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sabato 30 aprile 2022

Vampires (1998)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - Sulla scia del revival vampiresco anni '90, caratterizzato più da melodrammi che da horror veri e propri (dal Dracula di Coppola ad Intervista col vampiro), John Carpenter decide di cambiare rotta mostrando creature decisamente meno eleganti, ovvero nella sua peggiore eccezione, e cioè brutti, sporchi e cattivi. I personaggi sono sempre quelli, quindi irresistibili (il duro dall'etica inossidabile, comprimari buoni per la mattanza, nemici spietati), la violenza è ben dosata e l'azione è gestita come ai tempi di Fuga da NY. Già vedere James Woods pestare il giovane prete ad ogni occasione, per poi affidare a quest'ultimo il grilletto decisivo da premere al momento giusto, è una licenza poetica che rende irrinunciabile la visione, così come lo è l'onnipresente messa in discussione del cristianesimo. L'unica vera sbavatura è il rapporto fra Daniel Baldwin e Sheryl Lee (sensuale come non mai per l'occasione): al di là dei risvolti finali alla Sam Peckinpah, viene costruito troppo frettolosamente e non è molto credibile. E resta forse un po' di delusione per la seconda parte, molto lineare e priva di quei guizzi di cui il film inizialmente è ricco, ma l'ennesimo omaggio di Carpenter al western, ovviamente contaminato con altri generi, si lascia apprezzare. Perché è indubbio che il Carpenter migliore sia da ricercarsi altrove (non si può mantenere sempre alta la qualità delle proprie opere, vedasi Escape to LA), ma è altrettanto indubbio che il film, il quale non si vergogna nel mostrarsi fin dall'inizio un B-movie senza nessuna pretesa, sappia offrire un buon intrattenimento. Voto: 6,5

sabato 1 giugno 2019

Kubo e la spada magica (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/08/2018 Qui - Sembrava scontata nel 2017 la vittoria del Premio Oscar come miglior film d'animazione a Zootropolis, anche perché era l'unico che all'epoca avevo visto (e che avevo recensito in modo del tutto positivo) e perché la critica ne parlava così bene che tutto era ormai deciso, e infatti vinse quel premio ed anche con merito, tanto che sembrava che tutti gli altri in lista non avrebbe avuto speranza, eppure, anche se sono comunque convinto sia stata quella la scelta giusta, è innegabile che questi proprio brutti non erano affatto, anzi, film come Oceania e La mia vita da zucchina (del quintetto mi manca ancora La tartaruga rossa), avevano infatti ottime chance perché sono poi risultati dei gran bel film d'animazione, un po' come lo è senza dubbio il bellissimo Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings), film d'animazione in stop motion del 2016 diretto da Travis Knight che, seppur non perfetto, è certamente uno dei migliori film d'animazione prodotti negli ultimi anni, un film, una favola, suggestiva, visivamente e tecnicamente brillante ma soprattutto emotivamente profonda. Un'avventura epica dalle lontane radici fantasy, affascinante, misteriosa, coinvolgente ma non per questo meno divertente. Uno di quei rari casi in cui si riesce a vedere realizzata con (apparente) semplicità la sintesi da molti inseguita di una animazione in grado di parlare a diversi pubblici, di offrire insegnamenti e spunti, senza cadere nella pedanteria o nella retorica e soprattutto di farci perdere davvero in una favola in cui anche la magia è credibile. La produzione della Laika non è nuova a questi successi, dopo La sposa cadavereCoraline e la porta magicaParaNorman e Boxtrolls (che tuttavia non ho ancora visto), ma nel caso del film diretto dall'esordiente (alla regia, ma già produttore degli ultimi due dei suddetti) Travis Knight la fascinazione è davvero notevole. L'avventura del piccolo Kubo infatti, cantastorie e mago degli origami, costretto a sfuggire da persecutori soprannaturali e a cercare di scoprire il mistero legato alla sua famiglia, indizio dopo indizi, ci fa attraversare con lui mondi talmente diversi nei quali viene spontaneo sospendere l'incredulità, tanta è la forza visiva e narrativa di quello che vediamo scorrere sullo schermo.

