Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2024 Qui - La sirena Ariel è insoddisfatta della sua esistenza sottomarina e anela alla vita terrestre. Nel remake live action del classico Disney, diretto da Rob Marshall (suo Il ritorno di Mary Poppins), l'accento è sulla musica, con nuove canzoni che tuttavia non eguagliano l'indimenticabile originalità dell'animazione. Il film brilla per coreografie avvincenti ed effetti speciali eccellenti, ma l'eccessiva enfasi sul "politically correct" risulta forzata e fastidiosa. Il vero problema non risiede nel casting controverso (con un'Ariel troppo giovane) o nell'enfasi sui messaggi positivi, bensì nella sfida di convertire l'originale animato in live action senza perdere la sua essenza. Questa trasformazione, sebbene affascinante per i più giovani, solleva perplessità tra gli spettatori più nostalgici. Voto: 5,5 [Disney Plus]
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mercoledì 31 luglio 2024
La sirenetta (2023)
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venerdì 14 agosto 2020
Copia originale (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/08/2020 Qui - Un film che in fondo si basa sul principio di offrire ciò che è nei desideri dei nostri interlocutori. Come in un film dalle dinamiche simili come The Hoax, il falso diventa vero perché vogliamo che sia vero, lo desideriamo. E dalla mente e dal talento non riconosciuto di una scrittrice respinta dai salotti buoni di una New York infida e pronta a divorarti, ecco che parte un percorso di riscatto personale dove la sua arte e la sua arguzia da misantropa trova terreno fertile. Basato su una storia vera da cui è stato tratto il romanzo: Can You Ever Forgive Me scritto dalla stessa Lee Israel, il film di Marielle Heller ci mostra il ritratto di una donna irascibile quanto adorabile e biecamente fiera di essere solitaria ma soprattutto ci fa riflettere sul potere della scrittura e sulla capacità duttile di modificar la realtà, fittizia, grazie all'estro artistico che spesso non fa rima con fama. Una regia accurata disegna inoltre con efficacia i luoghi chiave della sua parabola discendente nel milieu letterario newyorkese. La sceneggiatura, candidata all'Oscar insieme ai due attori principali (in tal senso, Melissa McCarthy finalmente fa vedere il suo talento in una parte drammatica dopo tante commedie, alcune dimenticabili, la sua lingua è sempre tagliente, ma in maniera diversa, Richard E. Grant un buon compagno di viaggio), non è perfetta, ma una cosa fa bene, rende gradevole una truffa, anche se, più che il divertimento legato alla spudoratezza dell'impresa e alla suspense per il rischio che i due corrono ogni volta, ci fa sorridere la sotterranea soddisfazione con cui la protagonista, lavorando a questa attività truffaldina, valorizza (nel gioco della simulazione) la sua competenza di biografa e la sua capacità di scrittura, trascinandoci involontariamente dalla sua parte. E così non possiamo non essere dalla sua parte quando fa pagare un prezzo ad interlocutori non propriamente innocenti. Perciò al titolo originale "Can You Ever Forgive me?" vien da rispondere: Yes, we can. Lento, ma buon film. Voto: 6,5
mercoledì 26 giugno 2019
Una spia e mezzo (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2019 Qui - Una spia e mezzo (Commedia, Azione, Usa 2016): La commedia in salsa action basata sulla chimica tra i due protagonisti, una versione aggiornata della humpsy-bumpsy (piccolo e impacciato uno, grosso e manesco l'altro) di Rawson Marshall Thurber (Come ti spaccio la famiglia, Palle al balzo) presenta svariati requisiti negativi: le scene d'azione sono mosce, il discorso sugli effetti del bullismo è quanto mai rozzo e inefficace, lo schema narrativo (con il protagonista che non sa su chi riporre la propria fiducia) non usato al meglio e comunque vecchiotto. Il feeling tra il ciarliero Kevin Hart e il possente Dwayne Johnson dona qualche istante ridanciano (soprattutto per merito del primo, comico di razza normalmente male impiegato, ma anche del secondo, che non smetto comunque di amare dopo questa prova leggermente deludente), ma il copione di David Stassen e Ike Barinholtz, cui ha messo le mani anche il regista, è sovente semplicistico e mai esaltante (Jason Bateman è un sadico impiegato che afferma di essere membro di Scientology, abbastanza inutile). La regia è visibilmente volenterosa, ma il citazionismo è scriteriato (che c'entrano Un compleanno da ricordare, Twilight e Jason Bourne?), e la chiusa, con The Rock che si svela in costume adamitico davanti alla folla dei suoi ex compagni di liceo (tra cui c'è persino Melissa McCarthy), è irrealistica e imbarazzante. Vale comunque uno sguardo per l'immagine iniziale, ottenuta in digitale, di The Rock in divertente versione obesa. E comunque di positivo c'è anche la colonna sonora, dal groove rilevante, anch'essa fin troppo poco presente, e i bloopers dopo i titoli di coda. Quest'ultimi fanno molto ridere, tanto da farvi riflettere sul film stesso. Un film (un buddy movie) non orribile né inguardabile, ma irrimediabilmente conformista. Un film leggermente migliore di Poliziotto in prova e Un poliziotto ancora in prova con Kevin Hart protagonista, che può comunque divertire, ma a cui non si può dare la sufficienza cinematograficamente parlando. Voto: 5+
