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mercoledì 31 luglio 2019

Ben is Back (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2019 Qui
Tema e genere: Una vicenda lacrimevole e sofferta: una storia di tossicodipendenza in cui il coraggio di una madre dovrà fare i salti mortali e sudare sette camicie per tentare di rimettere insieme i cocci dell'esistenza del figlio, irrimediabilmente schiavo della droga, equamente diviso tra bugie e fughe da casa.
Trama: Ben, ragazzo tossicodipendente, torna a casa per le feste di Natale. Per la madre una grande gioia ma anche tante preoccupazioni.
RecensioneBen is Back, presentato al Toronto International Film Festival l'anno scorso, è un film più di attori che di storia, in cui tutto sommato succede poco (ma l'inizio, molto bello, sembra una versione contemporanea della parabola del figliol prodigo). Lo dirige senza squilli Peter Hedges, buon regista di film non indimenticabili (questo è il quarto in 15 anni) tra cui L'amore secondo Dan con Steve Carell, anche se il suo exploit rimane quello giovanile, il romanzo What's Eating Gilbert Grape da cui trasse lui stesso la sceneggiatura di quel più che discreto film che era Buon compleanno Mr. Grape (diretto da Lasse Hallström), semmai colpisce maggiormente la fotografia spesso cupa, anche perché molto avviene in una notte (terribile). Il film mette a confronto una madre e un figlio, interpretati rispettivamente da una toccante e credibilissima Julia Roberts (che fa davvero pensare a cosa può vivere una madre davanti a una tale prova) e da un misurato Lucas Hedges (figlio del regista), il bravo attore emergente lanciato da Manchester by the Sea e che poi a seguire ha recitato in un tanti altri film tra cui Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Lady Bird. A rimanere nel cuore è soprattutto la figura della madre, certo non impeccabile (in una scena augura la morte al medico, ormai con l'Alzheimer, cui imputa la tossicodipendenza del figlio perché gli prescrisse con leggerezza antidolorifici). E sempre sul punto di saltare per aria, come in alcune terribili, emozionanti scene di scontro con Ben. Una madre addolorata ma sempre pronta a riabbracciare quel figlio che continua a sbagliare. Una madre costretta a un'angosciata peregrinazione notturna, in cerca del figlio smarrito (e anche qui, forse involontaria, sembra di scorgere tratti di parabole evangeliche), che pur di ritrovarlo è pronta a lasciarsi alle spalle tutto quanto, anche le sue paure e i suoi dolori. Un viaggio notturno (a tratti faticoso per lo spettatore, ma anche pieno di tensione fino a un finale intensissimo e commovente) che sembra una discesa agli inferi, dove potrebbe spingersi una madre per recuperare il proprio figlio.
Regia: Artisticamente nato come sceneggiatore (anche in drammi quali About a Boy), Peter Hedges in Ben is Back, il suo quarto film da regista, tratta nuovamente temi a lui più congeniali come le problematiche adolescenziali e i rapporti tra genitori e figli. E lo fa nuovamente e dannatamente bene, già da una delle primissime scene, quando il personaggio di Julia Roberts, sorpresa, corre ad abbracciare il figlio, scappato dalla comunità di recupero il giorno della vigilia di Natale, si capisce come il film prepara davanti a sé un terreno per costruirci su un dramma dal forte impatto emotivo. Ed è quello che accade, anche perché Peter Hedges, complice anche l'azzeccata scelta di ambientare la storia nell'arco di un'unica giornata, tratteggia molto bene il rapporto tra madre e figlio che, complice un furto la notte della vigilia di Natale, si prende completamente la scena da metà film in poi. Infine si concede anche uno stoccata alle politiche americane in fatto di cura dei tossicodipendenti con le farmacie che vendono qualsiasi tipo di medicinale che può creare dipendenza e si rifiutano di concedere quelli capaci di salvare da un'overdose. E insomma non male a questo giro.