martedì 19 febbraio 2019

Little Boy (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/01/2017 Qui - Di Little Boy, film del 2015 diretto da Alejandro Gomez Monteverde, non si è parlato granché, eppure è uno dei più bei family-movie degli ultimi anni. Il film infatti è commovente, ben interpretato e con grandi attori di discreta qualità, ottimamente diretti da questo regista giovane ma talentuoso, perché la sua storia seppur semplice (che riserverà sorprese e colpi di scena) va diretta al cuore come poche. Quella di Little boy, ragazzino con difetti di crescita che vede partire il padre in guerra a inizio seconda guerra mondiale. E tra problemi di bullismo e sofferenze per la partenza del padre, dovrà resistere e cambiare la sua storia personale, storia che si svolge tra umiliazioni, ingenuità e prese di coraggio, ma con la sua forza di volontà e caparbietà riuscirà a spostare addirittura le montagne. Tante sono anche le questioni sociali e umane trattate, ma quello che rimane indistinto è la fede di un ragazzino che mai si farà abbattere e che cercherà fino all'ultimo il suo posto nel mondo, in un villaggio della California, villaggio che risulta ottima ambientazione di questo film. Un film dove, Jakob Salvati, il giovanissimo attore che impersona Little Boy, qui è il valore aggiunto e da solo è il 60% del successo finale della pellicola, una pellicola valida, emozionante ed appassionante, ma anche sognante, bella e che fa riflettere, pensare e intrattenere. Cosa che ultimamente è difficile trovare in certi film, poveri di sorprese sconvolgenti o minimamente convincenti. Film che pare un gioiellino, sottovalutato e probabilmente visto da pochi. Una storia certamente e forse troppo melensa ma bella da vedere, con una ricchezza di contenuti ampia. La voce di sottofondo e la storia dal punto di vista del bambino poi, rendono bene l'atmosfera nostalgica degli anni '40 e di come la guerra fosse vissuta nei piccoli villaggi. In definitiva film che, dona 90 minuti di lacrime e gioia, lacrime di commozione e gioia per il piacere di poter godere di un bellissimo film, con attori (Emily Watson e Tom Wilkinson) azzeccati (tranne Kevin James) e con interessanti temi. Da consigliare. Voto: 7

mercoledì 9 gennaio 2019

47 Ronin (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/07/2016 Qui - Sono sempre rimasto molto affascinato dalla cultura asiatica e quindi ne vedo e cerco di vedere più film possibili così (anche se non lo prediligo come genere) ma non sempre riesco, non ci ero riuscito neanche quando hanno mandato il film 47 Ronin in chiaro in tv, fortunatamente internet è grandissima fonte d'aiuto in questi casi, e ho recuperato questo film (del 2013), che attendevo (se non con impazienza) da tempo. Comunque prima di cominciare bisogna partire da una premessa importante, ovvero che la pellicola è intrisa del fascino di una cultura (quella giapponese) molto diversa dalla nostra, e quindi bisogna adeguarsi ad uno stile e mentalità completamente diversa, difatti gli usi e i costumi dell'arte e della storia Giapponese, così diversi dai nostri difficilmente riescono ad essere apprezzati dai più ma sopratutto bisogna comprendere appieno la mentalità giapponese dei samurai (caratterizzati da un profondo senso dell'onore, che comprendeva il suicidio cerimoniale, con lo sventramento, e lealtà incrollabile al loro padrone) e di tante altre tradizioni e riti del paese del Sol Levante. Non solo, se non vi piace Zack Snyder e i suoi film più iconici come '300' o Sucker Punch, allora lasciate stare, non è questo il film che fa per voi. Se invece i vostri orizzonti cinematografici dovessero essere ampi e progressistici, vi piace la CGI di qualità e non siete perniciosamente ancorati al passato e al soppesare ogni parola della sceneggiatura, allora (forse) questo film potrebbe catturarvi. Io perciò ne ho visti molti, e quindi, chi scrive conosce, anche se in modo non approfondito, la storia e la cultura dei samurai, ed è proprio per questo motivo che ho potuto apprezzare quello che è un film a mio avviso, molto bello (ma non eccezionale). In ogni caso, 47 Ronin si presenta, senza troppe pretese, come un film d'azione e nulla di più, quindi intrattenimento allo stato puro. Questo, che è comunque il film d'esordio del regista inglese Carl Rinsch, ha in Keanu ReevesHiroyuki Sanada i protagonisti principali di una pellicola che trae ispirazione da un fatto realmente accaduto, una leggendaria storia di lealtà e onore.