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domenica 3 marzo 2019
Ghostbusters (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/03/2017 Qui - Se n'è parlato e discusso per mesi, addirittura per descrivere questo film sono stati usati termini come, "Stupro", "Sacrilegio", "Profanazione" ed altri termini, addirittura da chi non l'aveva nemmeno visto. Anch'io avevo molti dubbi, ma di certo non sulla condotta apparentemente "anti-maschile" della pellicola ma perché non si può negare che le major abbiano contratto il vizio di ripescare marchi e nomi noti e aggiornarli ai tempi moderni, con risultati non sempre convincenti. Ebbene, non si può certo dire che questo Ghostbusters (2016), remake del celebre film Ghostbusters del 1984, sia l'eccezione che conferma la regola, ma neanche il più brutto film mai visto, perché di film peggiori di quest'ultimo ce ne sono davvero tanti (di uno di questi infatti ne parlerò presto). Ma ora, in quanto maschio e fan dell'originale Ghostbusters, non mi sono affatto sentito né offeso né umiliato né tradito, dato che questa pellicola, diretta da Paul Feig, che sembra avere una passione per le donne e per Melissa McCarthy, al suo terzo film dopo Spy e Corpi da reato, che segna il riavvio dell'omonima serie ma con il nuovo team di acchiappa-fantasmi interpretati appunto da attrici donne, Kristen Wiig, Kate McKinnon e Leslie Jones, non è così brutto o inutile come pensavo. Certo, poco nel film si salva, ma non la componente femminile che, nonostante tutto, fa bene il suo lavoro. Di solito infatti, quando si ironizza sulle donne, fare un fiato in senso contrario significa essere ipocriti e politicamente corretti (e di questi tempi non è un bene), mentre quando sono gli uomini il bersaglio, la loro ira (stando ai segnali che invia l'opinione pubblica) è giusta e sacrosanta. Perché, mi domando? Forse perché non sono abituati a essere ridicolizzati? Mi fermo qui, ulteriori disamine spettano ai sociologi e io solo sono un amante del cinema e nulla più, che ha visto questo film senza pressioni o remore.
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mercoledì 2 gennaio 2019
Spy (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/06/2016 Qui - Spy è una divertente action-comedy del 2015 scritta, diretta e prodotta da Paul Feig, regista di Corpi da reato e del futuro Ghostbusters al femminile con Melissa McCarthy (alla terza collaborazione dopo anche Le amiche della sposa). Il regista con questo film sembra averci preso gusto, infatti insiste proseguendo il processo di femminilizzazione della commedia d'azione e realizza una versione 'femminista' di James Bond. Difatti, è ormai certo che le donne fanno ridere come gli uomini e come loro seducono, anche se in versione oversize. Tutto Spy ha infatti come idea fondante quella di rivalutare il ruolo della donna all'interno del genere spionistico, mettendola in qualche modo al centro, libera dalle invadenze virili che spesso occupano il grande schermo quando film di genere spionistico vengono proiettati, anche se di spie donne la storia già ne annovera moltissime ed in ogni epoca e anche nei film d'azione. Ma aldilà di questo, oltre a Melissa McCarthy nel cast fanno parte Jason Statham, Rose Byrne e Jude Law. Susan Cooper (Melissa McCarthy), agente della CIA senza licenza di uccidere, è relegata dietro alla scrivania da un machismo duro a morire. Intelligente, brillante e competente analista, Susan 'teleguida' gli agenti su campo da un ufficio underground infestato da ratti e pipistrelli. Innamorata di Bradley Fine (Jude Law), agente charmant che abusa del suo ascendente, Susan fatica a trovare il suo posto nel mondo. La morte improvvisa di Fine, per mano della perfida Rayna Boyanov (Rose Byrne), boss in capi sinuosi ossessionata dai suoi capelli e decisa a vendere un ordigno nucleare a un pericoloso criminale, vince le sue resistenze. Ma la vita fuori dal bureau si rivela presto vorticosa e complessa, a complicarla poi intervengono un agente dimissionario dall'ego ipertrofico (Jason Statham) e un agente 'italiano' col vizio del palpeggiamento. La protagonista è tutto tranne che una spia in grado di operare direttamente sul campo (tutto il film non fa altro che smentire questo assunto) ma verrà comunque arruolata (poiché nessuno conosce la sua identità) per monitorare senza avvicinare il suo bersaglio, Susan però finirà per confrontarsi con Rayna in un casinò di Roma, innescando così un'operazione che la vedrà indiscussa protagonista sotto improbabili parrucche e deprezzanti coperture, cercando di prevenire un disastro globale.