giovedì 4 luglio 2019

Two Men in Town (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2019 Qui - Two Men in Town (Dramma, Francia, USA, 2014): Gioca di accumuli e rimandi questo film di Rachid Bouchareb. La base di partenza è il poliziesco di produzione italo-francese Due contro la città (Deux hommes dans la ville), scritto e diretto da José Giovanni nel 1973: due pezzi da novanta, Jean Gabin e Alain Delon, alla loro ultima collaborazione, e un ritratto poco allegro del sistema giudiziario transalpino. Alle prese con un'altra coproduzione internazionale dopo il non del tutto riuscito Just Like a Woman, il regista sceglie quindi l'impervia strada del remake, cercando (presumibilmente) di aggiornare e di traslocare geograficamente le suggestioni di quel film: il confine messicano, l'immigrazione clandestina, l'impossibilità della redenzione, l'ottusità e la crudeltà dei tutori dell'ordine e via discorrendo. Narrativamente si intreccia un po' di tutto, dalla coppia senza futuro ex-galeotto afroamericano e messicana onesta e lavoratrice, al (fragile) appiglio religioso di William, aggrappato con tutte le proprie forze a un islam davvero troppo lontano dalla Mecca, fino alle strizzatine d'occhio al western. A prescindere da una perdonabile prevedibilità narrativa, inutilmente sottolineata da una struttura circolare (così l'incipit finisce per fagocitare il finale, visivamente meno efficace), Two Men in Town sembra quasi accontentarsi dell'idea di fondo, di un canovaccio comunque trito e ritrito, e di un cast sulla carta più che interessante. Funziona abbastanza la strana coppia Forest Whitaker/Brenda Blethyn, sembra sottoutilizzato Harvey Keitel (anche Ellen Burstyn), mentre è il caratterista Luis Guzmán l'ago della bilancia, la cartina tornasole di un film che mette insieme troppi cliché e che forza la mano su alcuni decisivi snodi narrativi: emblematica, in questo senso, la sequenza di Teresa (Dolores Héredia) e Terence (Luis Guzmán), protagonisti di un pestaggio scritto e girato a dir poco frettolosamente. Costellato qui e là da qualche spunto poi lasciato evaporare, Two Men in Town non riesce a essere pienamente un western moderno, un poliziesco di frontiera e nemmeno un dramma sociale, finendo per essere sopraffatto dalla propria retorica. Il regista sembra quasi dimenticare le potenzialità dell'ambientazione e alcune basilari necessità narrative di un revenge movie, lasciandoci a bocca asciutta dal punto di vista visivo, e sperperando inoltre due attori talentuosi e una storia potenzialmente accattivante, ci lascia l'amaro in bocca per quello che poteva essere e che non è assolutamente stato. Voto: 5+

sabato 3 novembre 2018

Come una donna (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/01/2016 Qui - Come una donna (Just like a woman) è un viaggio on the road di due donne alla ricerca di se stesse in fuga da un matrimonio che sembra ormai compromesso. Marilyn (Sienna Miller) perde il lavoro e la fiducia nell'amore, scoprendo che il marito, che mantiene e sopporta, la tradisce con un'altra. Decide allora di salire in macchina e viaggiare da Chicago al New Mexico, dove un provino per danzatrici del ventre potrebbe cambiarle la vita. Contemporaneamente, Mona (Golshifteh Farahani), una giovane araba che subisce da anni gli insulti della suocera perché non riesce a fare figli, a causa di un grave incidente domestico, si fa prendere dalla paura e scappa di casa. Le due donne si ritrovano così a viaggiare insieme, sperimentando la sensazione di libertà ma anche la violenza razzista e psicologica. Dopo aver capito il loro posto nel mondo decidono di ritornare a Chicago per rimettersi in gioco. Bella la colonna sonora, un film (del 2012) delicato ma piacevole. Voto: 6