene bollenti, quindi non adatto ai minori), probabilmente però l'unica cosa salvabile di tutto il film (del 2012), e ciò non mi sembra una cosa buona, anzi, la trama e la storia di sangue e di vampire in questo modo, va a farsi 'benedire'. Perché anche se dal punto di vista tecnico questa regista non se la cava nemmeno tanto male, fin dal primo minuto mette in scena un semi-horror (perché eccetto un po' di sangue la tensione, la paura non c'è) dal ritmo lento e soporifero, veramente troppo in un film di questo genere.