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mercoledì 21 novembre 2018
St.Vincent (2014)
martedì 18 settembre 2018
Questi sono i 40 (2012)
Mini recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/09/2015 Qui - Questi sono i 40 (USA, 2012), andato in onda qualche tempo fa in seconda serata su Canale5. Dopo anni di matrimonio, Pete (Paul Rudd) vive in casa con la moglie Debbie (Leslie Mann) e le loro due figlie, Charlotte di otto anni e Sadie di 13. Quando la situazione economica comincia a vacillare a causa delle cattive acque in cui naviga la sua etichetta discografica, i due cercano il modo migliore per sopravvivere e godersi il resto della loro vita...prima che si uccidano a vicenda. Il loro rapporto è in crisi per una serie di motivi tra cui problemi sul lavoro e vita sessuale. A questo si aggiungono dei non buoni rapporti con i reciproci padri. Pensare a un futuro che li veda ancora a lungo insieme non sembra essere la cosa più facile. La pellicola è un poco convenzionale spin-off del film Molto incinta, sempre scritto e diretto da Judd Apatow, che si occupa della crisi di mezza età di Debbie e Pete, ovvero la coppia di amici dei protagonisti del film precedente. Nel cast c'è anche Megan Fox. Commedia oversize (134 minuti) che cede un po' nel finale ma di cui non si avverte la lunghezza. Una riflessione sorridente ma non superficiale sulle coppie consolidate. Voto: 6
Io sono tu (2013)
Mini recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/09/2015 Qui - Io sono tu (USA, 2013), andato in onda qualche tempo fa in prima visione su Italia1. Fondi illimitati hanno permesso a Diana (Melissa McCarthy) di fare la bella vita alla periferia di Miami, dove la regina dello shopping compra tutto ciò che colpisce la sua fantasia. C’è solo un inconveniente: il nome che appare sulla carta di credito utilizzata per finanziare queste spese folli è “Sandy Bigelow Patterson” ed appartiene ad un contabile che vive dall'altra parte degli Stati Uniti. Con solo una settimana a disposizione per rintracciare la truffatrice prima che il suo mondo imploda davanti ai suoi occhi, il vero Sandy Bigelow Patterson (Jason Bateman) si dirige verso sud per affrontare la donna che gli sta rubando la vita, scoprendo quanto è difficile ottenere indietro il proprio nome. Lo spunto di partenza affonda le radici nella realtà quotidiana, quanti hanno subito un furto d'identità sanno quali e quante siano le complicazioni che ne seguono. In una Confederazione come sono gli Stati Uniti la cosa è ulteriormente complicata dalle differenti legislazioni tra Stato e Stato. Ha così inizio il classico on the road che sfrutta tutti gli elementi premendo un po' troppo spesso il pedale sull'esagerazione nelle gag a cui si aggiungono killer scatenati in caccia della truffatrice che poco aggiungono, se non sul piano della durata complessiva del film, a quanto la vicenda sembrava promettere all'inizio. Due bravi attori che gestiscono due tipi di commedia in un solo film, riuscendoci, ma con fatica. Prevedibile. Voto: 6-
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