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lunedì 31 gennaio 2022

The Bleeder - La storia del vero Rocky Balboa (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2022 Qui - Biopic del pugile Chuck Wepner, che affrontò Muhammad Alì ispirando Sylvester Stallone per Rocky. Discreta ricostruzione ambientale '70s nonché degli eventi salienti della vita del pugile, notevole la prova del somigliante Liev Schreiber e buona la Ost in tema. Le gesta del simpatico perdente Wepner vengono narrate con verosimiglianza e senso del ritmo e gli incontri con personaggi come Sly e Alì risultano spassosi. Tenace, estroverso, tenero verso la moglie e la figlia, ma anche inguaribile donnaiolo, sbruffone, pronto a perdersi nell'alcool e nella droga: un carattere contraddittorio ben reso da Schreiber e ben supportato dal resto del cast. Peccato che il film s'interrompa subito dopo il rilascio dal carcere, che lievemente prolissa sia la parte finale (generando un piccolo senso di noia), ma resta un lavoro ben fatto per conoscere un personaggio a molti sconosciuto. Voto: 6

domenica 10 marzo 2019

Sully (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2017 Qui - Quando si sta per vedere un film di Clint Eastwood significa che si assisterà ad un grandissimo film, perché lui è uomo di cinema, anzi, è probabilmente lui il cinema, dato che ogni suo film rimane nella mente dello spettatore per lungo tempo, studia ogni particolare, che al pubblico può sfuggire ma importante per la completezza del film, ogni soggetto lui lo vive sicuramente nella sua mente immagina come sarà il film prima di scriverlo, come del resto anche altri registi di un certo livello, perché nella sua mente la trama lo deve emozionare, non esiste una scena inutile, in gergo di riempimento, nulla si può cambiare in corsa per qualche difficoltà logistica, deve essere come lui lo immagina. Se la trama è storia vera come in Sully (film del 2016 co-prodotto e diretto dal grande regista), studia alla perfezione tutte le testimonianze, entra nella mentalità delle persone riuscendo a percepire ogni emozione, scavando nel profondo dell'essere. E ancora una volta ci fa rivivere un scorcio di vita di un eroe martoriato dalla burocrazia, i suoi eroi sono quelli veri, reali, decisionali al momento giusto, responsabili di ciò che decidono, mettendo in luce la loro vita e soprattutto ciò che sono e quanto valgono, in questo film viene evidenziata la solita contraddizione Americana, prima eroe poi cialtrone è nuovamente eroe, ma comunque un America umana, che sa giudicare, che riconosce i propri errori. Poiché ciò che può sembrare banale in questo film (e purtroppo non lo è) è il concetto che sta alla base, ovvero può essere messo in discussione un pilota che è riuscito in un impresa più che miracolosa? Ebbene la commissione d'inchiesta solleva e sussurra malevola questo dubbio che sarà al centro della pellicola. Pellicola che, se ancora non sapete, racconta quello che successe pochi anni fa, ovvero il 15 gennaio 2009, quando il mondo intero è testimone del "miracolo sull'Hudson", cioè quando il capitano Sully Sullenberger plana con il suo aereo in avaria sulle acque gelide del fiume Hudson, salvando la vita dei 155 passeggeri a bordo. Tuttavia, nonostante Sully venga acclamato come eroe dall'opinione pubblica e dai mass media per la sua impresa senza precedenti nel mondo dell'aviazione, un'indagine rischia di distruggere per sempre la sua reputazione e la sua carriera.

martedì 19 febbraio 2019

Little Boy (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/01/2017 Qui - Di Little Boy, film del 2015 diretto da Alejandro Gomez Monteverde, non si è parlato granché, eppure è uno dei più bei family-movie degli ultimi anni. Il film infatti è commovente, ben interpretato e con grandi attori di discreta qualità, ottimamente diretti da questo regista giovane ma talentuoso, perché la sua storia seppur semplice (che riserverà sorprese e colpi di scena) va diretta al cuore come poche. Quella di Little boy, ragazzino con difetti di crescita che vede partire il padre in guerra a inizio seconda guerra mondiale. E tra problemi di bullismo e sofferenze per la partenza del padre, dovrà resistere e cambiare la sua storia personale, storia che si svolge tra umiliazioni, ingenuità e prese di coraggio, ma con la sua forza di volontà e caparbietà riuscirà a spostare addirittura le montagne. Tante sono anche le questioni sociali e umane trattate, ma quello che rimane indistinto è la fede di un ragazzino che mai si farà abbattere e che cercherà fino all'ultimo il suo posto nel mondo, in un villaggio della California, villaggio che risulta ottima ambientazione di questo film. Un film dove, Jakob Salvati, il giovanissimo attore che impersona Little Boy, qui è il valore aggiunto e da solo è il 60% del successo finale della pellicola, una pellicola valida, emozionante ed appassionante, ma anche sognante, bella e che fa riflettere, pensare e intrattenere. Cosa che ultimamente è difficile trovare in certi film, poveri di sorprese sconvolgenti o minimamente convincenti. Film che pare un gioiellino, sottovalutato e probabilmente visto da pochi. Una storia certamente e forse troppo melensa ma bella da vedere, con una ricchezza di contenuti ampia. La voce di sottofondo e la storia dal punto di vista del bambino poi, rendono bene l'atmosfera nostalgica degli anni '40 e di come la guerra fosse vissuta nei piccoli villaggi. In definitiva film che, dona 90 minuti di lacrime e gioia, lacrime di commozione e gioia per il piacere di poter godere di un bellissimo film, con attori (Emily Watson e Tom Wilkinson) azzeccati (tranne Kevin James) e con interessanti temi. Da consigliare. Voto: 7

giovedì 10 gennaio 2019

Kiss of the Damned (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/07/2016 Qui - Kiss of the Damned, opera prima della figlia del più noto John Cassavetes. E racconta di un amore morboso e quasi ossessivo di Djuna (Joséphine de La Baume), affascinante vampira, che dopo essersi ritirata a vivere nel Connecticut, conosce lo sceneggiatore Paul (Milo Ventimiglia). Nonostante Djuna voglia tenerlo lontano dal suo destino di dannazione eterna, i due si innamorano e vengono travolti dalla passione. A mettere in pericolo il loro amore e l'esistenza dell'intera comunità è l'arrivo imprevisto di Mimi (la bellissima e conturbante, più di Djuna, Roxane Mesquida), la diabolica e vendicativa sorella appunto di Djuna, che adesca uomini innocenti per soddisfare la sua sete di sangue. Spetterà a Paolo e Djuna quindi spegnerne gli appetiti e spedirla all'inferno. Kiss of the Damned, in perfetto stile Midnight Factory associa dramma e horror e quindi risulta a volte statico anche se accattivante, ma la pellicola bisogna dirlo subito, non convince, però in questo film c'è qualcosa che raramente vediamo in film di questo genere (non è mica la prima volta comunque), ovvero l'erotismo, sì perché durante una prima parte abbastanza noiosa e una seconda abbastanza inconcludente, vediamo parecchie scene di forte impatto, soprattutto erotico (almeno 3-4 scene bollenti, quindi non adatto ai minori), probabilmente però l'unica cosa salvabile di tutto il film (del 2012), e ciò non mi sembra una cosa buona, anzi, la trama e la storia di sangue e di vampire in questo modo, va a farsi 'benedire'. Perché anche se dal punto di vista tecnico questa regista non se la cava nemmeno tanto male, fin dal primo minuto mette in scena un semi-horror (perché eccetto un po' di sangue la tensione, la paura non c'è) dal ritmo lento e soporifero, veramente troppo in un film di questo genere.