Visualizzazione post con etichetta Reg E. Cathey. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Reg E. Cathey. Mostra tutti i post

giovedì 4 luglio 2019

Two Men in Town (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2019 Qui - Two Men in Town (Dramma, Francia, USA, 2014): Gioca di accumuli e rimandi questo film di Rachid Bouchareb. La base di partenza è il poliziesco di produzione italo-francese Due contro la città (Deux hommes dans la ville), scritto e diretto da José Giovanni nel 1973: due pezzi da novanta, Jean Gabin e Alain Delon, alla loro ultima collaborazione, e un ritratto poco allegro del sistema giudiziario transalpino. Alle prese con un'altra coproduzione internazionale dopo il non del tutto riuscito Just Like a Woman, il regista sceglie quindi l'impervia strada del remake, cercando (presumibilmente) di aggiornare e di traslocare geograficamente le suggestioni di quel film: il confine messicano, l'immigrazione clandestina, l'impossibilità della redenzione, l'ottusità e la crudeltà dei tutori dell'ordine e via discorrendo. Narrativamente si intreccia un po' di tutto, dalla coppia senza futuro ex-galeotto afroamericano e messicana onesta e lavoratrice, al (fragile) appiglio religioso di William, aggrappato con tutte le proprie forze a un islam davvero troppo lontano dalla Mecca, fino alle strizzatine d'occhio al western. A prescindere da una perdonabile prevedibilità narrativa, inutilmente sottolineata da una struttura circolare (così l'incipit finisce per fagocitare il finale, visivamente meno efficace), Two Men in Town sembra quasi accontentarsi dell'idea di fondo, di un canovaccio comunque trito e ritrito, e di un cast sulla carta più che interessante. Funziona abbastanza la strana coppia Forest Whitaker/Brenda Blethyn, sembra sottoutilizzato Harvey Keitel (anche Ellen Burstyn), mentre è il caratterista Luis Guzmán l'ago della bilancia, la cartina tornasole di un film che mette insieme troppi cliché e che forza la mano su alcuni decisivi snodi narrativi: emblematica, in questo senso, la sequenza di Teresa (Dolores Héredia) e Terence (Luis Guzmán), protagonisti di un pestaggio scritto e girato a dir poco frettolosamente. Costellato qui e là da qualche spunto poi lasciato evaporare, Two Men in Town non riesce a essere pienamente un western moderno, un poliziesco di frontiera e nemmeno un dramma sociale, finendo per essere sopraffatto dalla propria retorica. Il regista sembra quasi dimenticare le potenzialità dell'ambientazione e alcune basilari necessità narrative di un revenge movie, lasciandoci a bocca asciutta dal punto di vista visivo, e sperperando inoltre due attori talentuosi e una storia potenzialmente accattivante, ci lascia l'amaro in bocca per quello che poteva essere e che non è assolutamente stato. Voto: 5+

domenica 14 aprile 2019

La vita immortale di Henrietta Lacks (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/12/2017 Qui - Basato sull'omonimo best seller di Rebecca Skloot e candidato come Miglior film per la televisione agli Emmy 2017, La vita immortale di Henrietta Lacks, film drammatico targato HBO e diretto da George C. Wolfe (Come un uraganoQualcosa di Buono), ripercorre la disperata ricerca di informazioni che la figlia (Deborah, interpretata da Oprah Winfrey) di una donna che a sua insaputa rivoluzionò la storia della medicina, condusse grazie all'aiuto della scrittrice (una funzionale ed efficace Rose Byrne), per provare a scoprire come la raccolta non autorizzata delle cellule della madre abbia attuato un'innovazione medica senza precedenti. Attraverso numerosi flashback infatti, vengono mostrati sia i dettagli sulla storia di Henrietta Lacks, una donna afro-americana diventata lo strumento inconsapevole (tramite raccolta non autorizzata) di scoperte mediche sensazionali e rivoluzionarie, giacché nei primi Anni Cinquanta le sue cellule (tumorali) sono state utilizzate difatti per creare la prima linea cellulare umana immortale, sia le conseguenze che la notizia ebbe su Deborah e la sua famiglia, tenuta all'oscuro dei fatti per più di vent'anni. Le cellule della donna infatti, morta nel 1951 e denominate in seguito "HeLa" continuano a vivere e a riprodursi tutt'ora, trovando utilizzo in numerose ricerche scientifiche. Ma questo film, nato per omaggiare la memoria di Henrietta, è soprattutto una denuncia alle pratiche poco ortodosse che i familiari della donna hanno dovuto subire dai medici del tempo.

mercoledì 16 gennaio 2019

Fantastic 4: I Fantastici Quattro (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/08/2016 Qui - Ultimamente a Hollywood è diventata consuetudine rifare o far ripartire un film e/o saga, cosa che a primo impatto può sembrare una cosa positiva ma ciò raramente succede perché purtroppo nonostante le buone intenzioni il risultato è sempre al di sotto delle più rosee (o almeno minime) aspettative. Come nel caso infatti del reboot (del 2015) della saga fumettistica dei Fantastici 4, perché il film non è brutto, anzi, per me che l'ho visto in Super Hd è stato visivamente spettacolare ma il problema principale è che prima di tutto non se ne sentiva il bisogno di ricominciare una saga che comunque non è una delle più amate della Marvel (e dei Marvel Comics) ma soprattutto nonostante il cambiamento di stile, di regia, di cast e sceneggiatura non riesce a centrare l'obiettivo prefissato, ovvero dare lustro (rilanciare la saga sperando di migliorare, almeno spero che sia stato così l'intento, quello che non è mal-funzionato nei primi due film del 2005 e del 2007) a un fumetto comunque famoso come lo sono i Fantastici 4, perché purtroppo sbaglia tanto, addirittura fa rimpiangere tutto quello che si è visto nei precedenti che per quanto brutti e stupidi nonostante qualche difetto, riuscivano comunque ad intrattenere il pubblico per via di buoni elementi (tra cui un grandissimo cast), e che dopo aver visto questo film sembrano di tutt'altro livello, sicuramente migliore. Fantastic 4: I Fantastici Quattro (Fantastic Four, reso graficamente FANT4STIC) infatti nonostante sia stato girato da un regista esperto di film di fantascienza (Josh Trank, Chronicle) e abbia un cast di attori giovani e apprezzati, fra cui Kate Mara di House of Cards e Miles Teller di Whiplash, è probabilmente a detta di molti (in parte anche da me), uno dei peggiori film sui supereroi mai girati (e più inutili, dannosi e inconcludenti) nella storia, trama poco consistente, i personaggi deboli e gli effetti speciali scarsi, praticamente quello che non si dovrebbe mai fare in un remake/reboot. Un'altro problema è dato dai problemi che la produzione ha dovuto affrontare prima dell'uscita del film (anche se dopo è stato peggio, la critica l'ha massacrato, il pubblico ci è andato pesante, gli incassi sono stati un fiasco, un disastro su tutta la linea, insomma), liti tra regista e produttori, una barca di milioni buttati, la scelta di avere la Torcia Umana con un ragazzo nero, la storia che non è quella dei fumetti, e quindi già cominciando in malo modo un progetto così grande era piuttosto evidente che si sarebbe ripercorso negativamente sulla pellicola. Una pellicola che comunque come detto non è proprio brutta, ma senza un minimo di originalità e innovazione, rimane molto molto sbilanciata, troppe decisioni senza senso. E cercando di essere il più obiettivo possibile, non riesco a trovare nemmeno un qualcosa di buono o un'attenuante che possa salvare questo nuovo Fantastici 4. Certo il film si lascia vedere e questo non lo si può negare, ma proprio non convince, non coinvolge più di tanto ma soprattutto non da niente, lascia il tempo che trova. Comunque la storia (come se non la conosciamo già) racconta di quattro giovani outsider che si ritrovano teletrasportati in un universo alternativo e pericoloso, che ne altera la forma fisica in modo scioccante. Con le vite di ognuno irrimediabilmente rovesciate, la squadra deve imparare a sfruttare le nuove abilità acquisite e a lavorare insieme per salvare la Terra da un ex amico trasformatosi in acerrimo nemico.

mercoledì 21 novembre 2018

St.Vincent (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/02/2016 QuiSt. Vincent è una toccante, emozionante e divertente commedia sull'amicizia tra un adulto e un bambino del 2014. Il 63enne veterano di guerra Vincent, interpretato da un magistrale Bill Murray, sarcastico, rude, e pieno di risentimenti, siede sulle rovine della sua vita, ma tutto cambierà quando il suo vicino di casa, il dodicenne Oliver, lo presenterà come un eroe dei giorni nostri per un progetto scolastico. Nel 2015 il film ha ricevuto ai Golden Globe, una Nomination Miglior film commedia o musicale e una Nomination Miglior attore in un film commedia o musicale a Bill Murray. Il piccolo Oliver, dopo il divorzio dei genitori, è costretto a trasferirsi in un'altra città e la madre (Melissa McCarthy), causa lavoro, lo affida ad un insolito babysitter, il vicino di casa Vincent, indolente e indisponente, un uomo scorbutico, burbero e dal linguaggio colorito, un misantropo col vizio della bottiglia, delle scommesse ai cavalli e delle cattive maniere, ruvido e scostante. Vincent non piace alla gente e a Vincent non piace la gente, fatta eccezione per Daka, una prostituta russa incinta con cui intrattiene una relazione economico-affettiva. Prima riluttante e poi convinto dal compenso, Vincent accetta di dedicarsi al ragazzo, perché a corto di soldi e ha dei debiti da saldare. E' una mossa saggia quella di affidare un bambino di otto anni ad un forte bevitore, che passa il proprio tempo alle corse, all'occorrenza si arrangia con piccole truffe, protegge una prostituta ed è pure parecchio scontroso? La risposta non è scontata. Perché Vincent, in apparenza un pensionato alcolizzato, è in realtà un veterano di guerra con un gran cuore che si prende amorevolmente cura della moglie malata, colpita da demenza senile, e di una spogliarellista incinta dell'est europeo, a cui paga gli esami per la gravidanza. Nel corso delle giornate che egli trascorre col giovane, l'anziano signore in pratica svelerà ed insegnerà al ragazzo un nuovo approccio su come affrontare la vita, instillandogli quella sicurezza e quella fiducia necessaria ad affrontare la vita futura. Chiamato dal suo insegnante a raccontare la storia di una persona conosciuta e in odore di santità, Oliver sceglierà proprio Vincent, contribuendo col suo amore ad addomesticarne il cattivo umore.